venerdì 18 ottobre 2019

ANNA VINCITORIO: "AGONIA"


Per l’amica Clara Nistri, mancata il 13 settembre 2019.

Anna Vincitorio,
collaboratrice di Lèucade

Voglio sentirti accanto a me con la tua voce roca e calda nella sera. Parole, fiumi di parole legate alla vita e alle sue amarezze. Unite nel conforto della poesia.
Agonia è quello che ho provato stando a te vicina nei duri giorni che precedono la morte.
Un bacio e il mio ricordo.
Anna



16 settembre 2019


Da parte di Franco Manescalchi per l’Associazione ‘900 poesia.
Clara è stata una poetessa nell’editoria fiorentina, unica per il suo culto della poesia, autentica e prevalente su ogni altro interesse e partecipazione. Comunque, inserendosi nella vita culturale della città ed anche dunque alla nostra associazione, non ha mai posto la sua ricerca poetica al di fuori di una fedeltà assoluta alla parola, volta ad una sua interiore verità con la quale ha sempre posto come primaria scelta l’arte e la vita. Da questo si comprende come i libri di poesia di Clara siano, come ho detto, un’unica testimonianza di vita e verità che rimane nel contesto della poesia a Firenze, un documento unico, depurato da ogni tentazione di imporsi, esporsi, misurarsi e rimanere, per chi voglia domani leggere una voce autentica, scabra, già proposta nella sua essenza e sacralità. Noi ricordiamo Clara come una presenza che rimane anche come persona che scandiva e condivideva il suo quotidiano con chiunque dialogasse, in quanto ogni incontro era caratterizzato da un senso comunque dell’essere, del conoscere ed anche da una profonda umiltà, fedeltà all’umano e la parola poetica che questo esprimeva.
Naturalmente, senza alcuna priorità nel ricordarla.

Franco Manescalchi



Agonia

Vagare…
Dove le stelle dell’Orsa?
Un finito misterico
è là
dietro una porta chiusa
Hai paura di aprirla
Non sai. Suoni,
luce accecante o buio?
A sprazzi rincorri
sentieri di ricordi
Il passo affonda
tra amarezze e gioie
Scendono lievi ombre
nel tuo sguardo
velato
Cavalli in corsa
lungo siepi di bosso
Un cane, dallo sguardo
mansueto
Amore, tanto;
forse non compreso
Vita dove il verde scolora
Sei legata a un filo,
lo sai, ma lo rinneghi
Ti trattiene quel corpo
che rimpiange i vent’anni,
gli amori
e coltri di dolore
Basta che il respiro si arresti
e sarà quiete



giovedì 17 ottobre 2019

LIDIA GUERRIERI: "INEDITO"



Lidia Guerrieri,
collaboratrice di Lèucade

Il sentiero è lo stesso,
ma è tutto un verzicare
dalle ferite aperte lungo gli argini.
Torna la vita in rivoli
di margherite, in gocce di mimosa, 
in pozze violacee, laggiù
dove brillano chiari gli ulivi.
Ruzzola in mezzo ai sassi
un soffio turchino di vento. 
Il divino è disteso là, sul colle,
a respirare pigramente un sole
tirato a lustro, fresco di bucato.
Tutto innerva la luce,
tutto si scuote e vibra.
I tuoi passi,
su questo stesso sentiero di macchia!
Quel tuo incedere, nonna, a testa alta
sotto pesanti corone di brace!
L'avresti detto di vedere qui
la tua “cimpenna “ sempre infreddolita?
Noi due per la campagna come allora.
Ultimo nudo, il fico solitario:
uno spettro d'azzurro in mezzo al campo.


mercoledì 16 ottobre 2019

MARCO DEI FERRARI LEGGE: "LETTERA AD UN'AMICA MAI CONOSCIUTA" DA "I DINTORNI DELL'AMORE"


