giovedì 16 settembre 2021

FRANCO DONATINI INVITA

 


NAZARIO PARDNI LEGGE: "LA POETICA DI PASQUALE MARTINIELLO"

 







ANNA VINCITORIO: "UNA FINESTRA. DONNA LUNA" DI GRAZIELLA BINDOCCI


EUGENIO REBECCHI

TERZO TEMPO

L’albero dei cachi



 

 

 

 

Nella prefazione  ”. Il poeta autentico vive di attese, di eventi che si compiranno.

Lui ne è o ne sarà protagonista. Vive nella consapevolezza di profezie o meglio, anticipazioni, ma conserva il bagaglio prezioso del ricordo. Tutto ciò che lo circonda a livello animico è un’isola che contiene i suoi desideri, rimpianti, sogni, anche follie. Il suo conforto: “appoggiato ad una stella/ sogno/ un mattino a colori privo della nebbia/ di giorni grigi e tristi”. La luce con la sua chiarità allevia il poeta nella lotta per la vita. Molteplici le realtà di Eugenio spesso fuse ai sogni in una visionarietà colma di pennellate. Vive di sfumature, di attimi; ma quelli tragici pur incidendo sulla sua persona non lo annientano. Come superarli? Con volontà o fede laica riesce a trovare appigli anche nelle azzurre sfumature del cielo che lo sovrasta. Se il presente lo rende claustrofobico, allora bisogna partire verso nuove realtà bucoliche: “cuore verde dell’Italia”, l’Umbria sognata. Forte in lui l’urgenza di nuovi spazi, compagni del silenzio amico in cui immergersi. Una nuova qualità di vita. Non può mancare il commiato da “due perle lasciate nell’ostrica”. Non è abbandono ma proiezioni di un viaggio verso un ignoto fin già vagheggiato nei chiarori e visioni di albe lunari. Cosa lo circonda adesso? Niente di eclatante: “il silenzio delle notti…e di giorno il chiasso è moderato, rispettoso./ Vince la quiete ad ogni ora…”. Amici cari non si vedranno più ma resteranno in noi. D’altra parte la vita non è che un continuo commiato e la ricerca dell’isola in cui immergersi anche se il mare è lontano.

Importante è vivere “la condizione di un naufrago felice…”. Eugenio ha vissuto a lungo in un castello di carte; un tempo Imperatore, ora Matto o Viandante. Nel suo profondo essere, come e dove, per lui è importante. Il bisogno di “azzurro diffuso e inesistente/ è colore allo stato puro”. Il tempo non possiamo vincerlo ma viverlo, sì. Pienamente. Nella sua oasi procedere su lucidi ciottoli ma l’imprevisto prende improvvisamente forma. Adenocarcinoma. Realtà che non può ignorarsi. Lo ha deciso il destino, ma in lui ha inizio una sfida: “sarà lotta fino all’ultimo sangue fin quando potrò dire,/ ho vinto io!”. Essere poeta è vita anche se si manifestano i segni della sfioritura; niente però potrà impedirgli di volere tener lontana la morte. Come? Con la ricchezza del pensiero; osservare la tradizione e bere vino rosso. Vivere il presente, aspirare alla luce, lasciare la malinconia alla notte. A Monte Castello di Vibio c’è un teatro: il più piccolo del mondo. Raffinato gioiello col soffitto affrescato di teneri azzurri. Un passato che vuol continuare a vivere nell’arte. Se un tempo il castello di carte di Eugenio è crollato, adesso nell’oasi verdeggiante ce n’è uno: “si rappresenta il delirio di un uomo/ in assurdo movimento/ Gli spettatori applaudono. Teatro di ombre perché ombra diviene la vita nel suo scorrere”. “C’è un vecchio stanco che racconta a se stesso/ il perché di una vita/ trascorsa troppo in fretta./ Ma lo spettacolo va avanti comunque”. Si pensa di poter scegliere. È tutto designato ma in qualunque realtà, affiora il sorriso inconsapevole di un bimbo là dove c’è la guerra; sono immagini che possono inquietare ma fanno parte di una vita anche se da noi lontana. Possiamo cliccare e spegnere ciò che ci disturba, ma in noi la visione rimane. Il poeta necessita di azzurro e lo ruba al cielo e con un pennello immaginario, pittura i suoi sogni “ingrigiti dal tempo”. Per lui e in lui una promessa d’amore. Una mano gli è vicina e renderà chiara l’ombra dell’uomo “buio e pensoso/ a pochi passi dal cielo. Intorno a girasoli impazziti di giallo/ lungo campi che sembrano infiniti”.

