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martedì 19 gennaio 2021

MARCO DEI FERRARI SU: "IL CALENDARIO" DI EDDA PELLEGRINI CONTE

Sardegna

                                (gennaio)

Schizza di verde il bruno della pietra

al piede del Nuraghe il fico d'india

mormora una preghiera in lingua ignota

la stele sulla Tomba del Gigante.

Respirano i trafori delle rocce

a guardia delle vie deserte;

sospinge il vento verso la marina

l'intrusa vela.

Il vento di Maestro si fa forte

ai salici giganti piega le braccia molli

scava la terra in mezzo alla brughiera

fruga i cespugli del mirto

fino a sera.

...

Palau

(febbraio)

Il vento ha voce d'arpa

che accompagna il grido dei gabbiani

verso il porto

narra le storie antiche e le leggende

di terre che si affacciano sul mare

come finestre aperte

sul mondo delle genti.

...


Scende la sera a Le Saline

(marzo)

Sull'acqua verde degli stagni

scende la sera.

Si solleva il ciuffo colorato della gazza

che lascia la dimora del giorno

mentre il sole cala dietro la collina...

arpeggi sottili sulle corde del vento

rompono il silenzio...

Nell'opaca trasparenza lilla

che avvolge tutto l'arenile

si riscopre il senso della vita.

 

Primavera sarda

(aprile)

S'arroventa nei colori il giorno!

Sulla duna bianca

strappa il volo alle farfalle

il ginestrone

tra il mirto sulle siepi il cisto

si confonde bianco-rosa...

profuma sui sentieri l'asfodelo

e la lavanda.

Tra mille fiori primavera sarda

istanti vive d'incostanza...

si accende ci rallegra e muore.

...

Villaggio Nuragico

(maggio)

Bianche di polvere nell'afa meridiana

le sughere maestose i rami annosi

le pietre secche di vita e d'acqua.

In terra di Barbagia

là dove il Logudoro sfuma e la Gallura

cantano le cicale

un'ossessione di memorie antiche...

Su ardimentosi sentieri di pastori

fruga la mente in millenario cerchio

pietra su pietra...

il pozzo lustrale la gradinata ellisse

le frecce scolpite nella roccia

che guardano a ponente

dove nasce il vento e porta l'acqua

agli uomini e al bestiame.

Si allarga sulla pietra sacrificale

la bruna macchia del ringraziamento.

 

Nel chiuso del nuraghe il re pastore

attende in armi l'assalto del nemico.

 

All'isola dei gabbiani

(giugno)

 

Eterei fiori sulle dune

come brandelli di cielo caduti

al sorgere del giorno...

si avanza a piedi nudi

tra cespi di semprevivi rosa...

scivola la sabbia tra le dita

con la carezza lieve del morbido elicriso.

Iridato si inorla il mare

specchio che riflette il cielo

nell'acqua chiara come l'ala dei gabbiani.

 

Nel silenzio il rombo di un motore

improvviso iconoclasta

spezza la quiete...

 

Edda P. Conte

 

L'ORIZZONTE A-TEMPORALE DI EDDA CONTE

(UN CALENDARIO 2021 - 1° PARTE)

Marco dei Ferrari,
collaboratore di Lèucade

Questo nuovo Calendario poetico di Edda Conte (corredato di significative immagini pittoriche da Botticelli a Mirò per la prima parte) orchestrato sui ritmi cromici di una Sardegna misteriosa è semplicemente "senza tempo" induce ad una riflessione frammentosa e trasmutante.

La Sardegna si impone sullo scorrere dei mesi e offre al lettore una sequenza di "controtendenze" che punteggiano protagonisti di scenari e atmosfere.

Il "vento" cromico con i suoi "allegati" naturali rievoca il passato nel presente che futuro ritorna in eterna circolarità regressiva senza numeri o richiami tempistici.

