sabato 17 agosto 2019

FRANCESCO CASUSCELLI: "NOTA DI LETTURA DI I DINTORNI DELL'AMORE..."





FRANCESCO CASUSCELLI:
Nota di lettura del libro: I dintorni del l’amore, ricordando Catullo
Francesco Casuscelli,
collaboratore di Lèucade


Caro Nazario,
in queste tue pagine leggo me stesso e t'incontro in luoghi di profondo silenzio e di intenso ascolto. Quando la parola costruisce il ponte di comunicazione tra il poeta e il lettore s'innesca una vibrante emozione che si diffonde reciprocamente. Ed è un libro che parla di amore declinato in ogni sua variabile, dall'amicizia, all'amore per la sua donna, a quello familiare e all'amore verso la natura che vede il mare come fratello. Un libro di poesia accogliente dove leggere e respirare sono in sincronia, dove la parola si sbriciola in contagiosi sentori emozionali. D'altronde la poetica di Nazario nasce dal suo cuore ancora fanciullo che coglie con stupore tutto quello che la vita ha offerto e continua ad offrire. Non ci sono segni di rinuncia o di dolore ma forti energie di vita, di una voglia di vivere piena, esercitando i sensi tesi spontaneamente all'acme. Qui la parola sottrae il tempo al consumo e  dialoga con il kairos amplificando la dimensione temporale dell'altrove poetico. In questo libro "I dintorni dell'amore ricordando Catullo" edizioni Guido Miano, sono raccolte poesie d'impatto immediato. Tanti hanno espresso pareri sulla musicalità dei versi pardiniani, dello stile che accresce il piacere di entrare nello spazio tra i versi, ma qui ancora una volta c'è un concentrato vertiginoso di quanto la parola può essere modulata come strumento musicale per generare stupore. La parola che si fa poesia è un dono ed è anche ospitalità per chi la legge, ritrovandosi tra questi percorsi dell'amore, non c'è dono che non sia anzitutto un dono di reciprocità. Un viaggio nella memoria che non è affatto legata al passato, come si potrebbe credere, ma è attaccata al presente ch'essa stessa crea. Leggete e sentite questi versi, della poesia "In una immensità che ti rapina," che riporto integralmente: 

Il mare si avvicina e si allontana, 
clessidra della vita. Io sono qui, 
sulla spiaggia umidiccia del mattino. 
Seduto su un pattino, guardo il piano 
appena increspato dall'aria frizzante 
del novembre. Mi prende il largo spazio: 
sono nulla e il nulla si dilegua 
nel vento salmastro dell'immenso. 
Non odo più la bàttima né provo 
sogni e tristezze in questo diluirsi 
del cuore nel mio mare. Son fuscello 
che si annulla nell'aria mattutina 
portato sull'onda dall'ala leggera 
del novembre. Forse rincaserà 
l'anima mia in fuga negli abissi. 
Ritornerà in prigione nel suo corpo, 
riprenderà i suoi occhi per mirare 
l'immensità del mare, 
per pensare di nuovo che la vita 
è quel fuscello breve che dimena 
in un'immensà che ti rapina. 

Allora ritroviamoci in questa raccolta di poesia e lasciamoci permeare ancora da questa intensità fino a sentire tutta la leggerezza dei dintorni dell'amore. 
Francesco





mercoledì 14 agosto 2019

MARIA RIZZI LEGGE: "SOGNATORE VOLANTE" DI FRANCO VETRANO


IL SOGNATORE  VOLANTE

Maria Rizzi,
collaboratrice di Lèucade

Franco Vetrano con la Silloge “Il sognatore volante - Dibuono Edizioni- , segna una tappa importante, dopo le Raccolte precedenti: “Con il cuore negli occhi” e “Cento emozioni”.
L’Opera, infatti, scuote le fronde dell’anima del lettore sin dall’introduzione dell’Autore stesso, che sottolinea quanto sia ‘strano’ e amaro pubblicare con la Casa Editrice Dibuono senza il suo fondatore Claudio, che ho avuto l’onore di conoscere e che, ha lasciato ai figli il testimone di due collaborazioni con il nostro Circolo: quella con il Premio “Voci” Città di Roma e quello con il loro prestigioso Concorso ‘La Pulce Letteraria’.
La prima poesia della Silloge è dedicata “A Claudio” e non posso astenermi dal citarla:

“Voglio spiccare il volo
con le ali d’acciaio,
vestirmi d’infinito
perché devo cercarti,
abbracciare le nubi
avendo la certezza
di stringere l’amico
che il cielo mi indicava”.

Franco, si ritiene, per eccesso di umiltà, ‘artigiano dei versi’ e il destino vuole che si definisse in modo simile –‘l’operaio dei sogni’, un gigante  come Pier Paolo Pasolini.
Il volo, in tutte le sue accezioni, sembra proprio il filo conduttore di questo lavoro. Volo inteso come sogno di una vita, scolpita a misura del cielo, volo inteso come verticalità, tensione verso l’alto:

“Quanti giorni passati
con le braccia levate,
verso il cielo protese
a scolpire le nuvole”. – “Braccia levate”


L’ Autore sembra più vicino alle nuvole, al loro navigare mutando forma, che alla terra, che troppo spesso celebra ‘la vittoria degli egoismi / e il morire dell’umanità’.
L’amore per la natura - madre - benigna- in molti affreschi salta agli occhi del lettore, a volte in una sorta di atmosfera onirica, che non tange, anzi rafforza le caratteristiche di Franco Vetrano Poeta dell’Uomo.
Egli ci sollecita, infatti, anche in questo testo, a posare lo sguardo sugli elementi e i sentimenti ‘elementari’. E la sua visione del tempo che attraversiamo e ci attraversa, delle storie quotidiane, lungi dall’essere estatica e visionaria, si configura come una valorizzazione dell’esistenza come dovrebbe essere:

“Cerco invece di parlare
nei miei versi d’artigiano
dei misteri dell’immenso
e trovare per magia
dentro un verso l’universo”

L’universo, a misura d’uomo, si rimpicciolisce, si umanizza e può essere contenuto in un solo verso… quale incanto… e quale dimostrazione che tutto viene ricondotto alle dimensioni ‘elementari’.
I versi sono privi di artifici semantici, di virtuosismi a effetto. L’aggettivo ‘elementare’ lo intendo proprio come modo di scrittura reso trasparente come acqua di fonte, accessibile al maggior numero di persone, sia come tematiche, sia nell’aspetto stilistico. Eppure nulla viene tolto al lirismo autentico, ispirato, alle immagini che rubano l’anima, alla capacità espressiva di un Poeta che sceglie la sintesi, ovvero la difficoltà di dire tutto anche solo in sei versi.
L’artigiano dei sogni ci trascina nel suo ‘universo chiuso in un verso’ e trova accenti memorabili, lascia affiorare il pacato disincanto dell’Uomo che abita la vita e la sa misurare con i cinque sensi, ma che non si concede
vacanze dai sentimenti forti, non perde mai il contatto con i sogni.
Una Silloge, quella di Franco, nella quale crepita la luce romantica, dolorosa, a tratti densa di saudade dell’Uomo - Poeta dei nostri giorni.
                              