Ogni sensazione del poeta si concentra divenendo chiazza luminosa.

Un pennello immaginario schiarisce i contorni dell’ombra.

“Griderò in faccia alla morte/ il mio desiderio di vita/ Ed esorcizzerò con stanchi rituali/ la possibilità del trapasso./ Tu non puoi restare sola/ perché sta scritto in chiaro,/ che finiremo insieme/ questo cercato percorso…” Ricordo di una complice luna e di un voto d’amore.

E si giunge all’albero dei cachi, ricco di frutti e di colori (v. copertina del libro). I suoi rami perderanno luce e diverranno spogli “verso le probabili nuvole novembrine”. Metafora della vita che scorre verso il suo concludersi ma si procrastina. Il presente va vissuto pienamente; l’acqua ormai lontana visione e “due o tre bottiglie per annegare più di un ricordo”.

Adesso Eugenio e Flavia vivono il loro autunno. “Tra il verde di questa terra benedetta/ ho colto fragranze sensoriali:/ ulivo e vite hanno partorito/ felice connubio fra olio e vino”. Vivere insieme e ricordarsi sempre tali “per un sicuro percorso d’amore”.

Caro amico, ho rivissuto nel leggere i tuoi versi la saggezza di un uomo in cui la rassegnazione lascia spazio alla vita. Il testo può sembrarti assurdo. Triste il risultato? No. Delinea il tuo sembiante di gigante buono. “Ho bevuto mille litri di rosso/ per cantare, più tardi, a squarciagola/ la canzone imparata stonando a più voci”. 

Anna Vincitorio –

mercoledì, 10 giugno 2021

 


UNA FINESTRA

Finestra aperta su uno spazio non commensurabile: colline, ulivi, una palma sulla destra in sofferenza per il caldo. Ancora un’altra estate in un tempo indefinito di attese. Orizzonte, ora limpido, ora velato. Poteva intravedersi il mare al confine. Sovrano il silenzio dell’uomo. Indistinto il brusio degli animali che non si vedono ma lanciano un richiamo raccolto dall’udito, non so quanto amico. Dalle travi brunite della stanza spunta la testa di un geco; silenzioso, viscido, freddo. Più allegra il brusio delle api anticipo dell’oro di un miele che verrà raccolto. Si allungano al tramonto le ombre sull’erba alta non ancora tagliata. Le altre finestre sono chiuse.

La vita scorre all’interno: il quotidiano ma anche l’ignoto al calare

dell’ombra. La donna teme il buio perché animato di ignote presenze. Non sono visibili ma le sente aggirarsi subdole. Figure sconosciute o del passato. Non hanno volto. Si allungano in spazi vuoti. Lontano, il fischio di un treno. Dove andrà? Gli occhi inseguono figure che non hanno volto. Manichini senza orbite si spalancano su angosce non definibili ma non per questo meno inquietanti. Si delinea un tempo remoto di fantasmi che risalgono all’origine dell’uomo. Non si vedono ma se ne avverte la presenza. Affiora il lontano ricordo di un incubo in cui enormi ragni neri correvano lungo il muro. Archetipi del suo inconscio. La donna non può che aspettare il buio. Resta l’enigma dell’ora sull’orologio dimenticato fermo alle 13. Sono trascorsi ben quarantasette anni da quando una vita si spezzò all’improvviso. Quello sguardo glauco, vitreo nella fissità della morte. Forse sarebbe meglio poter dormire, ma lo spazio sarà per i sogni o per gl’incubi?

C’è in lei una sensazione di solitudine ma anche, nelle enigmatiche ombre

che l’avvolgono, una pacata gaiezza. Rivede con la memoria i campi arati, le stoppie affogate nel sole; grida di bimbi inseguiti dalle oche con le manine alzate.

Forse è meglio chiudere le persiane. I pochi mobili, nella loro immobilità,

appaiono come pietrificati. La casa, al calare del buio, le diventa estranea. Fuori, il tutto e il nulla. L’infinito è mistero. Il suo spirito è predisposto a riandare alle acqueforti di Klinger e a una presa di coscienza dell’eternità e del tempo che si ferma. Studi di un tempo lontano: Zarathustra di Nietzsche.

