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giovedì 13 novembre 2014

N. PARDINI: "POESIE DI LINO D'AMICO"

Lino D'Amico



Poesia spontanea, che, avvolta da un alone di semplicità, e da intenti di urgente comunicazione, si distende su uno spartito di plurima significanza. Di forte allusione alla caducità della vita. Non mancano  guizzi di metaforicità a fare da scavo ai quesiti del nostro esistere; a volgere sguardi verso panorami privi di silenzi sciapi. Ed è così che i sogni, le illusioni, le delusioni, le rievocazioni, il patema del tempus fugit, e il senso del mistero che ci avvolge si sciolgono in inquietudini esistenziali di generoso impatto emotivo. Di un impatto in cui i  palpiti di un alitar di brezza, la notte, i diafani petali di luna, il brivido dell’autunno, e il ricordo dell’ultimo sole d’estate si traducono in visive concretizzazioni di  sapidità umana. In un malinconico silenzio che, scorrendo nel sottofondo delle poesie, coniuga speranze smarrite a melodie che hanno sfumature d’infinito. E anche se nel correre delle stagioni riaffiorano sogni ed emozioni di antiche primavere, “il giorno evapora nel nulla/…/ oltre il sussurro di un volo di ricordi”.


Sul declinar del tempo…

                            
 Sul declinar effimero del tempo,
il giorno accelera il suo andare,
pochi, i profumi speziati di primavera
e qualche rimpianto celato nel cassetto

 Vorrei fermare il gocciolar dell’attimo
nel tenue effluvio dell’alitar di brezze
e parlare, senza proferir parola,
al di là della soglia del mio dire.

Vorrei vagare, rovistando nel mio Oltre
e cercare panorami privi di silenzi sciapi
che partoriscono, distratti, i sogni,
trangugiati, forse, senza masticare.

Vorrei frugare tra frammenti di mistero,
attore… non guitto, e recitare a braccio
sul palcoscenico delle emozioni
nella regìa di liberi ideali.

Vorrei… ma forse non è più il tempo…
vorrei… a ché altri potessero ricordare…




Il margine della sera


 Sospese sul margine della sera,
le palpebre del cielo piangono il giorno
che, via via, si tinge del colore della cenere.

Io dismetto l’abito buono dei miei sogni
e li affido ai palpiti di un alitar di brezza,
per cercare, nella notte, diafani petali di luna
per poter cogliere il brivido dell’autunno
ricordando l’ultimo sole dell’estate.

Nel correre imprevedibile delle stagioni,
fluttuano briciole che schiumano echi di ricordi
e nel groviglio di parole, sogni ed emozioni,
le ombre danzano in uno spazio orfano di colori
fra il gracidare di ranocchie   indifferenti,
il monotono frinire  di cicale inoperose
e rosse stelle di mare intrappolate,
impotenti, sul limitar del bagnasciuga,
dopo violenta mareggiata estiva.



 Bolle di sapone


 A volte il giorno evapora nel nulla
tra le pieghe di un tempo caduco,
e corre al di là del ciglio del passato,
oltre il silenzio di un oblio lontano,
oltre il sussurro di un volo di ricordi.

Ascolta voci orlate di malinconia silenziosa,
accarezza ovattati  rimpianti di velluto,
dove un refolo volubile scandisce l’attimo
nel bagliore policromo di un lampo
di una fuggevole speranza smarrita.

Note che non hanno l’accordo dei sogni
trascinano passi orfani d’impronte
in una melodia che ha sfumature d’infinito,
e diluisce, via via, il sapore delle stagioni
racchiuse dentro effimere bolle di sapone.




Cenno biografico

Lino DAmico nasce a Messina nel Settembre del 1937.

Dal 1943 risiede a Torino dove conclude gli studi diplomandosi Perito Tecnico Industriale ad indirizzo meccanico.
Si sposa nel 1965 e  da quella data fissa la residenza a Beinasco, cittadina nella cintura di Torino dove vive tuttora.
Ha un figlio, due nipoti di 14 e 18..
Professionalmente, per la maggior parte dell’attività lavorativa, si occupa, in qualità d responsabile, della progettazione di compressori d’aria e relativa impiantistica, operando, sia in Italia che all’estero, presso una primaria industria multinazionale svedese.
Dal 1994, data del pensionamento, impegna il tempo libero in quelle attività che  avrebbe  da  sempre  voluto  coltivare ma che gli impegni di lavoro avevano impedito di sviluppare e cioè la lettura, l’ascolto della musica classica, l’informatica ed il volontariato presso la locale Università della Terza Età dove dal 2011 ricopre La Vicepresidenza.
Dal 2002 inizia a scrivere poesie, che definisce, più modestamente. “Pensieri” e partecipa a concorsi regionali e nazionali in lingua italiana ed, alcuni, in vernacolo piemontese, conseguendo apprezzabili riconoscimenti dalla critica.
Periodici regionali ed antologie di concorsi nazionali pubblicano alcuni dei suoi “Pensieri.
Nel 2011 pubblica, fuori commercio, il primo libro, nel 2013 il secondo  e  nel  2014  il  terzo  rispettivamente  con  i  titoli,  Pensieri in libertà, “Sillabe di silenzi”, “Parole…" 











2 commenti:

  1. Poesie scritte con il cuore dove ogni sfumatura lascia percepire una mal celata nostalgia. Il calore umano è, dunque, l'elemento determinante di questi versi.

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  2. Lino! Ti ho ritrovato sul prestigioso blog del caro Nazario con le tue liriche imperniate sul sentimento della 'saudade', ovvero della malinconica nostalgia. Echi di Quasimodo nel tuo tornare sui passi della memoria:
    "Nel correre imprevedibile delle stagioni,
    fluttuano briciole che schiumano echi di ricordi",
    echi morbidi, dolci, mai sanguigni. Il tuo verseggiare è fluido, come acqua di fonte, come il tuo porgerti, come il tuo dire.
    Ma nel fluttuare sai dare ai versi struttura di melodia, grazie all'adozione del timbro, antichissima categoria poetica, rimasta ignota all'estetica classica. Non ti attieni alle leggi metriche, ma grazie al timbro, che muta di continuo, anche all'interno di una stessa lirica, crei la musica che ha tono incerto, meditativo, dolente, provocatorio:
    "Vorrei frugare tra frammenti di mistero,
    attore… non guitto, e recitare a braccio
    sul palcoscenico delle emozioni
    nella regìa di liberi ideali"
    La patina di arguzia, di canzonatura, lontana dall'invettiva, rende il tuo poetare un album intimo, eppure universale, dei sentimenti.
    E' inevitabile immedesimarsi nei tuoi versi, amico caro, così come è inevitabile leggerli scivolando nell'incanto e in momenti di pura commozione. Ti ringrazio e ti abbraccio.
    Maria Rizzi

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