giovedì 18 aprile 2019

ANTOLOGIA POETICA: "VERSO LA LUCE"




DAL TESTO
Alma poesia – Verso la luce

Premessa

Quest’antologia è il frutto, forse anche un po’ tardivo, di un’amicizia tra quattro persone che  sono da sempre  al servizio della poesia e che, grazie ad essa -nel loro caso frequentando concorsi letterari-,  si sono incontrate,  conosciute e stimate. Hanno dialogato attraverso  i normali canali di comunicazione.  E così, dalla stima, gradualmente questi quattro poeti sono approdati a un sentimento d’amicizia affettuoso, fraterno, che li ha indotti a raccogliersi, uno accanto all’altro,  nello spazio delimitato da questo volumetto, quasi a percepire vicendevolmente il soffio o, come una volta si diceva, l’afflato poetico che li anima, a parlare con se stessi e  con gli altri nel linguaggio ad essi più congeniale, quello della poesia. Hanno, più o meno, realizzato ciò che Dante auspicava  per sé e per i suoi amici Guido Cavalcanti e Lapo Gianni nel sonetto Guido, i’ vorrei, quando esclamava: “Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io / fossimo presi per incantamento / e messi in un vasel ch’ad ogni vento / per mare andasse a voler vostro e mio // ...”. Sì, il loro vascello,  la navicella che li accoglie e li tiene uniti è questo libro: proprio questo che tu, lettore, stringi tra le mani e che  è innanzitutto un libro di poesia. Contiene quaranta liriche, dieci per ogni autore,  e ognuna di esse ha incontrato il favore della critica e almeno di una giuria che l’ha premiata con il massimo riconoscimento in questo o quel concorso letterario.
Sono, queste quattro voci, affini, ma non uguali; certamente complementari, e fuse nell’armonico concento della poesia.                                     

Gli Autori


Pasquale Balestriere

QUANDO PASSAGGI DI COMETE

Quando passaggi di comete odori
schioderanno e ricordi
da chiostri remoti,
quando pazienti riflussi di luna
disveleranno la marcia del tempo,
lezioso ammiccante vegliardo,
quando avrai letto
nel gran libro la parola
impronunciabile, sappi del mucchio
di cenere, del cerchio che si chiude,
dell’assurdo ritorno
a consuete dolcezze.

E frena il cuore - piccolo
gobbo plagiato
da infantili cantilene,
lussureggiante creatore di favole
disilluse -. Ormai è tempo
di sotterrare il seme
per noi senza primavera;
perché potremmo
acuti canini snudare
e trascinarci pendenti alle spalle
mandrie di stelle a illuminare tartari
infecondi per il nostro
estremo cammino
di puntigliosi taciti beduini.

(…)

Carla Baroni

UOMINI

Fragili andiamo dentro il buio spazio
alla ricerca di qual luce un giorno
abbia per prima illuminato il cosmo
o di qual suono
abbia violato le nascenti stelle.
È questo immenso intorno che ci opprime
coi suoi misteri ancora non svelati.
Parabole di sogni ora si scontrano
con la perfetta sincronia dei cieli.
Eppure siamo noi piccoli esseri
quasi assemblati con gli stessi atomi
che ruotano nel corpo dei pianeti,
la stessa argilla che ci ottunde il passo
lo stesso tempo che dà inizio e fine.
Ma c'è una cosa che ci fa diversi:
l'anima, il cuore, il raziocinio o come
voglia chiamarsi quello che sta in noi
e che ci fa capire il Bene e il Male,
ci dà l'ansia, il perdono e la follia
d'amare o di pianger di dolore,
minimo cosmo senz'astri a luccicare
ma misterioso più dell'Universo.

(…)

Nazario Pardini

LO STRADONE DI SCUOLA

Sono i solchi carrabili sbilenchi                                      
che incidono il tuo corso anche se pieni                       
delle spoglie giallastre del settembre.                            
Lo stradone di scuola. Eppure perdi              
le verdi scaglie come un serpe obliquo                         
in cuore alla campagna e mi dilati
i cigli luccicanti di rugiada
per rivestirmi il seno del fruscio
della carta di un libro. Mormorava,
con la voce un po' rauca dei suoi righi,
parole che levavano lo sguardo
sul volto del maestro. Sempre primo
colla bici coperta di fanghiglia
e i gancetti alle balze, mi rapiva
da quello scantinato padronale
che gocciolava sogni sopra il banco.             
Giungevo infreddolito, ma la porta
chiudeva fuori sguardi sulle zolle
verdeggianti di aprili anche a dicembre.        
Che lanciavamo sassi  ti ricordi?
Erano così veloci che anche i falchi
restavano di stucco nel sentirli
sibilare nell’aria. Si sperdevano
e ancora non li ho visti ricadere.                     
Senz’altro hanno percorso un bel tragitto
se dura più del tempo di una vita.   
Bella gara. Presa proprio di petto.                          
Depredavamo i pioppi di forcelle                    
per fionde che affondavano radici                  
nel terriccio dell’anima. Mi provo,
quando nessuno vede, ad impugnare
un cimelio di fionda. Da un tuo ciglio
miro dritto alle cime e scaglio il sasso,
ma guardo attorno e quasi mi vergogno
per come vola basso e poi ricade.
E pensare, ricordi?, che riuscivo
a silurare il cielo colle pietre
convinto di bucare anche le nubi.

(…)

UmbertoVicaretti

Uccello migratore

La notte distilla silenzi e attese,
a guado inquiete tornano memorie.
Sul quadrante dell’orologio a muro
lente salpano le ore verso l’alba,
naufraghe al sogno di cobalto e luce.

Qui, tra pareti assorte e stupefatte,
come il ragno immemore e tenace
anch’io fallaci reti tendo ai sogni
e aspetto. 
     Disdicono le farfalle
gli abbracci che promisero ai rosai,
e inesorabilmente il tempo sfalda
certezze e accordi, calici corrompe:
il giorno sarà sangue e lunghi artigli,
luce decomposta, disarmonia
che lacera presepi e redenzioni!

Ahi! fiumi, messaggeri della Terra,
dov’è ora l’Eden, e perché scolora
l’azzurro delle vostre vene in minio?
Bruciano le città del mondo e alti
crepitano fuochi e ampolle d’odio.
Già s’invera il presagio della notte
ed io ritrovo intatta la mia pena,
uccello migratore perso al vento,
straniero ai cieli ed alle rotte amiche.
Invano cerco approdi oltre le nebbie
e ignoti e incerti séguito orizzonti.

Confusamente stretto alla mia resa,
smarriti viaggiatori insieme andiamo.
E non sappiamo,
                 non sappiamo dove.

(…)