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mercoledì 5 maggio 2021

FLORIANO ROMBOLI SU "LA POESIA DI EDDA CONTE"

 Il silenzio e l’attesa

nella fervida ricerca poetica di Edda Pellegrini 


Mi è gradito iniziare il discorso sulla produzione lirica di questa valorosa scrittrice toscana, traendo spunto dall’osservazione, affettuosa quanto perspicace, di Nazario Pardini, secondo il quale accostarsi criticamente ai versi di lei equivale a «provare il piacere di una piuma che ti accarezza», a motivo del respiro d’ «aria di campagna e di città, di isola e di marina, di casa e di speranza» che li caratterizza, quale tratto sostanziale «di una filosofia che tanto parla della vita e delle sue vicissitudini» (citazioni tratte dalla prefazione alla silloge poetica La risacca e i giorni delle negazioni, 2018). S’impongono infatti preliminarmente all’attenzione del lettore l’essenzialità delle immagini, la schiettezza rappresentativa, la viva, sincera partecipazione sentimentale, unitamente a uno stile lineare e accattivante: «Fresca è l’erba del prato / che accarezza il passo / e il tonfo leggero / della mela è invito / nella casa in Palmaia. / Senti / parole antiche / nell’orto del vicino / e chiacchiere senza tempo. / A intervalli / la voce del torrente / e il grido del falco / sulla cima del monte» (In Palmaia, da Poësis, 2010, vv.11-23); «L’aria si tinge d’azzurro / in albe chiare all’orizzonte. / Squillano armonie celesti / tra preziosi silenzi. / Il cielo si fa stanza / e sul nuovo giorno / spalanca una finestra. / Alle spalle / il buio della notte / nel sole / le ore della luce» (L’aria si tinge d’azzurro, da La danza delle falene, 2012, corsivi miei); «Fuga da una rete d’inganni / bevuti nel dolce calice degli attimi. / Voglia di oblio / nel desiderio di non essere. / Voglia di essere / nella pienezza dell’esistere» (Frammenti di tempo, da Navigare, 2015, vv.6-11, corsivi miei). Ho citato quasi ad apertura di libro da alcune raccolte della Pellegrini Conte allo scopo di documentare la rilevanza artistico-culturale del motivo della vitalità, che sovente si precisa nei tratti peculiari di un’adesione commossa alla dinamica della natura, nella testimonianza inequivoca di un autentico amor vitae: «Volgo l’occhio / dove Aurora rischiara…/ Non c’è cosa più dolce / di un giorno in attesa. // Si apre una finestra sull’oggi / che è mio / un raggio di sole / fuga il buio della mia solitudine» (Leggo nel cielo, ivi, vv.5-11, corsivi miei). I miei corsivi, come pure nel caso dei passi in precedenza riferiti, valgono la sottolineatura critica - attraverso l’indicazione della ricorrente figura dell’antitesi - della specifica dimensione problematica in cui il tema vitalistico-naturale si obiettiva e si articola, acquisendo spessore intellettuale-morale e realizzando così un interessante incremento di significatività («Fiume che porta i miei giorni…/ (…) Ma già non è più fiume / alla sua foce / e non è mare. / Giunto al varco del mistero / si perde nel suo nulla» (Fiume che porta i miei giorni, ivi, vv. 1 e 6-10, corsivi miei, come anche dopo); «Smemora il pensiero di un percorso / assilla la mente / la precarietà di questa nostra vita / goccia / che il vento distratto altrove trasporta / prosciuga improvviso / bizzarro come la morte / che l’uomo sorprende nel pieno vigore» (Contrasti di vento, ivi, vv.7-14); d’altronde lo stesso linguaggio poetico, in apparenza contraddistinto da spontaneità e immediatezza versoliberistiche, rivela invece intima, notevole cura formale e anche metrica: «Vortica vento avverso / subdole correnti fuori rotta…/ ebbro di parole il nocchiero / senza pensiero vaga…/ Sbatte la vela al vento / il mare infuria…» (Vortica vento avverso, da La risacca e i giorni delle negazioni, 2018: il corsivo intende in questo caso segnalare l’impiego della rima interna). Gli è che l’esistenza - spesso logorata dai “graffi” del tempo («Lo spirito e la mente / graffia con aspro tocco / il tempo» (Dissolvenze, da Poësis, vv.1-3, cors. mio, come in seguito); «Silenzi lontani e vie di luce / illudono a giorni conclusi / affacciano memorie / come artigli