Maria Rizzi
         




P. MATRONE LEGGE: "ALMA POESIA" ANTOLOGIA POETICA







DA FRANCESCO CASUSCELLI



Francesco Casuscelli,
collaboratore di Lèucade


Carissimo Nazario, ti scrivo per porgerti i miei saluti affettuosi. Ho letto i tuoi Dintorni dell'amore ricordando Catullo, e sto scrivendo qualche nota che poi ti invierò. Intanto volevo condividere con te il piacere sublime di leggere le tue parole difronte al mare, e di testimoniare questo incontro attraverso una foto. Le mie parole non bastano a trasmettere l'intensità emozionale che vivo leggendoti. Ti abbraccio mentre l'azzurroverde cangiante del mare mi culla. Che bella esperienza è la vita quando puoi godere dell'amicizia di uomini poetici come te! 
A presto amico mio 


domenica 11 agosto 2019

CINZIA BALDAZZI LEGGE: "IL BRACCIALE DI PERLE DI VETRO COLORATO" DI ENRICA DONINI


Un racconto duro, forte, etico, sociale, umano, triste e melanconico. Un racconto che ci farà pensare e forse sentire in colpa per ciò che succede mentre noi siamo vacanzieri spensierati. Leggetelo, leggetelo attentamente  e magari piangete per una storia che vi colpirà nel profondo. Esistono, purtroppo, anche queste vicende in un mondo di gioia e di sole, di mare e di luce. Il tutto è espresso in un dire paratattico e scorrevole che non mi sembra improprio definire narrazione poetica. Una scrittura che scivola fluente da un’anima pura, innocente, non ancora viziata dalle aporie del tempo. Un grande, bel racconto!!! Brava alla giovane scrittrice, una vera promessa della letteratura...
Nazario 



DAL BLOG “LA MEMORIA DI ADRIANO” DI CINZIA BALDAZZI:
https://lamemoriadiadriano.blogspot.com/2019/08/enricadonini-il-bracciale-di-perle-di.html

Cinzia Baldazzi,
collaboratrice di Lèucade

Con il racconto di Enrica Donini prosegue la pubblicazione dei testi vincitori dell’edizione 2018 del concorso “Incrociamo le penne”. Con un commento di Cinzia Baldazzi.



Il letto sopra di lei si muove ritmicamente, sbattendo contro il muro di lamiera come un tamburo. Bum-bum-bum-bum-bum.
La vecchia rete arrugginita si lamenta ad ogni affondo, cigola, stride, geme. Geme di dolore, come sua madre. Geme di piacere, come quell'uomo.
Shamoli schiaccia forte le mani sugli orecchi, tiene gli occhi chiusi. Cerca di appiattirsi il più possibile sul pavimento e contro il muro, non deve essere notata, non può fare alcun rumore. Respira a fatica, il suo nascondiglio diventa ogni anno più piccolo e scomodo.
I due corpi sopra di lei aumentano il ritmo, quell'uomo geme più forte, grugnisce. Hanno quasi finito, ancora pochi minuti e lei potrà uscire dal suo rifugio.

È l'imbrunire, Shamoli corre per le strade sporche di Kandapara. La mamma le ha dato alcune commissioni da sbrigare, rischia di arrivare tardi. Quando giunge al chiosco all'angolo c'è la fila, e Shamoli si mette pazientemente in coda.
Ha il fiatone, il fianco le fa male per la lunga corsa e le gira un poco la testa. Le sue mani stringono forte i soldi che la mamma le ha affidato, sono contati e non può certo rischiare di perderli. Ormai ha 10 anni, quella commissione l'avrà fatta un milione di volte e lei è una brava bambina, educata e responsabile. Sa bene che è così, perché lo ha sentito dire ieri dalla mamma alle altre donne mentre erano in coda per il bagno. Lei naturalmente ha fatto finta di non sentire, ma una punta di orgoglio l'ha fatta sorridere. Sorride anche adesso, mentre ci ripensa.
Alza lo sguardo e la bambina in coda davanti a lei le sorride di rimando. Shamoli non l'ha mai vista, dev'essere nuova. È bellissima, indossa un lungo vestito colorato e pieno di perline, il suo viso è dipinto come quello di una donna adulta ed è tutta agghindata. Sembra una principessa. Gioca nervosamente con i bracciali d'oro che porta al polso, i suoi grandi occhi neri guizzano impauriti di qua e di là. Sta tremando, e asciugandosi il sudore dalla fronte Shamoli pensa che forse è malata.
«Ciao, come ti chiami? Io sono Shamoli!» azzarda allungando una mano.
La bambina sgrana gli occhi e si fa piccola piccola. Prima di rispondere lancia un'occhiata alla donna che le sta accanto. È indaffarata a discutere con Faysal il proprietario del chiosco.
«Io sono Hashi» sorride timidamente, e le stringe la mano.
Shamoli nota che ha pianto da poco. Lo sa perché i suoi occhi sono lucidi e arrossati, come quelli della sua mamma al mattino quando prepara la colazione.
È in compagnia di una donna anziana, vestita di un bellissimo sari rosso e oro. Di sicuro è uno di quelli comperati in centro città, lo si capisce dalla buona fattura del tessuto.
Shamoli se lo immagina, il centro città, come se lo è immaginato tante volte: pieno di luci colorate e donne bellissime, e uomini ben vestiti che aprono loro le portiere di automobili luccicanti. Shamoli è una bambina con la testa tra le nuvole, lo sa bene perché sua madre glielo ripete in continuazione.
Viene riportata alla realtà da grida di rabbia. La grossa donna davanti a lei sta litigando furiosamente con Faysal: «Cos'è questa storia dell'aumento dei prezzi? Dimmi un po' ragazzino vuoi forse fregarmi? Ne ho una nuova, qui, che è magra come uno stecco! Me lo dici chi la vuole, ridotta così? Se non la metto all'ingrasso faccio un buco nell'acqua e non me lo posso mica permettere!»
Shamoli approfitta della distrazione della donna per provare a parlare con la ragazzina nuova, è strana ma le sembra simpatica. Forse ha solo bisogno di un'amica. Nelle mani stringe ancora quella di Hashi. «Ehi, stai bene? Il tuo vestito è bellissimo, te lo ha comperato tua madre? È una donna piuttosto vecchia!»
«Oh no, lei non è mia madre! Mia madre... mia madre non è più... lei...»
La grossa donna interrompe bruscamente Hashi, scuotendola con violenza per un braccio: «Ti ho detto di non parlare con nessuno, o sbaglio?»
Quando volge lo sguardo su Shamoli, i suoi occhi cattivi la fanno rabbrividire.
«E tu ragazzina, fatti gli affari tuoi se non vuoi finire nei guai!»
«Madame Asma mi scusi,» Faysal attira la sua attenzione, tentando di concludere l'affare «le prende o no queste pillole? Guardi, non sono certo io che decido i prezzi di mercato, il costo dell'Oradexon è aumentato qui, come in qualsiasi altro bugigattolo del quartiere. Lo vedrà lei stessa se non crede alle mie parole!» Madame Asma lo trafigge con lo sguardo. Shamoli osserva il povero ragazzo che fronteggia la prepotenza della sua cliente con audacia. La donna ritorna alla sua trattativa. Agita il pugno in aria e minaccia il ragazzetto con un grosso vocione rauco nella speranza di ottenere uno sconto. Shamoli le fa una smorfia e veloce come un fulmine infila nel braccio di Hashi uno dei suoi bracciali di perle di vetro colorato. Il suo preferito. Un segno di amicizia.
Quando la donna si allontana trascinandosi via la piccola Hashi, Shamoli le fa l'occhiolino. Si sorridono.
«Di' un po' ragazzina, hai intenzione di fare una brutta fine? Ma lo sai chi è quella lì? Se metti i bastoni tra le ruote a Madame Asma finisci in brutti guai, te lo dico io che lo so! Allora dimmi... cosa vuoi, il solito?» Il sorriso di Faysal scaccia via il gelo che quella donna aveva instillato nel suo cuore. La bambina annuisce felice. Shamoli lo conosce bene Faysal, viene spesso a far visita a sua madre.
«Mi dispiace bambina, ma il prezzo dell'Oradexon è aumentato e con questi soldi posso darti solo una confezione... e ora smamma! Fuori dai piedi che devo chiudere!»
Nonostante tutto Shamoli è contenta. È una bambina ottimista e questo è un dono. Lei lo sa perché la sua mamma non fa che ripeterlo a tutti quanti. Sorride tra sé e sé mentre trotterella verso la stanza che condivide con la madre.

