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venerdì 31 dicembre 2021

LUIGI GASPARRONI ESTRATTO DA SILLOGE



COPERTINA











                                        














































































giovedì 30 dicembre 2021

GIUSY FRISINA: "SINTESI DI UN DISCORSO INTERROTTO"

Giusy Frisina,
collaboratrice di Lèucade

 

SINTESI DI UN DISCORSO INTERROTTO


Schizzi impazziti d'inchiostro

Dalla tua elegante stilografica
E l' immaginazione senza potere

E le canzoni cantate in automobile
Sulle note dei festival

E le elucubrazioni interminabili
A inseguire il nulla 

E il tutto


Noi che eravamo sempre  noi

Fragili e forti della protezione

Di una campana di vetro.

Ma come api imbastite su arnie di luce
Potevamo sperare di esistere solo
Su un universo parallelo


Ed era filosofia senza vita

Nell'astrazione perenne
Ma a volte pura poesia
Come sola possibile forma di vita

 

mercoledì 29 dicembre 2021

ORAZIO ANTONIO BOLOGNA: "NOTA STRAVAGANTE SULLA SFINGE DI PIETRA" DI CLAUDIA PICCINNO

O. A. BOLOGNA,
collaboratore di Lèucade


ORAZIO ANTONIO BOLOGNA 

NOTA STRAVAGANTE SULLA

SGFINGE DI PIETRA

di

CLAUDIA PICCINNO

 

La Poesia, che aleggia sovrana e invita alla riflessione e inocula un messaggio universale all’umanità colta nel suo travaglio interiore prima che esteriore, merita attenzione particolare per l’eterea sfumatura, che l’avvolge e le conferisce quel quid particolare, che l’animo percepisce e cerca in ogni modo di coglierne i fremiti e i sussulti più tenui. La vera Poesia, però, è capace di produrre anche grandi terremoti, forieri di profondo rinnovamento interiore.

Il lettore attento e recettivo, al di là della sua formazione culturale, coglie immediatamente la substantia d’una lirica e assimila quanto le scarne e, a volte, ruvide parole veicolano col loro suono, con il loro intreccio nella disposizione sticometrica. Il lettore aperto e sensibile alla Poesia non si ferma all’esteriorità, a ciò, che è comunemente detto accidens; distingue il contenente dal contento e con l’astrazione scevera e mette da parte gli accidenti, per cogliere la substantia, che sola permette di raggiungere e assaporare il messaggio veicolato.

È confortante sapere, e vedere, che molti si dedicano alla Poesia, cercano di elevare il loro animo al bello, si sforzano, nel loro piccolo, di trasmettere un messaggio valido ai propri simili, di elevarsi al di sopra del popolino, del vulgo sciocco di carducciana memoria. Tra tanti volenterosi e zelanti manovali della Poesia quanto ciarpame viene prodotto, quante offese vengono perpetrate a danno proprio della Poesia, della quale si dicono cultori! E molti di questi si considerano grandi poeti solo perché hanno frequentato la prima elementare e, pseudoprofeti della Poesia, dall’alto del loro tripode macedone emettono giudizi rapportati, ovviamente, al proprio metro, piuttosto misero e, oserei dire, a volte davvero meschino. Mai come in questo caso è vero l’apoftegma di Protagora homo est mensura rerum. E proprio per l’inconfutabile verità di tale asserto quanti si atteggiano a giudici implacabili è bene che sappiano che il loro chiacchiericcio, il loro pettegolume proprio delle lavandaie non offre base alcuna per un dialogo sereno, serio, costruttivo. I grandi maestri della critica vera e intelligente offrono insegnamenti e orientamenti del tutto diversi.

Tra le poche, e significative voci, della vera e grande Poesia contemporanea in debita considerazione va presa la produzione di Claudia Piccinno, la quale, come apprendo da colleghi attenti e sensibili, ottiene successi e riconoscimenti non solo in Italia e in Europa, ma anche in altre nazioni, come in Turchia, Macedonia, in Cina, negli Stati Uniti. Il parere dei critici più significativi, soprattutto nella regione balcanica, è concorde nel considerare la lirica della Piccinno una delle voci più genuine e autentiche nel complesso e contraddittorio panorama poetico contemporaneo.

