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giovedì 28 agosto 2014

MARIA RIZZI: "TEMPO", RACCONTO

Maria Rizzi collaboratrice di Lèucade

Tempo
 A PROPOSITO DI: "RIFLESSIONI SUL TEMPO"

“Voglio vivere. Ora lo so disperatamente. E forse è tardi. Ho finito il fiato, le unghie praticamente non esistono più e le gambe...
Ho camminato, funambolo idiota, sull’evanescenza delle parole, lasciando credere agli altri, a me  stesso, che nulla poteva incutermi paura.
Il palcoscenico, i deliri della folla, i viaggi, la vita di lusso, aiutano a perdere il senso del reale. Diventi mito e non cogli l’aspetto ridicolo di questo termine.
Voglio vivere e ogni respiro si trasforma in scheggia di ghiaccio, mentre i demoni dell’esistenza condotta fino a ieri mi perseguitano assetati.
Sono stato fortunato. O forse prescelto, visto che possiedo una voce straordinaria e un aspetto fisico attraente. Ho potuto scegliere di abbandonare gli studi dopo la maturità e dedicarmi alle audizioni. E ho lottato poco. A ventidue anni il mio primo disco era in vetta all’hit-parade e rappresentavo l’idolo degli adolescenti. Una vita in discesa; una vita di rock, donne, eccessi.
I topi raspano…Alcuni di loro sono grandi quanto scoiattoli. Il vento della notte fischia e miagola. Si sono allontanati tutti.
Il tempo si affolla nella mente come manciata di cristalli. Non ho saputo cavalcare l’onda della popolarità. Poco tenace? Forse troppo distratto dai soldi, dai vizi. Mi era comunque concesso vivere di rendita. Le feste, l’alcool, qualche striscia…le compagne belle, passionali.
L’amore? Elena, i capelli corvini sciolti sulle spalle, il suo profumo che sapeva di musica, gli occhi color miele e il sorriso incantevole… Le illuminava tutto il volto, era contagioso. Sentivo che sposarla avrebbe significato darsi da fare per conservarglielo e sapevo di non esserne capace. L’unica storia importante nei miei trentacinque anni. Avrei avuto tempo…
Ho sete. Un urlo di carne esala il suo respiro silenzioso. La voce, che mi ha dato tutto, non esiste più.
Nel mio atteggiamento egocentrico, puerile, arrogante, non mi sono mai chiesto se esistesse uno scopo nella vita. Ora, nell’inferno dei ricordi, incontro tutti gli scopi e mi vergogno.
Non avrei dovuto trascurare gli affetti… Mio padre, curvo da sempre sulla pialla, seduto sin da piccolo solo sulla sedia del dovere, non voleva un idolo, ma un figlio che di tanto in tanto si fermasse a cenare con lui, lo ascoltasse, gli sorridesse e magari guardasse in silenzio la televisione sul vecchio divano di pelle.
La mamma era orgogliosa per me, non di me… come ho potuto non capirlo? Mi carezzava con gli occhi fondi e parlava sempre di meno. Era in attesa…
I miei due fratelli, gli amici d’infanzia lasciavano messaggi nella segreteria telefonica, attendevano una visita improvvisa, ma io consumavo gli anni con le persone nuove, “affini”… Per gli affetti scontati ci sarebbe stato tempo…
Tempo… Forse la fine del mondo è più vicina del minuto appena passato, perché quello lo abbiamo perduto per sempre, non c’è scampo.
Perché lo penso soltanto adesso? Tra le macerie di quello che era il mio pied-à-tèrre, con le gambe intrappolate tra i sassi, esausto, afono, con la polvere che mi annebbia la vista e mi toglie il respiro?
Una banale fuga di gas. La palazzina è esplosa come un fuoco d’artificio. Gridavano in tanti al primo e al secondo piano. Carla era già andata via. Io, tra i fumi dell’alcool indugiavo nel letto. Era ora di pranzo, il portiere avrà dato per scontato che l’appartamento fosse vuoto.
E comunque ho urlato, fino alla fine del fiato, fino a sentire nei polmoni questo raschio. Tra le tante proprio la “mia” è rimata inascoltata. La voce del cantante.
A una certa ora hanno smesso di cercare. Riprenderanno domani?
Tempo… Domani sarò ancora qui a dare segni di vita, a inventare tagli di vetro nella voce?
Voglio vivere. Anche se quaggiù è più nero del nero, se i topi mi morderanno, se il battito impazzito del cuore m’impedirà di riposare.
Voglio vivere anche se le gambe non le sento più e immagino cosa significhi.
Voglio vivere… Ho disperato bisogno di tempo.



2 commenti:

  1. Molto bello questo racconto, scritto da Maria Rizzi. Voglia di vita che emerge, prepotentemente, "fino alla fine del fiato"
    Sonia Giovannetti

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  2. Grazie infinite, Sonia, sei sempre onda di luce e non credo di meritarti!
    Maria Rizzi

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