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venerdì 7 ottobre 2022

CRISTIANA VETTORI: "PREFAZIONE A LA GEOMETRIA DEI FRATTALI" DI SERENELLA MENICHETTI




Il dolce naufragare nello sconfinato globo

ovvero

la poesia di Serenella Menichetti

 

La nuova opera di Serenella Menichetti si apre con la splendida copertina dell’artista Nicole Pardini e con un titolo che dà già un’indicazione su quale sarà l’andamento della silloge: “La geometria dei frattali”. Seguono le parole di Fabrizio De André, riferite alle nuvole:

“Vanno vengono, ogni tanto si fermano e quando si fermano sono nere come il corvo, sembra che ti guardino con malocchio. Certe volte sono bianche e corrono e prendono la forma dell’airone o della pecora o di qualche altra bestia, ma questo lo vedono meglio i bambini che giocano a corrergli dietro per tanti metri”. Perché le nuvole, come vedremo, hanno molto a che fare con i frattali.

Innanzitutto un plauso all’autrice che ha scelto di contaminare il testo poetico con un concetto scientifico, come la geometria dei frattali, un’intuizione e una ricerca che sono diventate gli strumenti di base di una nuova scienza: un nuovo paradigma che permette di ristabilire una relazione tra gli oggetti reali e le figure geometriche. Mentre  la geometria euclidea, fatta di poligoni e cerchi, non riusciva a ricondurre a uno schema matematico molte figure del mondo reale, la matematica dei frattali  è in grado di dimostrare come forme complesse – ad esempio, la linea costiera o le nuvole – possano essere ricondotte a figure semplici ripetute: in tal modo essa si rivela come uno strumento adeguato a descrivere la complessità del mondo reale e le sue diverse configurazioni. 

Dunque, sembra che il tentativo della poetessa sia quello di attribuire alla parola poetica un’analoga funzione: la realtà è ricca, variegata, complessa, ma forse c’è una chiave per ricondurla a schemi semplici e provare a comprenderla, purché si sperimentino nuovi punti di vista, concetti originali, e non ci si fermi al dato ovvio e scontato. Una sorta di dichiarazione di poetica che troviamo espressa in maniera esplicita in una delle prime poesie della silloge:

 

la linearità è banalità scivolosa

ricerca di geometria frattale urge

cambiamento non converge con il centro

s’immerge in fantastico magma e genera

imperfette sinfonie.

 

L’invito è quello di uscire da una logica lineare per abbracciare piuttosto il magmatico movimento della vita che genera imperfezione, ma quanto armonica e dinamica!

Non si creda tuttavia che quella di Serenella Menichetti sia un’operazione razionale e intellettualistica: al contrario, come giustamente osserva Nazario Pardini, si tratta piuttosto di una poesia ricca di pathos, profondamente radicata nella realtà dei sentimenti e delle passioni umane.

La poetessa si muove tra illusioni e disillusioni, come recita la poesia “La casa delle mongolfiere".

 

-sono forse dentro una favola -

ti chiesi

- forse - rispondesti

sorrisi

sarei voluta rimanere per sempre

mi sarebbe bastata

anche una sola ora

non così pocooooo!

Gridai

 

La vita, d’altra parte, sta in questa ‘altalena degli attimi’, che ci trasporta dalla gioia al dolore, quasi senza che ce ne accorgiamo. Sta a noi ricostruire il percorso, non perdersi nell’attimo ostile. E così si parla di un cammino accidentato nella silloge, con strade ormai battute ed esaurite:

 

Alcuni percorsi sono esauriti

sentieri che vorresti affrontare

hanno chiuso la serratura

e il tuo mazzo di chiavi è caduto

nel pozzo più profondo dell’universo

 

Si parla di cadute e di  rinascite:

 

Non sempre

solo qualche volta

ho bisogno di morire

….

e poco a poco assaporo la mia rinascita.

 

E ancora si parla di  percorsi solo immaginati: e tuttavia la poetessa riscopre poi la certezza che ogni vita è degna di essere vissuta, che qualsiasi percorso  si intraprenda, l’importante è capire che la meta sta nel viaggio.

