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mercoledì 22 dicembre 2021

LOREDANA D'ALFONSO: "UNA FIABA..."

 Una Fiaba da mettere sotto l’Albero: “Mezzogrammo e la neve”_di Loredana D’Alfonso


Loredana D'Alfonso,
collaboratrice di Lèucade 

“C’era una volta, tanto tempo fa, un bambino così piccolo, ma così piccolo, da essere comodamente contenuto all’interno della corolla di un fiore. Avete presente Pollicino? Mignolina? Ecco, lui era ancora più piccolo; più simile a un’ape che a un bambino, in quanto a statura, ma le sue sembianze erano esattamente le stesse di un cucciolo di uomo, anche se aveva la pelle e i capelli bianchi come il latte”.

Così inizia questo racconto fiabesco, “Mezzogrammo e la neve” – Sassi Editori della validissima scrittrice romana Valeria Bellobono che, con questa favola, si è aggiudicata l’edizione del 2019 del Premio Andersen.

Le fiabe, si sa, le ascoltano i bambini, ma quest’Opera ha un sapore ed un significato particolare, ed è adatta ad un pubblico adulto che sia desideroso di farsi bambino e di riscoprire i sentimenti più delicati che si celano in ogni cuore.

“Non si sapeva da dove arrivasse Mezzogrammo, ma qualcuno diceva che fosse stato concepito da un desiderio mai realizzato”.

“Da un sogno così bello da non poter essere concesso”, una maternità che non era arrivata per Bianca, la ragazza che lo accudiva con amore dal giorno in cui l’aveva trovato, minuscolo e solo, durante una copiosa nevicata che aveva imbiancato tutto il villaggio di Bijankik.

“Il piccino resisteva al gelo aggrappato a un bucaneve, e piangeva forte. Sembrava che si fosse smarrito. Così, la giovane lo aveva raccolto insieme al fiorellino, accogliendolo come se fosse un figlio, aprendogli la casa e, soprattutto, il suo cuore. “Come sei piccino…sei leggero come un cristallo di neve… Ti chiamerò Mezzo grammo”, sussurrò con affetto”

“Bianca cresceva e pian piano invecchiava, iniziando a contare le rughe e i capelli chiari che sostituivano quelli scuri. Mezzo grammo, invece, non cresceva mai. Era sempre uguale e non cambiava nemmeno un po'. Il piccolo amava molto il freddo, così, quando Bianca glielo permetteva, avvicinava il volto a una fessura della finestra, da cui entrava uno spiffero gelato che lo ritemprava ogni qualvolta si sentiva triste, cercando di fermare su di sé quel bacio ghiacciato. E così, lui era felice. Ogni tanto cercava di parlargli, ma il filo glaciale che entrava era talmente sottile da non avere voce. Così, i due si limitavano a farsi compagnia, a scegliersi e abbracciarsi ogni volta che avevano la possibilità di guardarsi o di sfiorarsi”.“La vita di Mezzogrammo procedeva serenamente, tra le braccia di Bianca, che per farlo divertire lo faceva giocare con le sue lunghe trecce o con una piccola piuma colorata, su cui il piccino volava. E sognava sempre la stessa cosa: la neve.

Un giorno d’inverno, mentre i pensieri degli abitanti del villaggio procedevano lentamente, intorpiditi da un inverno che si era appena destato, Bianca andò a prendere Mezzo grammo dal suo giaciglio, ricavato dalla corolla di un fiore, sollevandolo delicatamente e portandolo davanti alla finestra.

Mezzogrammo non poteva credere ai suoi occhi. Tutto intorno era completamente bianco e dal cielo cadevano dei fiocchi candidi come i fiori del gelsomino. Era la prima nevicata dell’anno”.

“Il piccolo sapeva bene cosa fosse la neve, ma non ricordava quale fosse la consistenza, il suo odore o il sapore. Il bambino era incantato e non riusciva a smettere di guardare quella magica distesa, che diventava sempre più alta. In cuor suo sapeva di appartenerle. “Bianca, mi racconti ancora la mia storia? Per favore…”.

Bianca era molto preoccupata, come poteva esserlo una madre apprensiva che sa, in cuor suo, che presto perderà la creatura che aveva cresciuto perché è destinata a tornare nel suo mondo. Aveva tanta paura di perdere quel piccolo essere, leggero come un ricordo che non sbiadiva mai, forte come la più bella fra le emozioni. Sapeva bene quale fosse il legame tra Mezzo grammo e la neve, anche se lui l’aveva vista da vicino soltanto una volta, quell’unica volta in cui era comparso nella sua vita.

Che diritto aveva, lei, madre d’amore e non biologica, di negargli il suo sogno?