Shamoli è una bambina fortunata e lei lo sa bene. La sua mamma è ancora giovane e bella, e riesce a guadagnare abbastanza per poterla mandare a scuola.
Molte delle bambine con le quali gioca abitualmente per le strade del suo quartiere stanno scomparendo un po' alla volta. Lei sa che non vanno da nessuna parte, semplicemente entrano nel mondo del lavoro. Cominciano a lavorare, proprio come lavorano le loro madri. E le madri delle loro madri prima di loro. Quasi tutte sono nate a Kandapara, come lei d'altronde.
Un po' alla volta “entrano nel giro”, come dice la mamma.
Sa anche che molte ragazzine della sua età sono costrette a lavorare per quelle vecchie signore, le Madame, come vengono chiamate da tutti. Ragazzine come la sua nuova amica Hashi.
Pensa a lei sulla via di ritorno da scuola, e pensa alla sua vita e a quella della sua mamma. Pensa al suo destino.
“...e se domani dovessi lasciare la scuola? Se la mia mamma non potesse più tenermi con sé, se decidesse di affidarmi ad una di quelle Madame?
...e se domani tutto quanto cadesse in pezzi?” La paura le stringe il cuore.
A Shamoli piace andare a scuola, le piace il futuro che le viene proposto tra quelle mura. Un futuro diverso dallo squallore del suo presente vuoto e senza luce.
Lei non lo sa quello che succede alle ragazze, quando arriva il momento di incominciare a lavorare. Quando la sua mamma riceve i clienti e lei si trova nella loro stanza, è costretta a nascondersi sotto al letto. Ai clienti non piace l'idea di avere dei mocciosi tra i piedi quando sbrigano i loro affari. Se la scoprissero se ne andrebbero via, scegliendo un'altra ragazza in un'altra stanza.
Shamoli non vuole certo che questo capiti a causa sua, e allora se ne sta buona buona, rintanata sotto al letto. E quando si ritrova lì, con la testa nascosta tra le braccia, si rifugia nei suoi sogni e scappa in quel futuro che ha imparato a immaginare tra i muri della sua amata scuola.
Sta camminando per le strade di Kandapara, i pensieri nel vento e gli occhi fatti di sole. Sta fantasticando sul suo domani quando accade l'inevitabile, quando la realtà le si presenta davanti con un bel pugno in pieno viso.
All'inizio nota solo un gran mucchio di persone ammassate attorno a un carro. Sembrano tutti profondamente turbati, qualche donna si copre il viso con il velo per non guardare. Si avvicina curiosa e nessuno tenta di fermarla, nessuno la nota, tutti parlottano: «...era una chukri, si è tolta la vita. Che sciocca!»
Hanno lo sguardo fisso a terra, come se provassero una vergogna di qualche tipo. «...no, non ce l'ha fatta... ma sì, si tratta di suicidio!»
Con gli occhi pieni di ingenuità Shamoli continua a camminare. Supera il muro di corpi che la separa dalla verità, dalla crudezza del suo mondo, dall'evidenza di un domani incerto.
La gente mormora, bisbiglia: «Era nuova vero? Madama Asma dici? Ne sei sicura...»
«Shhh! Sei matta, chiudi quella boccaccia!»
Lo spettro del suicidio aleggia tra la folla, la sua disperazione infonde il terrore negli animi, risveglia qualche coscienza intorpidita.
Shamoli si ferma, e per un attimo tutto rimane sospeso nel nulla, il tempo sembra congelarsi. C'è un carro davanti a lei, uno di quei vecchi carri di legno, coperto da un lenzuolo macchiato di rosso. Piano piano i suoi occhi mettono a fuoco un braccio, che sbuca fuori da quel lenzuolo sporco e ricade floscio fuori dal carro. Un braccio, un bracciale... il suo bracciale di perle di vetro colorato. Un brivido gelido le attraversa la schiena, il tempo riprende la sua corsa e Shamoli viene travolta dal suo fluire impietoso.
Cade a terra, le sue gambe esili non hanno retto ed è caduta sulle ginocchia appuntite. Non ha nemmeno sentito il colpo, l'aria sembra essersi addensata e Shamoli fatica a respirare. Un fischio forte riempie le sue orecchie ovattate, gli occhi spalancati sull'istantanea indelebile del braccio senza vita di Hashi. Con una mano si stringe forte il cuore. La vista annebbiata da un oceano d'acqua salata, la bocca spalancata in un grido muto.
Il vento soffia tra i suoi capelli sporchi, sussurrando paure che le nascono nel cuore e le muoiono in gola.
«... e se domani... e se il mio domani non dovesse mai arrivare?».


