martedì 20 marzo 2018

N. PARDINI LEGGE: "NEGAZIONI" DI EDDA CONTE



Negazioni il titolo della nuova silloge di Edda Conte

Edda Conte,
collaboratrice di Lèucade












Alle spalle del tuo scrittoio c'era uno scheletro umano                                                                                                                                                in piedi
 di  piccola statura
                                     quasi  a mia immagine
uno scherzo goliardico....per anni..
Io non rido più.

Oggi mancano  contadini
                                               in terra di Puglia....
qualche giovane ancora si fa filosofo
                                                               o scienziato.
-Chi ha colpa? ripeti
e ripeti chi ha colpa...
 Colpa?
Merito?

Non ci sono estasi
davanti al caminetto buio...
e Madre Teresa è volata in cielo.


Sobbalzi di sintagmi, questioni singhiozzate in ricerche affannate, domande senza risposte, tante negazioni di ciò che appare umano o disumano; oggetti, tanti oggetti dai riflessi inquietanti, mai soli, sempre antropizzati,  sempre partecipi; uno accavallarsi di meriti e di colpe, di dismessi contadini, di Madre Teresa volata in cielo. Tutto fa parte di un mondo lasciato alla dialettica delle cose; a geometrie sconnesse in vista di un ordine nel disordine. Edda Conte è alla ricerca di strade nuove che la possano far uscire illesa da un’isola che ormai ha dipinta e narrata con bucolici ricami; è così che dagli azzardi ad orizzonti lontani torna a meditare sul correre del tempo e le tante negazioni. Lo stile è nuovo e rivoluzionario; abbandona le armonie dalla classica positura per una geometria sintattica  frammentata, lasciata in sospeso, “disordinata”, dove il metro rispetta le ambasce, affidandosi ad emistichi che tendono a staccarsi dalla struttura compositiva per una libertà alla quale l’Autrice aspira nel tentativo di sottrarsi alle aporie della quotidianità.
Mi piace iniziare con una serie di citazioni che tendono a chiarire la questione degli intendimenti poetici su cui si sta dibattendo oggigiorno: Poesia lirica, personale, soggettiva, di stampo montaliano; o poesia realistico oggettiva, post moderna, spersonalizzante di stampo eliotiano?
<<Come diceva Platone, “…al tocco dell’amore ognuno diventa poeta”. Mentre Orazio: "Che se tu mi porrai tra i lirici poeti La mia fronte andrà alle stelle". (Carmina, I, 1). E Keats nell’ode l’Autunno “… verdeggiare di nuovo al sommo dei rami dell’albero della vita e respirare insieme con la natura”. E Piranbdello “E’ nel ricordo e nel tempo che gusto quelle lacrime”. Fenollosa Ernest Francisco “La poesia è l’arte del tempo”. Sidney Lanier “La musica è amore in cerca di una parola”. E. A. Poe “La poesia “creazione ritmica della bellezza”,  “il sentimento poetico si ottiene nell’unione tra poesia e musica, giacché nella musica, forse, l’anima raggiunge quasi interamente il grande fine per il quale, se ispirata da un sentimento poetico, essa lotta… per raggiunge la creazione della Bellezza Suprema…”>>. Perché queste citazioni? Per mettere in chiaro la mia posizione e per iniziare un discorso critico-metodologico.
Leggere la poesia di Edda Conte è sempre un piacere, soprattutto per me che ho avuto occasione di seguire il suo percorso artistico: narrativo, poetico, saggistico. Una  poesia la sua che ci parla di vita, di amorosi sensi, di conurbazioni esistenziali. Fa tesoro di ogni palpito, di ogni segmento dell’essere e dell’esistere, di quella inquietudine che bussa alla porta per spingerci alla ricerca del Bello, della luce, di quel porto che rappresenta la quietudine del nostro andare; di una navigazione fra scogli e tempeste dove l’imbarcazione spesso incontra perigli che ne impediscono il prosieguo. Niente frattura fra l’io e il reale dato che il reale si fa serbatoio del canto solamente dopo una decantazione annosa, in cui ha avuto l’agio di riposare in un’anima con agevole calore. Ma il fatto sta nel constatare se tale navigazione tiene la  rotta o cambia direzione in base al moto dei venti e delle onde. Per fare una similitudine si può paragonare la barca al linguismo, alla sintassi prosodica; i venti alle passioni umane. Le vele hanno bisogno di essere predisposte in base ai venti che tirano; se tramontano o grecale cambieremo dispiegamento. Ed è così che la verbalità e le iuncturae ideative si adegueranno ai venti di turno: ai sentimenti del tempo. Ne emerge l’intendimento della poetica della Conte. Questo il leitmotiv della sua produzione. La poesia per lei è comunicazione, è registro, è tatuaggio temporis vitae.
Non esiste frattura fra realtà e comunicabilità. Può cambiare il linguaggio, come la posizione della barca in funzione del dispiegamento delle vele, ma i criteri poetici sono gli stessi. Quello che conta è la simbiotica fusione fra la ricerca del navigante, il suo intento, la sua epigrammatica intenzione, e i mezzi a disposizione per raggiungere la luce del faro. E io credo che la poesia sia un po’ come la navigazione di Rimbaud: passione, inquietudine, saudade, memoriale, musicalità, animo, sentimento, e combinazione tra modus vivendi e vis explicandi. Sì, la ricerca fa parte di noi, del nostro stato emotivo, della nostra voglia di capirci. E il linguaggio non è detto che conservi sempre la stessa andatura: può essere meno musicale, più narrativo, più o meno segmentato, ma non sarà mai absolutus; dipenderà sempre dalle emozioni che in quel dato momento occupano il nostro cuore. Questo è il filo rosso che dà compattezza e organicità alla diacronica produzione  della Conte, dacché ella si prefigge di comunicare i suoi stati d’animo, e dacché non permette mai che le cose si facciano interpreti autonome della sua storia. Semmai è lei che ne fa materia oggettivante. E sa che non sarà di sicuro il crudo realismo, la spersonalizzazione, il ritratto amorfo dei dintorni, a dare sostanza al canto. Tutto si evolve con gli anni, tutto fa parte di un autobiografismo, di una maturazione di eventi che hanno inciso e incidono sul modo di vedere e considerare i fatti, mai con distacco. La poetessa sente il bisogno di dare corpo ai suoi palpiti interiori, che variano da oggi al domani, da un anno all’altro, perché è la vita che cambia, la vita fatta di esperienze a volte gioiose a volte meno, a volte addirittura negative,  per le vicissitudini che alimentano il nostro poema. Le cose non sono mai il soggetto nella sintassi del vivere. Il soggetto siamo sempre noi che ce ne serviamo e le disponiamo a seconda  dell’uso e del confronto con quelle che ci conobbero diversi. Ma il poeta cambia? Può cambiare il suo modo di scrivere, i sentimenti, ma il copyright resta lo stesso. La sua identità sarà inconfondibile, come lo è nelle due mini sillogi (di cinque poesie ciascuna) sottoposteci per un confronto. Può cambiare il rapporto nostro con l’intorno ma non il modo di intendere l’arte. E Edda Conte ci dice che la poesia non è altro che un diario spirituale su cui imprimiamo i vari momenti. Nelle cinque nuove poesie, il titolo stesso lo conferma, la poetessa sta vivendo un momento difficile; le varie esperienze vitali si sono complicate e tali complicanze hanno partorito stati d’animo in progress; più che a un lirismo panico, a bucoliche contaminazioni, a navigazioni verso porti di difficile ancoraggi, la Nostra dirige lo sguardo ad una interiorità altra, che la porta ad una visione sottrattiva dell’esserci. Ma il modo di intendere la poesia non cambia: le cose sono lo strumento, la cifra lessicale. E persino il memoriale serve ad un confronto, al bilancio del quando e del dove: psicologia, interiorità, autobiografismo. La poesia è sempre il riflesso del nostro percorso esistenziale e non ne può fare a meno. Per ciò che concerne il tessuto metrico, lo schema prosodico, nelle seconde il metro si  svincola da una melodia contagiante, da brividi  di euritmica sonorità. Qui il verso diviene compagno del nuovo sentire, oggetto concretizzante, frammentandosi, consono ad una positura di stampo sperimentale. Ma non ci facciamo ingannare: lì c’è tutta l’inquietudine di un’artista che la grammatica poetica fa sua con coerente linguismo.   
Oggigiorno c’è una nuova tendenza poetico-letteraria che cerca di farsi spazio, ma destinata a sparire presto come i tanti sperimentalismi che hanno giocato un ruolo marginale nella cultura dell’altro secolo. La cosiddetta NOE: la nuova ontologia estetica. Perché dico questo: il fatto di escludere dalle manifestazioni artistiche ciò che è fondamentale per una realizzazione non è di certo nuovo;  la presenza dell’io, della sua consistenza esistenziale, del suo messaggio umano, del suo contaminante memoriale, o della musicalità che tutto avvolge e liricizza, credo sia fondamentale. Non esiste opera d’arte che non lasci il timbro ontologico dell’autore. Edda Conte non vi appartiene  di sicuro, anche se  sembra avvicinarcisi in qualche ambito della nuova produzione.

