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mercoledì 14 luglio 2021

MARCO DEI FERRARI: "INEDITI"

L'ETICA DELL'OGGETTO

1) IL QUADRO RIFERIBILE

La spiritualità umanizzata relativa al binomio partecipato soggetto-oggetto, già esaminata in precedenza, conduce a una riflessione sul significato operativo dell'etica compartecipata nella nuova dimensione della presenza oggettuale nel contesto socio-culturale-produttivo in continuo divenire espansivo.

Una "espansività" certificata dalla progressione applicata alle "ricerche" technetroniche attualizzate.

In altri termini non è il soggetto/artifex il solo ed esclusivo riferimento etico spirituale, ma è il dualismo unificante nella relatività dialettica del soggetto-oggetto risultante "a priori" dalla umanizzazione spiritualizzata in corso.

La conseguenza è che l'oggetto technetronico/robotizzato "vive" autonomamente e si corresponsabilizza nell'azione/reazione tipica di ogni applicabilità mini-macro socio-economica.

L'attualizzazione significa in sostanza "responsabilità" etica di rientro oggettivo/oggettuale estensivamente applicabile ad una oggettualità totale per misurarsi con l' "essere" complessivo degli artifex in un processo dialettico che arricchisce la "presenza" significante del molteplice ricondotto all'unità del singolo.

"Controdeduzione" singolare/molteplice che ribalta la dialettica classica e ne indirizza l'operatività nella connessione produttiva (e non solo).

Dunque la riflessione deve procedere dalla dialettica del "dedotto/indotto" per riattivarsi acquisendo una autonomia eticamente consentibile e diffusa nei vari settori tecnico-economico-scientifici.

2) LA NUOVA "RESPONSABILITA'"

Si tratta di verificare una dimensionalità così "astratta" da rivelarsi "concreta" che solo nel prodotto oggettuale può trovare rispondenza: "vivere" per l'oggetto significa adattarsi nella "ricerca" costante del raffronto più pregnante con l'artifex in una rincorsa senza termini. La "responsabilità", nelle sue varie interpretazioni, peraltro intercetta la nuova linea "oggettuale" e si reifica nella soggettività dell'artifex acquisita/derivata, ma autonoma comunque. Ma come si identifica la "nuova" responsabilità oggettuale? Richiamando Aristotele possiamo affermare la tendenza al bene quale scelta predominante nel "tutto" comprensivo dell'oggettualità derivata. Questa premessa ci offre un ampio orizzonte teorico-pratico che cerca di significare la presenza di codici etici nelle varie fasi del pensiero storicamente derivato. Dalle teorie teleologiche (prevalenza del bene sul male) alle deontologiche (dovere e intenzione in primis); dal liberalismo (Kant, Rawls, Nozick...) a Taylor (primato del bene sul giusto); da Hegel a Max Weber (distinguere l'etica dalla responsabilità da quella della intenzione e convinzione); da Levinas (etica della responsabilità) a Otto Apel (l'apriori Kantiano non è struttura profonda della mente, ma è il linguaggio); da Jonas (riflessione morale sulla responsabilità nell'era tecnologica) a Naess (biocentrismo), Engelhardt (bioetica laica) e Max Scheler (etica materiale fondata sul sentire). Approfondendo, si perviene a riflettere sul dualismo anima/corpo/oggetto e sulla persona (artifex) quale unità bio-psichica di anima/corpo (oggetto).

Tutto quindi rientra in una auto-definizione ontologica di artifex-oggetto ("essere" completo) estensivo in termini collettivi (etica dell'economia, del lavoro, nella "rete"...).

Le citazioni espresse peraltro si riferiscono a rapporti interpersonali, sia di ordine spirituale che materiale, coestensivi, come detto, al collettivo. Il problema del rapporto artifex/oggettualità, pur allacciandosi alla preesistenza di criteri universali applicati, attiene una dimensionalità interna completamente diversa nella derivazione congenita individuata.

