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lunedì 1 giugno 2020

MARCO DEI FERRARI: "L'IMMENSITA'..."


L'immensità per Nazario Pardini
in Nel frattempo viviamo

Marco dei Ferrari,
collaboratore di Lèucade

Nazario Pardini il Poeta dell'impossibile: il mestiere di esistere circonda il suo itinerario artistico succinto in vivere "nel frattempo".
Due colonne segmentano la sua epicità lirica e i suoi pensieri metaforici: la vita e la morte.
Al di qua e al di là Nulla può considerarsi sufficiente a valere un verso o una riga: è questo il contenuto interno articolato in mille pensieri di immagini che spaziano dalla memoria alla musicalità, dall'immensità dell'attimo ai campi, monti, prati, fiumi, luci e stelle... l'elenco sarebbe lungo e Pardini non merita la ripetizione dei suoi versi unici.
Tutto chiaro potreste dirmi, allora perché commentarlo ancora?
Rispondo: non si tratta di commentarne livelli artistici, ma di sottolinearne la originalità che trasluce sotto le ombre delle parole e si rifugia nell'idea e nel colore (del mare... del tramonto...), nella preghiera della Fantasia; a sostegno in sostanza nell'essere di esserci.
Infatti nulla di quanto descritto in questi versi è materico per il Poeta: operazione creativa insospettabile, ma coerente ed affine alla filosofia pardiniana.
L'esistere è una piccola frazione di immensità rapita voracemente dal flusso temporale dei "fatti" (anch'essi insistenti) e delle teorie (senza scopo); l'essere dell'esistere personifica la verità offuscata dalla "bugia" dell'amore (tema molto caro al Nostro) nel ricordo dei suoi grappoli.
Ma di reale nulla appare se non nell'immaginazione mentale (ultimo pensiero?) dell'artista che si affida all'energia quale suprema Dea da rispettarsi.
Immensità, vuoto, isola fatata, suoni di segmenti, movimenti celesti, graffiti silenzi, l'orlo della vita... quante allusioni possiamo riscontrare a conforto di un "abbandono" determinato dal tempo che corre... quanti riferimenti alla vacuità di reiterati princìpi basilari che non possono sussistere autonomamente in quanto inesistenti.
Per il Poeta tutto il consentibile è ridotto alla pura necessità di esserci (per quanto concesso), ma senza corollari di concrete testimonianze di prospettiva; la Natura è finzione (regata poetica) al massimo un "palloncino" di sogni/suoni che non possono inquadrarsi in matericità o reificazioni espressive, ma devono limitarsi a immaginifiche "visioni" soggettive (masturbazioni mentali) che il "semaforo" descrive con particolare efficacia verosimile.
Il Poeta è qui, nel suo vero, "immenso" esistenziale, sommerso da una pletora di ricordi, di cose, di sensazioni che ne disturbano l'essenzialità espressiva, vocata all'illimitato "senso di eterno" e d'infinito.
L'universo esistenziale lascia comunque aperta la riflessione filosofico-lirica sulla necessità di avvalorare la propria "presenza" (esserci) connessa nell'essere superiore con le citazioni di fatti e accadimenti sempre degni di commento "esteriore" in quanto partecipi di quella dialettica della ragione che conduce ogni spiritualità alla composizione e definizione finale.
In contestualità dialettica troviamo inseriti avvenimenti importanti (dall'essere al non essere), rifiuto di parole superate dagli eventi, similitudini (la gioia-ago nel pagliaio), cromi, entità terrene, ma già catturate dalla celestialità artistico-metaforica del filosofo che si trasforma di verso in verso e ritorno.
La capacità di Pardini si evidenzia altresì, al massimo livello, nel "contestare" se stesso con grande intelligente coraggio (contro le parole) per adottare la vera linearità della compressione esistenziale (pareti, necrologi, feste familiari, sogni di ultimi sospiri) dove tutto verrà sepolto nel silenzio di una ironia incisivamente ineludibile e corrosiva.
Ma del resto, a che potrebbe servire una descrizione pedissequa, inventata, pedante, per illustrare i servizi della Natura: tutto è già stato scritto in pluri-forme e termini; non serve al Poeta Pardini ripetersi ovvero ripetere.
Deve solo reimpostare, comunicare in se stesso, revisionare princìpi, tesi, teorie, concetti usati e morti ormai, alla luce di una vera "realtà" inesistente, concepita nel finale di una vita analiticamente reinterpretata da "storie" di esseri che solo il marciapiede può individuare nel suo potere totale e insondabile.
L'autenticità sfocia nell'ironia che predomina e si inchina al Sole, alle stelle, alle ombre, al chiarore lunare... il Poeta vigila, Esiste, presenzia, il resto è pura immedesimazione poetica della sua arte d'elite dove ogni composto/componente si incardina (il cimitero, il merlo, spazi di culti misterici, resurrezioni...) nell'impotenza delle parole che solo un Pardini nella sua eccellenza può interpretare a chiusura del suo Io.

Marco dei Ferrari

1 commento:

  1. Sono sempre più stupita dalle letture che riuscite a dare a quest'Opera che anch'io ho avuto l'onore di assaporare. Marco, tu voli sui contenuti, eviti le citazioni e doni l'essenza dell'Opera, la 'contestazione'che è autocritica, l'assenza di materia, l'originalità che si cela dietro 'le ombre delle parole' - fantastico!-, 'l'immenso esistenziale' di Nazario che si svela... Permettimi di dirti, senz'ombra di piaggeria, che l'originalità fa parte del tuo essere, del tuo porgerti, del tuo scrivere e del tuo recensire. Talvolta non sono all'altezza dei tuoi contenuti e me ne scuso, ma qui... mi inchino. Complimenti a te e al carissimo Condottiero.

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