 Nazario Pardini
  

IL “NUOVO MONDO” LIRICO DI EDDA CONTE

Edda Conte è artista che sa rigenerarsi sotto ogni profilo dimensionale. Lo dimostra in queste sue liriche comparate che trasformano ogni essere nella propria negazione. Nel contesto lirico contemporaneo, ovvero post-moderno, non esistono sentimenti o propositi esistenziali assoluti, bensì tutto per il tutto è semplicemente “relativizzato” e privo di riferimenti solidificati o solidali con il passato. La poetessa registra e rileva questa “ribellione” storica delle cose e delle persone annotandola in un “diario” personale che cerca risposte anche senza esito. Il balcone, il Viale d'Arno, la poltrona, le gemme dei gigli, l'orologio, il caminetto... sono immagini che trovano la “negazione” di un vissuto nella persona (più vicina) che partecipa a suo modo alla “rivolta” per invocare il Buio più asettico. E' la “svolta” lirico-artistica di una meditazione interiore nella poesia che Nazario Pardini magistralmente evidenzia.
I contenuti contestuali si avvicinano poi ad un “frazionismo” metodologico teorizzato da una ontologìa rovesciata della creatività (non creare per "essere" ma "essere" per creare). In Edda la teoria sconfina nella ricomprensione della presenza globale di essenze polifunzionali e finalizzate al processo sistematico di ogni fase storica del “creato”. Si tratta di un alto livello lirico, di suggestioni ed intuizioni incredibili, di un approfondita capacità di modulare il presente sul ricordo, sul dettaglio, sull'attimo e sulla potente rivincita del Tempo che assorbe e nullifica il cosmo sino all'estinzione. La filosofia poetica di Edda Conte è dunque metamorfosi perenne e spietata nella dialettica della Natura (dall'essere al non essere) che “ordina” ogni vivente, “detta” limbi di spazio-tempo, conduce sentimenti e pensieri in ogni scenario positivo o negativo. Per Edda comunque la speranza di Fratello Sole s'illumina in un finale imprevedibile di positività emergente dove anche la negazione risveglia il cuore.
E' la via crucis di una presenza superiore tra le preghiere del nuraghe o il muro sgretolato del nonno, o l'orto verde, o la corte deserta... Un mondo superato dalla "modernità" senz'anima che circonda la vita lirica senza sopprimerne il significato.

