lunedì 6 dicembre 2021

MARIA GRAZIA FERRARIS: "PHARMAKON" DI SONIA GIOVANNETTI

M. GRAZIA FERRARIS,
COLLABORATRICE DI LEUCADE

SONIA GIOVANNETTI: "PHARMAKON"

 


Esuli navighiamo

Per arrivare all’approdo,

 

ma c’è sempre un paesaggio

che si rincorre e una luce,

un ricordo, un sorriso.

 

Uno sguardo che cammina

Insieme a noi e vive per non morire. (Porto sicuro)

 

“Esuli navighiamo”: la condizione esistenziale del poeta che pensa, sente, soffre e spera,  cerca e si sforza di trovare un approdo sicuro e rassicurante, un paesaggio nuovo, ma non estraneo, che sia sintesi evocativa di  storie passate, ricordi, di luci, di simpatie, emozioni. È possibile padroneggiare l’ ambiguità del nostro vivere, dominarne la definizione nell’opposizione semplice e netta: del bene e del male, del dentro e del fuori, del presente e del passato, del vero e del falso, dell’essenza e dell’apparenza? Lo sguardo è sempre straniante, “cammina insieme a noi… siamo noi i creatori dell’inarrivabile?”, cambia il punto di vista, modifica la nostra strada: “vive per non morire”.

Porto sicuro? È d’obbligo l’interrogativo. Il dubbio è dovere intellettuale, morale e artistico.

I titoli delle singole brevi poesie sono estremamente significativi, anzi direi parte integrante comunicativa del testo poetico nella poesia di Sonia Giovannetti, anticipo, chiusura, prolungamento, interpretazione del pensiero che sfugge il limite.

Pharmakon, il titolo complessivo della raccolta, offre la chiave di lettura e interpretazione  del suo itinerario e svela l’ allegoria che nutre tutta la composizione e le sue parti, il tema della poesia del dubbio ed il suo mistero: “Chissà/ se la luce del nutrimento/è l’irraggiungibile”.

È un titolo che si cala nella lingua e nella cultura greca da cui proviene con tutta la sua carica di ambiguità. Necessario quindi il chiarimento, che la stessa poetessa ci offre nella presentazione: una parola dal duplice significato. Significa infatti sia “rimedio” che “veleno”, “a significare l’azione, complessa e contrastante, che la parola poetica esercita sull’animo tanto di chi la formula, quanto di chi la riceve.” Un invito a non essere superficiali o minimalisti, ottimisticamente sazi dell’effetto cantabile dei versi o appagati e persi da emozioni intimistiche. “un viaggio di scoperta/ di sé e del mondo./ di sé come mondo” (Appercezione). Un invito a un linguaggio tutto essenza, rigoroso.

La navigazione, la ricerca  è medicina, è quindi benefica, produce e ripara nel mare insidioso della scrittura che è razionalità ma anche anarchica intuizione, magia, fortemente ambigua, accumula e rimedia, aumenta il sapere e riduce la dimenticanza.

Su questa strada ”Tra bene e male/ si coltiva questo andare/ e non esita la luna a chinarsi/ sul canto lontano di un bambino”.(La strada) si articola l’itinerario della ricerca che la poetessa declina consapevolmente in un vero e proprio percorso medico- diagnostico: stati febbrili- conflitti del noi- effetto placebo- pillole vitaminiche. Il percorso che è vita.

Ogni sezione ha la sua autonomia e la sua forza comunicativa: nella prima erompe e prorompe – Stati febbrili- la ridda delle contraddizioni della vita  e dei suoi disagi interiori alla ricerca del baricentro e di una quiete che sa irraggiungibile anche nel sogno e nel ricordo: “Resta l’inferno/di questa vita persa/ nel miraggio di Itaca” (Miserere). Una vena montaliana profondamente vissuta e rimeditata, condivisa: “il miracolo appare là/ ove si sciolgono gli enigmi,/ nel pensiero che precede l’onda morente.”(Tace la parola),”Amo perfino la tua assenza/ se così vuoi tenermi vicino”.

La seconda sezione - Conflitti del noi - è  aperta  al mondo sociale, all’osservazione dei fatti e delle cose politiche del nostro infelice mondo: si muove nella realtà del nostro tempo: ed ecco  la  testimonianza delle Donne di Kabul, oppresse dalla tirannia, ( “la bestia qui ansima e punisce/ nel niente che mi rimane,/nell’odio che impera e tutto divora”)il  ricordo e l’omaggio a personaggi che hanno segnato la nostra storia civile e letteraria come Pier Paolo Pasolini, (“guardavi oltre il visibile cercando/ e reclamando squarci di libertà”)  il ricordo dell’olocausto degli ebrei, ( “lontano e inaccessibile il cielo./ non eravamo più, e poi solamente fu/ la luce grigia del vento di Auschwitz”), il tema dell’ emigrazione  con  l’evocazione della figura del nonno, migrante a Cleveland. Chiude la sezione, l’immagine  del piccione sul davanzale della finestra che spicca il volo lasciando una piuma in ricordo, rilettura ed eco della poesia libertaria alla Holan, de Il pensiero murato, densamente intellettuale a contatto con la deforme realtà (i tragici avvenimenti della guerra e dell’occupazione nazista), alla ricerca di  una maggiore affabilità, che raggiunge a tratti una semplice e per questo grandiosa eloquenza e che, come  la Poetessa rimane sola protagonista , rinserrata in casa, a causa del Lockdown, la nostra attuale tragedia.

La terza ampia sezione- Effetto placebo- e non dimentichiamo il suo significato medico, che indica l'effetto curativo di qualcosa che in verità di per sé non ha alcun effetto, sottolinea i vari temi che danno ali alla poesia di S. G.: la poesia guidata con amore da Erato, le stagioni,(Il paesaggio dell’estate)  i miti greci, come quello in filigrana delle Parche che filano (La cruna dell’ago) o come la riflessione sulla percezione e l’autoascolto, il tempo creativo, ma anche la coscienza dell’illusione, motivi che  culminano nella certezza della nostra debolezza che pure talvolta sa cogliere, intuire i  miracoli ( “Talvolta tra le parole/s’insinua un riflesso/ memore di altri tempi,/ che torna ad illuminare la sera.// Così,/ come un Natale”), pur nella consapevolezza che il rosario dei giorni  nel deserto del quotidiano punteggia  un calendario senza festivi, e  richiede talvolta la leggerezza simile alla piuma dell’uccello migratore, abbandonata al suo destino, come “vuoto a rendere”.

L’ultima sezione si intitola Pillole vitaminiche ed è offerta finale impegnata e nel contempo ironica che ripercorre, cercando l’equilibrio, in rima,  i temi più intriganti, come quello della leggerezza (omaggio a Dante), dalla alla verità, alla magia e alle sue contraddizioni, all’amore,  di sapore stilnovistico, ma soprattutto alla poesia, onnipresente, ostinata  e perseverante presenza nella sua vita di scrittrice.

Filosofia e poesia, ragione e sentimento, un rapporto fecondo nella parola di S. G. “Non c'è poesia senza pensiero, così come non c'è pensiero senza un momento poetico”: “la poesia è reintegrazione, riconciliazione, abbraccio che  serra in unità l’essere umano col sogno da cui proviene, cancellando le distanze..”. A questa meta volge la poesia di Pharmakon che è destinata a lettori forti, che non fanno coincidere le emozioni con i sentimenti, la parola suggestiva con il linguaggio poetico che si muove senza mai trovare tregua tra la lingua della emozione e incanto e quella della riflessione e significazione.

 

Maria Grazia Ferraris,

dicembre 2021