In una liricità delicata e narrativamente accessibile ed applicabile ad immagini simboliche di "presenze" viventi "informalizzate" (il fico d'India che prega... le rocce che respirano... i salici che s'arrendono al vento "Maestro"... i cespugli incavati...) Edda Conte totalizza animali, esseri umani, vegetali, cose, leggende e storie formando un "narrato" di frammenti lineari coevi ad aprire ogni sequenza.

Palau ne è l'epicentro, le Saline ne riflettono il percorso tra armoniosi richiami al "senso della vita" (verde-lilla) dove il colore si configura in finalità esistenziale che non necessariamente deve scorrere, ma anzi si sofferma in sigillo permanente di uno stato d'animo naturale che la poetessa compone celebrando la perennità del "Nuraghe" e della stele su una Tomba Gigante (gennaio).

I primi tre mesi di questo "excursus" dunque si armonizzano in una "visione" poetica unitaria che non si misura nel flusso temporale di evoluzione, bensì ne cristallizza le sensazioni con riferimenti di "umanizzazione" complessiva per "cose", essenze naturali, scenari connessi (trafori delle rocce... la brughera... gli stagni... l'arenile... il mare... la vela...).

Il tempo non esiste più, ma è il suo antagonistico "contrario" a prevalere nel cristallo poetico di questi gennaio-febbraio-marzo che potremmo agevolmente rimeditare in unico momento di spiritualismo estetico dove tutto il "creato-Sardegna" vive senza scadenze che ne condizionino il fluire e ne sanzionino il trascorrere e dove "Palau" e "Le Saline" divengono esperienze extratemporali di un mutarsi complessivo nella gestualità di un "essere" lapidario e dominante.

Il trascorrere è il significato di una sola "voce" (narrante) che dal Sole si dilaga nell'orizzonte dei terrestri accompagnando ogni piccolo evento o dettaglio o micro-coscienza di qualcosa che anche invisibilmente esiste a "guidare" il verseggiare dei dinamismi presenziali.

I secondi tre mesi (aprile-maggio-giugno) hanno un altro referente espressionale che la "Primavera" sarda significa con chiarezza.

Colori roventi, profumi intensi di fiori (mille fiori), incostanza di un itinerario che si manifesta in nuove impressività visive e intrinsecamente estetizzanti, incardinate nella Preistoria (villaggio Nuragico) per approdare su riflessi floreali di acque (chiare) che scivolano tra mirto, cisto, rosa, iride, ali di gabbiani, dune, piedi nudi... sino al mare-specchio celeste... di carezze presenti dal passato-futuro.

Qui si notano "immagini" compiute in se stesse, dove l'apparire si confonde nell'atto di essere che la Poetessa declina in multicolori emotività transeunti.

Anche in questa parte del Calendario lo scorrere temporale sembra assente: tutti gli esseri "viventi" ripetono il proprio corso (farfalle, ginestrone, siepi, sentieri...) in un sincronico coesistente che ritotalizza "inizio e fine" nel profumo e nella leggerezza del colore protagonista annullando il seguirsi dei giorni o mesi o comunque trasmutandone le finalità in progressive serialità interiorizzate che si snodano e intersecano con riflussi poetici di estrema efficace profondità.

Quindi la "Storia" perde la propria connotazione temporale e ritorna sospendendo il suo fluire e il "villaggio Nuragico" (maggio) risorge da un letargo ingiustificabile: le memorie sono contemporaneità attive, i sentieri dei pastori riprendono la propria utile funzionalità, l'acqua si offre a uomini e bestie, le "pietre" si recuperano ai riti sacrificali e il "re pastore" si prepara a difendersi dal nemico...

Le descrizioni/citazioni poetiche sembrerebbero peraltro contraddire queste riflessioni sul "contro-tempo" (scende la sera... sorgere del giorno... la Primavera si accende... e muore...), ma solo in apparenza: il contesto globale infatti non manifesta conclusioni effettive, bensì solidificarsi poetici che coinvolgono uno stato d'animo "attualizzato" nel gesto letterario dove solo il "silenzio" fenomenologico di acuta intuizione coscienziale fine a se stessa (brandelli di cielo... inorlo del mare...) prevale nella creazione omnicomprensiva sull'isola dei gabbiani (giugno).

