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giovedì 5 novembre 2020

PIERO FERRARI LEGGE: "IPOSTASI DI BUIO" DI ROSSELLA CERNIGLIA, GUIDO MIANO EDITORE


Piero Ferrari

 

NOTE CRITICHE SU “IPOSTASI DI BUIO”, DI ROSSELLA CERNIGLIA


  














Piero Ferrari

 

NOTE CRITICHE SU “IPOSTASI DI BUIO”, DI ROSSELLA CERNIGLIA

 

Già nel titolo che presenta ed annuncia l’opera, “Ipostasi di buio”, è sincreticamente contenuta la natura aporetica della poesia di Rossella Cerniglia.

Il termine ipostasi, infatti, sottende una semantica assai complessa e contraddittoria. All’interno della cultura ellenistica, e specificamente nel lessico plotiniano, identifica un sostanziale ente metafisico che, nella sua triplice ripartizione, esaurisce e rappresenta l’intero campo dell’Essere. Ipostasi è ciò che “sta sotto”, la condizione di possibilità dell’esistente, ovvero, l’essenza ontologica del fondamento. Con il passare del tempo, tuttavia, il lessema assume un significato assai differente, fino ad essere utilizzato, nel nostro contempo, come sinonimo di ciò che appaia pretestuoso e implicitamente aleatorio: operare un’ipostatizzazione esprime, nell’attuale contesto linguistico, un’indebita tendenza ad assolutizzare ciò che è relativo, ad attribuire importanza a ciò  che, in realtà, è da ritenersi secondario e marginale.

Su tale ambiguità semantica si snoda l’impianto compositivo della silloge che, da un lato, sembra inclinare verso una concezione universale e cosmica della negatività dell’esistente (prima e seconda sezione), mentre,  dall’altro, (terza sezione) parrebbe proporne una visione più attenuata ed intimamente vissuta all’interno di una  dimensione soggettiva assai tormentata e sofferta.

Comunque sia, prevalgono le parole della sconfitta e della resa, il rammarico per un destino rovinoso, impietosamente sordo ad ogni supplica e preghiera, ineluttabile nel suo incedere bronzeo e distruttivo. È il cupo orizzonte del naufragio contro il quale, jaspersianamente, si infrangono le possibilità dell’esistenza lasciando il posto alle dimensioni del vuoto e dell’assenza.

Così il testo: “Vennero a riva / barche / piene di buio / […] e nella tenebra diffusa / nacque un vortice / che non era luce” (Barche); “Ho visto il fondo / di un’oscurità galleggiante / e non era materia / ciò che stringevi tra le mani / non era acqua né fiele / era ciò che domani / sarebbe stato / un colore riempito / del suo essere nulla / solo nera inconsistenza” (Sostanza di un sogno); “Non c’è giorno che non nasca morto / non c’è morte che risorga in noi una nuova vita / […] Che resta,  alla fine di tutto / di questo mare sporco di impressioni / di questa luminaria fatiscente / che vorrebbe gioire e non gioisce / […] Ora dirò: che resta di questo / strepito immane, del multiforme vuoto / che ci incalza ad un agire vano ed insensato / che resta di questa misera spoglia della vita / […] A quale mare a quale sponda / approderà il destino che mi vive / e con me procede nel flusso senza storia? / E tu inviolabile Demiurgo / quale sorte decidi? Dove risiede / l’ordine perfetto delle forme / in quale remoto universo parallelo / se qui l’estrema notte del caos / ancora dura? […] Sarà buio senza stelle oltre il tracollo / senza sentiero il cammino del mondo” (Profondo inferno); “Emergono i giorni / e le ore / dal connubio col niente / […] le strade non conducono / fuori dalle nebbie / da nessun porto salpano le vele / e le case hanno occhi vuoti / ciechi all’amore / sordi a ogni speranza” (Emergono i giorni).

Buio, tenebra diffusa, vortice, fondo di un’oscurità, nera inconsistenza, notte del caos, costituiscono l’alfabeto rovesciato di una poetica del Nulla che si alimenta di concreta mancanza e si esalta nella privazione. Tali orizzonti senza stelle, tali occhi vuoti ciechi all’amore, sordi a ogni speranza, esprimono la metafora di un percorso esistenziale giunto al limite estremo della rappresentabilità oltre il quale solo un apofatico e kierkegaardiano salto nella fede potrebbe azzerare le condizioni di partenza. Malgrado il lessico in parola ricordi il vocabolario dei grandi mistici, in particolare la Notte oscura di San Giovanni della Croce, non si riscontrano nel dettato interno a Ipostasi di buio significative aperture alla dimensione trascendente; piuttosto, l’unica fonte luminosa in grado di consentire una possibile svolta esistenziale sembra scaturire dal ricordo, seppur tormentoso, di un amore perduto. Tale traccia mnestica, maggiormente presente in Amore amaro, tuttavia, appare caratterizzata da un’ambiguità fortemente conflittuale: la persona amata rievocata da una nostalgico rimpianto della memoria, appare, nello stesso tempo, oggetto odiato, non in grado di garantire, né per il presente, né per il futuro, alcuna credibile speranza di realizzazione e di fiducioso  appagamento.