graffianti / a incidere il Tempo» (Silenzi Alcyone 2000 31 lontani e vie di luce, da La danza delle falene, vv.1-5) - risulta animata da una serrata, dura dialettica di situazioni contrastanti e imprevedibili, secondo che l’autrice ribadisce nelle efficaci sequenze anastrofiche del componimento recentissimo (febbraio 2021), ancora inedito, intitolato La Luce del Sole: «Cancella il Sole / gli attimi di paura le domande ansiose / chiuse tra i guanciali e le lenzuola. / È portatore d’eco il vento della notte / trionfi e tragedie / amori e morte…» (vv.11-16). Dinanzi a una realtà siffatta appare consequenziale un atteggiamento di vigile attesa: «In giorni di attesa / il coraggio si perde / nel cuore / ma l’amore / alla vita non muore» (Paura, da Poësis, vv.7-11, cors. mio, come in seguito); «C’è un’attesa nella vita / che è dono divino / fiore raro / a ravvivare una stagione morta (…) Ogni giorno ha il colore del Futuro / per non lasciarsi morire» (C’è un’attesa nella vita, da La danza delle falene, vv.1-4 e 10-12); «Biancovestita oltrepasso la soglia / pietre dure intorno al collo / occhi lucenti curiosi di un’attesa…/ Quale nuova quest’oggi?» (Biancovestita oltrepasso la soglia, da La risacca e i giorni delle negazioni, vv.1-5); e la sensibilità della poetessa è attratta psicologicamente ed esteticamente dalla serie delle attimalità sfuggenti eppur sollecitanti: «Gira la ruota e fa girare i giorni / gli anni gli attimi le ore / fugaci rende gli attimi felici / alla memoria eterni» (Lungo il fiume dei giorni, da Navigare, vv.5-8); «Tutto è un’attesa / mentre corre la vita. / E sul viso / i colori dell’attimo / nel passo / la realtà del tempo / negli occhi / lo sguardo al futuro» (Ora, ivi, vv.8- 15); «All’attimo chiedo dell’alba / la luce dell’intero giorno…/ mi illumini il sorgere del sole / sopra il monte / di luce mi vesta e di calore/ per la giornata nuova…» (All’attimo chiedo dell’alba, da La risacca e i giorni delle negazioni, vv.1-6). La corsivizzazione è, come sempre, mia, e negli ultimi versi menzionati ho voluto altresì porre in risalto la ricorrente situazione temporale, ma soprattutto emozionale e ideale dell’ “alba”: «I merli ricamano il silenzio. / Inni d’amore all’alba / e risposte dalle lontananze / nel cerchio perfetto della Primavera» (I merli ricamano il silenzio, da La danza delle falene, vv. 1-4). Lo schema compositivo è antico e rinvia alla tradizione trobadorica, alla quale deve l’originaria nota di malinconia connessa alla separazione degli amanti dopo l’incontro d’amore notturno: nella scrittrice moderna esso viceversa fa tutt’uno con lo slancio vitale, con la disponibilità fidente ad accogliere le opportunità della giornata, che pur presenterà amarezze e delusioni. Il topos dell’ “alba” consente di riconoscere talune affinità con una lirica della grande poetessa milanese Alda Merini (Milano, 1931- ivi, 2009), Canzone triste, compresa nella silloge degli esordî La presenza di Orfeo (1953): nondimeno l’esito è ben diverso, quale effetto di un animus più cupamente risentito, appena acquietato, nella sua ombrosa reattività, dal riposo del sonno: «Quando il mattino è desto / tre colombe mi nascono dal cuore / mentre il colore rosso del pensiero / ruota costante intorno alla penombra. / Tre colombe che filano armonia / e non hanno timore ch’io le sfiori…/ Nascono all’alba quando le mie mani / sono intrise di sonno e non ancora / alte, levate in gesti di minaccia…» (versi tratti dal volume Fiore di poesia. 1951-97, a cura di Maria Corti, Einaudi, Torino 1998). La Pellegrini Conte è inoltre pronta a cogliere la vasta gamma dei significati del silenzio: «Quando la bocca / ha il suggello del silenzio / urgono dentro i pensieri / più veri; / allora l’orecchio / e i sensi tutti / si fanno più fini: / antenne dell’anima. / Vibrano insieme / in sintonia gradita / l’oggi / l’ieri / il tempo» (Nel Silenzio, da Poësis). Il silenzio è rivelatore («Il vento ha voce di silenzio. / Con passi furtivi / percorre insinuante le memorie / le liscia e le arruffa / a suo capriccio le porta in altro luogo…» (Il vento ha voce di silenzio, da La danza delle