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mercoledì 16 giugno 2021

GUIDO MIANO EDITORE: "SENZA SPAZIO NE' TEMPO" DI ANNA D'ARISTOTILE GALIFFA

 


GUIDO MIANO EDITORE

NOVITÀ EDITORIALE

È uscito il libro di poesie:

SENZA SPAZIO NE’ TEMPO di ANNA D’ARISTOTILE GALIFFA

con prefazione di Enzo Concardi


Pubblicata la raccolta poetica dal titolo “Senza spazio né tempo” di Anna D’Aristotile Galiffa, con prefazione di Enzo Concardi, nella prestigiosa collana “Alcyone 2000”, Guido Miano Editore, Milano 2021. 



La poetessa abruzzese Anna D’Aristotile Galiffa ripropone con questa antologia dal titolo Senza spazio né tempo, i suoi messaggi poetici contenuti in varie pubblicazioni precedenti: Grani di sabbia (1959), Alberi e radici (1990), Le strade dell’acqua (2014), Nei silenzi della sera (2018); si aggiunge la raccolta inedita Senza spazio né tempo, risalente al 2019, che conferisce il titolo generale alla presente opera. Già agli esordi con Grani di sabbia era stata notata dalla critica per il suo canto che «...è tutta una fioritura di immagini, che trova nella parola la sua musicalità in ritmi polimetri, regolati da una interiore melodia con i suoi crescendi, i suoi adagi, le sue pause...» (dalla presentazione di Alfredo Luciani).

Ed anche lo scrivente - nella prefazione alla silloge Nei silenzi della sera - metteva in risalto «... la persistenza tematica che attraversa tutta la sua poetica, attestandosi nelle evocazioni memoriali - sia esse legate alla filosofia del tempo, che ai luoghi del passato, o alle persone significative dell’esistenza personale - e nel lirismo della natura, variegato ed articolato, spesso intrecciato nella recherche delle stratificazioni dell’io. Appare qua e là qualche cenno alla tematica del divino, sufficiente per farci intuire la sua visione spirituale e religiosa della vita...». Ed è da qui che vorrei ripartire per una rivisitazione dei suoi testi, nell’intento di far luce sul suo stile conciso, essenziale; sul linguaggio cristallino in equilibrio armonico tra concetti ed immagini, talora fulminanti; sullo sguardo profondo rispetto all’interiorità, alla vita, al reale nel suo complesso. La sua è una poesia che tocca, con levità, le corde profonde dell’essere, non trascurando nessun contenuto fondamentale per il vivere umano.

Così il senso del mistero che aleggia sulle cose umane è metaforicamente reso nei brevi versi della lirica Di sera a Firenze: «Sulle colline fiesolane / tremano le luci nella sera. / Alle finestre / di un vicolo scuro / ombre di vite sconosciute / appaiono e scompaiono. / La speranza riposa / sul primo raggio di luna». Ad accentuare l’enigma esistenziale vi sono l’anonimato delle figure e l’indefinitezza delle loro azioni, mentre è affidato alla romantica luce della luna non si sa quale futuro. È tutto in sospeso, come nella lezione pascoliana, appresa felicemente come in alcuni versi del Gelsomino notturno: «Splende un lume là nella sala. /…/ Passa il lume su per la scala / brilla al primo piano: s’è spento… / si cova / dentro l’urna molle e segreta / non so che felicità nuova». Le stesse atmosfere rarefatte, le stesse sfumature ed immagini impalpabili, la medesima conclusione onirica indefinita.

Da scenari intimistici agli spettacoli della natura il tema del mistero rende la sua poesia accattivante e suggestiva. Il richiamo del mare è forte: la schiuma dei marosi, il volo dei gabbiani, le vele al vento e lo scoglio dialogante con l’uomo, «…che dall’alto di queste pietre scalfite / dall’ingiuria del tempo / contempla / le maree erranti / e si perde / nel mistero dell’universo» (Lo scoglio), compongono un quadro classico dove i destini della natura e quelli umani sembrano accomunarsi. Dopo il mistero, s’affacciano nella poetica dell’autrice tematiche sulla realtà contemporanea, che ne rispecchiano le contraddizioni: immagini come «eremo dei ricordi», «deserto della solitudine» (Una parola) - da un lato - e «…La speranza, / sorella della fede, / illumina la storia» (I segni del tempo) - dall’altro - ne sono testimonianza.

