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lunedì 20 aprile 2015

N. PARDINI: LETTURA DI "IL MONDO AL CONTRARIO" DI P. RAINERO


Pietro Rainero (collaboratore di Lèucade) e famiglia


Pietro Rainero: Il mondo al contrario. Archeoclub d’Italia Patti. 2014. Pg. 82


Un libro di undici racconti che, con un linguaggio sciolto, armonico, incisivo e paratattico, ci dice di avvenimenti e curiosità che metaforicamente riguardano la schizofrenia o le stranezze dell’umano vivere. E sembra proprio che l’uomo faccia di tutto per rendersi la vita complicata. Tanta immaginazione, tante fughe oltre la realtà, che poi, dalla realtà stessa prendono spunto, e alla realtà stessa si vogliono riferire, ma, per approdare, spesso, all’inverosimile. Tanto è vero che lo scrittore ci avvia alla lettura con una dedica alla figlia sulla felicità: “Qualche madre dirà: vorrei che mio figlio fosse ricco. Qualche padre dirà: vorrei che mia figlia fosse famosa. Qualcuno dirà: vorrei che mio figlio fosse un Re. Io dico solo: vorrei che mia figlia fosse… felice”. Ma il fatto di volere che i figli siano felici è soggetto a diverse interpretazioni. Mettiamo che un virgulto lo sia  commettendo illeciti non è di certo consigliabile assecondarlo. Quindi, possiamo dire, che la felicità è quantomeno un sentimento strano, e non certamente a portata di mano. Ma venendo a noi, l’Autore si ripropone di presentarci un mondo al contrario. Perché alla fin fine è così che funziona secondo lui.  E lo fa creando personaggi, ambienti, situazioni, spesso parossali, con uno spirito ironico che rende unica questa narrazione. Un modo di raccontare personalissimo, che si sviluppa su un ordito ora dialogico, ora narrativo, ora introspettivo, ora paratattico, ora ipotattico, ma sempre apodittico, spartano, semplice e comunicativo che diviene il marchio di fabbrica dell’Autore. Un leitmotiv che serpeggia al di sotto delle vicende e che le unisce  determinando organicità e compattezza. Un inanellarsi di creazioni che avvince e convince, che ci prende la mente e il cuore con energico sarcasmo, spingendoci a sfogliare pagina dopo pagina fino alla brillante conclusione di quel medico Penna che guarisce le parole con l’aiuto di un’equipe aggiusta traumi. Si inizia da Lo specchio dello spazzacamino e senza battere ciglio, tutto di un fiato, ci si trova alla fine della lettura con un sorriso dolceamaro su una realtà che poi poi tanto lontana non è dalla verità. Il mondo al contrario, il titolo dei brevi racconti. Da quello in cui un Conte ordina di comporre in quattro giorni un dramma scherzoso per un Capodanno; fino a Le parole malate in cui il dott. Penna, ricorrendo a farmaci, riesce a guarire le diverse parole da malanni quali (fAringite), polMOnite,  gottA; e appendiCite, che fu gioco forza curare “con una operazione, sostituendo una piccola c alla enorme C in preda all’infezione, operazione portata a termine nel grande ospedale della città” la cui equipe riuscì a cancellare, anche, l’infiammazione delle parti ingrossate di periTONIte grazie ai progressi della moderna medicina ed all’aiuto dell’amiKacina. Alla fine si deve  alla bravura del personale aggiusta traumi, chiamato vocabolario, se le parole ne escono con ottima cera e “… sane come un Pesce!... scusate… sane come un pesce!”.
A voi la lettura, dacché il compito del critico non è mai quello di rivelarvi ma di avviarvi.


Nazario Pardini

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