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venerdì 6 marzo 2015

FRANCESCA LUZZIO SU: "SI AGGIUNGONO VOCI" DI S. ANGELUCCI


Sandro Angelucci collaboratore di Lèucade
Sandro  Angelucci, SI AGGIUNGONO  VOCI, Lieto Colle ed.- Faloppio 2014

La silloge poetica di Sandro Angelucci, “Si aggiungono voci”, se la si vuole brevemente definire, possiamo considerarla come una trasfigurazione poetica del suo percorso vitale  e, in genere, dell’uomo occidentale, considerato nel contesto socio-politico attuale.  La copertina che riproduce una significativa fotografia di Carlo Tarsia sembra essere la versione visiva  dell’essenza tematica della raccolta poetica: l’uomo nel suo solitario cammino lungo il sentiero della vita, ma  tra gli alti alberi che  delimitano il viale , tra le foglie cadute o cadenti,  nel nebbioso autunno, s’intravede lontano l’azzurro del cielo , emblema della speranza terrena e metafisica che Angelucci, attraverso la parola, vuole rivelare ed alimentare  in se stesso e nell’umanità:  “senza meta, \ un passo dietro l’altro \....\ Dialogare \ ecco che vorrei, \ ....\ un sussurro alla terra \ ed uno al sole \ Silenzioso \....\  come le parole \ che mi vengono a cercare”. (Un sussurro alla terra ed uno al sole, pag.54). E le parole che lo vengono a cercare sono parole poetiche, che attraverso la loro pregnante essenzialità esprimono appieno  la semantica del vivere, il valore e il senso che il poeta gli attribuisce.             L’opera si divide in due sezioni, titolate rispettivamente “ICARO” e “IL GRANDE RESPIRO”. Nella prima è prevalente la  meditazione sul vivere e il morire, sul mistero della vita, nella seconda appare anche la tematica socio-politica.                                                                                    La vita  per il poeta è un viaggiare , è un transito, durante il quale  ci  si propone di raggiungere  delle mete, degli obiettivi, tuttavia non bisogna volare molto in alto, come Icaro che con la sua giovanile, irresponsabile superbia  era  indotto ad andare oltre , a non ascoltare i saggi richiami paterni, a non accettare” la croce” dell’esistenza, a non accorgersi che camminando in questo mondo stava già “camminando sulla stella \ che più” desiderava ( Icaro, pag.17).  Ma Icaro non è da condannare del tutto: tentare di volare essere “angelo e demonio” è tipicamente umano, ma non occorrono grandi eventi, grandi imprese per volare : già la coscienza  di essere “semi nel grembo della terra,\ inconsapevoli del dove \ del quando e del perché \ di questo nascere( Il quadro,pag.27),  l’accettare, nonostante tutto, il fruire  della vita nel suo quotidiano, nell’impegno che costantemente richiede, nella coscienza del suo finire,  ci rende eroi .                   Nella solitudine  e nel contentarsi delle piccole cose , nell’innamorarsi della bellezza del creato, nel porgere la propria  mano ad ogni essere vivente che incontriamo nel percorso della vita, si assapora il vero  Natale :  ” Natale non è nulla di quello che facciamo. \ E’ la carezza \ che dobbiamo ancora dare,\ Natale, semplicemente, \ è un cane”. ( Il cane di natale, pag.38). La meditazione sulla propria vita, il costante rapportarsi con la natura,  di cui si sente elemento, seme, atomo, implica,  si direbbe quasi ineluttabilmente, anche lo sguardo all’umanità che oggi ,però, più che tendere all’armonica coesistenza con la natura ed i suoi simili sembra tendere alla sopraffazione, al dominio e alla sottomissione e, di fronte a tale triste realtà socio-politica  dei nostri tempi  in cui “Siamo vittime e carnefici \ di un pensiero \ che rasenta la follia \ che svuota il corpo \ che toglie trasparenza all’armonia”, anche San Francesco” con frate Sole \  ...oggi \ piange “ e “ chiama fratelli \ solamente i morti \ perché chi vive \ si è spogliato della vita \ ha barattato il sogno.(4 ottobre, pag.65). Al poeta spetta il compito  di svelare e, pur consapevole che la poesia è come” una goccia di miele  \ che cade nel latte bollente \ .... \ e si dissolve” ( Sul fondo del bicchiere,pag.88), tuttavia questa è anche la sua forza: ”svelare \ è il rischio \ che dobbiamo prendere”  ( Svelare è il rischio, pag.77). 
Se si dovesse inserire la silloge in una corrente letteraria , la si potrebbe definire Antinovecentesca (Saba ,  Penna, Caproni, etc...)  sia perché relativamente al contenuto, il soggettivo  tende all’oggettivazione attraverso la considerazione generale dell’ uomo, sia stilisticamente, per l’uso di versi liberi, per la scelta oculata del lessico che tende alla pregnanza dei significati, alla narrazione, alla denuncia .      
Francesca Luzzio


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