Marco dei Ferrari



POETI

Nel vuoto del mondo
apriremo il vaso di Pandora
scavalcheremo il Tempo incontro al mythos
per abbracciare l'Oltre
dove la purezza è istinto
che riscatta ogni errore.
    Saranno perle
le parole dalla nostra bocca
e diadema alle stelle
nell'ultima danza
prima che il sole
nel fuoco della sua dimora
i nostri sentimenti estingua
nella catarsi estrema.

°°°°°

VIA CRUCIS    
(a Sant'Anna di Stazzema)

Quante volte ancora
dovrai morire
Quante volte
Signore
cadrai sotto i colpi
della ferocia
che guida la mano dell'uomo?

Nella madre
che l'urlo muto impietrì
davanti alla furia omicida
Nel vecchio
che annegò nell'impotenza
l'istinto di difendere i suoi
Nella giovane
che barattò con la vita
l'innocenza perduta
Nel bambino
che chiuse negli occhi innocenti
lo stupore della morte
Nell'uomo
impiccato al palo della luce
che pagò a caro prezzo
il sogno della libertà.
O Signore
Vittima Eterna
il Tuo sudore nell'Orto
bagnerà all'infinito
l'ara sacrilega del mondo?

°°°°°

RESTAMI ACCANTO

Tra i vortici della mente
si avvolge la sera
 Lusinghiera è la notte
all'abbraccio del sé
Incombe un'assenza
nel silenzio
che la memoria incupa.

Vivere è amare
ma nel percorso
si fa rovente il passo
che il piede tarda a ristare.

Restami accanto
Signore
e non lasciarmi sul sentiero
sola.

°°°°°

SARDEGNA

Schizza di verde
il bruno della pietra
al piede del Nuraghe
il ficodindia.
Mormora una preghiera
in lingua ignota
la stele
sulla Tomba del Gigante.
Respirano i trafori delle rocce
a guardia delle vie deserte
sospinge il vento verso la marina
l'intrusa vela.
   
Il vento di Maestro
si fa forte
ai salici giganti
piega le braccia
molli
scava la terra
in mezzo alla brughiera
fruga i cespugli
del mirto
fino a sera. 

°°°°°

LA VITA NEI VESTITI RIVOLTATI

....e il muro sgretolato
degli anni si faceva scrigno
per i dentini strappati
con la cordicella
dalla mano del nonno....
        e l'orto verde
dove cresceva l'insalata
generosa di lumache
si abbrunava a sera
nel trionfo della luce
fosforina delle lucciole....
        e la corte deserta sotto il sole del meriggio
al fresco della sera estiva
si animava
tra le seggiole di paglia un po' sfondate
chiacchiere di donne giochi di bambini...
     e gli uomini intorno ai tavolini
del caffè
in attesa dell'ora un po' più tarda...
         e la vita di allora...
che trascorreva nei vestiti di panno
più volte rivoltati.

Edda Conte

Sono  poesie scritte, quasi tutte, una ventina di anni fa .
Raccolte con altre (in tutto 160) pubblicate nel 2010 .


Ecco cinque nuove poesie  (dalla silloge in elaborazione "Negazioni")


Il Caminetto che arreda è spento
da tempo  ....inutile
 sulla mensola l'orologio
                                regalo senza tempo....
                                        per te che il tempo ignori.
                                                                        
  Alle spalle del tuo scrittoio c'era uno scheletro umano
                                                                                                     in piedi
 di  piccola statura
                                     quasi  a mia immagine
uno scherzo goliardico....per anni..
Io non rido più.

Oggi mancano  contadini
                                               in terra di Puglia....
qualche giovane ancora si fa filosofo
                                                            o scienziato.
-Chi ha colpa? ripeti
e ripeti chi ha colpa...
 Colpa?
Merito?

Non ci sono estasi
davanti al caminetto buio...
e Madre Teresa è volata in cielo.


°°°°°

Gorgoglio iroso ...
Non ha colpe del tuo rifiuto
                                              il lavello
non ha meriti la mia pazienza
alla prima negazione di una giornata inquieta.

        Sul comodino il caldo aroma del caffè...
                                                                coccolava il risveglio!
        Non un vizio...
        un amoroso buongiorno!
                                                        Il male oscuro cancella molte cose....

Quante sono le negazioni
nella grammatica insegnata a scuola?
Raccogliere la penna caduta non è servilismo
verso la prof...
Il sorriso ottiene più del comando...

Oggi il mio diario annota un bel ricordo
che si sposa ad una ennesima negazione..


°°°°°°°

Sul vivere e il morire
perché fai domande
quando opinione è certezza.

Prigione d'aria è il balcone
                                               al quinto piano
ai colombi offre cibo in abbondanza....
il cielo è di tutti
 Non vive sui tetti
chi impreca alla Natura
non vola
             per mangiare...

Vivere più a lungo..
                                      felici?
                                           oppure no....
Non ho risposte.
 Se porgi domande
parli solo di richieste.

°°°°°°°°

 Il Viale d'Arno ha una bellezza inquieta
un nostos  dimenticato
una poltrona acciaccata
che nutre di rabbia i giorni immemori...

                        
 Reiterati passi
 estatici  silenzi 
una sofferta  routine
                                 una negazione!


Le gemme dei tigli  gonfie di piacere
                                                  e di attesa
non hanno memoria di passato...

e l'acqua corre sotto gli argini
  sempre uguale...
                           ma non è mai la stessa.


°°°°°°°
   
Oggetti senz'anima
non hanno parola a questo presente
                                                          
La rivolta delle cose
 abbraccia il silenzio
                                      e lo fa suo..


Come lacune esistenziali
il rifiuto di un bene prezioso
per chi invoca il Buio del Nulla.