falene, vv.1-5, cors. mio, come nelle citazioni seguenti); «Si è fermato l’orologio / sull’ora del mio silenzio / quando non seppi più parlare / la tua lingua / e non seppi più contare il tempo / senza te» (Non so contare i giorni, ivi, vv.11-16), favorisce – attraverso il recupero memoriale – la concentrazione riflessiva («Acque verdastre. / Specchiarsi di querce aggettanti la riva / pigre increspature Alcyone 2000 32 sotto i ponti / in quiete larga di silenzio. / Memoria di remote stagioni / corteggia i tigli allineati/ lungo il viale vigili e superbi/ teneri al ricordo d’innamorati passi» (Acque verdastre, da Navigare, vv.1-8), stimola la coscienza e l’apprezzamento dei valori quotidiani («Nella realtà delle piccole cose / si fa preziosa l’ora del silenzio…/ demoniaca complessità di pensiero / alla voce del Tutto s’inchina» (Nella realtà delle piccole cose, da La risacca e i giorni delle negazioni, vv. 1-4), conduce alle soglie del mistero e all’incontro con la Divinità, fonte di conforto e di serenità: «Muti davanti a Te / DIO / nella sofferenza. / Il nodo sciogli / del nostro dolore / e dei rancori / muta / la durezza in pianto» (Preghiera, da Poësis). La condizione silenziosa fa peraltro affiorare i grumi densi dell’anima, il deposito perturbante delle tensioni e delle sofferenze interiori: «Hai voce / ma non hai parole / un groviglio di sensi / ti toglie la conoscenza / il pensiero è un’astrazione / che non ti appartiene. / Follia / oppure senilità che regna / nel silenzio d’acqua del tuo corpo» (Hai voce, da La danza delle falene, vv. 1-9); «Vivere / in asfittico respiro. / Viandanti smarriti / i giorni silenziosi / alla ricerca dell’Oltre. / Veli / ai confini della conoscenza» (Vivere, ivi, vv.1-7). L’avvertimento dell’inquietante profondità della psiche umana, dei difficili, precarî equilibri su cui questa si basa, palesa un movimento lirico-meditativo che richiama taluni testi delle Poesie della scrittrice americana Emily Dickinson (Amherst, 1830 - ivi, 1886), ad esempio questo componimento risalente circa al 1872: «Its Hour with itself / The Spirit never shows. / What terror should enthrall the Street / Could Countenance disclose / The Subterranean Freight / The Cellars of the Soul - / Thank God the loudest Place he made / is licensed to bill still» («La sua intima ora / Lo spirito / non svela. / Che pànico avverrebbe nella via / Se qualche volto tradisse / il peso sotterraneo, / Le cantine dell’anima. / Lode a Dio, che la cosa più esplosiva che fece / Ha il permesso di starsene in silenzio!», versi tratti da Poesie, Ed. Bur, Milano 2000, traduzione di Margherita Guidacci). Per la poetessa italiana, oltre alla fede religiosa a cui si è fatto cenno poco sopra, un coefficiente decisivo di armonia spirituale è rappresentato dagli affetti personali e segnatamente familiari, come attesta l’intenso omaggio reso ai genitori: «Non voglio ricordarti / Mamma / con le mani in croce / petto irrigidito (…) Voglio ricordarti / mamma che cantavi / sbrigando le faccende / in quella casa / dove ho lasciato gli anni miei più belli / e sempre voglio ricordarti / con la forchetta in mano / davanti al piatto che fumava / in quel tuo parlare / che perfino il cibo insaporiva» (Per ricordarti, mamma, da Poësis, vv.1-4 e 21-31); «Da te mi venne anche quell’amore / per ciò che di più bello c’è in natura: / i monti le sorgenti i luoghi ombrosi / dove il nostro camminare aveva sosta / per riposarsi e fare la merenda…» (Lettera al Padre, ivi, vv. 22-26). Il quadro critico-descrittivo sarebbe incompleto, ove si tacesse l’importanza che Edda Pellegrini Conte attribuisce alla poesia e in particolare al proprio discorso lirico, modesto nella genesi storica, contrastato e dolente, ma generoso e franco nella sua delicata genuinità di atto d’amore: «Non hai veste splendente / né brillio di stelle che t’illumini / né raggi di luna / per sognare…/ nasce triste il tuo verso / ruba un aquilone / ma non trova sorrisi nell’azzurro. / Mia poesia / come anima appena nata! / hai solo bisogno d’amore / per abbracciare il mondo” (Mia poesia, testo premesso a La risacca e i giorni delle negazioni). 

