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giovedì 19 novembre 2020

MARCO DEI FERRARI: "IL MISTERO DI NAZARIO PARDINI"

Marco dei Ferrari,
collaboratore di Lèucade

NAZARIO PARDINI: "MELANCONICO AUTUNNO" 

Melanconico autunno, non dirò

delle foglie morte che stamani

tu cospargi sopra il mio sentiero,

e nemmeno dei colori moribondi

di cui ti impreziosisci; ma stamani

mi piace ricordarti quell’autunno

che tanto melanconico non era,

anzi sprizzava gioia tutto attorno:

c’era lei, ti ricordi, e le tue foglie

si facevano verdi e verde il mare

e verde pure il cielo, come verde

l’animo mio che sapeva tanto

di una primavera, e le tue foglie

non erano morte sopra il mio viale,

c’erano i suoi piedi nudi a carezzarle

per dare luce e rendermi felice.

 

Il "MISTERO" di Nazario Pardini 

Nazario Pardini nella sua maestrìa lirica capovolge Ogni riferimento assodato per inoltrarci in dimensionalità sorprendenti e profonde. Il suo "melanconico autunno" ne è prova più che evidente nelle foglie (morte), nei colori (moribondi), nelle malinconie di un tracciato esistenziale solo in apparenza tristemente condiviso. Apparenza autunnale che si sfuma, verso dopo verso, in una visione totalmente rinnovata e gradevole: dalla tristezza del declino alla gioia della rinascita (o risveglio) di sensazioni emozionali clamorose. Tutto si identifica e risorge: la malinconia è gioia, le foglie mutano colore, il sentiero non si impreziosisce di foglie, ma si titilla di orme, lo stato d'animo del poeta si allinea cromaticamente alla nuova realtà esistenziale, l'ombra della mestizia s'identifica con la luminosità della felicità. E lei l'artefice della totalità identitaria, è la fanciulla di una immagine concreta e perenne che travalica il tempo e ne annulla gli effetti negativi per ri orientarlo su quel sentiero esistenziale (il mio viale) che Pardini ripercorre intensamente con l'anima e il corpo. L' "essere" qui prevale sui drammi del tempo, ne ostacola il divenire, ne cristallizza l'attimo relegando la memoria a dettaglio, alimentando la sensazione primaria di una gioiosità incontenibile che assorbe il dilatarsi temporale fino a identificarsi con la perennità di un istante scintillante di promettenti attese. L'istante significa "primavera" nel rilancio programmatico di nuovi orizzonti circondati dalla speranza della consistente persistenza di intrecci tra evidenze naturali e sentimenti crescenti che una "visione" immaginifica sostanzia di aspettative, ansie, illusioni, gioie indicibili. E tutto il creato, ovvero lo "status" metamorfico autunnale/primaverile partecipa all'intensità emotiva che occupa la mente e il cuore di Nazario spegnendo la negatività iniziale e trasformando la significanza di un autunno classico in un tripudio di sequenze naturali "umanizzate" dalla presenza di un sentire che pulsa e "traduce" gesti, sensazioni, presenze in attimi d'amore senza limiti. La "luce" del poeta è la continuità della percezione interiore, intimizzata non dalla memoria vissuta bensì dall'attualismo vivente che lo scenario cromatico-ontologico addita quale prova d'amore e dolcezza: l'ingentilirsi lirico dei versi ne segnala la valenza. Il "verde" permea il tutto (mare, foglie, cielo, interiorità...) e assume il riferimento lirico principale di ogni riflessione, arricchendo l'immagine nella scintilla che accarezza il percorso con i passi della ragazza (Lei) che "vive" nel poeta, con il poeta. "Essere", identificarsi, "divenire" costante e immutabile (nonché apparente) in un tracciato (viale) infinitamente produttivo di emozioni vitali e concrete, intuizioni irripetibili, affondi spirituali inesprimibili. L'attualizzazione delle presenze altresì costituisce la struttura basilare di questa "espressività" pardiniana, breve ed infinita, leggera e profondissima, semplice e complessa da interpretarsi. Infatti quando si pensa di averne scoperto la chiave, si commette l'errore più infido di valutazione perché Pardini non si lascia mai totalmente assimilare. La sua uscita di sicurezza è la magìa poetica del suo esistere oltre le cose, i fatti, le assenti presenze, ma nelle cose, nei fatti, nelle forme, (Lei) in una dialettica permanente che gli svoli stagionali declinano nella vera sintesi di un "mistero" improvviso dove l'amore si preannuncia allo spirito annodandone i vari momenti creativi-espressivi e ricognitivi che questa poetica ci offre. Il "mistero Pardini" continua...

Marco dei Ferrari

1 commento:

  1. E' un bel commento, una bella lettura ricca di humour e di colore, viva e vivace. Lo stile leggermente giocoso e scanzonato di Marco dei Ferrari mette qui in evidenza lo spirito personalissimo della poesia Di Nazario, giocando anche un po' su certi aspetti che dell' amato Poeta magnificano la personalità.
    Un binomio alto in questa pagina interessante e gradevole. Alla delicatissima amorevole poesia di Nazario Pardini si associa la verve espressiva e culturale di Marco dei Ferrari.
    Saluto con amicizia affettuosa entrambi gli Autori.
    Edda Conte.

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