Entra Fratello Sole
tra le stecche della  persiana!
non si offende la tenda
                                           che oscura la stanza...
illumina lo specchio che tutto sa della vita delle cose...
 dagli oggetti senz'anima cancellerai l'ombra!
Per te, non ci sono negazioni.


Edda Conte 2018,  "NEGAZIONI"


27 commenti:

  1. Provo ad inserirmi nel mosaico di idee che offriranno un quadro polifonico e corale dei pareri.
    La poesia, per me, è voce che emerge dalla profondità dell’essere e ne svela le luci e le ombre.

    E’ voce che universalizza i sentimenti ed il tempo.

    E’ voce che consola, sostiene ed affina il sentimento ed il pensiero.



    Grazie ancora a Lei per l’attenzione e cordiali saluti



    Valeria Massari

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  2. LA POESIA
    Ci sono tante forme di poesia e tanti modi di fare poesia.
    Un aspetto centrale del mio fare poetico è la ricerca e lo studio della parola. Il poeta, come qualsiasi artista, non crea niente ex nihilo, ma, manipolando a modo suo parole, fatti e dati reali, tenta di produrre qualcosa di originale. La novità sta tutta nel linguaggio, che non deve essere fine a se stesso, ma deve contenere dentro di sé, impastato per bene, un suo preciso contenuto, fatto di sentimenti e di valori universali. Le parole, quindi, sono fondamentali. Quasi sempre io cerco le parole del vocabolario e dell’uso corrente medio-colto e le accosto con la speranza (o l’illusione) di
    farle suonare, di farle brillare, aprendo fasci di luce, squarci di immagini, ritmi e melodie che restano nell’orecchio, e sprigionando dal loro interno un sentimento. A volte il tentativo riesce e solo allora compare la poesia. Altre volte la poesia resta addormentata o morta nel bozzolo, ma lo sforzo prodotto dall’autore è sempre lodevole.
    Michele Battaglino



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  3. “Una mia idea di poesia nasce nella Stanza bassa dove ho vissuto pomeriggi immensi di recite, fra tende fiorite aperte a sipario, realizzate con tante altre bambine sotto la gran regia di mia madre-magistra-fanciulla-corista. Qui ho scopereto l’incanto dell’attesa, mi sono formata al bello e avvicinata al teatro come strumento di comunicazione, ricerca di bellezza e verità, catarsi allo spirito. E sulle orme di mia madre sono diventata anch’io burattinaia di altre compagnie, rigenerate nel tempo, poi regista teatrale solo per mio figlio, i cugini e gli amici, come appare in Magie di attese. Ora muovo ancora fili di altri burattini: le parole, ma lascio al verso esprimere il senso primo di questo mio fare poesia, dilatato poi in orizzonti paesaggi altri, conforto ad un pensiero eternamente nomade. Sempre con grande affetto.



    VII

    Fra le mani fili ora rinati

    In parole-burattini

    con lacrime e sorrisi umani.



    Li muovo in un castello fatato

    di memorie-fondale di vita nostra

    precisi onesti i ruoli

    in scenari mutevoli imprevisti.



    Ricupero messaggi-segni

    proiezioni per nuove dimensioni

    sul muro del futuro, con il timore sempre

    di scordare tradire la parte

    perdere in seggiovia le scarpe.



    Fra le mani questi rinati fili

    mio sogno di custodire

    in scrigni verbali

    per te, per me ed altri devoti

    quel sapore-vero tempo delle cose



    allentare sulle sue orme

    l’uomo nel tecno itinere

    che brucia il non vissuto ancora

    al vento d’ansia cosmica.





    VIII

    Mio sogno di fermare

    il senso d’ogni attimo

    come perla nella sua valva

    come perle di una collana



    fascino vezzo intorno al collo

    attimo attimi così: fascinosa attesa

    sia il sabato, poeta, della metropoli.



    Con ardore di vivere-dividere

    l’incanto del madreperla

    in colloquiali stanze

    d’un proscenio antico nuovo

    ricreato autentico

    dall’energia-parola



    ché solo di e-mail

    lo spirito è stella collassata

    luce che muore.



    Rinnovo così magia d’attese

    terra d’approdo ove sostare insieme

    al riparo del ricordo

    elevare altari di poesia

    sull’orlo del naufragio dei giorni.



    Da L’attesa bambina in Magia di attese

    Maria Luisa Daniele Toffanin

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    1. ...!Conforto ad un pensiero eternamente nomade".
      Ammiro e condivido questo pensiero che sintetizza il senso del fare poesia.
      Ringrazio M.luisa Daniele Toffanin del suo intervento e mi congratulo per i versi acclusi.
      Edda Conte.

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  4. Io personalmente sono solo un modesto scrittore, la Poesia è un dono, un dono divino e speciale perché poeti si nasce. La Poesia, nel suo più alto e sostanziale senso del termine, è la capacità di esprimere un contenuto di idee e sentimenti in modo atto a commuovere, suscitare emozioni, a eccitare la fantasia.La sua caratteristica più propria è rappresentata quando contiene tutto ciò che riesce a suscitare emozioni e suggestioni di natura estetica che colpiscono particolarmente l'immaginazione e il sentimento.Di più non saprei dire sulla Poesia anche qualcuno tempo fa mi disse: "guarda che anche la prosa, quando è espressa da un animo nobile ed esprime sentimenti, ricordi, nostalgie e rimpianti può essere considerata poesia" questo mi conforta alquanto perché in qualche mio scritto e qualche volta,qualcuno altro ha scorto un briciolo di poesia, ma forse ha voluto premiarmi eccessivamente!