La "Confessione metamorfica" di Nazario

Marco Dei Ferrari,
collaboratore di Lèucade

Nazario Pardini non finisce di stupirci in una metamorfosi costante e imprevedibile.
La lettera ad un'amica sconosciuta ne è un esempio evidente.
Le metamorfosi qui non si contano: il fiume della vita (la vita stessa) sempre scorrente e pulsante di momenti, episodi, conoscenze pregresse, memorie, avoca in sé trasformandosi in  approdo per eccellenza la Leucade dei Poeti, del bello, dell'Amore, della pace, dei grandi temi pardiniani.
Lo Spirito Santo rielabora la materia del male al bene con tutti gli scenari della Natura trasformati in iconiche sensazioni di una Libertà che sfugge alla dimensionalità dell'umano.
La riunificazione dei due mondi (Spirito e Leucade) si trasforma poi in una fuga dalla materia verso la bellezza nelle sue più varie espressività.
Ancora: lo stesso fiume che si identifica nel flusso verso l'immensità del mistero, è il grande mare dove tutto si conserva per il Poeta: anche il dolore nella declinazione dei suoi significativi più profondi.
Ancora: la fiducia nei giovani che coniugano il vecchio e il nuovo e si trasformano dissacrando il mondo attuale nei suoi "valori" storicizzati come l'Amore
L'Amore, il grande tema del Poeta, che deve preservarsi eccezionalmente senza contaminazioni metamorfiche; l'Amore che si condensa e si legge nella vitalità di essenze e cose, di antico e di nuovo, di purezza progressiva contestuale alla caduta materica dei desideri più terreni; quell'Amore che Pardini ci ricorda mirabolante citando versi di Catullo attualissimi che emotivamente rafforzano la presenza storica del sentimento e della passione alla ricerca di un senso di da inquadrarsi nel vivere.
E' infatti nell'Amore, valore assoluto per i Poeti più grandi che si totalizza la Coscienza finale sino alla percezione dell'Essere quale custode di tutte le conoscenze sequenziali relative alle varie fasi dell'esistenza.
E Pardini ne coglie il valore più assoluto intrecciando in Leucade, isola del sogno, le più svariate scenografie reali e virtuali del Bello e dell'Amore nello Spirito dell'Essere, suprema presenza degli esistenti e dell'arte di esistere.
Anche qui si compie l'ennesima metamorfosi laddove il bello, l'Amore, l'esistente si riavvolgono nel sogno incantato dell'isola dell'Amore e della Poesia.
Ma non finisce qui la "confessione" metamorfica di Pardini perché il fluire dell'acqua dei viventi che sfocia nel grande Mare si trasforma nella speranza di un approdarsi che raccolga e conservi la memoria del nostro situarsi vitalizzandone gli aspetti in dettaglio più conformi alla spontaneità emozionale artistica-narrativa di Pardini (ciotoli, detriti, profumi...).
E non da ultimo quella fiducia che da Leucade sconfina e approda alla terra, ai boschi, ai fiori, all'Amore e che si trasforma (ancora una volta) in "parola".
Qui consiste lo snodo dell'artista storico: la parola che trasmette sensazioni, passioni, gioie, dolori, bellezza... nell' "attimo" catulliano che non deve smarrirsi mai e che Nazario recupera con la sua infallibile, garbata, raffinata, analitica "confessione" ad un'amica sconosciuta.

Marco dei Ferrari

PREMIO INTERN. ANGELO DI MARIO, PRIMA EDIZIONE

IMA EDIZ

RODOLFO LETTORE: "LINKS DI POESIE RECITATE"

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ROSSELLA CERNIGLIA LEGGE: "I COLORI DELLE PAROLE" DI ANDREA CATTANIA, GUIDO MIANO EDITORE


GUIDO MIANO EDITORE – NOVITA’ EDITORIALE
E’ USCITA LA MONOGRAFIA “I COLORI DELLE PAROLE ”: testi poetici
di ANDREA CATTANIA con prefazione di ROSSELLA CERNIGLIA