Floriano Romboli



Gran bella presentazione, carissima Edda:

“…S’impongono infatti preliminarmente all’attenzione del lettore l’essenzialità delle immagini, la schiettezza rappresentativa, la viva, sincera partecipazione sentimentale, unitamente a uno stile lineare e accattivante: «Fresca è l’erba del prato / che accarezza il passo / e il tonfo leggero / della mela è invito / nella casa in Palmaia. / Senti / parole antiche / nell’orto del vicino / e chiacchiere senza tempo. / A intervalli / la voce del torrente / e il grido del falco / sulla cima del monte» (In Palmaia, da Poësis, 2010, vv.11-23)”.

Un grande lavoro esegetico, puntuale, armonicamente suasivo; d’altronde Romboli è padrone della parola, del verbo e sa unire insieme pathos e logos, sentimento e stile in una fusione di ampia reificazione. Questo saggio non fa altro che evidenziare la pluralità espressiva di Edda Conte, nota artista, grande figura del panorama letterario attuale. E Romboli ne sottolinea gli aspetti fondamentali facendoli brillare con il suo perfetto stile critico, con la massiccia verità di cui egli si fa portatore. D’altronde non  si potevano aspettare cose diverse da un critico storico della valenza di Floriano.

“…Il quadro critico-descrittivo sarebbe incompleto, ove si tacesse l’importanza che Edda Pellegrini Conte attribuisce alla poesia e in particolare al proprio discorso lirico, modesto nella genesi storica, contrastato e dolente, ma generoso e franco nella sua delicata genuinità di atto d’amore: «Non hai veste splendente / né brillio di stelle che t’illumini / né raggi di luna / per sognare…/ nasce triste il tuo verso / ruba un aquilone / ma non trova sorrisi nell’azzurro. / Mia poesia / come anima appena nata! / hai solo bisogno d’amore / per abbracciare il mondo” (Mia poesia, testo premesso a La risacca e i giorni delle negazioni)” (Floriano Romboli). Questa è Edda Conte, il suo tatto leggero e empaticamente suasivo; questo è il suo approdo ad un’isola che tanto respira e dà voce alla poesia.

Nazario Pardini

 


5 commenti:

  1. Ho letto con attenzione il saggio del prof. Romboli e lo ringrazio vivamente per la cura nella scelta dei versi tratti da alcuni miei libri. Apprezzo molto la sua relazione di grande professionalità. La ricchezza delle citazioni impreziosisce la linea di commento al mio percorso poetico.
    Un pensiero di particolare gratitudine rivolgo al grande amico , prof Pardini., che con la sua nota aggiuntiva appoggia e completa il quadro ontologico del mio lavoro di poesia.
    Un grazie anche all'Editore Guido Miano per avermi accolto tra i collaboratori.
    Cordialmente saluto,
    Edda Pellegrini Conte.







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  2. Un omaggio superbo alla poetica della mia grande Amica Edda, quello dell'eccellente critico letterario Floriano Romboli. La mia compagna di viaggio di narrativa possiede una versatilità rara e un linguaggio polisemico, ben espresso dall'estratto del nostro Nazario, che definisce il suo lirismo: "contrastato e dolente, ma generoso e franco nella sua delicata genuinità di atto d’amore". I bellissimi versi di Edda, che scorrono come risacca, sono presentati dall'esegeta con espressioni che le fermano, le immortalano sull'impianto del tempo. Cito: "S’impongono preliminarmente all’attenzione del lettore l’essenzialità delle immagini, la schiettezza rappresentativa, la viva, sincera partecipazione sentimentale, unitamente a uno stile lineare e accattivante". E ritrovo le caratteristiche salienti del poetare di questa Artista instancabile, che scrive in modo 'matto e disperatissimo', con amore, fluidità, empatia con i miracoli della Natura, cifra stilistica soave. Ringrazio i due meravigliosi critici Romboli e Pardini per questa pagina poderosa e abbraccio la mia Edda, fiera di esserle Amica!

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  3. La poesia di Edda Conte merita eccome questa esegesi del Prof. F. Romboli cosi puntigliosa e capillare, così profonda e sentita. La poesia di Edda Conte ammalia e incide col suo verso scarno e scevro da ghirigori lessicali e si muove direttamente verso il suo sentire poetico pur conservando quell'armonia verbale che la poesia deve avere. Dopo aver letto le sue sillogi "Navigare" e "La danza delle falene" mi fu spontaneo asserire che, la poesia dell'autrice " non è una poesia strappa lacrime" e ne sono pienamente ancora convinto. Pasqualino Cinnirella

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  4. Grazie Amica mia, semplicemente grazie!
    Ripeto con tutto il cuore le parole tue conclusive:
    fiera di esserti Amica!
    Edda

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  5. Ringrazio l'amico Pasqualino. Conosco ed apprezzo la sua sincerità e in questo suo commento riconosco anche il sentimento di lealtà nei confronti di una collega .
    Ricambio in amicizia.
    Edda Conte.

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