    Vittorio Sartarelli

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    1. Il commento di Sartarelli è arrivato sulla mia mail per essere pubblicato.
      Nazario

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    2. Ho già espresso “in nuce” nel commento alla lirica delicatissima “La fanciulla” di Francesco Casuscelli quale sia la mia idea di POESIA. La POESIA, come dice lo stesso Casuscelli, è un'amante silenziosa che ci mette a nudo prendendoci l'anima. È difficile resisterle in quanto ci cambia la vita, ci fa vedere in modo diverso le cose, ci fa trasformare le parole da semplici vocaboli in note musicali. Non sempre dà gioia perché non sempre si riesce ad esprimere, secondo i suoi canoni, quello che lei ci ispira, ma quando il testo ci soddisfa è festa grande, è catarsi completa, è un bagno dell'anima nel Lete che ci fa dimenticare le avversità quotidiane. La POESIA è soprattutto per chi la scrive, non per chi la legge. Ossia, spiegandomi meglio, è la confessione del nostro “io” di fronte a noi stessi, non importa se piacerà o non piacerà agli altri, se gli altri traviseranno quello che abbiamo scritto, infine se ci saranno degli altri. È la nostra cura contro “il male oscuro”: si noti come molti poeti hanno avuto vite travagliate. Per questo detesto quelle poesie artificiose con vocaboli strani o peggio obsoleti che non fanno parte del nostro linguaggio quotidiano ma intrigati nel tessuto del verso non per necessità di metrica o di rima ma solo per fare sfoggio di una cultura che non c'è: speme, spiro…
      Un altro punto che sarebbe da toccare è che la poesia non deve essere necessariamente autobiografica – come qualcuno ostinatamente crede – anche se riflette sempre una parte di noi, e non deve “emozionare” dove per molti questo vocabolo significa versare calde e abbondanti lacrime. Anche La vispa Teresa è per me una bellissima poesia ancor più nella versione ritoccata di Trilussa.
      Spero che ne venga fuori un dibattito costruttivo a cui io interverrò nuovamente qualora non condivida in toto le idee di qualche altro partecipante.

      Carla Baroni

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  5. Interessante e coinvolgente la poesia di Edda Conte, schietta e al contempo assai profonda. Il concetto di negazione espresso dall’autrice non riguarda la difficoltà di accettare la realtà nella sua vera essenza, ma il rifiuto di quella costruzione che per pigrizia o convenienza facciamo della stessa trasferendo nell’avere il senso dell’essere. All’affermazione “Oggetti senz’anima non hanno parola a questo presente” segue il dolcissimo invito “ Entra Fratello Sole tra le stecche della persiana! Non si offende la tenda che oscura la stanza”. Ad una “sofferta routine” si contrappongono “Le gemme dei tigli gonfie di piacere e di attesa”. È chiara dunque la percezione di ciò che dovrebbe essere e non è e la negazione altro non è che l’espressione della consapevolezza di quello che non riusciamo a cambiare. Poesia che scuote, che rimane sospesa in interrogativi come “ Felici? Oppure no… Non ho risposte. Se porgi domande parli solo di richieste.”
    Complimenti vivissimi.
    Paolo Buzzacconi

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    1. Grazie. Molte. Il commento chiaro ed esaustivo ha centrato il senso , anche quello forse più nascosto, dei miei versi. Indipendentemente dallo stile, in apparenza solamente rivoluzionato, il contenuto è sempre il dettato dell'anima.
      Edda Conte.

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  6. "E il naufragar m'è dolce in questo mare" (Giacomo Leopardi, "L'Infinito")

    In occasione del 21 marzo, giornata internazionale della Poesia, possiamo aggiungere infinite definizioni all'Idea di Poesia, quest'arte essenziale, universale, umbratile e sublime, che permea di sè tutte le altre arti, che ha tante assonanze e legami quante sono le sfumature dei sentimenti dell'animo umano. La poesia è la libertà. E' tra le forme più alte e più pure del pensiero umano, assurge a celebrazione degli affetti e degli ideali più profondi dell'uomo. Nel nostro tempo la Poesia non finisce di evolversi ed è presente in ogni aspetto mediatico, unitamente alla musica ed alle altre espressioni di creatività. La poesia è ovunque. Basta cercarla. La poesia nei più vari registri linguistici e nelle diverse tradizioni religiose e culturali è profezia e preghiera. La poesia ha la stessa dolorosa consistenza della vita, con le sue gioie e i suoi dolori, il suo mistero. La poesia è un dono, come la vita. E' simbolo ed archetipo. Attraversa lo spazio ed il tempo, può avere il potere di unire i popoli nell'universalità del sentimento. Tutto questo è la Poesia e molto ancora di più. La poesia è ricerca nel labirinto della vita. La vita è mistero e sogno. E così pure la poesia. La poesia è un'esperienza catartica e liberatoria, ci conduce al di fuori del nostro ego e delle nostre paure. La poesia ci libera e ci trasforma, grande è il suo valore spirituale, innegabile. La poesia infatti è la capacità di cambiare, di rinunciare al potere dell'ego e di porsi in ascolto delle voci del mondo, del suono delle onde e del vento. ( Donatella Zanello)


