mercoledì 1 aprile 2020

NAZARIO PARDINI: "ALLA FRONDE DEI SALICI"


ALLE FRONDE DEI SALICI

Noi che siamo sull’isola di Lèucade a meditare sulla vita e sulla profondità del mare; a emozionarci sul dirupo bianco del tuffo di Saffo; noi che guardiamo con animo lesto le bellezze dei dintorni, e di tali bellezze facciamo delle policrome concretizzazioni dei nostri stati d’animo; noi che ci emozioniamo ad ogni cambio di stagione, e che facciamo del memoriale il fulcro del nostro canto; noi che conosciamo una sola poesia, quella del sentimento e della musicalità; quella della passione e delle immagini, e rifiutiamo quella della spersonalizzazione dei minimalisti; noi, ora come ora, appendiamo con Quasimodo la cetra alle fronde dei salici perché in questa bufera di morte e di virus persecutorio, in questa desolazione, in questa perdita di amici e di spazi, in queste strade di scheletri di defunti, abbiamo perso il contatto con la nostra musa; anche lei, triste, si è ritirata in disparte a piangere: più non ci invia messaggi di poesia; e noi, inariditi, abbiamo la gola arsa dai salmastri dell’isola.

Nazario Pardini