La raccolta, che, almeno per ora, concretizza in modo specifico la poetica della Piccinno, è La sfinge di Pietra, alla quale ha rivolto l’attenzione più di un critico e della quale tutti hanno messo in debita evidenza il costante rapporto tra forma e contenuto, sempre chiaro, in linea con un preciso assunto morale e paideutico, insito nell’animo della Poetessa, che con la sua scrittura si pone come tramite tra l’Uomo e la Poesia. Claudia non cerca i facili applausi, non si pone unica maestra di vita e di verità, non presume d’essere l’incarnazione della Poesia: scava ogni giorno nel suo animo in cerca della verità, medita con assiduità sui travagli dell’Uomo, cerca la Poesia riposto tra le pieghe della psiche smarrita o contenta per le piccole gioie della vita. Conscia dell’umile compito affidato al Poeta, torna sovente sulle sue liriche e, seguendo il dettato di Callimaco, di Catullo o di Orazio, si piega in un assiduo e proficuo lavoro di riflessione e di lima, che, alla fine dà alla luce solo pochi versi, incisi sul brogliaccio non con l’inchiostro, ma col sangue grondante dalle mani mosse dall’animo travagliato e inquieto.

Invito il lettore a percepire il fremito che vibra nella breve lirica, che si riporta. I pochi versi con ovattato silenzio trasportano immediatamente il lettore nel mondo metasensibile e gli imprime quel quid, del quale avverte la presenza e del quale non riesce a rendere l’idea:

       Mi annebbia la visuale

       il tepore dei tuoi baci,

       ne conservo l’alone

       perché io sono vetro.

La breve composizione è contrassegnata col numero XL ed è collocata a chiusa della breve, ma sostanziosa silloge. La Poetessa con tre settenari e un ottonario dà vita a un magnifico quadretto, nel quale l’intimo calore dell’amore annebbia e, a poco a poco, sfuma la travagliata esistenza, che circonda e avvolge con spire soffocanti la trita quotidianità. Qui taccio, perché ogni parola, anche la più appropriata, potrebbe rompere l’atmosfera creata dall’ovattato silenzio, rotto solo dai baci e dai sottesi sussulti di due anime innamorate.

Le liriche di Claudia Piccinno, di solito, nascono e scorrono nel maestoso alveo del vero libero. Ma non di rado la Poetessa si lascia cullare dall’intramontabile armonia della metrica, innata nell’animo sensibile e aduso a percepire l’intimo fremito della Poesia. Nella sfumata tramatura della quartina si avvertono echi di letture classiche, che riportano soprattutto al Catullo dei baci da parte di Lesbia. Ma la poetessa tratta in modo diverso il tema e con iuncturae assenti nel poeta latino ricrea un’atmosfera diversa, più intima e sognante, che si perde al di là dell’alone lasciato dall’alito sul vetro appannato. Nell’agnizione di lettura emerge immediatamente il sottile legame col modello e la novità apportata dalla Poetessa, che pone davanti agli occhi del lettore non la bocca o le labbra brucianti di passione, ma l’alone impresso sul vetro. Il trapasso metaforico crea un’atmosfera di sogno, dov’è sottesa la concretezza, la certezza, la dolcezza dell’effusione, scaldata da amorosi sensi.

Sovente, però, il critico, e i grandi maestri lo insegnano, lascia al lettore e alla sua sensibilità l’agnizione ravvisabile nella lirica. Non escludo l’obbligo della necessaria operazione filologica, talvolta, però, preferisco sottenderla per appagare la soddisfazione del lettore e permettergli di giungere a risultati altrimenti poco appaganti.

Non si può tacere, scorrendo la silloge, la levigatezza del verso e la serena armonia, che lo attraversa nell’incalzare dell’enjambement, che lega un quinario o un senario col verso successivo, come si rileva nella lirica, contrassegnata col numero XXX:

       la cinciallegra

       sfuggì alla tormenta

       e perse il canto

       per lo spavento.

