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domenica 1 novembre 2020

NAZARIO PARDINI TRADOTTO E LETTO IN LINGUA MACEDONE

Corri Delia!

 

Ti ricordi con quanta timidezza

ci guardavamo negli occhi. Era il tempo

delle mele. Il tempo delle fughe.

E ne facemmo una straordinaria,

lungo il mare, di notte, quando il battito

accompagnava i fremiti del cuore.

La rena risplendeva ai raggi della luna,

e l’onda luccicava. Tutto ci era vicino,

e tutto accompagnava quella fuga

che facemmo inesperti. Ma tu ricordi?

O sei chiusa nell’oblio

voluto dalla vita.

Eppure eri tu, quella sera, sul mare,

a disegnare un cuore

sperso chi sa dove ed io con te.

Non posso fare a meno di rivivere

la bàttima lenta e melodiosa

di una chitarra; di una canzonetta

che volemmo come melodia

di una storia d’amore. Corri Delia!

Ancora corri come lo facesti

un po’ pazza sul battito dell’onda

quella sera di luglio. Corri! Le memorie

ti saranno vicine e tu rinata

canterai a squarcia gola e a braccia nude

al ritmo della nostra serenata  








3 commenti:

  1. Il nostro inimitabile Condottiero merita ogni tributo. La sua voce è la Storia della Letteratura contemporanea e noi abbiamo l'onore di abitare il blog che lui ha fondato e ha chiamato, non a caso, Lèucede, ispirandosi alla meravigliosa isola greca dalle acque cobalto, dove sorge la rupe che, secondo la leggenda, vide il suicidio della poetessa Saffo. La traduzione delle sue liriche nelle varie lingue e, in quest'occasione, in macedone, mi riempie il cuore di gioia. Delia, simbolo di ogni donna, sarà conosciuta e amata e Nazario riceverà l'alloro anche nei Balcani, in una regione che nel VII secolo a. C. fu dei romani. Mi congratulo con i traduttori e stringo al cuore il nostro illustre e umilissimo Nume Tutelare.

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  2. Complimenti vivissimi Nazario! Complimenti a te, ma soprattutto alla tua straordinaria poesia che merita di essere conosciuta ed amata nel mondo per il potere indiscusso che ha di far rifiorire l'amore e la gioia di vivere, i valori elementari e universali dell'esistenza, in questa nostra martoriata e inautentica civiltà.
    Franco Campegiani

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