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domenica 8 febbraio 2015

MARIA RIZZI SU "I CANTI DELL'ASSENZA" DI N. PARDINI

  
Maria Rizzi collaboratrice di Lèucade




Nazario Pardini: I CANTI DELL'ASSENZA
The Writer. Milano. 2015. Pp. 240

Inevitabile annegare in una Silloge come "I canti dell'Assenza" del Professor Nazario Pardini. Mentre venivo investita dal flusso inarrestabile del suo passato, il pensiero é volato al mio filosofo preferito, Schopenauer, che asseriva: "La vita e i sogni sono fogli dello stesso libro: leggerli in ordine é vivere, sfogliarli a caso é sognare". E mi sono resa conto di quanto nei 'Canti' l'ordine delle storie della vita si confonda con l'elemento candido, innocente e spesso doloroso del sogno. L'assenza può essere intesa come mancanza, ma anche come distacco e, da lettrice, ho avuto la sensazione che l'accezione del Professore fosse la seconda. Nel tragitto dolce - amaro della vita nulla é andato perduto. L'Autore si é separato dagli amori, dalle storie, dagli amici, dai luoghi, ma torna a visitarli nei versi con impressionante lucidità e con un senso di malinconica nostalgia, che incanta.


" Quel Natale era povero,
carente di cose:
mi ricordo una Messa,
l'incenso, l'odore del biscotto,
ma mio padre suonava la chitarra
e mio fratello stonava
tra i brindisi del vino" - versi tratti dalla lirica "Quel
Natale"


E 'quel Natale', quel tempo lieve e ricco di ciò che, andato
perduto, induce a pensare a quante volte, nella vita, la memoria consente di non dire 'ho perso', ma 'sto ritrovando, restituendo al patrimonio del mio tempo'. Alcuni  'Canti' consentono di squarciare le nubi della superficialità e di calarci nell'oscurità del Poeta, in quella tenebra, ove ci si può incontrare, al di là delle differenze di genere e d'età.


"Ascolto i silenzi dell'anima
che pésca nel fondo
di un profondo fiume
dove a stento la vita s'allunga
accecata
da stelle brillanti riflesse
sull'acque disperse" - versi tratti dalla lirica 
"Novembre"


"Questo mondo non é che un ponte. Attraversalo, ma non costruirci la tua dimora": quest'espressione tratta dai Vangeli Apocrifi mi sembra il suggello ideale al pentagramma di note che induce a riflettere su quanto sia inevitabile perdere di giorno in giorno il senso del meraviglioso che caratterizza la giovinezza.


"Quante sono le sagome sperse
per strade, per monti,
sobborghi, marine,
quante ombre su terre diverse
a me sconosciute.
Quasi tutto nel nulla s'adagia
e in me che un notturno
scolora
perfino il ricordo vacilla" - versi tratti dalla lirica 
"Perfino il ricordo vacilla"


Inutile soffermarsi sullo stile del Professor Pardini. Gli esperti hanno sottolineato in più occasioni la sua assoluta padronanza della vis poetica. La capacità di giocare con i versi a piacimento, ricorrendo ad allitterazioni, enjambement, endecasillabi spezzati, ottonari e settenari e creando effetti musicali di rara purezza.
Mi preme sottolineare, da lettrice appassionata, quanto sia riduttivo leggere un romanzo o una Silloge e 'trovarvi' la bellezza. Amo berla, respirarla, assorbirla. Voglio concedermi a essa, lasciando sia un coltello che affonda nella mia essenza. E leggendo i “Canti dell'assenza” più volte è scomparso tutto. Ogni rumore, ogni pensiero... Tutta la vita era nei versi. La vita dell'Autore, la cui sommità dà del 'tu' al cielo e la
mia, molto più anonima. Potere dell'intimismo che diviene universalizzabile e trascende le caratteristiche dei ricordi.


"Si chiudono le imposte al mio paese;
tornano a casa i giovani, ma tu
ti trattieni con aria indifferente
sulla panchina della piazza verde
a seminare amore" - versi tratti dalla lirica "Il profumo
della giovinezza"


Sgocciolano i versi tra i meandri della memoria e sento la tensione, la sento nella testa, nelle fibre, nel ventre. Un'esperienza sensoriale la lettura dei "Canti". Il tempo é un fiume, si può provare a nuotare controcorrente, ma il passato sommerge comunque. Un muro liquido di emozione, che travolge tutto ciò che trova sul suo cammino. E, grazie ai versi del Professor Pardini, scopro d'improvviso arcipelaghi, un insieme di acque, che visito in tutte le loro forme.


"se il tempo mi portasse a rivedere
quell'albero gigante
sotto i cui rami
non riconobbi amore,
glieli offrirei questi anni miei rimasti,
sì!, glieli offrirei,
se mi portasse gli alberi,
se mi portasse il mare,
il raggio di una vita,
se mi portasse brividi e follie,
gioie mancate,
se riportasse un giorno o solo un'ora
le braccia disattese di mio padre" - versi tratti da "Sei il
tempo"


Un patto con il tempo quello del nostro Autore, a dimostrare, ancora e sempre, che l'altra metà da trovare nella vita non é una donna, un uomo, ma l'altra metà di se stessi, la parte sconosciuta o trascurata. Il passato non è morto e sepolto; ogni esperienza pregressa influenza in qualche modo le scelte di ciascuno, e le valigie del ritorno sono sempre più leggere di quelle dell'andata. Manca il mare che brucia, mancano gli alberi tesi a filtrare il cielo, mancano le carezze, gli sguardi, i silenzi degli amori...
E a "I canti dell'assenza" si mescolano, in melodia dell'oggi, i versi del presente, a esaltare un cuore fanciullo che non ha concesso al tempo di fagocitare il dono dello stupore.


"Caro Nazario, mi ritorni in mente
lacrime agli occhi, come un sedicenne;
tutto era intorno magico, solenne,
come a osannare l'attimo fuggente" - versi tratti da "Caro
Nazario" (Con te sul palco) di Roberto Mestrone


Una sera e un palco che hanno segnato l'unico mio abbraccio con il Professor Nazario e l'inizio di un'Amicizia, che mi sorprende ogni giorno... Oggi esco dall'avventura di una Raccolta che é Opera Omnia di ricordi, emozioni, confessioni, distacchi, con l'anima stordita e con la certezza che certe Voci possiedono la capacità di cesellare le parole giuste dal granito del linguaggio e di riempire di significato gli spazi vuoti tra le righe dell''esistenza.
Un grande grato abbraccio a Nazario: il Suo talento é parte del sorriso di Dio a noi uomini.

Maria Rizzi



3 commenti:

  1. Grazie, Maria, grazie infinite per questa analisi profonda, autoptica, sentita, scaturita da un animo immensamente umano che dell'umano si nutre. Che abbraccia l'infinito portandosi dietro le cose più preziose di un quotidiano che fa del passato un motivo di vita.

    Nazario

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  2. Grazie a Lei, per quest'Opera rara e intensissima che ci induce a leggerci dentro e a ritrovarci... Preciso, per correttezza verso Roberto Mestrone, che
    Il titolo della sua lirica é "Caro Nazario" ( Con te, sul palco)
    E La tengo stretta! Maria Rizzi

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  3. Bellissimo commento di Maria Rizzi all'indirizzo di un'opera sublime.
    Grazie per il richiamo a dei miei versi dedicati a Nazario.

    Roberto Mestrone

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