       Un frullo d’ali

       e si sollevò,

       scorse il suo stormo

       che l’attendeva

       mentre muta

       il cielo fendeva.

Il gustoso componimento, formato da due quadretti di grande suggestione, crea subito un’intensa atmosfera di idilliaca serenità; immerge il lettore in un paesaggio di sogno con la concretezza delle parole e delle immagini. Un velo di impercettibile mestizia segue il volo della cinciallegra e con essa si perde nel cielo bigio, attraversato dalla tormenta. La solitudine e lo spavento della cinciallegra cessano appena raggiunge lo stormo, nel quale si confonde e si perde. Claudia con questa lirica richiama alla mente del lettore il celebre componimento di John Donne, Nessun uomo è un’isola. Con questa metafora Claudia richiama l’attenzione sulla sensazione di solitudine, che cessa quando la cinciallegra si unisce e si fonde nello stormo. Ciascuno avverte solitudine e distacco, nonché difficoltà proprie d’una vita convulsa, turbata troppo spesso dalle tormente.

Nella breve lirica, come il lettore ha certamente intuito, non mancano suggestioni pascoliane e carducciane, opportunamente assorbite e utilizzate in una trasposizione semantico-allegorica con raro intuito, con raffinata sensibilità, con mirabile resa poetica, degna dei più grandi maestri. Anche in questa breve lirica l’agnizione domina il soggetto attinto da fonti lontane, ma vive, e lo presenta con un dominio linguistico e semantico nuovo, vibrante di luce nuova.

I riverberi del passato, libri ex libris, prendono di volta in volta forma e fisionomia diversa; l’idea archetipa si infutura nell’obliterazione del contingente prossimo, per risalire alle sfere oniriche di una meditazione senza i limiti circoscritti nella contingenza del presente. Ciò permette alla Poesia di trascendere il Poeta e di raggiungere chi avverte nel suo intimo più profondo i riverberi di un fremito senza limiti né di tempo, né di spazio. Da tali presupposti la Poesia mediante la sua funzione paideutica alimenta le nobili qualità dell’Uomo e lo trasporta dalla miseria del presente nel sublime, costituito dalla semplicità dei lessemi e dei sintagmi.

Come Italiano e ammiratore della Poesia sono fiero di aver ricevuto qualche mese addietro il seguente messaggio, che, privo delle notizie strettamente personali, condivido con quanti si sentono orgogliosi della nostra produzione poetica:          

«Centro di Cultura “Aco Karamanov” Radovish, Macedonia.

Consiglio del 48° Incontro di Poesia Karamanov.

Tre anni fa, il Festival Internazionale di Poesia “Karamanov Poetry Meetings” che celebrava i 54 anni dalla prima edizione, e il Centro di Cultura “Aco Karamanov” Radovish hanno inaugurato il Premio Internazionale di Poesia “Aco Karamanov” per l’eccellenza nella poesia.

Il consiglio del 48° Karamanov Poetry Meetings ha accettato la proposta del presidente del consiglio, il poeta Borche Panov, e ha preso una decisione sul vincitore di quest’anno che è stato selezionato tra 30 poeti mondiali precedentemente scelti da diversi paesi del mondo. Pertanto siamo lieti di annunciare che il PREMIO INTERNAZIONALE DI POESIA “ACO KARAMANOV” al 48° Karamanov Poetry Meetings va alla poetessa italiana CLAUDIA PICCINNO.

Una selezione di poesie di Claudia Piccinno è stata tradotta in lingua macedone da Daniela Andonovska-Trajkovska (dalla lingua inglese) e Borche Panov (dalla lingua serba) e sarà pubblicata in un libro di poesie dal titolo “A Light Hole in the Cathedral”- Foro di luce in cattedrale.