Ma è nel Terzo momento della triade di Duemila, che la poetessa esprime il suo totale dissenso nei confronti della nostra società, del nostro stile di vita e tanto è marcato qui il ‘furore poetico’, che vale la pena centellinarlo integralmente: «Distruggemmo mura e fondamenta, / alberi e radici. / Un selciato vuoto, / una bandiera senza nome / è il nostro orizzonte. / Edificammo bianche cattedrali / del silenzio senz’anima / e come falsi profeti / cantammo l’epopea / della morte e del nulla. / Su questo scenario vuoto / siamo maschere dal volto di pietra, / grigi manichini / senza lacrime e senza sorriso». E continuano i motivi esistenziali in Radici, dove invece il giudizio severo si trasferisce dal mondo all’io, all’interno di una autoanalisi per nulla compiacentesi: si sente come un albero divelto dalle sue radici, disperso nel vento a ricercare barlumi d’identità; c’è qualcuno che pare amarla, o forse no, che la chiama, ma ella non capisce e appare la figura di un uomo deluso e abbandonato, inerme. E ritornano le costruzioni, sì affascinanti poeticamente ed emotivamente, ma sfuggenti razionalmente: così è la lirica che cerca la sua ragion d’essere nelle sfere analogiche. Ed ancora con l’immagine del seme portato lontano dal vento che infine germoglia in altre terre (Un seme) e con la metafora del destino che passa osservato nella sua ineluttabilità dalla materia che ci circonda (L’anima della strada), l’autrice afferma questa nostra fragile, effimera, monca, dipendente condizione umana, che solo negli orizzonti divini e trascendenti può trovare speranza di riscatto.

Ecco dunque l’approdo, la necessità di certezze indiscutibili, come l’esistenza di Dio: «Tu solo esisti, mio Dio, / quando, nel silenzio della notte, / gli occhi cercano / la luce ormai spenta / e i battiti del cuore / sembrano passi del destino. / Tu solo / in questa lotta / fra la luce e le tenebre / il finito e l’eterno / sei la pace. / Vieni quando l’anima / annega nel tormento / o è vicina alla morte. / Vieni in ogni inquieta creatura: / noi nulla e Tu tutto!» (Tu solo). Versi eloquenti, che non hanno bisogno di nessun commento, se non quello che sottolinea la loro decisa risoluzione come fossero scolpiti nel marmo. È una poesia religiosa che esprime una fede autentica, come in altre liriche in cui la presenza del Risorto fra il dolore degli uomini non è messa in discussione (In corsia, Resurrezione).

Tra memoria e natura si sviluppano altri motivi poetici della nostra autrice, come nell’ungarettiana A mia madre, come nei ricordi di un’infanzia difficile, di un passato di lotte e battaglie, di una verde età che rimane comunque sempre l’età migliore. E con l’immersione nella natura la poetessa si concede momenti di contemplazione, evasione, sogno: l’uomo, il mare, la luna, una nevicata di farfalle bianche in una torrida estate, l’avventura onirica di nuotare con un delfino per essere sempre più leggere, più libera.


Enzo Concardi

 

Anna D’Aristotile Galiffa è nata a Corropoli (Teramo), vive a Pescata. Ha pubblicato le raccolte di poesie: Grani di sabbia (1959), Alberi e radici (1990), Le strade dell’acqua (2014), Nei silenzi della sera (2018), Sulle alte vetrate (2009). La sua attività poetica è recensita nelle seguenti opere: Dizionario Autori Italiani Contemporanei, quinta edizione, G. Miano Editore, 2017; Contributi per la Storia della Letteratura Italiana, quarto volume, terza edizione, ivi 2020.

 

Anna D’Aristotile Galiffa, Senza spazio né tempo, pref. Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2021, pp. 76, isbn 978-88-31497-59-6, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

 

 

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