Pubblicata la monografia I COLORI DELLE PAROLE. Un felice connubio tra la poesia di ANDREA CATTANIA in abbinamento con riproduzioni di vari artisti. Volume targato GUIDO MIANO EDITORE, settembre 2019, nella prestigiosa Collana PARALLELISMO DELLE ARTI diretta da Michele Miano. La copertina del volume riprende l’opera pittorica “Fiumi di colore” dell’artista Stefano Donati e che ha già riscontrato lusinghiero successo.
Nella collana “Parallelismo delle Artil’intento è quello di accostare per somiglianza un gruppo di poeti con la scelta di loro testi più significativi attraverso fonti di ispirazione parallele con altrettanto gruppo di artisti. La monografia “I COLORI DELLE PAROLE” è un significativo connubio tra i testi poetici di ANDREA CATTANIA con varie opere pittoriche, confermando la volontà di condividere il progetto editoriale di questa casa editrice in una visione più ampia. L’obiettivo è quello di rafforzare la tensione a comuni intenti tra autore e pittore, dove le tematiche dell’autore sono messe in parallelo alla fonte di ispirazione dell’artista.
L’arte come strumento di verità per lasciare il proprio messaggio nella caducità e precarietà del nostro vivere terreno. Arte come anelito di vita e giustificazione alla nostra breve esistenza. Arte come strumento che giustifica il significato del nostro breve esistere. Arte come scrittura, arte come raffigurazione pittorica, ma anche fotografica. In ciò risiede il profondo significato della collana Parallelismo delle Arti: una poesia supportata, impreziosita, incastonata, valorizzata da riproduzioni artistiche vive, palpitanti, nel segno della condivisione dei valori imperituri di tutte le arti. Poesia come pittura e pittura come poesia.
Questa nuova pubblicazione dell’ingegnere Andrea Cattania, dal titolo I COLORI DELLE PAROLE, è costituita da liriche inedite e da versi scelti da raccolte precedentemente pubblicate.
Il titolo non ci indica in concreto il tema di questi versi, ma l’anima di essi, dal momento che una molteplicità di spunti prende vita nell’opera a dire come l’amore, il pensiero e gli accadimenti tutti dell’esistere si intreccino a formare un reticolo di rimandi che costituisce la ricchezza stessa della nostra realtà.
Il tema amoroso è preponderante e condensato attorno alla figura di una donna, la moglie Lila, alla quale il poeta ha dedicato versi dolci e appassionati mentre era in vita, e altri, toccanti e intrisi di un amore sconfinato e di un profondo sentimento nostalgico, dopo la morte di lei. In questi ultimi, che hanno il titolo di Lila è tornatal’immagine della donna acquista la centralità e il senso di un’icona che il poeta pare
devotamente custodire dentro il sacrario della propria anima. Tuttavia, anche le altre raccolte sono pervase della sua aura: una presenza sottile, che pure emerge perennemente viva dal sentimento e dal ricordo del poeta.

I COLORI DELLE PAROLE di ANDREA CATTANIA prefazione di Rossella Cerniglia , nella
collana Parallelismo delle Arti, GUIDO MIANO EDITORE, pagg. 79, con riproduzioni
a colori, Euro 24, settembre 2019.
GUIDO MIANO EDITORE – UFFICIO STAMPA - VIA EMANUELE FILIBERTO 12 –
20149 MILANO - 023451804 - 023451806 - mail: mianoposta@gmail.com

MARIA RIZZI LEGGE: "POLICROMIE" DI DARIO MARELLI


       

