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martedì 12 giugno 2018

N. PARDINI LEGGE: "L'ESSERE E L'OMBRA" DI GUIDO ZAVANONE


Guido Zavanone: L’essere e l’ombra. Edizioni dei Giustiniani. Genova. 2018


L’essere e l’ombra

Quando morirò ci saluteremo
da vecchi amici: “Lieto dirò
del viaggio fatto insieme”.
Ma chi era l’essere
chi era l’ombra
                   non lo sappiamo


Questa è la poesia, a pag 24, che dà il titolo all’opera. Una pièce che con tutto il suo eponimo substrato, con tutto il suo filosofico smarrimento ora leopardiano e ora montaliano, ci introduce in quello che è il corso meditativo della plaquette: L’essere e l’ombra. Ma chi è l’essere e chi l’ombra? L’essere come un involucro precario destinato a sparire, l’ombra è ciò che noi siamo in questo mondo di materialità. Ma l’ombra esiste solo se c’è la luce, si potrebbe obiettare. E se c’è luce c’è anche  il sole, o Chi per esso ha nutrito l’intorno di luminosità. Ma per Zavanone l’essere è materia, è tutto ciò che noi vediamo e viviamo, un percorso vitale destinato a le rien et le néant, quel nulla che ci affianca dalla culla fino alla fine, per dirla col Leopardi. Noi siamo destinati a passare una sola volta da questo meraviglioso palcoscenico su cui recitiamo; e la rappresentazione non si ripete, è unica: colline fiorite, mari di azzurro vestiti, infiniti orizzonti simbolici, autunni velati di morte, primavere di giovanili butti, estati esplose in amori... ci avvincono coi loro ammalianti colori. Una realtà che noi siamo destinati a vivere un giorno, un’ora, un sospiro, quel tanto che dura la vita. D’altronde dire che tutto è un inganno non è giusto, anche se il cielo si riveste di un azzurro che non esiste. Forse la natura ci vuole distrarre con le sue bellezze dal pensiero di un destino irrevocabile, considerando che la vita non è altro che un tempo prestatoci dalla morte. Allora come tante ombre siamo destinati a eclissarsi non appena il sole ha compiuto il suo tragitto. Ma c’è la luna, mi si potrebbe rispondere; anche la luna con la sua flebile luce genera ombre. Pur sempre ombre impercettibili, invisibili, tentativi di resistere ad una natura che ci vuole spenti. Quindi tanti gli argomenti di rilevanza escatologica a nutrire il dipanarsi della narrazione: essere, tempo, vita, morte, materia, spirito, nulla, sogno, immagine, amore; dicotomico contrasto fra ciò che è e ciò che non è; fra l’apparenza e la realtà; fra l’ordine e il disordine; fra la luce e la notte; fra la caducità del terreno e l’universalità del cosmo... insomma un polemos degli opposti eracliteo che genera l’esistere. D’altronde noi spariamo, ma con il nostro passaggio, abbiamo contribuito bene o male al perpetrarsi  di quello che è il corso dell’universo. A qualcosa sarà valsa la nostra venuta. Per il poeta niente di tutto questo: fine di una rappresentazione; è già tanto se una volta abbiamo potuto godere dei benefici del creato: Minimalismo? Esistenzialismo?  Poesia civile’? Politica? Materialismo naturalistico? Misticismo spiritualistico? Lirica? Antilirica? Classicismo? Modernismo? Post-modernismo? Niente di ciò  nella poetica tormentata del Nostro; o per essere più obiettivi venature di lirismo, di spleenetismo, di poesia politico-civile, ce ne sono. Ma possiamo di sicuro affermare  che il Poeta vive al di fuori di ogni condizionamento; le mode gli passano daccanto senza sfiorarlo; va per la sua strada, unica, incontaminata, con una voce che si alza al cielo; con un grido umano, fortemente umano, ora dolce, ora meditativo, ora inasprito, ora accalorato, indicando gli umani come polvere nella terra che irride l’immagine presuntuosa di Dio:

(...)
Mente l’uomo
che leva orgoglioso
lo sguardo alle stelle
e dice lui solo io
è polvere nella terra che irride
questa immagine
presuntuosa
di Dio.

Nazario Pardini

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