La solitudine anche se colma del fascino dell’indefinito, diventa

opprimente se al silenzio si aggiungono le ombre. È la predisposizione d’animo a rendere le ombre liete o angoscianti.

Un bilancio della propria vita; alternanza di ricordi; l’inconfondibile blu

di mari lontani, cattedrali barocche sorte sul nulla, il ritmico danzare dei dervisci nell’immaginario di spazi senza confini. Però, con chi condividere le sensazioni e i ricordi? Ha intorno a sé oggetti di un passato diluito dal tempo ma presenti. Una fine coperta ricamata con fili di lino e angeli che si tengono per mano. Una zia mai conosciuta la ricamò per le sue nozze. Non fu mai usata per la sua morte tragica e precoce. Ancora… un quadro dipinto dalla figlia bambina: un’allegra processione di figure colorate verso chissà quali sogni. Davanti ai suoi occhi una enorme pergola verdissima diffonde fresche ombre. Osserva una tavola al di sotto e, con gli occhi del ricordo, vede una cena cristallizzata nel tempo e un uomo ai confini della vita che abbracciava con gli occhi i presenti.

       Complice un tramonto dai lunghi caldi colori.

       Una telefonata al mattino. Un invito per andare a Pisa.

       Nel caldo ventoso è festa e sul Lungarno si affaccia il Palazzo Blu svettante di bandiere. – Mostra di Giorgio De Chirico –

       Prendono corpo le visioni della notte: “Sulle piazze quadrate le ombre si allungano nel loro enigma matematico: dietro i muri le torri insensate appaiono coperte di piccoli drappi dai mille colori e dappertutto è l’infinito e dappertutto è il mistero… Quando la profondità ancora glauca della volta celeste dà la vertigine a colui che immerge lo sguardo; egli trasalisce e si sente attirato dall’abisso come se il cielo fosse sotto di lui”.

                                               Giorgio De Chirico.

                                               Firenze, 11 agosto 2021

                                                    Anna Vincitorio


GRAZIELLA BINDOCCI

Donna Luna

Blu di Prussia

  

Il titolo fa pensare alla luna umanizzata nella stessa autrice. Luna, intesa come luce di freddo argento che alimenta il mistero della notte; “colline nere echeggiano/ di civetta il grido/ mistero e paura/ cela l’ombra scura”. Luna è anche donna, sensualità, corpo sfiorato “dalle dita della notte/ che un brivido percorre”.

       Il testo scorre come la vita di Graziella che emerge “da profondità abissali” per poi manifestarsi. Sensazioni scaturite dal sogno. Nel sogno viviamo vite parallele apparentemente in contrasto perché esse stesse fanno parte del nostro essere. Tutto ciò che in noi emerge proviene da profondità lontane. Pulsioni, desideri inconfessati, frutto di inquietudini e sensazioni che alimentano e anche colmano le nostre incertezze. Nell’autrice, l’ignoto compagno e ladro per lei: “ad una rosa il profumo/ l’energia alla primavera/ i colori all’alba/ e la notte non conosceva/ il mistero della luna/ perdeva le stelle/ si popolava di fantasmi”.

       Graziella si racconta. Lunga la strada. Sono i momenti tristi e lieti del suo percorso dove i giorni colmi di tristezza si alternano a sorrisi. “Un ponte una strada/ diversi ogni volta/ perché io diversa/ più veri ogni giorno/ perché io più vera”.

       La sua vita una ricerca negli altri. Voler essere consapevole di verità terribili. La sua mano ferma fissa nell’obiettivo realtà lontane, spesso atroci che fa sue. Occhi che denunciano e, intorno a lei, “non solitudine. Ma folla di volti intorno…”. Lei è coloro che le si fanno incontro. C’è solitudine, la veste dei poeti, e voci, pianti nel mare della vita. Ricordo del padre a cui l’orrore della guerra rubò l’innocenza e dopo sette anni, il ritorno. “Un uomo cupo/ triste e silenzioso”. Graziella non ricorda il sorriso del padre. Il sangue, la morte, gli ospedali da campo.