POLICROMIE
     DARIO MARELLI – Kairòs Edizioni

      
Maria Rizzi,
collaboratrice di Lèucade

Ho ricevuto la Raccolta di Poesie di Dario Marelli “Policromie”, frutto della vincita della Sezione in Lingua nel Premio “Voci” 2018 e ne sono rimasta soggiogata.
Mi preme sottolineare la superba introduzione al testo dell’Amica e nostra attuale giurata Patrizia Stefanelli, che reputo una donna in possesso della chiave per aprire le porte delle anime altrui.
La Silloge “Policromie” è un’Opera scritta al femminile, non femminista. Si legge d’un fiato e si trattiene lirica dopo lirica nel petto, proprio come i respiri. Dario Marelli non tesse trame imperscrutabili, viaggia, da funambolo della vita reale sul trapezio delle verità, delle storie di ogni stagione e di ogni paese del nostro tempo.
Le donne si rivelano attraverso le parole di un uomo, che possiede ‘il femminino’, ovvero la facoltà di sentire facendo appello anche alle strutture cerebrali e  alla sensibilità tipiche delle donne.
I suoi versi sono fluidi, intessuti di armonia e rappresentano uno straordinario esempio di fisica vitalità verbale.
Egli intinge il pennello nei colori dei sogni, della quotidianità, delle vicende che sembrano non appartenerci, ma condizionano lo scorrere di ogni esistenza, con l’intento di affrescare ‘l’arcobaleno’, come asserisce nella dedica al libro del francese Denis Diderot.
La Silloge lievita come il pane, è originale, diversa da molti dei testi che siamo abituati a leggere. L’autore possiede un cuore - fanciullo, non si piega su se stesso, si tende ad arco verso l’esterno, immergendosi nello scorrere del tempo con suggestioni profonde e toccanti e, al tempo stesso, con il sorriso. Smentisce la massima della sofferenza che induce a scrivere, del poeta avvolto nel mantello delle ombre che cerca catarsi nella produzione artistica. Leggendolo si comprende che le perle non fioriscono solo nei fiumi torpidi delle passioni mai realizzate, della nostalgica malinconia, del disincanto.
Canta Dario e rende omaggio a Maddalena (la vigilessa); a Eleonora (la fornaia); a Gina (la camionista) e a tante altre donne e ragazze comuni, entrando sotto la loro pelle, pensando i loro pensieri, le loro ansie, i loro desideri.
La sezione intitolata “Uomini contro” mette in risalto il talento eccellente di questo Poeta, che affronta tematiche drammaticamente attuali, dimostrando che la sua elegia sa spandere note sui paesi oppressi, tormentati, dove i popoli diseredati portano le loro croci e spesso cercano invano la Terra Promessa.
Un salto artistico degno del trapezista che ho citato, dell’uomo che sa visitare luoghi lontani, sa interpretarli attraverso il filtro di un’indole di raso e sa piangere i loro strazi senza pudore. Dario non si vergogna di rompere gli stampi, di mettersi al servizio dell’impegno civile senza ostentazione, con i sensi ammaestrati per mondi e storie difficili da percepire. Crepita spesso nei suoi versi l’eco delle fonti dei nostri classici, ma la risacca del suo sentire è ampia, inarrestabile, nutrita di sdegno e di quella commozione, che riporta al poeta - puro, all’uomo che intinge la penna nell’arcobaleno e cerca di donarci i colori delle donne, dei paesi straziati, dei luoghi lontanissimi , spesso solo immaginati, come le vette del Kilimangiaro, la Patagonia, il Messico…
Una Silloge “Policromie”, che trasferisce noi lettori nella dimensione del lirismo incandescente e ci consente di vivere  una magnifica epifania esistenziale.

Maria Rizzi



martedì 15 ottobre 2019

CARLA BARONI: "E NON SARA' PASSAGGIO DI COMETE"



 A Pasquale Balestriere

E non sarà passaggio di comete


E non sarà passaggio di comete
a disvelarmi il segno dell'approdo.
Ritmi celesti
solcano i mari d'aria dell'azzurro
senza scrostare al labaro del cosmo
il disegno che oscuro si rapprende
su invisibili asintoti
orme di un Dio che da lontano veglia.
Non c'è traccia
nel vano camminare tra i pensieri
di come ebbe a fiorire la genziana
o di come un giorno
si aureolò di rosa la prima alba.
Vaga
su scoscesi pendii la conoscenza,
si illumina ogni tanto dei bagliori
di improvvisi falò, lucciole inani
che brillano da sempre a intermittenza.
E il credere soltanto è la salvezza
a questo nostro frantumato esistere.

