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domenica 12 giugno 2016

N. PARDINI: LETTURA DI "SORRISI" DI LUIGI GASPARRONI



Luigi Gasparroni: Sorrisi. Taranto. 2016


Risveglio

Già il mattino s’impiglia alle tue imposte
e dolcemente sul tuo corpo sale.
Ti ridesti e sorridi,
nel tuo occhio mattutino
trema ancora
l’ultimo sogno dell’alba.

Sorrisi, il titolo di questa sorridente plaquette che vede Gasparroni vòlto a identificarsi in una Natura che tanto sa di vita e di percorso umano. Sì, c’è questa ricerca simbolica dell’Autore; questa perlustrazione panica per dare forza e concretezza ai suoi input emotivi ed esistenziali. Ma è sempre il sorriso a fare la parte del leone, a catturare la scena con un diacronico succedersi di rara intensità visiva e emozionale, cogliendo le varie occasioni nella sua varietà di significanza: in uno sguardo, nei sapori d’infanzia, in un risveglio, in un giorno di sole, in un ricordo, nello sguardo di una madre, nell’arido vento, nel settembre, in una sera d’autunno; o nei vari interrogativi della vita.
Ti tenevo per mano e sorridevi; Ti ridesti e sorridi; Un’acqua stanca s’adagia nel fondo/della notte,/riflette la disperata dolcezza/ di un sorriso.; Sulle nostre labbra un lieve sorriso; Nel tuo sorriso la primavera.; Nei tuoi occhi un’acqua triste/ e la disperata dolcezza/ di un sorriso…
Una vera melodia di suoni e contorni; un vero melologo fra verbo e interiorità. Ho avuto occasione di leggere diverse sillogi dell’Autore e una cosa è sicura: la sua poesia si fa notare per la scelta attenta dei lemmi, per le loro combinazioni sinestetico-allusive e per i loro persuasivi incastri. L’euritmica andatura del verso convince e ci abbraccia nell’universalità del canto, dacché ognuno di noi si ritrova in quei sorrisi di generosa e urgente fattura ontologica:

Settembre

La pioggia repentina di settembre
ci coglie sulla soglia delle case,
rivolti al cielo e al verde degli ulivi,
le nostre mani aperte nel saluto.
I canti nelle gole di fanciulle
Piegate nel sorriso delle fonti
ci portano le voci della sera.
Lontano i colli fumano vapori.


Nazario Pardini

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