Enrica Donini è nata a Trento nel luglio del 1991 e vive a Molveno, un piccolo paese tra le montagne delle Dolomiti di Brenta.
«Amo i libri, adoro leggere», spiega la Donini, «e da qualche tempo mi sono avvicinata al mondo della scrittura».
Nel 2017, per gioco, partecipa al primo concorso letterario organizzato nel suo paese, "Molveno, il lago delle meraviglie... e se non fosse solo il solito lago?", vincendo il 1° posto nella sezione Narrativa.
«Considero questa data come una sorta di 'inizio'», prosegue la Donini, «da allora la scrittura si è trasformata in qualche cosa di più di un semplice interesse».
Il bracciale di perle di vetro colorato ha ottenuto il 2° posto nell’edizione 2018 del concorso “Incrociamo le penne”.

commento di Cinzia Baldazzi

Il racconto di Enrica Donini, apprezzabile ed efficace nella sua coesione tecnico-semantica, ricopre perfettamente il ruolo nel ciclo narrativo letterario illustrato da Claude Bremond in La logica dei possibili narrativi: infatti, consiste in un discorso all’altezza di integrare «una successione di eventi di interesse umano nell’unità di una stessa azione». Sempre a parere del grande semiologo francese, esperto di narratologia, dove non esiste successione non scaturisce un racconto: piuttosto, prende vita uno spazio descrittivo, deduttivo, un’effusione lirica e, soprattutto, è necessario esista tra le pagine un’unità d’azione ove siano implicati interessi umani o, meglio, un progetto che dona agli eventi raccontati un senso allargato oltre l’hic et nunc, campo illustrativo della storia.
Ciò accade ne Il bracciale di perle di vetro colorato, dove la voce narrante onnisciente procede sicura sin dalle prime parole, al suono ritmico di quel “bum-bum-bum-bum-bum” che, alle orecchie della bambina nascosta sotto il letto, sembra un gemito di dolore della madre, di piacere dell’uomo-cliente. Poi, appena finito il tutto, all’imbrunire la piccola Shamoli corre sulle strade sporche di Kandapara per adempiere a una commissione. Sì, proprio Kandapara, “la casa-quartiere di tolleranza” più antica del Bangladesh (è lì da due secoli), la seconda del paese per grandezza; venne distrutta nel 2014, in seguito ricostruita con l’aiuto di ONG locali, perché le donne lì nate e cresciute non disponevano di ulteriori rifugi o residenze. Oggi, avendo legalizzato nel 2000 la prostituzione, la zona a luci rosse nella città di Tangala, a nord di Dakha (capitale del Bangladesh), è circondata da un muro: bancarelle di alimentari, negozi di tè, venditori ambulanti, e le donne - o le ragazze - vivono là, nelle stanze, con i servizi igienici condivisi.
Però, l’acquisto affidato dalla mamma alla figliola di dieci anni, dopo essersi messa in fila, non riguarda cibo, né bevande o abbigliamento: la piccola deve comprare una dose di Oradexon, ovvero il Desametasone, un potente steroide usato dagli allevatori per ingrassare i bovini e utilizzato dai protettori allo scopo di gonfiare il corpo delle giovani così da apparire più in carne e attraenti. La bimba, ancora affannata per la corsa, stringe fra le mani il denaro con enorme senso di consapevolezza, in quanto - lo ha sentito affermare dalla mamma alle altre prostitute in coda per il bagno - «è brava, educata e responsabile». Ecco, alzato lo sguardo, scorge «bellissima […] con un lungo vestito dorato e pieno di perline […] il viso dipinto come quello di una donna adulta», un’altra giovanissima davanti a lei. «Sembra una principessa», eppure trema, si asciuga il sudore sulla fronte, «forse è malata».
Il lessico del racconto possiede una competenza discorsiva: tuttavia, il rapporto tra le parole-significato, fuori dalla consuetudine appunto “conversazionale” - direbbe Umberto Eco -, instaura con noi lettori una tecnica letteraria interpretativa, immediata, seria, drammatica: in termini specifici, la Donini riesce a far rivivere un’intelaiatura di presupposti non detti (essendo, in una “logica di senso comune”, inammissibili), piuttosto evocati quando, attraverso i segni scelti per la comunicazione della trama-intreccio del brano, il riquadro aberrante di quei meccanismi lascia purtroppo presumere come essi si concretizzino e si perpetuino.
Shamoli, quindi, incontra la coetanea Hashi, con «il viso dipinto come quello di una donna adulta, tutta agghindata», mentre accompagna la protettrice Madame Asma, pure lei in procinto di acquisire un improprio filtro magico (per rendere accattivante, appetibile la sua “merce”: «Ne ho una nuova, qui, che è magra come uno stecco!»). Asma è una Madame, potrebbe essere un “babu” (fidanzato, protettore, amico), con il ruolo di gestire l’infame traffico di scambio economico.
Ma non è così raro. Ragazze-madri, orfane lontane dal regolare sistema di sostegno, cadono vittima di un mercimonio di vite umane condotto da bande criminali queste ultime superano il confine indiano - in genere Jessore o Benapole - tanto che la polizia ha stimato in quindicimila il numero di donne e bambini introdotti ogni anno clandestinamente in Bangladesh: insieme al Nepal, il paese con il maggior numero di minori coinvolti nello sfruttamento, nella tratta di persone, dell’Asia meridionale. Adolescenti e giovanissime vengono poi anche esportate nelle “sin cities” dell’India, del Pakistan, della Malaysia, degli Emirati Arabi Uniti.
Tra la debolezza e l’abuso dell’autorità, il margine è stretto. Dopo aver protestato con il povero Faysal nel centro-vendita del chiosco, la maîtresse fulmina con lo sguardo Shamoli, colpevole di aver abbozzato un breve colloquio confidenziale con Hashi, sua “proprietà”. Concluso quel rapido contatto, la tenace paladina rientra a casa. «È una bambina fortunata e lo sa bene. La mamma, ancora giovane e bella, riesce a guadagnare abbastanza per poterla mandare a scuola», a differenza di molte amichette del quartiere che, nella precarietà totale, via via scompaiono. Ma lei, fra i banchi della classe, intravede un arco reale oltre il muro, costruendo con la coscienza gli strumenti per scavalcarlo al momento giusto.
La nostra scrittrice, a questo punto, proprio evocando la bimba mentre sogna un destino benevolo (nel timore, comunque, di vederne abbattute le ipotetiche basi da un istante all’altro), se non fosse che coincide con un evento fatale diffuso nell’ambiente, come ricorrendo a una sorta di deus ex machina, inserisce nella trama una vicenda tragica. Queste bambine, quasi fossero protagoniste di una fiaba maligna, anche loro, per sopravvivere, hanno bisogno di eliminare intralci sull’iter percorso: con ogni elemento possibile, da sole, o magari con l’aiuto di un alleato in grado di comportarsi da creditore del beneficiario (la madre di Shamoli). Di frequente, però, l’avversario ha la meglio, e nessuno riesce a infliggere danni tali da isolarlo e ostacolarlo nel colpire in modo ulteriore la vittima. Purtroppo la sventurata Hashi, all’esordio del cammino, senza alcuna negoziazione capace di trasformare minimamente l’antagonista in complice, si toglie la vita prima di aver saldato il debito inavvertitamente contratto.
Nella confusione, per strada, Shamoli si ferma: «c’è un carro davanti a lei […] coperto dal lenzuolo macchiato di rosso. […] Da quel lenzuolo sporco ricade floscio fuori un braccio, un bracciale […] il bracciale di pelle di vetro colorato» che, nel breve incontro con l’infelice bambina le era stato regalato come mezzo di fortuna, di sollievo, per combattere le avversità più crudeli.