Come accadde nel modo di sentire romantico, lo scacco esistenziale si riverbera e si riflette sugli elementi che compongono il multiforme scenario della natura: il cielo si fa grigio, le nuvole pesanti,  il mare sporco, gli orizzonti bui, l’azzurro rinchiuso, ciò che resta arido, la terra  franta e scoscesa.

Il respiro del Nulla si distende nel tempo e nello spazio a perdita d’occhio, non lasciando aperta alcuna via di fuga, se non nella forma infantile del sogno. Le dinamiche esistenziali si fondono con la storia collettiva, le une e l’altra affratellate, nella loro inane inconsistenza, dal connubio col niente (cit.).

Conclusivamente parrebbe lecito porsi la domanda se sia possibile descrivere ciò che l’autrice definisce multiforme vuoto. Il vuoto non è forse parente stretto del Nulla? Su quali basi, allora, argomentare su ciò che, per definizione, non è, né potrebbe, in alcun modo, esistere? Tale paradosso esprime l’essenza autentica della poesia motivando, nel medesimo tempo, l’ultima sfida letteraria di Rossella Cerniglia. Quanto nulla e poesia costituiscano un binomio inscindibile, e come il rapporto  intercorrente tra loro sia da considerarsi fondamentale e costitutivo, fu lucidamente espresso da Martin Heidegger in Introduzione alla metafisica: “Il nulla permane fondamentalmente inaccessibile a ogni scienza. Chi vuole davvero parlare del nulla deve necessariamente rinunciare all’atteggiamento scientifico. […] Solo la poesia appartiene al medesimo ordine della filosofia e del suo modo di pensare. Ma il poetare e il pensare non sono a loro volta identici. Parlare del nulla seguita a essere, comunque, per la scienza, un orrore e un’assurdità. Può farlo, al contrario, oltre che il filosofo, il poeta: e questo non per via di un minor rigore che, secondo l’opinione comune, è dato riscontrare nella poesia, ma perché nella poesia (s’intende solo nella più autentica e più grande) sussiste, nei confronti di tutto ciò che è puramente scientifico, un’essenziale superiorità dello spirito”.


Piero Ferrari

 

Rossella Cerniglia, Ipostasi di buio, Guido Miano Editore, prefazione di Enzo Concardi, Milano 2020, pp. 100; isbn 978-88-31497-17-6.

 


 

 


 

4 commenti:

  1. Stupenda pagina di critica letteraria di Piero Ferrari sul testo di Rossella Cerniglia "Ipostasi di buio", che riesce a essere fruibile, nonostante si cimenti in una Silloge dal contenuto ricco di speculazioni filosofiche. L'Autrice affronta l'affascinante tematica del rapporto di Heidegger con quello che definiva 'il sacro nulla',e quest'ultimo venne accusato da cattolici e protestanti di nichilismo e di ateismo per aver messo il nulla sullo stesso piano dell'essere, anzi a suo fondamento.Ferrari,
    in questa poderosa esegesi sonda il mistero di tale rapporto nel lirismo della Poetessa e asserisce che solo i filosofi e i Poeti possono osare nei territori ritenuti assurdi dalla scienza 'un orrore e un’assurdità', in quanto i versi conservano 'un’essenziale superiorità dello spirito”'.Mi congratulo
    con il magistrale Ferrari e con la Poetessa, a me nota per la costante presenza sull'Isola, e li saluto con grato affetto.

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    1. Ringrazio sentitamente Maria Rizzi per l'argomentato commento.

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  2. Ringrazio, infinitamente, Piero Ferrari per l'analisi colta ed esaustiva del testo, e per la penetrazione profonda dei suoi nuclei fondamentali. Le sue parole rispecchiano in pieno la visione presente nei versi di "Ipostasi di Buio", dedicata alla condizione storica attuale e al suo inevitabile riflesso sull'esperienza individuale. Rossella Cerniglia

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    1. Sono io a ringraziare l'Autrice per il generoso apprezzamento.

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