       La sua è una poesia di vissuto e la vita è popolata di ombre vaganti, di eventi lontani o vicini che l’hanno segnata. Potremmo dire che il suo cuore batte con la stessa intensità della mano quando scrive. Sempre di lei “compagna la notte ora cosparsa di stelle, ora manto nutrito d’ombre”. “La notte assume in lei carnalità/ di fiore notturno”. È poesia che scorre. “Una lunga vita rivive/ dolci ricordi, amarezze lutti e nascite/ ne hanno costellato il cielo/ mescolati come petali/ di fiori di campo/ alla deriva nella brezza/ su un verde prato di primavera”. E lei aspetta ad occhi chiusi… La fine? No. Per una persona così ricca di emozioni, di sensibilità, di amore non può che esserci la continuità in tutto ciò che ha prodotto, sentito, sofferto.

       Voglio chiudere con – Le bambine di Aleppo –

“Non sorridevano le bambine di Aleppo…/ guardavano in silenzio/ turisti davanti al Suk ben vestiti…/ con pochi euro si può comprare molto/ fra i poveri della città/ anche un sorriso/… Il Suk non c’è più devastato dalle bombe/ aleggia l’odore della morte/ nella città di Aleppo/ gelido… soffia il vento della paura/ Dove sono le bambine di Aleppo dal volto serio e la tristezza negli occhi?”. 

                                               Anna Vincitorio

                                               Firenze, 14 agosto 2021


Poesia di Graziella Bindocci 
Com'è dolce la primavera 

Ogni stelo ha il suo fiore che ride
ogni prato un ruscello che brilla,
ogni bosco una sua capinera:
com'è lieta la primavera!

Ogni ramo ha una tenera gemma
che si veste di verde e di sole,
ogni nube è una piuma leggiera:
com'è fresca la primavera!

Ogni sasso ha un ciuffetto di viole,
ogni gronda il suo nido canoro,
ogni cuore una gioia sincera:
com'è dolce la primavera!

mercoledì 15 settembre 2021

XV EDIZIONE PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE VOCI - CITTA' DI ROMA - 2020-2021

 

XV EDIZIONE PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE

VOCI - CITTÀ DI ROMA – 2020 – 2021


 

 

XV EDIZIONE PREMIO LETTERARIO INTERNAZIONALE

VOCI - CITTÀ DI ROMA – 2020 – 2021

 

 

La manifestazione prevista per il giorno 2 ottobre 2021 presso l’Aula Magna della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia, non potrà svolgersi in presenza, in quanto la sala, in qualità di Sede Istituzionale resta chiusa per motivi legati al Covid. Sempre a causa della situazione pandemica è impossibile l’assembramento presso il Ristorante. Il Direttivo del Circolo I.P.la C. - Insieme per la Cultura comunica quindi a tutti i gentili concorrenti delle cinquine che riceveranno i Premi - quelli degli Sponsor saranno convertiti in denaro. Le motivazioni saranno inviate via e-mail. In seguito terremo un servizio speciale sul canale YouTube Artisti in Onda, che costituirà un riepilogo sostitutivo della premiazione in presenza. 

La Giuria del XV Premio Letterario Internazionale “VOCI - Città di ROMA”, composta da:

Nazario Pardini (Arena Metato - PI), Presidente onorario, poeta, scrittore, saggista, critico letterario;

Roberto Mestrone (Volvera - TO), Presidente di Giuria, poeta e critico letterario;

Sandro Angelucci (Rieti), poeta, saggista e critico letterario;

Valeria Bellobono (Roma), scrittrice, poetessa e critico letterario;

Paolo Buzzacconi (Cerveteri - RM), poeta, scrittore e critico letterario;

Alberto Canfora (Roma), poeta, scrittore, pittore e scultore;

Fiorella Cappelli (Roma), scrittrice, poetessa, giornalista;

Alfredo Carosella ( Portici – NA), scrittore e critico letterario;

Massimo Chiacchiararelli (Roma), poeta, scrittore e attore teatrale;

Michele Cortelazzo (Padova), saggista, docente di Linguistica (Università degli Studi di Padova), Accademico corrispondente della Crusca,membro della REI (Rete di Eccellenza dell′Italiano istituzionale);

Loredana D’Alfonso (Roma), scrittrice, giornalista-pubblicista e critico letterario;

Franco De Luca (Ercolano - NA), scrittore, informatico, cultore di enogastronomia;

