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sabato 9 ottobre 2021

ANGELA AMBROSINI: "A PROPOSITO DEI DIPINTI DI SAURO PARDINI"

 A PROPOSITO DEI DIPINTI DI SAURO PARDINI

 

Angela Ambrosini,
collaboratrice di Lèucade

   La mia riflessione sui suggestivi dipinti di Sauro Pardini vuole prendere spunto da quanto additato da Maria Luisa Daniele Toffanin in quel “quasi … non verismo” ravvisabile nella pastosità cromatica della pennellata, nella macchia scontornata caratteristica di questo movimento artistico notoriamente antiaccademico e antiretorico. Non a caso lo stesso Giovanni Fattori ebbe a definire la modalità percettiva dei macchiaioli una “impressione dal vero” non certo quindi scaturita da un suo specchio fedele. È quel termine, “impressione”, che ci schiude una visione del reale non così verista e oggettiva come la prima critica d’arte aveva definito questa, ai tempi rivoluzionaria, corrente pittorica.

   È puro intimismo infatti la nota saliente degli evocativi quadri di Pardini, anche quelli imperniati sul tema del lavoro campestre (così grato a questo gruppo artistico) nei quali sia i personaggi che gli animali si sciolgono come grumi di creta nella fitta trama di paesaggio e case in una sorta di bidimensionalità che avvolge le sue tele come un’aura soffusa, accresciuta da una concomitante insistita bicromia rasserenante, tra i toni dell’argilla e del muschio, quello “specchio annerito” sagacemente intuito da Maria Rizzi e che sembra costituire in effetti la lente d’osservazione del pittore fino a sospingerci nel mondo che è dentro di sé, non tanto “fuori” dal sé.

   Uguale attitudine trapela dalla bambina del terzo quadro che, a mo’ di sirenetta nostrana, si perde nella veduta del litorale presumibilmente toscano o ligure. Sappiamo che lo sguardo è più importante della vista e ciò che colpisce immediatamente è proprio lo sguardo interiore di questa giovinetta, l’impressione, appunto, che il paesaggio suscita in lei e che a sua volta il pittore è stato felicemente in grado di restituire all’osservatore mediante quel suo realismo giustamente definito “ontologico” dal fratello Nazario, un realismo pertanto non empiricamente e freddamente fenomenico. Del resto, in arte ciò che conta è la percezione del fenomeno, non il fenomeno stesso.

 Di particolare richiamo risulta lo schema quasi chiastico dell’opera, non sappiamo se voluto o meno, più semplicemente forse scaturito da reali condizioni chiaroscurali del paesaggio in quel preciso momento, all’insegna di un hic et nunc di impressionistica memoria. Mi riferisco alla sensazione ottica da me percepita al primo impatto con questo avvincente quadro e cioè una disposizione incrociata degli elementi cromatici chiari e scuri che si diramano nettamente dalla volta celeste per poi distribuirsi in modo alterno nelle vesti della bambina e nella sezione inferiore del mare e degli scogli.

   Un guizzo di intrepidi cromatismi contrastanti dal sapore quasi fauve, in questo caso una tricromia di rossi, azzurri e bianchi avorio, campeggia nelle geometrie ardite del quadro raffigurante uno scorcio del borgo nativo, Lari, presente nella copertina del libro di poesie Cronaca di un soggiorno, di Nazario Pardini, e il cui titolo lascia presagire ricordi di giovinezza condivisi con l’amato fratello in un binomio inscindibile di arte figurativa e poetica, di codice cioè asemantico e semantico nell’ interpretazione della vita e della realtà, in tutti i casi oltre la soglia delle apparenze. Non possiamo al riguardo non fare nostra la celebre affermazione di Paul Klee: l’arte - aggiungeremmo noi, qualunque forma d’arte - non riproduce il visibile, ma rende visibile ciò che non lo è.

Angela Ambrosini

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