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  7. Carissimo Nazario, grazie per la riflessione che ci spingi a fare sulla nostra amata poesia. Sarà ben contenta l’autrice a cui regali il senso della poesia. E’ poesia quella “che ci parla di vita, di amorosi sensi, di conurbazioni esistenziali. Fa tesoro di ogni palpito, di ogni segmento dell’essere e dell’esistere, di quella inquietudine che bussa alla porta per spingerci alla ricerca del Bello, della luce, di quel porto che rappresenta la quietudine del nostro andare..”. Io credo che la poesia non sia sentimento ma una vera e propria esperienza, che deriva dalla conoscenza di mille emozioni, di molti luoghi, di amori, di dolori, di foglie portate dal vento, di voli d’uccello, di..di…di tutto quello, insomma, che si sedimenta e alimenta i nostri giorni e che ci ha restituito vita e bellezza; che scriviamo, magari, in un solo verso, ma che riempie un’intera pagina.
    La poesia, ci ricorda E. A. Poe, è “creazione ritmica della bellezza”, dove il 'suono' interno e esterno a noi diventa fondamentale, è 'quello' che fa di uno scritto una poesia o un linguaggio poetico. Credo fermamente che sia importante che i poeti riflettano sul senso, ma anche su alcuni aspetti della poesia (ritmo, parola..magari anche metrica) e non si tratta di semplici ubbie tradizionalistiche ma dell'essere consapevoli che è la stessa lingua che usiamo a spingere musicalmente in certe direzioni e non altre. E, aggiungo, noi usiamo l'italiano, che è una lingua straordinariamente musicale. Siamo fortunati per questo e per quella “ricerca (che) fa parte di noi, del nostro stato emotivo, della nostra voglia di capirci” e di esprimerci con quel dare volto e parola alle presenze, alle assenze, alle circostanze, alle voci che ci attraversano di continuo e con le quali ci sentiamo perennemente in mare, muovendoci con “ la navigazione di Rimbaud: passione, inquietudine, saudade, memoriale, musicalità, animo, sentimento, e combinazione tra modus vivendi e vis explicandi..”:
    Un grande dono!!!
    Sonia Giovannetti

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  8. Ma cos’è mai la poesia?
    Più d’una risposta incerta
    è stata già data in proposito.
    Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
    come alla salvezza di un corrimano
    Wisława Szymborska .
    Sergej Esenin ci viene in aiuto con questi due versi: Essere poeti significa cantare la libertà e lo spazio/ perché siano per te più noti.
    Donatella Bisutti afferma:la poesia salva la vita.
    Jorge Luis Borges dice che la poesia “è una passione una gioia”
    Per quanto mi riguarda considero la poesia “un bisogno primario simile a mangiare ed a bere.
    Ma a me sembra che il tema di questa pagina verta sul confronto dei testi fra le due sillogi della poetessa Edda Conte composte in periodi diversi e di differente struttura. Due forme diverse di fare poesia, anche se lo stile a mio parere rimane indelebile. E’ meglio la prima silloge oppure la seconda? Non credo si possa fare un confronto di qualità. Per quanto mi riguarda le sillogi sono composte ambedue da ottimi testi poetici. Io credo che un poeta debba essere poliedrico versipelle proteiforme e che non si debba incancrenire in una sola forma. A breve pubblicherò la mia nuova silloge “Sguardi at-intorno” essa è composta da una sessantina di testi scritti in periodi diversi. Gli ultimi hanno risentito dell'influsso del mio avvicinamento alla NOE. Ci sono periodi della vita in cui è necessario cambiare.
    Per dirla con Fernando Pessoa:
    C'è un tempo in cui devi lasciare i vestiti, quelli che hanno già la forma abituale del tuo corpo, e dimenticare il solito cammino, che sempre ci porta negli stessi luoghi. È l'ora del passaggio: e se noi non osiamo farlo, resteremo sempre lontani da noi stessi.
    Fernando Pessoa
    In merito a questo mi piacerebbe aprire un dibattito.
    Serenella Menichetti

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  9. La poesia è quella “visione” del mondo che Bruner definiva della mano sinistra: una visione particolare, nel senso che è propria del poeta in quanto tale, che, esulando da ogni aspetto oggettivo della realtà (campo, questo, della scienza) ne dà una interpretazione unicamente soggettiva tramite il potere evocativo della parola: con questa, facendola funzionare a mo’ d’un a-priori kantiano, egli riesce a plasmare e a personalizzare il mondo con i suoi pensieri e le sue emozioni. Una parola che è metafora, ma anche (e perché no?) ritmo, suono, rima, ecc., che s’innestano in un tutt’uno nell’intimo sentire del poeta.
    La poesia quindi permette all’uomo di ritrovare l’essenza più genuina e profonda del proprio essere, con l’intero universo delle emozioni che agitano il suo cuore e la sua mente: l’amore, l’amicizia, i ricordi, le ansie, i tremori. Con la poesia si può cogliere la vita nella globalità dei suoi aspetti, tragici come umoristici, si può “conoscere” (nel senso di sentire) il mistero (e la realtà è mistero, come insegna Ungaretti), riflettere sul senso (o non senso) della vita e della morte, esprimere l’aspirazione all’immortalità.
    Si può essere poeti del proprio vissuto, ma ci si può proiettare fuori della propria soggettività, nel tempo e nello spazio, ed essere poeti della storia e delle inquietudini che tormentano il mondo. In quest’ultima accezione il poeta, che dice sempre parole di sapienza, è anche fattore della storia: o, meglio, potrebbe esserlo se le sue parole non rimanessero inascoltate e se tutti (non solo gli interessati, ma anche la gente comune) le leggessero e le interiorizzassero.
    Il poeta è l’Illuminato, il Vate, è colui che è riuscito ad inerpicarsi su per l’aspro cammino della conoscenza, ne ha salito tutti i gradini, pervenendo alla “visione” completa di quell’incorporeo mondo (si pensi a Platone) in cui sfolgorano sovrane le idee del Bello, del Bene … del Sublime. E come tale ha il potere, catartico, di liberazione e di salvezza.
    Vittorio Verducci