Flavio Ermini (Verona), poeta, narratore, saggista, direttore di ANTEREM;

Gruppi di lettura delle Biblioteche: B. Comunale di Rocca di Papa (RM), B. della Cartiera Latina “Fabrizio Giucca” (Roma), B. “Luigi Chiarini” della Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia (Roma);

Nunzia Gionfriddo (Roma),scrittrice, saggista, critico letterario. Ha collaborato con il Dipartimento di Italianistica e con la cattedra di Storia della Scienza (Università̀ La Sapienza);

Lidia Guerrieri (Piombino - LI), poetessa e critico letterario;

Hafez Haidar (Cogliate - MB), scrittore, traduttore, docente di Letteratura araba (Università degli Studi di Pavia) Presidente del Comitato Diritti Umani (Ministero degli Esteri);

Egizia Malatesta (Massa) poetessa, critico letterario;

Daniela Quieti (Pescara), scrittrice e giornalista;

Federica Sciandivasci (Roma), Poetessa,critico letterario;

Franco Campegiani (Marino – Roma) Poeta, Filosofo, Critico d’Arte e Critico Letterario

Patrizia Stefanelli (Itri – LT), poetessa, critico letterario, attrice teatrale;

Toni Toniato (Venezia), poeta, critico e storico dell'Arte, già Direttore  dell'Accademia di Belle Arti di Venezia;

Vittorio Verducci (Notaresco - TE), poeta e critico letterario,

I gruppi di Lettura delle Biblioteche Aldo Fabrizi, Luigi Chiarini del Centro Sperimentale di Cinematografia e della Biblioteca di Rocca di Papa.

 

Dopo aver attentamente valutato le 1.148 opere totali pervenute, relative alle 575 partecipazioni, la Giuria rende pubblica la graduatoria di merito per le sezioni/sottosezioni:

Giovani - Borsa di studio ; A1 - Poesia in italiano a tema libero; A2 -Poesia in dialetto; A3 - Poesia in metrica “Nicola Rizzi”; B - Libro Edito di Poesia; C - Racconto breve; D - Narrativa Edita; E - Saggistica Edita. Sono state presenti tutte le regioni italiane a eccezione della Valle d’Aosta e 8 nazioni straniere: Australia - Brasile - Germania - Polonia - U.K. (Scozia) - Spagna - Svizzera - Venezuela.

PREMIO GIOVANI - BORSA DI STUDIO

1° Class.: Riccardo Bifulco - Frascati (RM) con “La striscia”                              300 euro                                                                             

2° Class.: Matteo Angelo Lauria - Susa (TO) con “Oltre l’orizzonte”              Menzione d’onore                                    

3° Class.: Mattia Cirilli - Vedano al Lambro (MB) con  “Non siamo banali”   Menzione d’onore                                                                                          

A - POESIA

Sottosezione A1 - POESIA IN ITALIANO, a tema libero

Cinquina dei finalisti

1° Class. Monia Casadei - Cesena (FC) con “In un germoglio solo,la bellezza”      Pubbl.Volturnia

2° Class. Angelo Taioli – Voghera (VC) con “Nell’aria di novembre”                               300 euro

3° Class. Emanuela Dalla Libera - Suvereto (LI) con  “La terrazza sul mare”           200 euro                                                                

4° Class. Maria Antonietta Berardi – Roma (RM) con “Le stagioni hanno colori”             150 euro                                                                                                 

5° Class. Teresa Riccobono ( Palermo) con “Raccontami ancora”                                   100 euro                                                                                                                                                    

Menzioni d'Onore

Perasso Nicola-  Vercelli con “L’affinità è una composizione di Kandinskij”

Elisabetta Liberatore - Pratola Peligna (AQ) con “Frammenti”     

 

Sottosezione A2 - POESIA IN DIALETTO, a tema libero  

Cinquina dei finalisti

1° Class. Macrì Saverio - Bovalino (RC) con  “Vieni ‘nta  terra”  -                 Pubbl. Rumori dell’Anima                                                       2° Class. Paolo La Cava - Fabriano (AN) con “Angiuli cu n’ala;                            300 euro    

3° Class. Stefano Baldinu - San Pietro (BO) con Subra sa iscrissione

     de sa nostalgia mia”                                                           200 euro

4° Class. Nicoletta Chiaromonte – Roma (RM)  con   “Acqua”                                        150 euro  .