sabato 10 agosto 2019

DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE "LETTURA DI TESTI DI AUTORI CONTEMPORANEI, VOL. IV"

DI PROSSIMA PUBBLICAZIONE "LETTURA DI TESTI DI AUTORI CONTEMPORANEI IV". 2015 - 2018



La pubblicazione, per chi fosse interessato all’acquisto, è prevista per le festività natalizie. Molti Autori inseriti hanno espresso, nei loro commenti, il desiderio di poterne acquistare una copia; qui la mail della dottoressa Gilda Sorrentino con cui poter comunicare:
THE WRITER EDITORE
Skype: thewritereditions
Tel.: 3459777527 dalle ore 13 alle 14,30 e dalle 18 in poi
thewritersrl@gmail.com

AUTORI CONTEMPLATI NEL TESTO

LETTURE CRITICHE DEI MIEI TESTI

p. 11     Francesco Casuscelli: Poesia a me dedicata
p. 12     Patrizia Stefanelli: Anche il lago stamane
p. 13     Maria Grazia Ferraris: Letture critiche dei miei testi    
p. 14     Lorena Turri: A poesia si risponde con poesia  
p. 15     Serenella Menichetti: A me dedicata
p. 16     Pasquale Balestriere: Commento                  
p. 17     Antonio Spagnuolo: Letture critiche dei miei testi
p. 18     Nazario Pardini: La barca
p. 19     Patrizia Stefanelli: Commento           
p. 19     Lorena Turri: Commento
p. 20     Ubaldo De Robertis: Commento
p. 21     Francesco Casuscelli: Commento
p. 22     Franco Campegiani: Commento
p. 22     Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 23     Edda Pellegrini Conte: Commento
p. 24     Ninnj Di Sefano Busà: Commento
p. 24     Carla Baroni: Poesia
p. 25     Nazario Pardini: Risponde    
p. 26     Nazario Pardini: Tornavo ch’era sera
p. 26     Francesco Casuscelli: Commento
p. 27     Lorena Turri: Commento
p. 28     Maria Grazia Ferraris: Commento     
p. 29     Sandro Angelucci: Commento
p. 29     Giusy Frisina: E continuo a cercare...
p. 30     Luciano Domenighini: Cantici                    
p. 37     Roberto Mestrone: Commento
p. 38     Annalisa Rodeghiero: Del nostro maggio scrivo
p. 39     Nazario Pardini: E noi ti demmo morte                      
p. 39     Sandro Angelucci: Commento
p. 40     Annalisa Rodeghiero: Commento      
p. 40     Ubaldo De Robertis: Commento
p. 41     Franco Campegiani: Commento
p. 42     Maria Rizzi: Commento
p. 43     Annalisa Rodeghiero: Amarsi dello stesso amore
p. 43     Annalisa Rodeghiero: Commento   
p. 44     Nazario Pardini: Non chiedermi perché                      
p. 45     Nazario Pardini: Ottobre      
p. 46     Emma Mazzuca: Commento
p. 47     Francesco Casuscelli: Commento
p. 47     Maria Grazia Ferraris: Commento                 
p. 48     Maria Rizzi: Commento                     
p. 48     Franco Campegiani: Commento                    
p. 49     Annalisa Rodeghiero: Commento
p. 50     Patrizia Stefanelli: I canti dell’assenza
p. 53     Anna Vincitorio: I canti dell’assenza
p. 56     Premio Musa Calliope                        
p. 56     Nazario Pardini: Se mi perdo
p. 57     Franco Campegiani: Commento
p. 57     Pasquale Balestriere: Commento
p. 58     Edda Pellegrini Conte: Commento    
p. 58     Adriana Pedicini: Commento
p. 59     Antonio Pasquale Marinelli: Commento 
p. 60     Nazario Pardini: Gioachimiti                        
p. 62     Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 64     Emma Mazzuca: Commento
p. 64     Franco Campegiani: Commento
p. 65     Annalisa Rodeghiero: Commento                 
p. 66     Nazario Pardini: La vela
p. 68     Sandro Angelucci: Commento
p. 69     Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 70     Franco Campegiani: Commento
p. 70     Francesco Casuscelli: Commento
p. 71     Annalisa Rodeghiero: Commento
p. 72     Annalisa Rodeghiero: Inafferrabile poesia
p. 73     Nazario Pardini: Amici cari
p. 74     Nazario Pardini: Il rigagnolo
p. 74     Francesco Casuscelli: Commento
p. 75     Maria Rizzi: Commento
p. 76     Nazario Pardini: Piazza Belvedere
p. 77     Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 77     Emma Mazzuca: Commento
p. 78     Annalisa Rodeghiero: Commento
p. 78     Edda Pellegrini Conte: Commento    
p. 79     Maria Rizzi: Commento
p. 79     Sandro Angelucci: Di mare e di vita
p. 82     Francesco Casuscelli: Poesia
p. 83     Patrizia Stefanelli: Dedicata
p. 85     Daniela Quieti: Cantici
p. 85     Emma Mazzuca: Commento
p. 86     Carla Baroni: A Nazario
p. 87     Antonio Spagnuolo: Cantici
p. 88    Carla Baroni: A Nazario
p. 89    Carmelo Consoli: Cantici
p. 91    Marco dei Ferrari: Cantici    
p. 93    Maria Rizzi: Di mare e di vita