Carla Baroni

ALFREDO RIENZI LEGGE: "INIPIT" DI ANNALISA RODEGHIERO



Con la riconoscenza del lettore
Alfredo Rienzi
3 settembre 2019

Annalisa Rodeghiero,
collaboratrice di Lèucade

Il nuovo lavoro di Annalisa Rodeghiero, Incipit, edito dalle Edizioni Stravagario, nel maggio 2019, è una raccolta snella e stilisticamente compatta, contenente 34 componimenti in sezione unica. Arricchita dalla Prefazione di Giacomo Vit e da tre tavole di Enzo Bacca, che ha prestato i suoi pennelli anche per la realizzazione dell’immagine di copertina.
Se fossimo tentati dalla curiosità infantile di guardare prima le figure, avremmo non casualmente già una prima e precisa indicazione sui due nuclei della raccolta: la montagna, che in senso allargato, si fa emblema della natura e in particolare della natura insidiata, e l’alba della nuova vicenda familiare: la nascita della nipotina Isabel. Che poi, tra la devastazione dei boschi di conifere dell’altopiano di Asiago, dolente trama della splendida Disordine verticale (p. 19), e l’albeggiare di una nuova vita, Annalisa Rodeghiero, ci dica quale sia per lei l’ordine che muove il mondo è testimoniato fin dal titolo. E sottolineato, con versi felici, calibrati in una attenta misura tra un originale narrativo e un trattenuto lirismo, da una ristretta famiglia lemmatica dove domina il corrispettivo figurato del titolo, ovvero l’”alba” (ma si segnalano, con alcune covalenze anche “germe”, “seme”, “boccio”):
«allora sfumano lente in albe/ tutte le notti del mondo», p. 17
«Albe, quante albe/ occorrono a interrompere le notti.», p. 21
«Vederti così/ palpebre ancora chiuse/ (le mie e le tue insieme) nella luce dorata dell’aurora», p. 26
«Nel ritorno ciclico dell’alba/ ciò che in noi – ora su ora si sfarina -/ in lei si moltiplica…», p. 31
«…andiamo/ con la radiazione dell’alba nelle nostre mani.», p. 32
«respira l’alba dentro i rami/ nella terra feconda che ma’attende», p. 39
Dopo i primi testi, dove l’elemento naturale sembra fungere da fondale sui cui innescare la scena che verrà a narrarsi, ecco che via via la polarità dei pensieri, delicati e interrogativi, si orienta, sempre precisa, mai retorica, sulla nuova nata, Isabel, che specchia l’incipit del suo nome nella fine di quello dell’autrice, in modo che, scrive Annalisa: «la mia fine non mi fa più paura.// Morte quasi tersa/ […]/ è tutto scritto là/ dove finisce il nome mio/ per cominciare il tuo », (Ereditarietà, p. 46). Sempre più la raccolta si slarga in preziose osservazioni, riflessioni al limite dell’orizzonte tra personale e universale, componendo una delle più belle raccolte immaginabili per i figli dei figli (che saranno ovviamente avvolti anch’essi da una ravvivata onda d’amore, come in Dopo che mi hai detto di Julia, p. 24).
Mi piace qui riportare, dalla stessa Nota dell’Autrice, quello «stupore dell’incanto e del mistero della vita che sboccia» e che così densamente impregnerà e nutrirà la raccolta.
Bene fa Giacomo Vit a raccogliere gli esiti della fusione sinestesica tra corpo e natura (“piedi e mani d’erba”, “nevica dagli occhi” – “neve” è altro termine dominante – “verde respiro”, ecc.), perché, in filigrana, come fa fine dire, più che nel ritratto stesso, Annalisa  Rodeghiero fa intuire grande potenza di cantore della natura, ma qui l’occasione poetica intima della vita albeggiante è troppo potente per non abbagliare lo scenario e avvolgere il lettore, portandolo verso un non secondario incanto, quello di una preziosa parola poetica.




lunedì 14 ottobre 2019

MARCO ZELIOLI LEGGE: "FIUMI DI COLORE". POESIE DI P. GAMBINO PITTURE DI S. DONATI. GUIDO MIANO EDITORE




Marco Zelioli legge “FIUMI DI COLORE”
poesie di PINELLA GAMBINO, pitture di STEFANO DONATI
Guido Miano Editore, Milano, 2019
mianoposta@gmail.com