4° Class. ex-equo Paolo Emilio Urbanetti – Roma (RM) con “Sonala ancora Sam”        150 euro                               

5° Class. Ivano Rosellini - Cascina (PI) con - “Una domenica mattina”                            100 euro                                                                                                                   

 

 

 

Sottosezione A3 - POESIA IN METRICA  "Nicola Rizzi", a tema libero

Cinquina dei finalisti

 

1° Class. Federico Cinti - Casalecchio di Reno (BO) con “Omaggio a Dante” Pubbl. Fuorilinea

2° Class. Maria Felicetti - Buccinasco (MI) con “Canto antico”                                         300 euro

3° Class. Gianni Bianchi - Cesena (FC) con “L’ultima luce”                                              200 euro

4° Class. Dario Marelli - Seregno (MI) con “Il cielo tra le vigne”                                                                                                                  150 euro

5° Class. Bruno Fiorentini -  Bracciano (RM) con “Mandorli a Akragas                                                                                                   100 euro

Sezione B - LIBRO EDITO DI POESIA

Cinquina dei finalisti

1°Class. Annamaria Ferramosca – Roma (RM) con “Per segni accesi”

               Ladolfi Edizoni                                                                   Pubbl. Puntoacapo

2°Class. Alfredo Rienzi - San Mauro (TO) con Partenze e promesse presagi

               Puntoacapo                                                                    300 euro

3°Class. Claudia Zironi – Bologna (BO) con “Not Bad” Arcipelago Itaca Edizioni           200 euro

3°Class. ex equo  Bartolomeo -Errera (ME) con “Ethos”Il Convivio Ed                      200 euro

4°Class. Helena Caruso - Gargallo (SR) con “Come quarzo rosa” La Ruota

               Edizioni                                                                         150 euro

5°Class. Elisabetta Sancino - Inzago (MI) con “Collezione privata”

               Puntoacapo edizioni                                                              100 euro

 

Menzioni d'Onore

 

Eleonora Rossi (Ferrara) con “Diario di una peccatrice” auto - pubblicato

Barbara Calcinelli Calcara da Valsamoggia (BO) con “2 vicoli in anticipo sulla felicità”- Puntoacapo     

Sezione C - RACCONTO BREVE, a tema libero

Cinquina dei finalisti 

1° Class. Daniela Baldassarra – Altamura (BA)  con “Tra favola e verità”      Pubbl. Graus Edizioni

2° Class. Luca Laurenti – Roma (RM) con “Mare nero”                                                   300 euro

3° Class. Gabriele Andreani - Pesaro (PU) con “Del mio tentativo di far sposare…”    200 euro

4° Class. Ludovica Curia - Tombolo (PD) con “Il ritratto di luce”                                         150 euro

5° Class. Lucio Sandon - Portici (NA) con “Anime sante”                                               100 euro

Sezione D - NARRATIVA EDITA                              

Cinquina dei finalisti

1° Class. Katia Proietti - Roma (RM) con “Da ora in poi” Edizioni Il Ciliegio               Pubbl. Kairos

2° Class. Jacopo Maccioni – Arezzo (AR) con “Occhi di Marrone” Giovane Holden

              Edizioni                                                                          300 euro

3° Class. Gianfranco Iovino – Verona (VR) con “Io sono Paola” Bertoni Editore -            200 euro

4° Class. Dario Cerbo – Bergamo (BG)  con “Addio a Pontegualdo” Kairos

      Edizioni                                                                                   150 euro

5° Class. Riccardo Di Leva - Polignano a Mare (BA)con”Il paese delle strade dritte”

                Paginaria  Edizioni                                                                100 euro                                                                                                                   

Menzioni d'Onore

Massimiliano Galastri (Prato) con “Di buio e di luce” – BastogiLibri

Alessandro Annulli  (Roma) con “Dal buco della serratura” – Sillabe di Sale Edizioni

 

 

Sezione E - SAGGISTICA EDITA

Cinquina dei finalisti

 

1°Class. Marco Pontis Quartu S.E. (CA) con“Lorenzo tra le nuvole”Self  Pubbl.  -     Di Buono Ed.