p. 95    Franco Campegiani: Di mare e di vita
p. 96    Da Antlogia poetica “Campana”
p. 96    G. Barberi Squarotti: Susanna a Napoli
p. 97    Nazario Pardini: Cilento
p. 98    Marco dei Ferrari: I Canti di Pardini
p. 101   Nazario Pardini: La  nostra fiaba                
p. 102   Maria Rizzi: Commento        
p. 102   Maria Grazia Ferraris: Commento    
p. 102   Annalisa Rodeghiero: Commento
p. 103   Antonio Spagnuolo: Di mare e di vita
p. 104   Nazario Pardini: Il profumo della rosa
p. 105   Pasquale  Balestriere: Commento
p. 106   Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 107   Carla Baroni: a Canapa
p. 108   Pasquale Balestriere: Poesia
p. 109   Maria Grazia Ferraris: Nausicaa sul fiume
p. 110   Nazario Pardini: Nausicaa sulle  rive Serchio
p. 112   Marco dei Ferrari: La Nausicaa di Nazario Pardini
p. 114   Franco Campegiani: Di mare e di vita
p. 118   Pasquale Balestriere: Commento
p. 119   Maria Grazia Ferraris: Di mare e di vita
p. 120   Nazario Pardini: Il mio ritorno
p. 121   Umberto Cerio: A Nazario Pardini: Da troppo tempo
p. 121   Maria Grazia Ferraris: Il Serchio poetico di Nazario Pardini
p. 127   Franco Campegiani: Commento
p. 127   Maria Rizzi: Su La mia casa
p. 129   Marco Dei Ferrari: La casa dei “segni” lirici di Nazario Pardini 
p. 130   Nazario Pardini: La mia casa
p. 132   Nazario Pardini: Il tatto erotico dell’onda
p. 133   Maria Rizzi: Commento
p. 134   Carla Baroni: Commento
p. 134   Ester Cecere: Commento
p. 135   Edda Pellegrini Conte: Commento
p. 135   Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 136   Nazario Pardini: Il vecchio
p. 136   Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 137   Emanuele Aloisi: A Nazario Pardini: Una barca
p. 138   M. G. Ferraris e U. Cerio: Commenti a Cade la luna
p. 140   Maria Grazia Ferraris: Cronaca di un soggirno
p. 141   Carla Baroni: Caro Nazario mio
p. 141   Franco Campegiani: La mia isola
p. 142   Sandro Angelucci: La mia isola
p. 142   Ester Cecere: Cronaca di un soggiorno
p. 145   Nazario Pardini: La solitudine del mare
p. 146   Patrizia Stefanelli: Commento
p. 147   Emma Mazzuca: Commento
p. 148   Franco Campegiani: La soltudine del mare
p. 148   Edda Pellegrini Conte: Commento
p. 149   Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 150   Pasqualino Cinnirella: Commento
p. 150   Carla Baroni: La solitudine del mare
p. 152   Antonio Spagnuolo: Cronaca di un soggiorno
p. 154   Marisa Cossu: Canti d’amore
p. 157   Maria Grazia Ferraris: La  poesia di Nazario Pardini
p. 165   Nazario Pardini: Nausicaa sulle rive del Serchio
p. 167   Nazario Pardini: Il viola dei cisti
p. 168   Francesco Casuscelli: A Nazario, dono di poesia 
p. 169   Carmelo Consoli: Cronaca di un soggiorno
p. 172   Carla Baroni: Commento
p. 172   Nazario Pardini: Scoprimmo
p. 173   Patrizia Stefanelli: Commento
p. 174   Edda Pellegrini Conte: Commento
p. 174   Maria Rizzi: Commento
p. 175   Sandro Angelucci: Commento
p. 176   Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 177   Marco dei Ferrari: Commento
p. 177   Nazario Pardini: Non chiedermi
p. 179   Annalisa Rodeghiero: Commento
p. 179   Franco Campegiani: Commento
p. 180   Edda Pellegrini Conte: Commento
p. 181   Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 182   Maria Luisa Daniele Toffanin: Cronaca di un soggiorno
p. 186   Nazario Pardini: Fra quelle mio fratello
p. 187   Pasquale Balestriere: Commento
p. 188   Nazario Pardini: La piena del Serchio
p. 189   Francesco Casuscelli: Commento
p. 190   Pasquale Balestriere: Commento
p. 191   Emanuele Aloisi: Commento
p. 191   Maria Grazia Ferraris: Commento
p. 193   Antonio Spaguolo: L’azzardo e l’amore...
p. 194   Rita Fulvia Fazio: Cronaca di un soggiorno
p. 195   Nazario Pardini: Parole non dette
p. 197   Marco dei Ferrari: Il rimpianto di Nazario Pardini
p. 198   Patrizia Stefanelli: Su La poesia
p. 199   Rita Fulvia Fazio: Futuro bimbo. Omaggio a N. Pardini
p. 201   Giorgio Linguaglossa: Su Le visioni paniche di N. Pardini  
p. 202   Sandro Angelucci:  L’azzardo e l’amore
p. 206   Franco Campegiani: Ulisse, Orfeo, Dante, Pardini
p. 207   Aurora De Luca: Leggendo poesie di Nazario Pardini
p. 209   Nazario Pardini: Il volo di Icaro
p. 211   Nazario Pardini: Elegia per Lidia
p. 213   Nazario Pardini: Lo stradone di scuola
p. 214   Nazario Pardini: Sera di casa mia
p. 215   Nazario Pardini: Non chiedermi perché
p. 217   Nazario Pardini: Il peso delle pietre
p. 218   Nazario Pardini: Il fiume
p. 218   Liliana Porro Andriuoli: Cantici


