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lunedì 10 ottobre 2022

FRANCO CAMPEGIANI LEGGE "WANDERING ITALIA" DI MANUEL CHIACCHIARELLI

 



Nell'ambito della Rassegna IPLAC

Wandering Italia, di Manuel Chiacchiararelli

presentato al Caffè letterario HoraFelix di Roma





 

Il viaggio descritto in queste pagine da Manuel Chiacchiararelli si snoda in due direzioni distinte e collegate: all'interno e all'esterno dell'io. Il protagonista (l'autore stesso, novello Odisseo) racconta la lotta ingaggiata contro se stesso nell'impervio tentativo di ritrovare se stesso riannodando il cordone ombelicale che lo lega, come ogni altro vivente, alla matrice da cui viene: Madre Terra. La titanica impresa si svolge nel campo di battaglia di una Natura incontaminata, amica quanto avversa nello stesso tempo. Una Natura selvaggia e verace, che nulla ha a che fare con il vezzo letterario ed arcadico di chi, comodamente seduto in salotto o davanti al p.c, o anche sdraiato tra i fiorellini e i soavissimi augelli di un prato, parla e scrive fantasticando di inesistenti mondi idilliaci.

Wandering Italia è un diario autobiografico nutrito di riferimenti e citazioni importanti, perché Manuel è un uomo colto, ma è soprattutto un libro scritto con il sangue. Esperienze dirette e di prima mano, condotte fuori dai circuiti urbani, alla ricerca dello smarrito patto di alleanza dell'uomo con il Creato che lo accoglie. Nel suo faticoso cammino montano, l'autore attraversa balze e foreste, forre e vallate, antichi borghi devastati dai terremoti e semi-abbandonati. E flora e fauna selvatica: alberi secolari e uccelli, cinghiali, orsi, cervi lupi ed altri animali. Poi indigeni fuori dal tempo, resistenti, tenaci. E giovani di passaggio, in cerca di punti fermi da cui ricominciare. Un sogno comune: abbracciare la Terra per costruire una vita più umana. Inversione non utopica per chi, come Manuel, fonda la propria esistenza su di un concreto progetto di rinnovamento interiore.

La Terra è antica, ma la Terra è nuova. Sempre sorprendente e attuale. Ansia di nuovo, pertanto, molto più che nostalgia del passato. Retaggio vivo, pronto a rinnovarsi, e non tradizione sepolta nella tomba memoriale. Tuttavia non si pensi all'utopia di un controesodo teso ad invertire il colossale processo d'inurbamento avvenuto lungo l'arco del ventesimo secolo per opera di sconfinate plebi rurali. Il viaggio proposto da questo giovane e vivace scrittore, ambientato sui monti anziché negli aridi e scontati agglomerati urbani, vuole essere squisitamente esplorativo, alla riscoperta di quei valori che i figli e i nipoti dei cafoni siloniani scesi dalla montagna lungo l'arco del Novecento hanno miseramente smarrito nella babele delle grandi metropoli. E' lo spirito del bosco, più che il bosco in quanto tale, che Manuel vuole catturare.

Il suo suggerimento non è di tornare a vivere nei boschi, ma di immergervisi per una rigenerazione morale. Lo spirito del bosco, infatti, è in grado di ricondurre l'uomo ai propri valori essenziali, sempre e comunque, a prescindere da dove egli fisicamente si trovi. Edificante, in proposito, il racconto della vecchietta incontrata nelle zone terremotate: "Eravamo poveri, ma poveri veri e non avevamo niente... ma eravamo felici e ricchi di tante cose più importanti della ricchezza. Sono quelle le cose che devi cercare". Rivoluzione interiore da non confondere in senso ideologico. Nessuna decrescita felice, tanto per intenderci (a meno che non si tratti di scelte di vita personali, rispettabilissime), bensì progetti di emancipazione spirituale che consentano agli uomini di trovarsi, oggi come ieri e come sempre, all'altezza morale del progresso raggiunto.

Una nuova cultura della terra che permetta di tornare a comprendere - con le modalità di oggi, indubbiamente - una cosa elementare che stiamo dimenticando: noi siamo terrestri, siamo figli della terra e non possiamo rinnegare le origini da cui veniamo. Anacronismo? non direi, visto che lo scrittore interpreta quell'attualissimo bisogno d'anima che nasce dal cuore dei disagi postmoderni, megalopolitani. I valori proposti, per quanto rivoluzionari, non vogliono essere alternativi, semmai complementari ai nostri paradisi artificiali, alle nostre gabbie di cemento e di plastica. Tutto nasce dal rifiuto di un modello di vita monotono e semi-robotizzato, quale quello imposto da un lavoro alienante in fabbrica, soddisfacente sotto il profilo economico, ma fallimentare sotto quello della realizzazione intima.