“La poesia di Claudia Piccinno è un sublimato della dimensione umana in cui gioia e dolore, pace e quiete sono percepiti come interferenza della forcella lirica del ventunesimo secolo in cui stiamo perdendo l’umanità e stiamo sprofondando nella sordità dell’alienazione in tutte le direzioni nella caduta della civiltà. La poesia della Piccinno ha il coraggio di farci affrontare le nostre stesse paure, ci chiama ad accettare e a superare i nostri errori, a stare dietro lo scudo della nostra purezza di esseri umani, a riportare in auge il nostro coraggio in modo da poter sentire l’adrenalina sotto la nostra lingua ancora una volta, per poter essere vivi, anche osando la rabbia se necessario e per connettere l’arco delle nostre vite umane sulla Terra con la nostra essenza in Cielo”».

Davanti a così importante riconoscimento conferito da persone, che vivono e colgono la Poesia, si può solo chinare la fronte e accogliere con umiltà e soddisfazione l’ambito verdetto. Anche al giudizio, nel quale tutte le parole sono pensate, soppesate e prese nel loro significato più alto e più nobile, deve essere rivolta la dovuta attenzione, per coglierne il messaggio e l’augurio rivolto alla Poetessa, perché continui nel culto delle Muse e con la funzione paideutica insita nella Poesia contribuisca a diradare le tenebre dell’abbrutimento, perché l’Uomo ritrovi se stesso nella comunità dei suoi simili, viva la sua vera dimensione e tenda alla meta assegnatagli dalla Natura.  

             

martedì 28 dicembre 2021

CINZIA BALDAZZI LEGGE: "ANIME DI MAIOLICA" DI FLAVIO PROVINI

Flavio Provini

Cinzia Baldazzi legge «Anime di maiolica» di Flavio Provini 

Flavio Provini

Anime di maiolica

Firenze, A&A Marzia Carocci Edizioni, 2021

pp. 92, € 12,00

 


   «La sensazione della bellezza», suggeriva Charles Sanders Peirce, «sorge da una molteplicità di altre impressioni». Perciò, la «formazione di una sensazione» è determinata «da come è costituita la nostra natura, ed esprime l’occasione in cui sorge la sensazione, o segno mentale naturale».

Entrano subito in campo, però, le convenzioni del linguaggio, le quali esprimono «l’occasione in cui una parola deve essere usata»: in un simile contesto, la scelta del segno linguistico non potrà che essere arbitraria.

   Ebbene, l’intensa poetica di Flavio Provini unisce con eleganza il macrocosmo della prima, ovvero «che qualcosa è bello», al microcosmo della seconda, cioè la «pluralità delle impressioni naturali» confluita in una «parola definita».

   Immediato è il contatto con la beltà tra le pagine di questa silloge. Lo conferma, nella prefazione, l’editrice Marzia Carocci: «Anime di maiolica ci riporta alla delicatezza di un materiale esteticamente bello e delicato accostato alla fragilità dell’anima umana. Bellezza e fragilità».

   Nella poësis d’esordio Anch’io vivo come te, l’anafora in apertura delle sei strofe («Anch’io vivo come te»), attribuita alla Natura contaminata, alla Terra inquinata, sottolinea con versi calzanti e ammonitori - mentre «mi difendo dagli sbuffi di gasolio», «m’ingrasso di macerie abbandonate», «mi amo, e resisto, e lotto il male» - che, analogamente all’essere umano, «infine muoio, proprio come te». Indugiamo così nel campo di forma-contenuto di una conoscenza globale, composta di intuizioni tanto elementari quanto convincenti: ecco quindi l’«aria», il «rispetto del senso civico», il «materno conforto», il «sorriso del sole più abbagliante» a varcare tutti insieme il dubbio, il conflitto, la crisi attuale, collettiva, dell’Esserci (Dasein).

   Tra le pagine di Anime di maiolica avanzano complessi simbolici di un genere umano dolente, sottomesso, disperato, comunque consapevole di una propria sana dignità, di un energico impulso antagonista a ogni sorta di male. Nello struggente Parco giochi Paradiso, nell’ascoltare la voce di un bimbo, tra gli ospiti di un centro Oncologico «che più non sono», in un commovente scambio iconico tra l’esistenza materiale e il margine ultraterreno («Chissà cosa troverò oltre le nubi») sfioriamo coscienti la soglia del tempo, oltre la quale rivedremo tutti:

 

All’ombra del tempo rivedrò il tutto:

il laccio della chemio sul braccino

la nenia di papà, la chiesa a lutto

l’acero a sigillare il mio destino.