Il rapporto si dialettizza nel "sé" in un sottile "confronto" unitario che non si pone in contrasto, ma completa l'analisi totalizzante della compresenza. In altri termini la "responsabilità" etica si totalizza nella coesistenza funzionale artifex/oggettualità attivandosi concretamente sul quadrante delle utilità finalizzate alla positività complessiva. In questo processo la presenza "techno-digitale" ha una propria valenza di applicabilità operativa connessa (non autonoma) che tuttavia deve ricondursi all'unità originaria dell' "essere" (anima/corpo/oggetto/artifex). Nella "nuova" responsabilità l'oggettuale/esistenziale non può dunque discostarsi dal finalismo positivo (tendenza al bene) per non incorrere in sanzionamenti di ordine temporale/funzionale (rapida decrescita di utilizzo e degrado di conseguente obsolescenza).

3) LA "RAGIONE" OGGETTUALE

La "nuova" responsabilità si attualizza nello sviluppo oggettuale fondato sulla propria "ragione" interna (extracorporea) alimentata da flussi energetici anche invisibili, sempre presenti ed operativi nella "realtà" del complessivo esistente. L'integrazione artifex-oggetto costituisce il "flusso" originario delle rappresentazioni attualizzate e legittima la presenza della "ragione" nell'unità percepita dalla propria profondità coscienziale. La "coscienza", autoriflessione della propria responsabilità etica, non è monofunzionale, ma può assumere pluriformi nuclei di appercezione applicata ai fenomeni esistenziali che Husserl individuava nella sua teorizzazione (riferita al soggetto).

L'unità dunque non si realizza solo nella classica dicotomia anima/corpo estesa agli esseri viventi, ma attiene alle "derivazioni" integrate dell'attività razionale dell'essere che nell'artifex rileva la presenza più determinante e nel "digitale" lo strumento tecne più attuale. L'oggettualità sfugge ad ogni controllo prioritario e condiziona sia l'artifex (compresente) sia il "digitale" (derivazione pratica), ponendosi al centro del percorso razionale ed auto-cosciente che orienta la responsabilità, l'etica/estetica e tutte le altre forme di apparizione tecno-socio-strutturale della complessità presente/futura. E' questa l'importanza ontologica dell'oggettualità che si è evidenziata umanizzandosi nella spiritualità di energie emergenti sempre presenti. La legittimazione dell'oggetto quale "presenza" completa e complessa trova quindi progressiva valenza integrandosi sino a sostituirsi all'artifex (es. nella robotica applicata) con le nuove "metodiche" che debbono, a maggior ragione, trovare condizioni adeguate alla responsabilità di uso e funzionalità. L'uso dell'oggetto infatti determina la tipologia responsabile più opportuna alla finalizzazione dell'universo unitario di "esseri" a differenti livelli esistenziali. La dimensionalità verticale in orizzontale comporta una nuova tematica applicata che trascende la classicità dell'etica storica per ricollocare l'asimmetria del'"io-tu" nell'oggettualità autonomo/derivata. Questa acquisizione di spazi (anche estetici) è la novità più rivoluzionaria della presenza oggettuale nella frammentazione tecno-digitale del nostro tempo. Spazi estetici di raffinati cromatismi a completa abilitazione di oggetti/soggetti che nella "ragione" trovano proprie dimensioni creative. Ma ora è opportuno, a migliore comprensione del tema, individuare esempi concreti di indirizzo oggettuale connesso all'umanizzazione/spirituale offerta dall'artifex nel processo storico in divenire.

 Marco dei Ferrari

 

PIETRO, mio nonno

 

Credersi incredulo

alfiere di verità credule

Grande Guerra cimentarsi impavido

irruente àpice di sè incurante

virile d'aspetto d'amplessi campione

tuttofronte muscolare ardire

solida stirpe rurale

illusa... delusa... rimpianta...

animarsi clamori rancori d'allora

Piazza solitaria come lapide ingrigia ora

refoloso oblio di svogliati fantasmi

nonno Pietro infinità presente

studio spronava affetti celava

seminando saggezze inaudite

prodigarsi veggente d'attese impazienze

lavoro libero e giusto...

equilibri di armonìe discordi

sinquando sibilanza notturna

cardiobizzo improvvido

presagirsi soccorso invano

àfono ovattarsi di brumoso addio

nel palmo di una mano senza ritorno...

Marco dei Ferrari

 

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