Manuel cade in depressione, in quel vuoto d'anima che - come lui stesso racconta - è molto più dello sconforto e della tristezza, e perfino della disperazione, perché nella disperazione l'uomo è comunque vivo, mentre nella depressione è morto. Ma toccato il fondo, Manuel prova a risalire, e la presenza di una figlia, Lara, è fondamentale per indirizzarne le scelte. Sa bene che ha delle responsabilità nei suoi confronti, ma sa anche che, per darle un padre degno di questo nome, deve finalmente prendere in mano la propria esistenza e iniziare a vivere, rifiutando di lasciarsi vivere in balia degli eventi. Non può più farsi rubare a se stesso e soltanto le solitudini montane possono aiutarlo a conoscersi a fondo. Infatti, quando "sei solo, lontano da tutti, non hai più né alibi né scuse per nasconderti e non hai motivo di fingere e cercare di apparire quello che non sei".

Una scudisciata, dunque. Anzi, una serie di scudisciate: di questo ha bisogno Manuel, ed è quello che da se stesso riesce ad infliggersi per andare avanti. Andare sempre avanti, questa la sua terapia: "camminare, salire, faticare e lottare con i propri muscoli e la propria testa; farsi forza per andare avanti nonostante tutto, anche quando sembra di non farcela; ancora un passo, ancora uno sforzo e poi finalmente la vetta, la visuale libera in ogni direzione". Non c'è positivo senza negativo, né gioia senza dolore. Non ci sarebbe conquista senza superamento di un limite, di un contrario: "Scopriamo di amare così tanto la vita solo quando ci rendiamo conto che stiamo per perderla". E Guido, un ciclista di settantacinque anni che in un sol giorno ha percorso centocinquanta chilometri senza battere ciglio, conferma: "Sai, sono arrivato al punto in cui ho benedetto il giorno che ho scoperto di avere il tumore, perché solo allora ho iniziato a vivere veramente".

"Nel corso degli anni, riflette Manuel, ho imparato che abbiamo risorse illimitate e siamo realmente capaci di fare tutto, se solo riuscissimo a controllare e gestire la forza illimitata dei nostri pensieri". Sono questi i miracoli. Frutto, sì, della fede, ma della fede in se stessi. Fede autocritica, s'intende, e senza spocchia, che solo la Natura riesce a catalizzare. Perché "è in posti come questi, eletti a miei templi religiosi, che ritrovo il mio Dio, il Grande Spirito a cui mi sono sempre sentito particolarmente legato. Non ho bisogno di altri che si frappongano tra me e chi o cosa ci sovrasta e ci governa". Ed è una lezione di umiltà, contrariamente a quanto potrebbe sembrare, dal momento che l'autore è consapevole di essere "un piccolo grande uomo che un attimo si ritrova a sovrastare l'infinito e subito dopo diviene nullità".

 

 

                                                                    Franco Campegiani

1 commento:

  1. Il nostro Franco è stato uno dei due relatori di questo magnifico evento iplac che si è tenuto a Roma al Caffè Letterario Horafelix l'8 ottobre e al quale non ho potuto partecipare per motivi di forza maggiore. La vibrante esegesi del mio amico dimostra l'Altissimo valore di Manuel Chiacchiararelli, giovane che vive in simbiosi con madre natura e attinge da essa la forza per 'riprendersi ogni giorno la vita'. Come si evince dalla recensione appassionata di Franco il romanzo diaristico viaggia su flash -- back psicologici e filosofici che rendono piena l'idea di un'esistenza sofferta, conquistata, persa e ritrovata tramite la forza dei sogni e di quelle fede , che Franco definisce 'fede autocritica, senza spocchia, che solo la Natura riesce a catalizzare.' Un viaggio a ritroso condotto a cuore nudo, senza il timore di rompere gli stampi e di scoppiare a piangere durante il tragitto. Straordinaria l'Analisi di Franco e altrettanto straordinaria l'opera... Ringrazio il relatore e l'autore, li stringo forte al cuore nel segno del nostro Capitano e mi scuso ancora per l'assenza!

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