2°Class. Saverio Angiulli (Roma) con “Oltre la paura” Santelli Edizioni                          300 euro

3°Class. Yvonne Carbonaro (Napoli) con “Scelse la libertà” Kairos Edizioni              200 euro

4°Class. Marta Celio (Padova) con “L’eterno racconto” Macabor Edizioni                     150 euro

5°Class. Paolo Serra Villacidro (SU) con “L’amore nella terapia” Albatros – Il filo 100 euro

 

 

 

 

MARCO DEI FERRARI: "LA MAMMA CHE VIVE CON PARDINI"

Marco dei Ferrari,
collaboratore di Lèucade






LA MAMMA CHE VIVE CON PARDINI

Nazario Pardini in questa appassionante lirica non si avvale di tecnicismi (metafore, metonimie, sinestesie, associazioni varie, ecc.) per presentarci le immagini di sua mamma.

Da Poeta autentico qual è si richiama semplicemente a ricordi,  segmenti di tracciati, mini-macro significativi momenti di quotidianità testimoniale di un altro tempo e di altre profondità coscienziali.

Nazario è un figlio pentito nel sé, autocritico, che soprattutto desidera imprimere nel suo sentire un "sigillo" totale attraverso microcosmi scolpiti da una presenza materna assoluta ed eterna.

Ma, si domanda, chi era realmente sua mamma.

Solo mamma della miseria, della rinuncia, delle sacrificio?

Donna vincolata dall'amore per la famiglia nella sofferenza di un periodo storicamente per sé difficile e nella privazione più totale di qualsiasi gratificazione femminile?

Non esattamente.

Anche se il Poeta domanda e si chiede senza risposta (nella stratificazione creativa più profonda dove l'impulso energetico fuoriesce dai canoni ereditari), trova (o ritrova) il barlume della gioia condivisa di un giorno, un segnale che sgretola la barriera psicologico-interiorizzata della madre per regalarci un'altra tipologia di donna rimasta nell'ombra delle parole e dei fatti vissuti.

Da qui possiamo indagare le emozionalità retro/introspettive che accompagnano il tracciato creativo poetico di questa lirica intensamente lacerata: attimi, gesti, visioni, crescente rammarico (...le memorie fanno male... ci conferma), il tardivo dramma di un'assenza molto pesante.

E le parole si trasmutano con fantastica semplicità in espressività nascoste, rigurgiti di colpe, analisi di rimorsi sul tempo perduto.

Rimediare è impossibile; non rimane che il rimpianto contenuto forse da certi scenari e pensieri che continuano ad occupare mente e cuore: spuntano nella madre il coraggio e la felicità del nulla, le vetrine da esaminare, il farsi bella, il vestito sognato e la gelosia per il figlio sottrattole da un nuovo amore di donna.

Una gelosia che il poeta giustifica trasmutandola in amore (materno) di valenza assoluta che si identifica accumulandosi in un distacco generazionale inevitabile.

La mamma comunque "vive" ora nella trasmissione lirica di un sentimento unitario (universale) che assume un valore metafisico di "occupazione" spirituale nella estensività più significativa del termine.

In conseguenza, tutti gli impulsi emotivi di "Mamma" trascendono oltre l'immagine, al di là dell'episodio in sé stesso, oltre la reattività filiale del Poeta per aggrapparsi in un apparire senza ricordi, in prospezioni oscillanti nell'inconscio della maternità in compresa tra dubbi e silenzi.

Pardini qui ha grande il merito di trasferire il "passato" nel "vivente presente", dove si attualizza la coscienza in un "adesso" senza precedenti che ontologizza il narrare.

Ovvero medita, filtra l'Essere/spirito coscienziale onnipresente, ne individua tempi (la memoria) e luoghi (la festa di San Ranieri...), ne certifica gesti molto impressivi (...arruffavi nella mota... con tre balle di spinaci...), ne convalida le premesse artistiche.

Ne emerge una "mamma" diversa, tetragona, che il figlio-poeta accetta anche nel suo assentarsi e nel suo ruolo fondamentale di madre/moglie da viversi con dignità, serietà e rispetto.

Un figlio riconoscente e pentito, ma consapevole di avere sublimato il ricordo del dolore in un'oscillazione ontologica (dal dubbio alla certezza) che si ricompone nell'accettarsi come coscienza e volontà illuminata da un'icona universale che "vive" per sempre con lui e si chiama mamma.

 Marco dei Ferrari