“Così, lo prese delicatamente tra le mani, gli fece indossare un piccolissimo cappotto che aveva tessuto lei stessa molti anni prima, gli avvolse un nastrino azzurro intorno alla vita e lo condusse fuori”

“Mezzo grammo continuava a coprirsi con i fiocchi che scendevano, ridendo felice. La sua pelle bianchissima si confondeva con il chiarore della neve, che lo blandiva, promettendogli di riprenderlo con sé. Prima o poi. I suoi capelli candidi erano coperti da un sottile strato di gelo che lo accarezzava morbidamente, implorandolo di non lasciarlo mai più.Sono tornata ogni anno, senza mai riuscire a prenderti. Ti vedevo attraverso la finestra, ti guardavo mentre scendevo piano, pregandoti di tornare da me”, sussurrava la neve, piangendo di gioia. Solo chi non conosce la natura non è in grado di comprenderne il linguaggio.

Bianca, tra le lacrime, sciolse il nastro che cingeva il piccolo corpo di Mezzo grammo. Il vento del nord lo accolse in un vortice gelato, che lo abbracciò così forte quasi da togliergli il respiro.

 “Ti ho cercato dappertutto”, sibilava felice. E il sibilo sembrava un singhiozzo.

Bianca si teneva in disparte da un lato ed ascoltava quello che la natura stava comunicando. Si sentiva responsabile per aver sottratto Mezzo grammo alla neve e al vento, ma, in fondo lei lo aveva salvato e loro lo sapevano bene. “Sei stata meravigliosa. Cosa vuoi in dono come ringraziamento?” sibilò il vento, soffiando lieve tra i candidi capelli della donna. “Non voglio perderlo…” sussurrò lei tra le lacrime. “Portatemi con voi…”.

Questo passo della favola dell’Autrice - acuto, di grande forza e lirismo -  strappa le lacrime anche a noi…

Bianca vola via con il suo piccolo, in un turbinìo di luce, di vento e di neve. Non si lasciano più Bianca e Mezzogrammo, madre e figlio, desiderio e sorpresa, sogno e felicità ritrovata…..

“Trovarono Bianca, nel suo giardino, solo quando il lungo inverno terminò, la neve si sciolse e il sole tornò a splendere sui tetti del villaggio. La videro quando anche gli uccellini tornarono a cantare, l’erba a crescere e gli scoiattoli a saltare da un ramo all’altro. Lei era lì, con l’immancabile treccia che le scendeva su una spalla e un morbido sorriso dipinto sulle labbra sottili. Stringeva un bucaneve tra le dita. Che cosa bizzarra… non si erano mai visti i bucaneve in quella stagione.

Qualcuno, nel ricordarla, disse che era solo una povera matta senza voce, alcuni, che era una donna buona che nascondeva un sogno speciale tra i capelli o dentro ai fiori. Altri ancora, raccontarono di una giovane vecchia che custodiva un segreto che non poteva confidare a nessuno: si sapeva solo che questo segreto era bianco, bellissimo e che pesava circa Mezzo grammo”.

Loredana D’Alfonso

 

 

2 commenti:

  1. Straordinaria pagina della nostra Lory sul libro "Mezzogrammo e la neve", fabula nel senso puro del termine, della straordinaria Valeria Bellobono, vincitrice del Premio Andersen. L'esegeta ha affrescato l'Opera con dovizia di particolari, in qualità di compagna di viaggio dell'Autrice. La sta affiancando, infatti, in molte presentazioni con successo incredibile. Prima che Valeria ricevesse il testo ne avevano già vendute 2000 copie. E lei ne era all'oscuro. Vi presento la vera grandezza, quella d'umiltà vestita! Lory è la degna damigella d'onore di questa storia che dà senso al Natale. L'autrice, tra l'altro, devolve tutti i proventi per i senzatetto e i rifugi di animali abbandonati. L'uomo nuovo non è nato dalla pandemia, ma resiste a essa. Ringrazio la mia adorata Loredana e mi inchino alla Fata Valeria. Sanno di abitare entrambe nelle stanze del mio cuore!

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  2. Brava, come al solito, Loredana D'Alfonso nel condurci per mano nel cuore di questa favola catartica e fortemente significativa. Mezzo grammo è ogni bambino appena nato, strappato al proprio mondo interiore, alla propria arcana patria (matria) di appartenenza spirituale. Ciascuno di noi viene da quelle fonti, le nostre vere fonti battesimali, ed è a quelle che ambisce tornare per immergersi in se stesso, nella propria essenzialità. In questa straordinaria fiaba, Valeria Bellobono descrive splendidamente l'avventura e il distacco di ogni essere sospeso tra il richiamo di quelle origini ancestrali, divine, e il richiamo dolce-amaro, terreno, esistenziale, dell'umanità. Una fiaba metafisica e carnale nello stesso tempo, fatta di terra e di cielo, di lacerazioni e di abbracci, di ferite e di amori catartici che risvegliano in noi nascoste verità. Complimenti vivissimi.
    Franco Campegiani

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