Pagine

giovedì 3 marzo 2022

ANNALISA RODEGHIERO: "FRANCA ALAIMO, 7 POEMETTI"

 











Franca Alaimo 7 poemetti Interno Libri, 2022

Nota di lettura di Annalisa Rodeghiero

 

Leggere e sentire subito il bisogno di rileggere lasciandosi attraversare dai versi che fluiscono come una cascata d’oro, ascoltare percezioni che giungono da un luogo germinale e si traducono in parole che si aprono a un mondo di suoni, uscirne pacificati come in armonia d’universo: questo accade tenendo tra le mani 7 poemetti di Franca Alaimo. Tra aliti di terra e soffi d’oltremondo è un continuo elogio alla natura e alle creature sue tutte, animali e vegetali, tutto sta in ascolto di qualcosa, /più lontano, che piange o che canta, ma è soprattutto un elogio alla vita il cui tessuto non cede al dolore ma si ricompone in mille fecondazioni.

Ecco come si percepisce, intatta, la consapevolezza della poeta d’essere dentro la bellezza dell’esistere, nell’essenza del canto cercata dentro l’esperienza. Di volerci essere appieno nella vita, dopo battaglie silenziose combattute con una corona di latta sopra il capo, nella solitudine di un’infanzia lacerata e – dolorosamente e magnificamente – già tradotta nelle opere precedenti: certe volte, al buio, mi batte, /forte il cuore/ come quando, di notte, /sentivo pigolare le altre bambine/ come pulcini senza il calore della chioccia (in Elogi, Ladolfi Editore, 2018). Così, quella che nel testo sopraccitato era la mamma di prima – quella naturale – che m’immergeva nell’acqua di fiume, nei sette poemetti diventa la madre-rosa che l’asperg(e) con l’acqua del battesimo. Colpiscono fino alla commozione le parole delicate e dolcissime riservate alla madre, girasole che, nella memoria ancora le parla con la voce luccicante della pioggia.

Una scomparsa gentile, così riesce a definire la perdita, una scomparsa che diventa il segreto. C’è da chiedersi quale segreto venga coltivato nella memoria, dopo aver impara(to) l’abbandono, se non forse quello di una costante ricerca di luce e di senso pieno da dare alla vita attraverso l’amore incondizionato nell’esistere e il credo assoluto nella parola poetica: Scrivo per ricordare, ricordo per non sparire ma soprattutto: Parole di tutte le pagine e le bocche, // e di tutto ciò che esistendo non è, /battesimo sacro, /pentecoste di rivelazione. /Poesia, bocca divina! Ecco dunque la parola poetica che nella scrittura si fa carne ma anche spirito. È infatti uno spazio di profonda spiritualità ad affiorare tra i versi e Dio è così necessario, così vicino all’uomo, ai passeri, ai rami, ai fiori che sognano, da poter essere invitato dalla poeta a dialogare fraternamente, fino a esprimerle il suo credo, come nel testo che rimanda  alla morte suicida di tre amici, in un dialogo fraterno: Che tutto ciò che è, non è/ – Rispondi – / che è ancora, sarà ancora. (In “Il vuoto è pieno”, terzo poemetto).

Non solo l’amore per la parola, l’amore in tutte le sue manifestazioni sostanzia la scrittura di Alaimo da sempre: l’amore mistico adolescenziale, l’amore del frutteto bellissimo sotto gli sguardi degli dei, l’amore nella sua espressione ora panica, ora trascendente, ora carnale, l’amore-mistero della continuità della vita: Domani. Per sempre. / Tutto accadrà di nuovo.

Nella preziosa musicalità e nella libertà del verso, la cui lunghezza si modula al sentire dell’anima, nella ricchezza di una scrittura che custodisce gli universali del sentimento poetico, ciò che colpisce e incanta nella poesia di Alaimo è l’autenticità, a dispetto di ogni forma di conformismo, è la sua forza, in grado di abbracciare la trafittura dell’esistere e che in questa complessità si fa annunciazione. Ciò che si percepisce è anche un senso di necessità della scrittura che di ogni cosa bisogna scrivere in una visione prettamente rilkiana del “fare” per creare bellezza che rimanga nel mondo. Sfiorire, fiorire e rifiorire sempre. Tutto ricomincerà (…) Quando saprò che qualcuno dei miei versi/ si è impigliato nei capelli dell’eternità. Solo le parole sono testimoni.

Collocata all’incrocio  tra natura e sogno, tra realtà e visione, tra umano e divino, tra mortale e immortale, tra sacralità e profanazione delle cose, tra spiritualità assoluta e impetuosa fisicità, la versificazione è flusso inesauribile di sensazioni che attraversano il lettore in un continuo rimando alla necessaria compresenza di opposti, nei luoghi del pianto e della gioia, del vuoto e del pieno, nella grazia del mondo e nella barbarie, nel buio e nella luce. Sempre vita e morte insieme a riequilibrare l’universo intero: Tempo che cadi nel nulla del futuro/ aspettando nell’inverno del morire/ che risuonino i passi della primavera.

 

                                                                       Annalisa Rodeghiero

 

[…] Tutto sogna quando cade:

i rami sull’erba, i nidi dai rami,

le piume dai nidi così leggere,

leggere più dell’aria.

Tutto sta in ascolto di qualcosa,

più lontano, che piange o che canta:

c’è sempre qualcosa o qualcuno

che piange o che canta

mentre se ne va.

La notte è così immensa,

così piena di Dio.

Tocca con tenerezza i capi dei passeri,

le cime degli alberi,

i fianchi delle montagne

e poi si raccoglie dentro i fiori che sognano,

dentro il tempo che va,

bussa alle porte celesti,

preme con le sue gote

d’ombra i vetri delle case.

La mia casa ha la porta spalancata.

Attendo che la notte avanzi

con il suo profumo di ginestre

con le sue dita fresche sulla fronte.

Non so fare altro stanotte.

So solo tacere.

E nel silenzio trasalire

come chi finalmente ha intuito

il segreto più profondo e china il capo […]

1 commento:

  1. Grazie di cuore caro Nazario per l'attenzione e lo spazio riservato.

    Annalisa Rodeghiero

    RispondiElimina