LETTURA DI TESTI DI AUTORI CONTEMPORANEI
(prefazioni, recensioni, note critiche, saggi)

p. 227   Adriana Pedicini: I luoghi della memoria
p. 231   Alberto Mori: Quasi partita
p. 232   Alda Magnani: L’ombra spezzata...
p. 234   Maria Vittoria Fiorelli e Alda Magnani: Racconti e fiabe di Natale
p. 239   Alfonso Angrisani: Placor
p. 246   Ambra Simeone: Opinionista
p. 249   Alma Borgini: Tutte le opere
p. 253   Andrea Biondi: Le campagne hanno bocche
p. 255   Angela Caccia: Piccoli forse
p. 261   Anna Vincitorio: Sedia a sdraio abbandonata...
p. 269   Anna Vincitorio: Per vivere ancora
p. 273   Annalisa Rodeghiero: Versodove
p. 281   Annalisa Rodeghiero: Poesie
p. 285   Annamaria Panbianchi: Poesie
p. 292   Prefazione Antologia Premio Mimesis 2016
p. 294   Prefazione Antologia Premio Mimesis 2017
p. 296   Prefazione Antologia Premio Mimesis 2018
p. 298   G. Bellucci, A. Giordano, M. F. Giordanino, A. Vincitorio: Antologia
p. 303   Antonello Vanni: Profumo di libertà
p. 306   A. Izzi Rufo: Oltre le stelle
p. 308   A. Izzi Rufo: La casa di mio nonno 
p. 312   A. Izzi Rufo: In viaggio con Vittorio Alfieri...
p. 318   Antonio Spagnuolo: La poetica degli argini. Canzoniere dell’assenza
p. 323   Antonio Spagnuolo: Non ritorni
p. 325   Antonio Spagnuolo: Inediti
p. 329   Aurora De Luca: Aspra terra... in Domenico Defelice
p. 337   Aurora De Luca: Resta mio
p. 339   Autori vari: Pier Paolo Pasolini
p. 340   Benedetto Maggio: La lunga attesa
p. 345   Carla Baroni: Il segreto di Dafne
p. 346   Carla Baroni: Oltre la siepe buia dei pensieri
p. 351   Carla Baroni: Un po’ per celia
p. 352   Carla Baroni: Scampoli di vita          
p. 354   Rina Buroni e Carla Baroni: Bucoliche
p. 356   Carla Baroni: Motivazione Premio Mimesis
p. 358   Carmelo Consoli: Motivazione Premio Mimesis   
p. 359   Carmelo Consoli: Sognando Lachea
p. 370   Chiara Mutti: Scatola nera
p. 376   Clara Nistri: Come voce errante
p. 382   Claudia Piccinno: Ragnatele cremisi
p. 386   Claudia Piccinno: Ipotetico approdo
p. 390   Claudio Fiorentini: Fermata del bus 
p. 392   Claudio Fiorentini: Vorrei essre Dio
p. 394   Claudio Fiorentini: Sinfonia
p. 397   Crescenzio De Luca: Mentre il mare s’infrange
p. 400   Cristina Lanzi: La poesia
p. 401   Daniel Varujan: La poesia e il massacro degli Armeni
p. 406   Daniela Cecchini: Sinestesie dell’io
p. 410   Daniela Quieti: T. S. Eliot: La travolgente domanda
p. 414   Daniela Quieti: Grendel e il poeta
p. 417   Domenico Luiso: Di febbri e di parole e L’omino degli orologi
p. 421   Donatella Zanello: Giorni di vento
p. 428   Donatella Zanello: Passiflora
p. 434   Donatella Zanello: Tutti i colori del mare
p. 437   Donatella Nardin: Terre d’acqua
p. 444   Edda Pellegrini Conte: Ambizioni
p. 445   Edda Pellegrini Conte: Parole sparse e Calendario   
p. 452   Edda Pellegrini Conte: Il fiume
p. 458   Edda Pellegrini Conte: I racconti dell’isola  
p. 461   Edda Pellegrini Conte: Presenza
p. 466   Edda Pellegrini Conte: Due racconti
p. 472   Edda Pellegrini Conte: Risacca
p. 476   Edda Pellegrini Conte: Anche la pioggia
p. 478   Edda Pellegrini Conte: Negazioni
p. 483   Egidio Capodiferro: Inediti
p. 484   Egidio Capodiferro: Acquerelli
p. 487   Emanuele Aloisi: L’eterno viaggiatore
p. 501   Emanuele Aloisi: Poesie
p. 506   Emanuele Aloisi: Inediti
p. 508   Emanuele Aloisi: La luce di una lama
p. 510   Emanuele Aloisi: Parlami d’amore
p. 512   Emanuele Marcuccio: Dipthycha 2
p. 514   Emanuele Marcuccio: Dipthycha 3
p. 516   Emanuele Marcuccio: Ingólf Arnarson
p. 517   Emma Mazzuca: Caos
p. 521   Emma Mazzuca: Eclissi
p. 528   Emma Mazzuca: Lo spegnersi d’ogni giorno
p. 529   Emma Mazzuca: Fino al cuore dell’essere
p. 533   Emma Mazzuca: Il resto nelle ali del tempo
p. 539   Ester Cecere: Non vedo, non sento...
p. 543   Ester Cecere: Con l’India negli occhi...
p. 546   Floredana De Felicibus: Mille volti 
p. 549   Franca Olivo Fusco: Affinità poetiche
p. 552   Franca Olivo Fusco: Ketty Daneo. Poesie scelte
p. 555   Franca Donà: Inediti
p. 557   Franca Donà: Le rose che nascono
p. 558   Franca Donà: Il bianco delle rose
p. 560   Francesco Casuscelli: Una foto
p. 562   Francesco Casuscelli: Un’arancia
p. 564   Francesco Casuscelli: L’estroso fanciullo
p. 566   Francesco Casuscelli: Sospensioni molecolari
p. 568   Francesco Dario Rossi: Vergine d’astri
p. 571   Franco Campegiani: Ribaltamenti
p. 575   Gabriele Bellucci: Shirim
p. 580   Gabriella Fiori: Patrice de LaTour du Pin
p. 583   Gian Piero Stefanoni: La stortura della ragione
p. 586   Giancarlo Baroni: I merli del giardino di San Paolo...
p. 590   Giancarlo Baroni: Le anime di Maco Polo
p. 592   Giannicola Caccarossi: Un’ombra negli occhi
p. 594   Giannicola Ceccarossi: Birkenau
p. 597   Giannicola Ceccarossi: Canti e silenzi...
p. 602   Giorgio Manganelli: Poesie
p. 604   Giorgio Manganelli: Ah, l’America!
p. 607   Giorgio Manganelli: Giorgio Manganelli e Alda Merini
p. 609   Giosofatte Frisina: Limportanza dell’uomo nel rapporto col dio
