martedì 19 marzo 2019

M. DEI FERRARI: "PER I TRE INEDITI DI EDDA CONTE"


Per i 3 inediti di Edda Conte
pubblicati questo mese su Lèucade

Marco dei Ferrari,
collaboratore di Lèucade

Il cipresso si trasmuta in oblio, rimpianto o memoria o mito o in "principe antico"... per la poetessa tutto si trasfigura e si connota nell'apertura di uno spiraglio dialogante dal tormento di un lamento profondissimo... E' il lamento del tempo in polvere, della stanza "rifigurata" dall'assenza in ombra notturna; è il lamento di un vento misterioso che ansiosamente rievoca momenti, scenari, ricordi, pulsioni d'amore, luminari d'affetto e di attese come lampade senza buio, anzi oltre il buio, oltre l'ignoto di un gesto poetico rievocante. E' un approdare all'interpretazione ontologica della vitalità piramidale che si trasforma in luce. La luce della pace nel cuore della poetessa che affranto cerca e ricerca la verità di un enigma (l'unico enigma serio e degno del nostro esistere) incardinato e progettato nella vita per la morte nel destino degli esseri viventi. Per Edda Conte la luce è l'attimo estremo della fatalità casualmente attesa o inattesa, ma presentissima nell'illusione di un "assenso" totale (il "sì"), ricco di sentimenti imperdibili in colui che ha condiviso ogni istante e ogni evento ineluttabile nella reciproca "corsa" che prosegue e insegue. Per la poetessa la corsa è anche la fortissima sopravvivenza che collega l'ultimo verso di questi inediti "... dovrò pure vivere..." alla solidità interiore di quel "principe antico" trasfigurato in una presenza a-temporale che trova nel "mito" la sua naturale e soprannaturale coesistenza, artisticamente espressa. In una ascensionalità impressionante di intrecci trasfigurati in pluri-sensi che alimentano un'estetica creativa polivalente, i significati delle presenze, degli oggetti, degli ambienti, di tutti i contesti interiorizzati e solidificati si rinnovano in una parola che sottende la profondità dell'anima universale. Ecco una tipologia di "arte poetica" indefinibile che al di là del concetto e della razionalità espressiva, certifica in Edda Conte il frazionamento del dettaglio, del "nascosto", del mistero insondabile dove il "principe antico" cresce sino ad occupare "mito" per tutte le righe degli "Inediti" di una poetessa senza codici.

Marco dei Ferrari