Riudirò solo il sussurro materno

il commiato rimasto nello sguardo

il sibilo di penna sul quaderno:

“arriverò anch’io, un po’ in ritardo”.

 

   Il volume, denso di immagini fotografiche a stampo realistico collocate a fianco di ogni singolo testo, offre un mosaico ben costruito di eventi di cronaca dimenticata, di situazioni sociali, di stati culturali-mentali, allargando lo sguardo dal territorio milanese all’ambito nazionale, alla dimensione europea, alle tragedie del mondo. Il percorso degli sfortunati protagonisti di Provini, simbolo a loro insaputa delle peggiori ingiustizie di questa terra, si muove in un fluire parallelo a quello effettuato dalla poetica dell’autore, secondo un movimento generale della scrittura che lo studioso Angelo Marchese (riprendendo suggestioni degli americani Wellek e Warren) così definiva: «Finiscono col saltare le rigide barriere nazionali delle varie letterature ed emerge in tutta la sua complessità la fisionomia unitaria del sistema, specie nell’età di più intensa circolazione delle idee».

   Pertanto, transitando senza salti bruschi e immotivati in civiltà storicamente eterogenee, giungiamo attoniti e partecipi, attraverso gli «endecasillabi per una piccola profuga spirata sul barcone» (La canzone di Jasmine), in una vicenda dove la bimba, «da principessa su scivoli d’acqua», diviene

 

bruno corpo arreso alla corrente

di un mare che non dà scampo a nessuno,

truce rastrello di scialbe esistenze.

 

   Al verso libero di Naufragio è invece affidata l’evocazione cronachistica di un altro tragico affondamento:

 

Erano punti fermi quelle salme

vecchi immolati senza denti

bocche sazie d’urla delle madri

perline fragili ebano chiaro

lasciate lì da un Nettuno avaro

di tempo per loro.

 

   Vengono da varie parti del mondo le donne e gli uomini presentati da Provini: il giovane marocchino ora operaio nel nostro paese (Samaad venuto da lontano), l’artigiano Zhao e il suo lavoro oscuro (Sarto di notte), la giovane moldava finita preda dei protettori (Katerina), la ragazza madre emigrata e le due facce del rito, cattolico e ortodosso (I Natali di Halyna), e infine, in un ardito salto geografico, lo sguardo della tredicenne bengalese costretta a prostituirsi nel girone infernale di Kandapara (Gli occhi di Kamala). A loro, l’autore di Anime di maiolica tributa l’omaggio di un verso “solidale” privo però di facile commiserazione, in grado anzi di auto-imporsi una prospettiva lucida, riflessiva, attenta alla formulazione metrica e prosodica: ne sono esempio i due sonetti caudati Cronaca di una morte metropolitana, sulla fine pietosa di un senzatetto, e Donne senza capelli, ambientato in un reparto di oncologia femminile.

   Secondo Angelo Marchese, lo stato d’animo di un’opera «nasce alla confluenza di una complicata trama di isotropie, di percorsi semantici che non sono mai completamente chiusi nel testo». Ebbene, lo status polisenso sviluppato da Provini in simile chiave di ποίησις (pòiesis) appare frutto di una ricerca stilistica ininterrotta, basata anche sulla coscienza della comune indole misteriosa dalla quale rifioriscono i τρόποι (tròpoi), ovvero i traslati caratteristici del linguaggio retorico letterario. Tra i brani emerge un andamento ritmico interiore, adeguato a illuminare una specie di fantasiosa prassi “imitativa”, originale e avvincente, come quando l’autore affida a un giovane disabile queste parole:

 

Ho riempito il cuore con un libro

ho abbozzato una pagina dopo la fine

un’idea di sole oltre il confine

del mio metro da cui osservo il giorno.