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  10. Ho già avuto modo di dire che per me la poesia è - sopra ogni cosa – un modo di stare al mondo, un modo di essere, di intuire la vita, una ricorsa continua a ciò che è inconosciuto. Credo nasca dal tentativo di ridurre lo spazio incommensurabile che c’è tra il nostro sentire interiore e la sua misteriosa e incantevole traduzione in parola. Da questa premessa si può intuire che – per me – ciò che conta in poesia è l’autenticità del “canto”, la sua naturalezza. Leggo nella riflessione di Nazario “la ricerca fa parte di noi, del nostro stato emotivo, della nostra voglia di capirci. E il linguaggio non è detto che conservi sempre la stessa andatura: può essere meno musicale, più narrativo, più o meno segmentato, ma non sarà mai absolutus; dipenderà sempre dalle emozioni che in quel dato momento occupano il nostro cuore”. Ebbene, credo che la poesia sia un “fare” libero, quindi in essa in essa è presente ontologicamente il concetto di ricerca, intesa come sguardo ampio anche sulla contemporaneità in cui l’autore vive. A prescindere allora dalla forma, che in fondo è la componente più “laboratoriale” della poesia, la poesia è “essenza”, ha cioè una sua precisa ontologia, un contenuto che altro non è che l’essere che in essa si manifesta. Il poeta allora può cambiare il suo modo di scrivere e magari – personalmente lo riterrei preferibile – senza accorgersene. La poesia non è statica, è soggetta all’innovazione della contemporaneità, purché sia un’evoluzione naturale e non dettata da mode o sperimentalismi o peggio ancora dal rifiuto della nostra tradizione poetica. La poesia di Edda Conte non è poi così diversa nelle due tipologie proposte forse proprio per questa fedeltà al suo sentire.

    Annalisa Rodeghiero

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    1. Errata Corrige:"rincorsa e non ricorsa"
      "In essa in essa":refuso di ripetizione

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  11. Se l’esperienza estetica è una esperienza cognitiva, il linguaggio poetico si pone nel campo di questa esperienza. La poesia è un modo di conoscere, comprendere e rappresentare la realtà con un linguaggio specifico; è creazione della mente e come tale riflette la situazione biologica, neurale e psicologica del soggetto che crea, del creativo della parola. Nella formulazione di questo linguaggio intervengono diversi fattori collegati all’intelligenza e alla sensibilità del creativo: il retroterra del soggetto, la sua formazione, le inferenze culturali, affettive e sociali dell’ambiente inteso nello spazio e nel tempo. Nell’ambito della formazione umana l’educazione alla bellezza riveste un ruolo fondamentale nella costruzione di personalità equilibrate capaci di cogliere le diversità e di apprezzare la comunicazione non come fatto banale e meccanicistico, bensì come senso e significato. L’esperienza estetica, in questo caso la poesia, ha il compito di usare il senso meditato delle parole, di produrre con esse un suono, cantare, usare la voce del linguaggio come strumento musicale. E’ un volare alto sui contenuti della ” visione interiore” . Da sempre la poesia, prima della scrittura e dei libri, è un canto d’amore e di meraviglia per il mistero dell’esistente anche quando tratta temi sociali o epici; nel codice poetico avviene l’unificazione dei miti e dell’immaginazione delle civiltà più diverse in un diverso spazio-tempo; è un codice in cui convivono memorie, sentimenti, emozioni, nella visione di un mistero e di un destino che accomunano l’uomo . Ritengo importante il risvolto psicopedagogico dell’esperienza poetica ed estetica in genere: il pensiero e il linguaggio sviluppano di pari passo le proprie potenzialità cognitive ed espressive; è quindi indispensabile introdurre largamente nell’ educazione e nella formazione, elementi di creatività verbale-non verbale, lo studio e la riflessione sull’arte, la letteratura, la musica insieme ad attività pratiche mirate all’acquisizione del fare e del saper fare. E’ necessario il potenziamento del- l’educazione linguistica per accostarci alle diversità in modo consapevole ed empatico e socializzare le più disparate esperienze culturali; l’educazione a riconoscere e a recepire la bellezza, può aiutare l’umanità ad uscire dalla crisi di identità in cui è precipitata.

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    1. Complimenti a Marisa Cossu per il suo commento che denota una accurata preparazione filosofica estetica.
      Grazie anche per il dotto contributo a questo dibattito sull'ontologia poetica.
      Edda Conte

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  12. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  13. Io credo che la poesia debba mantenere intatte: la liricità e la musicalità, alle quali aggiungerei di fondamentale importanza la presenza dell'io e l'esperienza esistenziale. Nelle nuove opere, l'autrice Edda Conte ci propone una poesia innovativa che mantiene però i presupposti da me sopra citati, non togliendo niente alla spontaneità, e al coinvolgimento. Le sue varie fammentazioni mi portono a pensare a un susseguirsi di flash di un film in bianco e nero, mentre le parole vanno come il pensiero qua e là alla ricerca di qualcosa che si vorrebbe, ma non c'è. Perchè ogni invito diventa negazione, rifiuto, chiusura... Non c'è filo di luce dentro, non c'è speranza, c'è solo staticità. Eppure l'autrice è consapevole che fuori, le “... gemme dei tigli gonfie di piacere e attesa” , “l'acqua corre sotto gli argini.... ma non è mai la stessa”, tutto cambia, si muove, muta, mentre lei non è in grado di farlo.
    Allora cosa resta oltre al disagio, alla sofferenza? Il bisogno, che si fa desiderio di qualcosa che, anche se provvisorio, sia attimo di evasione. Ecco allora che un piccolo ricordo si fa epifania come nei versi di“Oggi il mio diario annota un bel ricordo” oppure nell'invito dolce contenuto nei versi di“ Entra Fratello Sole tra le stecche della persiana!.... per te non ci sono negazioni”.
    Una poesia che si legge sempre con piacere, che ci porta a riflettere sulla vita e sulle prove che siamo costretti ad affrontare.
    Stefania Pellegrini

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  14. Maria Fantacci27 marzo 2018 09:20