 

Non sapemmo mai di vie non percorse

le immaginammo solamente

a volte piane

a volte in salita

dubbiosi

ci trovammo a pensare

di avere sbagliato cammino

nel labirinto della vita

……………..

Capimmo in seguito

che in qualsiasi percorso intrapreso

sarebbero stati determinanti

l’equilibrio nel cammino

e la curiosità nello sguardo

capimmo in seguito

che la meta stava nel viaggio

 

Il pensiero vola alto per immaginare mondi e per fare in modo che i sogni possano concretizzarsi dando luogo alla magia di una realtà dapprima fantasticata e poi, forse, realizzata:

 

Magiche connessioni mi attraversano

per guidarmi dai sogni alla realtà.

 

Il mio pensiero è un albatro

 

Nella realtà magmatica in cui siamo immersi, c’è posto anche per l’accoglienza, per l’incontro. Siamo tutti cittadini del mondo, dello sconfinato globo dove abbiamo aperto gli occhi alla vita:

 

ci incontriamo riconoscendoci dal sorriso

ci salutiamo stringendoci la mano

“da dove venite?”

“dalla Siria” e voi? “noi dalla Calabria”

ci scambiamo frutti planetari

in dialogo cosmico ci confrontiamo

allora perché chiamarci stranieri?

 

In tutto questo la poesia gioca un ruolo fondamentale, tanto che, quando crede di averla perduta, la poetessa se ne fa un cruccio e ne aspetta con ansia il ritorno:

 

Ti prego torna mia POESIA

Torna

non lasciarmi in balia

di pizze ciambelloni.

 

E quando finalmente la parola poetica torna a illuminare il cosmo, allora e solo allora, ricompare la vita sulla terra:

 

Quando la poesia stenta a nascere

serve parto cesareo

niente bisturi solo carezze per dilatare il ventre

mani di velluto accolgono parole poetiche

il palmo si fa tiepido nido

dolcemente si schiude

……………………………………

quando il vento diventa avvoltoio che minaccioso

vola sulla preda

i lineamenti si contraggono

la parola si fa ardesia e fuoco

spada e scudo

lastre acuminate squarciano l’oscurità

 

essa si ciba di sole

allora...nel pianeta irrompe la vita

 

 

Esiste anche una poesia del quotidiano in questa silloge  – la macchinetta da caffè, i croissant o le brioches della Coop, il thè – quasi a sdrammatizzare i toni dolorosi, facendo riferimento ai semplici oggetti che ci accompagnano di giorno in giorno e costituiscono le nostre più concrete sicurezze.

 

Sylvia Plath scriveva:

 

Dello spirituale non mi fido. Sguscia via come vapore

nei sogni, per le fessure della bocca o degli occhi. Non posso

fermarlo, né mai tornerà. Ma non così le cose.

Loro restano, con quel piccolo brillìo particolare,

da tante mani scaldato, con un brusio di piacere…

 

Il dettato poetico, nella silloge, sperimenta forme metriche diverse, è  attento alla tessitura lessicale, ha toni talvolta aspri, talvolta più musicali, le liriche hanno versi di varia lunghezza, la punteggiatura può essere assente per lasciare spazio alla metrica: ma l’asse portante è senza dubbio il forte spessore metaforico e immaginifico di questa poesia, che ne costituisce la principale caratteristica.

Quella di Serenella Menichetti, insomma, appare come una voce sapienziale, che si pone, e ci pone, i grandi interrogativi sull’esistenza, cerca risposte non convenzionali, si muove con maestria nel campo metrico e poetico, e ci invita a penetrare con sagacia e con passione nel mondo e nella vita, e a recitare ancora con il grande recanatese: “E il naufragar  m’è dolce in questo mare…”: dove ‘questo mare’ è lo sconfinato globo che ‘la geometria dei frattali’, intesa qui in senso umanistico e letterario, cerca di comprendere e di restituire a chi legge.

 

 

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