[da Il mondo a un metro]

 

   Leggendo Anime di maiolica, allora, mi sono chiesta in qual modo scaturisse il messaggio della ποιητική τέχνη (poietiké tèkne) concernente il destino - la τύχη (tiùche) degli antichi greci - come quello sintetizzato da Provini ne Il tulipano nero quando rivela, con un abile uso delle “istituzioni” retoriche, la specularità della sorte tra un bambino straniero adottato e un fiore oscuro da accogliere e curare:

 

L’ho voluto così, violaceo e nero

in sprezzo all’acredine del destino

che lo vesserà per i petali illegali.

Ma avrà acqua e luce nel mio giardino

perché cresca solerte e fiero.

 

   Al riguardo, ancora Marzia Carocci dichiara: «La sofferenza umana e la realtà odierna s’intersecano fra la musicalità del verso e la scelta delle metafore. Grazie alla sua abilità espressiva, pare di vedere fra gli idiomi, le immagini, i movimenti e le lacrime di chi spesso viene ignorato». La visione espressa dall’intelaiatura logico-intuitiva di Provini è alterna, spietata, materialistica, in una sorta di utopico parallelo a quanto Sergej A. Esenin affermava in un poemetto: «Il destino, avido guardiano d’amore / Non per sempre la felicità concede. / Chi oggi era il favorito – / Domani diventerà mendicante».

   È come se le poesie del nostro autore, una dopo l’altra, ospitassero “anime” vive e vitali, in grado esse stesse di favorire l’interpretazione complessiva, «riempiendo di nuovo di significati la forma vuota e aperta del messaggio originale» (per usare le parole di Umberto Eco). Ciò garantisce altresì (sempre ricorrendo a Eco) che possano aver origine «nuovi messaggi-significato, i quali entrano ad arricchire i nostri codici e i nostri sistemi ideologici ristrutturandoli, e disponendo i lettori di domani a una nuova situazione interpretativa».

   Purtroppo, però, i giorni scorrono, si sgretolano, precipitano, e tra l’oggi e il domani non esiste un nesso tanto diretto. La sopravvivenza economica e la dignità personale si tramutano nel loro opposto: la mensa sociale accoglie il padre di famiglia diventato barbone (Pane quotidiano) e la donna sessantenne ridotta in povertà (Piccola storia semplice). Le sei quartine a rima alternata di Bianca farfalla piegano questo meccanismo letterario a tragiche conseguenze, accogliendo il lettore con un incipit dalla prospettiva aperta e promettente:

 

Era cortese, ligio, premuroso

dolce e deciso da rassicurare

al verbo attento, calmo, mai geloso,

un uomo vero proprio da sposare.

 

   Ma la discesa nell’abisso della violenza e della degradazione è inarrestabile, fino all’atto estremo compiuto dalla donna:

 

Ormai in quel cielo piove a catinelle

ed io, farfalla bianca, ali a ritroso

sui mille inganni, misera ribelle,

nel buio piango, per quel colpo esploso.

 

   In una poesia rivolta ai terremotati scopriamo:

 

È rimasta una lettera fra i sassi,

non integra, solo la prima pagina,

il vento non ha pace, non immagina

quanto dolore langue sotto i massi.

 

Le epistole raccontano la vita,

quello che siamo, quello che facciamo,

certezze, noie, sogni che tacciamo,

l’anima che canticchia fra le dita.

 

Hanno per sorte colla e affrancatura,

nuovo corso negli occhi del lettore,

il suo interesse, un filo di stupore

che per il sodalizio è corda dura.

 

Tutto così, se vi fosse un domani.

Ma il terremoto scarica le penne,

straccia le pagine, trancia le mani,

la china smaga, nulla resta indenne.