p. 613   Giovanni Bilotti: Canti oltre il tempo
p. 615   Giovanni Dino: Nessuno va via
p. 618   Rossella Cerniglia: La nascita di un’idea
p. 619   Giuseppe Cultrera: Monna Lisa
p. 621   Giuseppe Leone: D’in su la vetta...
p. 625   Giuseppe Leone: D’in su la vetta...
p. 630   Giuseppe Vultaggio: Al di là dell’orizzonte
p. 635   Giusy Frisina: Il canto del desiderio
p. 639   Giusy Frisina: Percorsi effimeri
p. 642   Giusy Frisina: Il mare aspetta sempre
p. 647   Giusy Frisina: Stare quieti
p. 649   Graziella Carletti: Ci troveremo ancora
p. 654   Guglielmo Aprile: Il talento dell’equilibrista
p. 659   Guglielmo Aprile: Primavera, indomabile danza
p. 664   Guido Zavanone: Lo sciame delle parole
p. 667   Guido Zavanone: L’essere e l’ombra
p. 670   Guido Zavanone: Percorsi della poesia
p. 673   Ignazio Gaudiosi: Vertigine e Il seme del sogno
p. 678   Imperia Tognacci: Anime al bivio
p. 681   Ivan Pozzoni: Cherchez la Troika
p. 682   Ivan Pozzoni: La poetica
p. 684   Leonardo Fasciana: Silloge per l’ingresso di un circolo augusteo
p. 685   Su la poesia al Liceo Classico G. Galilei di Firenze
p. 688   Lietta Manganelli: Poesie di Fausta Manganelli
p. 690   La questione della lingua
p. 692   Lino D’Amico: Vetusti ricordi
p. 693   Lino D’Amico: Antiche pietre
p. 695   Lino D’Amico: Ed è già ieri
p. 697   Lino D’Amico: Sussurri di emozioni
p. 700   Lorenzo Spurio: Pareidolia
p. 707   Lorenzo Spurio: Elegia per Lorca
p. 712   Luciano Domenighini: Da Valery  a Verlaine
p. 716   Pasquale Balestriere: Oltrefrontiera
p. 724   Paolo Statuti: La stella errante
p. 733   Paolo Mazzocchini: Chiasmo apparente
p. 738   Luciano Domenighini: Petite Antologie
p. 740   Luciano Domenighini: Le belle lettere
p. 746   Luciano Domenighini: Poemi didascalici latini
p. 751   Luciano Nota: La luce delle crepe
p. 754   Luigi Gasparroni: Ancorato a questa foce
p. 756   Luigi Gasparroni: Sorrisi
p. 758   Luigi Gasparroni: Le voci del mattino
p. 759   Luigi Gasparroni: In cammino
p. 761   Marco Dei Ferrari: Calviniana
p. 765   La scritura di Marco dei Ferrari
p. 766   Marco dei Ferrari: Ovidiana 2000
p. 767   Marco dei Ferrari: Bricco al caffè
p. 769   Marco Onofrio: Giorgio Caproni e Roma 
p. 770   Marco Onofrio: La nostalgia dell’infinito
p. 774   Margherita Celestino: Attendo un nuovo sole
p. 777   Margherita Celestino: Tracimar di versi
p. 782   Maria Ebbe Argenti: Più non nasce il suo canto fra le spighe
p. 788   Maria Grazia Ferraris: Alzheimar fest
p. 795   Maria Grazia Ferraris: Una singolare generazione
p. 801   Maria Grazia Ferraris: Volevo scrivere
p. 807   Maria Grazia Ferraris: La luna giocosa
p. 812   Maria Grazia Ferraris: Risposta
p. 813   Maria Luisa Daniele Toffanin: Dal fuoco etneo alle acque polesane
p. 815   Maria Luisa Daniele e Massimo Toffanin: La grande storia...
p. 816   Maria Luisa Daniele Toffanin: Prosimetro  
p. 821   Maria Rizzi: Per sempre sarà amore
p. 823   Maria Grazia Carraroli: Trittico
p. 827   Maria Grazia Carraroli: Letti bianchi (motivazione)
p. 828   Maria Grazia Carraroli: Mai più
p. 830   Mariano Menna: Frammenti di un osservatore 
p. 833   Mariano Menna: Temporali d’estate
p. 838   Marina Cvetaeva: Ma non è forse anche l’amore un sogno?
p. 846   Marisa Cecchetti: Il tavolo antico
p. 851   Marisa Cossu: La poetica
p. 854   Marisa Cossu: Cinque poesie inedite
p. 863   Marzia Serpi: Lo specchio e l’anima
p. 865   Maurizio Donte: Madrigali tassiani
p. 867   Michele Battaglino: Da Asclepiade a Goffette
p. 871   Manuela Minelli: Inciampando in un bacio
p. 873   Nadia Chiaverini: Notturni e ombre
p. 877   Nadia Chiaverini: Silloge inedita
p. 883   Nadia Milone: Donna
p. 885   Nadia Puccinelli: Prefazione
p. 888   Omar Rizq: I miei due cuori nomadi
p. 891   Paolo Bassani: Poesie paesaggio
p. 894   Paolo Bassani: Da Alla volta di Lèucade
p. 896   Paolo Bassani: Quando la poesia diventa momento di vita
p. 899   Paolo Bassani: Storie di quartiere
p. 901   Paolo Mazzocchini: Pietra e farfalla
p. 906   Paolo Buzzacconi: Grido d’allarme
p. 910   Pasquale Antonio Marinelli: Pensieri in controluce
p. 914   Pasquale Antonio Marinelli: Risposta
p. 916   Pasquale Balestriere: Assaggi critici
p. 921   Pasquale Antonio Marinelli: Sentieri distanti
p. 924   Patrizia Stefanelli: Inediti
p. 928   Paul Verlaine: Le ciel est par-dessus le toit...
p. 931   Pietro Rainero: Logica stringente
p. 934   Pietro Rainero: Novelle geografiche
p. 936   Maria Teresa Landi: Paesaggi
p. 940   Renata Voleri: Via Coppino n° 323
p. 942   Rita Fulvia Fazio: Scintilla d’eternità
p. 945   Rita Fulvia Fazio: Poesie e racconti
p. 948   Rosanna Di Iorio: La stanza segreta
p. 954   Salvatore Domenico Furiati: Inediti
p. 957   Sonia Giovannetti: Dalla parte del tempo
p. 966   Serenella Menichetti: Fiore di loto
p. 974   Serenella Menichetti: Oltre la soglia
p. 984   Umberto Cerio: Poemetto dedicato
p. 993   Valeria  Massari: Abbraccio della sera
p. 1000 Pasquale Balestriere: Una questione linguistica
p. 1007 Pubblicazioni
p. 1009 Indice