La raffinatezza scenografica nell'armonia dell'impostazione lirica conduce all'uniformità sequenziale dei primi sei momenti di questo Calendario (più virtuale) dove la Sardegna traccia ogni percezione di affinità compositiva tra tutte le omogeneità che l'Autrice rinviene nel suo "orizzonte" a-temporale o "contro-tempo" ricco di suggestioni artistico-pittoriche, anch'esse da collocarsi in dimensione extra-temporale.

Una dimensione totale che abbraccia tutte le "liriche", "umanizza" ogni riferire simmetrico in vitalità risorgenti per ogni verso, ridimensiona ogni temporalità confinandone gli effetti in corollari di secondaria valenza e ininfluenti nel progetto artistico.

Edda Conte, "poetessa anti", rivela qui il suo estro imprevedibile di "conduttrice" particolare nei misteri dell'esistenzialità concretamente "virtuale".

 Marco dei Ferrari



2 commenti:

  1. Marco caro, non ti ho trascurato, ho pensato a lungo al tuo lavoro magistrale svolto su quest'ennesima prova di talento della nostra comune amica Edda, alias toc ad eden. Sei stato straordinario nel carpire i particolari dell'arte figurativa e dei versi che caratterizzano questa preziosa opere d'arte.In effetti il calendario è 'orchestrato sui ritmi cromici di una Sardegna misteriosa e semplicemente "senza tempo" - non potevi trovare definizione più lirica e più adatta -, e risorgono 'dal loro letargo'i villaggi nuragici, uno dei simboli più conosciuti della Sardegna. Una civiltà che riusciva a trasmettere tramite la propria imponenza il carattere invincibile. Un popolo che ha saputo costruire delle fortezze per proteggere e garantire la vita di tutti gli abitanti. Oggi vengono concepiti come dei guerrieri valorosi che hanno resistito per secoli, senza perdere il fascino che li contraddistingue. Edda si è focalizzata su quest'aspetto storico -archeologico per presentare una Sardegna dal volto diverso, come hai evidenziato in modo eccellente. I quadri sembrano scelti in base alle sensazioni che le trasmettono i mesi dell'anno: Botticelli, Matisse, Kandinskij per gennaio, febbraio, marzo, la Crocifissione di Paul Gauguin per il mese della Pasqua, ovvero aprile, e così via. Tu riesci a condurre analisi semantiche condite di speculazioni filosofiche per me inarrivabili, ma ti rinnovo l'ammirazione, amico caro, in quanto sei fonte di apprendimento e crei campi analitici in cui si esalta la dimensione interiore dell'Autrice e si riscopre la propria. Ti ringrazio con tutto il cuore e, naturalmente ringrazio Edda, instancabile, generosa, umile... Siete due pilastri. Vi stringo forte.

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  2. Apprezzo molto questa lettura del mio calendario 2021 da parte dell'amico Marco dei Ferrari, un commento attento e filosoficamente interpretato.
    Organizzare la pubblicazione del calendario artistico, con la scelta di 12 mie poesie da abbinare a ciascun mese, è da molti anni, un impegno e un piacere.
    Con la collaborazione della Editrice Helicon e l'ottimo staff editoriale, che provvede al commento dei testi e alla scelta dei Pittori che li accompagnano, ricevo poi quel meraviglioso "presente" che serve anche a farmi ricordare agli amici cui lo invio in omaggio.
    Può capitare che qualcuno, come in questo caso il poeta e scrittore Marco dei Ferrari ,ne faccia motivo di studio. Questo mi compensa ampiamente e mi resta a gradito ricordo.
    Ringrazio Marco per il dono che mi ha fatto.
    Edda Conte

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