[È rimasta una lettera fra i sassi]

 

   Assai profonda è l’impronta etica nel mosaico di segni-segnali della silloge. Ma la morale - concordo con Francesco Alberoni - ha due radici, o componenti, della stessa importanza e del medesimo peso: l’altruismo e la razionalità. Prosegue lo studioso: «L’altruismo è uno slancio spontaneo che si produce continuamente nella società. Ci appare in diverse forme. Amore materno, amicizia, solidarietà sociale, religiosa, militanza politica, amor di patria, slancio e amore universale» e, sarebbe il caso di aggiungere, contributi poetici e letterari. Muovendosi abilmente nel difficile campo dove si confrontano passione e ragione, Flavio Provini rappresenta un dolore ora circoscritto ora sconfinato, nel tentativo di indurre la gente, i lettori, a cambiare, ad agire a vantaggio altrui trascendendo la propria individualità.

   Forse, avendo analizzato e interpretato la morale moderna, il nostro autore deve aver compreso quanto essa coincida con la risposta al quesito formulato da Alberoni: «Cosa devo fare se voglio razionalmente realizzare il bene degli altri?». Flavio Provini, per ora, ha deciso di scrivere e dedicare a tutti noi questo suo libro. È un passo avanti obbiettivo, notevole per lui e per noi: un Wagnis, un’impresa a volte rischiosa, un’esperienza non priva di ostacoli, comunque un’avventura emozionante e accrescitiva.

Cinzia Baldazzi


Caro Nazario, in omaggio alla lingua spagnola, ti invio la traduzione che un mio amico poeta del Peru ha effettuato sul post di lancio di Facebook della mia recensione uscita su Leucade.

Penso possa farti piacere.

Un caro saluto e buonanotte.

Cinzia


Cinzia Baldazzi

Tutti

𝗔𝗡𝗜𝗠𝗘 𝗗𝗜 𝗠𝗔𝗜𝗢𝗟𝗜𝗖𝗔

La scrittura di Flavio Provini si muove abilmente nel difficile campo dove si confrontano passione e ragione, rappresentando un dolore ora circoscritto ora sconfinato, nel tentativo di indurre i lettori a cambiare, ad agire a vantaggio altrui trascendendo la propria individualità.

I protagonisti di “Anime di maiolica”, l’ultima sua raccolta poetica, sono preda delle peggiori ingiustizie di questa terra: ma un cono di luce, tutt’altro che imponderabile, li illumina. A loro va lo sguardo del poeta e la parola, nostra e sua: l’aura è dunque solidale, partecipata, ma anche razionale e riflessiva, nell’elaborazione di una forma letteraria assai strutturata come quelle che amo leggere perché mi piacciono ma mi impegnano. Sempre, quando è necessario.

“Alla volta di Léucade”, il blog del professor Nazario Pardini, ospita la mia recensione al libro di Flavio Provini.

Buona lettura.

CINZIA BALDAZZI LEGGE: "ANIME DI MAIOLICA" DI FLAVIO PROVINI

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CINZIA BALDAZZI LEGGE: "ANIME DI MAIOLICA" DI FLAVIO PROVINI

Flavio Provini Cinzia Baldazzi legge «Anime di maiolica» di Flavio Provini Flavio Provini Anime di maiolica Firenze, A&A Marzia Caro...

Abner Tomas Viera Quezada

Cinzia Baldazzi y un gran artículo os invito a leer:

 

La escritura de Flavio Provini se mueve hábilmente en el difícil campo donde la pasión y la razón se enfrentan, representando un dolor ya sea limitado, como ilimitado, en un intento de inducir al lector al cambio, a actuar en beneficio de los demás trascendiendo su propia individualidad.

Los protagonistas de "Almas de mayólica", su última colección poética, son presa de las peores injusticias de esta tierra: pero un cono de luz, lejos de ser imponderable, los ilumina. La mirada del poeta y la palabra, la nuestra y la suya, van hacia ellos: el aura es pues solidaria, participativa, pero también racional y reflexiva, en la elaboración de una forma literaria muy estructurada como las que me encantan leer porque me gustan pero me comprometen. Siempre, cuando sea necesario.

“Alla volta di Léucade”, el blog del profesor Nazario Pardini, acoge mi reseña del libro de Flavio Provini.

Disfruten la lectura.