Se le immagini di Stefano Donati, come scrive Michele Miano nella presentazione del libro, sono “un ritorno alla purezza primordiale”, e la purezza iconica si manifesta con grande potenza, quasi irrazionale; invece i versi di Pinella Gambino sono generalmente “soffici” e manifestano una grande delicatezza dei sentimenti. Il tutto, l’insieme di parole meditate e immagini fulminanti (alcune ci danno quasi l’idea di un piccolo big-bang), però non va a creare alcun contrasto, ma un connubio artistico intrigante: quasi a indicare nella pacatezza della meditazione poetica la risposta all’ardore pittorico in cui si esprime la domanda di senso del vivere. Del resto, lo stesso Donati scrive anche poesie, e quindi ben sa cosa sia il lavoro sulla parola, ed il conforto che ne viene quando è soffertamente meditata e finalmente espressa. Così che riesce come a domare i “ricordi, che affiorano improvvisi” - come si legge nella lirica Madre. Cosa dunque ha a che fare la parola scritta - meglio, la poesia - con la pittura? Per rispondere compiutamente ci vorrebbero … fiumi di parole, oltre a questi Fiumi di colore. Oppure solo una attenta, pacata osservazione ed un umile, attento ascolto, che chiede di andare e ritornare sulla lettura dei versi e sulla visione delle immagini ad essi correlati, come in un viaggio ciclico, perché – come si legge alla fine della poesia Testa di moro:Ma la partenza ha un frammento d’arrivo / e ogni muraglia riconduce al cielo”.
Questo libro è l’invito a lasciarci guidare da tali atteggiamenti: osservazione, ascolto, pazienza – che, a pensarci bene, son poi quegli atteggiamenti che aiuterebbero tutti, nelle vicende quotidiane, a vivere in armonia con se stessi e con gli altri, aprendo al dialogo con tutti e non richiudendo la ricerca del senso della vita in una stretta intima cerchia. Ci ricorda che ogni colloquio tra diversi permette la conoscenza delle differenze e, perciò, l’apprezzamento delle affinità. Senza lanciarsi in pensieri iperbolici o in discorsi eccessivamente filosofici, anche solo pensando alle piccole differenze – come quella tra poesia e pittura.
E non è certo un caso che proprio Tu, pittore sia il titolo della poesia d’apertura della raccolta, all’inizio della quale l’autrice ci confida: “Non so se m’importerà / di essere ricordata tra parole scritte…”; per poi, nei versi finali, chiedere al pittore di farsi interprete dei suoi sentimenti:

Tu, almeno tu pittore
nel conquistato istante
dammi luce
tu, che conforto cerchi al par di me
alle sopraffazioni della sorte
che d’infelici assenze
spense il cuore.

A te, che del vivere tuo fitto
estraneo ai gioghi,
sognavi la bonaccia, ora
coi tuoi pennelli osare puoi…
sfida le ombre, dissolvile
nell’iridato mare e, con magico tocco
colora i versi che scrissi anche per te,
fidato amico.

Sembra quasi che con questa sorta di supplica la Gambino voglia chiedere all’amico pittore Donati di aiutarla a superare “l’incertezza del poeta”, come la definiva De Chirico (di cui s’è da poco aperta, il 25 settembre 2019, una mostra al Palazzo Reale di Milano), autore, tra l’altro, di Ebdomero (1929), un’opera poliforme, un po’ romanzo, un po’ monologo, che contamina le arti figurative con le suggestioni colte di Joyce e Pirandello. Niente di simile a questi Fiumi di colori, più pacato e lineare - ma giusto appiglio per ribadire che l’accostamento di più arti è un buon esempio di come si possano allargare gli orizzonti del pensiero, per sperare che dal meticciato (per usare un’espressione cara all’indimenticato Arcivescovo emerito di Milano Cardinale Angelo Scola) possa fiorire una nuova stagione di pensiero e di bellezza. Il tutto, è abbastanza evidente, nasce da una conoscenza reciproca del pittore e della poetessa, non è frutto solo dalla sapiente opera redazionale del curatore del volume. Ed è tanto efficace da farci restare associati negli occhi e colori e versi, perpetuando così in noi la memoria delle parole.
Noi ricorderemo più facilmente la nostra “narratrice di sogni” Pinella Gambino, proprio perché le sue “parole scritte” in questo volume sono accompagnate da immagini, e ognuna delle immagini “cita” versi delle ventiquattro poesie in esso raccolte, tra cui Il lago, che inizia così: “Li vidi attraversare il lago / i miei ricordi, / in quella notte vuota di cancelli / oltrepassare come Cristo l’acqua”. Parole che, come le altre delle poesie di questa raccolta, con tale corredo di immagini non saranno più, per il lettore, fuggenti, ma disegnate nel ricordo, come stimolo ad affrontare con fede anche l’umana fragilità che talvolta da esse traspare.
Marco Zelioli

Intervento in occasione della presentazione “FIUMI DI COLORE”, presso Casa Museo Spazio Tadini, Milano, 5.10.2019