    Il poeta scrive di se stesso e per se stesso: una modalità, questa, che non consente raggiri da parte dell’artista, ma tramite la quale gli permette di arrivare direttamente al cuore dei lettori. Nella poesia, inoltre, si riscontrano alcune caratteristiche della musica, come la capacità di evocare stati d’animo e trasmettere emozioni, ma anche il ritmo che l’artista riesce a infondere alle proprie composizioni mediante l’uso e la dislocazione di parole particolarmente efficaci e significative. Tutte particolarità, queste, che si ritrovano pienamente nelle liriche di Edda Pellegrini Conte. La poetessa vuota per noi il suo vaso di Pandora (per usare una sua efficacissima immagine) regalandoci perle preziose: parole inanellate come diademi, che con la loro cadenza ci infondono consolazione prima che il sole/...i nostri sentimenti estingua/nella catarsi estrema”.
    L’artista, in apertura della sua piccola antologia, ci ripropone alcune liriche che – come si apprende in una sua nota – non sono recentissime e, affiancandole tra loro, si incammina su un proprio personale percorso, all’interno di una cornice nuova.
    I suoi versi si aprono di fronte ai nostri occhi come tante piccole lacerazioni, fatte di nostalgia e dolore: nostalgia per un tempo che fu (...e l'orto verde/dove cresceva l'insalata/generosa di lumache/si abbrunava a sera/nel trionfo della luce/fosforina delle lucciole.…) e dolore per episodi del passato intrisi di brutale violenza, il cui strazio si dilata ancora fino a noi e oltre noi. Ma, anche quando affronta eventi di estrema tragicità, come l’eccidio di Sant’Anna di Stazzema, Edda lo fa con tocco lieve. L’intensità del dramma, più che attraverso le parole, è data dal ritmo spezzato che caratterizza l’intera composizione poetica. Non è un caso che le liriche “Via Crucis” e “Restami accanto” siano riportate una di seguito all’altra. La poetessa sembra temere che la bellezza dell’universo possa disfarsi quando “tra i vortici della mente/si avvolge la sera” . Ma è solo un attimo di cedimento, peraltro circonfuso di una pacata dolcezza, perché per Edda l’universo ha in sé quella bellezza e quella completezza che sono altrettanti segni di una più alta realtà. Quasi una preghiera, dunque, che diventa consolazione alla solitudine. Proprio nei momenti di abbattimento si cerca Dio per trovare speranza e conforto Ma forse la speranza è essa stesso Dio. Ed ecco che la poetessa implora il Signore di restarle accanto: “….non lasciarmi sul sentiero/sola”.
    Di tutt’altra cifra ci appaiono le liriche con cui la scrittrice ha voluto chiudere la sua piccola silloge. Si tratta di composizioni ‘contemporanee’, intrise ancora dei temi cari all’autrice, come il trascorrere del tempo, la solitudine dell’uomo, la speranza (quasi certezza) in un oltre consolatorio. Ma il suo verso si fa più scarno e, in un certo senso, più ruvido. E’ cambiata anche la forma grafica: attraverso la dislocazione dei singoli versi, la poetessa sembra richiamare l’attenzione del lettore sui rischi di derive senza ritorno.

    “...Vivere più a lungo..
                                         felici?
                                                oppure no....”


    In queste nuove composizioni, il concetto di esistenza è mostrato in una duplice accezione: se da un lato esistere è un evento innegabile, dall’altro diventa un concentrato di significati che non consente di staccarsi dalla prospettiva metafisica. Ecco, pertanto, che ritroviamo un altro concetto sempre presente nel discorso poetico della scrittrice: l’oltre, che in queste nuove liriche si arricchisce di significati, ampliando dunque la sue potenzialità.
    Maria Fantacci

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  15. Al mondo.

    Mondo, sii, e buono;

    esisti buonamente,

    fa’ che, cerca di, tendi a, dimmi tutto,

    ed ecco che io ribaltavo eludevo

    e ogni inclusione era fattiva

    non meno che ogni esclusione;

    su bravo, esisti,

    non accartocciarti in te stesso in me stesso.

    Io pensavo che il mondo così concepito

    con questo super-cadere super-morire

    il mondo così fatturato

    fosse soltanto un io male sbozzolato

    fossi io indigesto male fantasticante

    male fantasticato mal pagato

    e non tu, bello, non tu «santo» e «santificato»

    un po’ più in là, da lato, da lato.

    Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere

    e oltre tutte le preposizioni note e ignote,

    abbi qualche chance,

    fa’ buonamente un po’;

    il congegno abbia gioco.

    Su, bello, su.

    Su, Münchhausen. (A. Zanzotto, La beltà)

    La poesia Al mondo, di Andrea Zanzotto, che propongo come un contributo al dibattito sulla poesia che è andato sviluppandosi recentemente sul blog, mi pare una risposta adeguata al tema poesia che i lettori commentatori hanno sviluppato- poesia come confessione- espressione del sentimento, diario, esperienza vitale, rapporto con la realtà, come ricerca libera e sperimentazione linguistica e come conoscenza….-

    La poesia Al mondo fa parte della raccolta La beltà (1968) ed è un’opera della maturità del poeta. Pone il tema della poesia come conoscenza, moltiplicazione dei punti di vista e della prospettiva e l’ironia che l’attraversa e la permea diventa la chiave di lettura, forse di una meta-lettura.

    Come sarebbe auspicabile, confortante sembra dirci l’Autore, conoscere la realtà nel suo complesso senza la mediazione proiettiva dell’io del poeta! ( “Mondo, sii, e buono/ esisti buonamente,/ fa’che, cerca, tendi a, dimmi tutto…”), ma è altrettanto certo che ciò è impossibile (“ed ecco che io ribaltavo eludevo/ e ogni inclusione era fattiva/ non meno che ogni esclusione…”) Tale desiderio non può realizzarsi se non illudendoci che “il crudo realismo, la spersonalizzazione….darà sostanza al canto”e farà a meno della mediazione dell’io.

    Il mondo così carico di angosce esiste per sé, non abbisogna della mediazione idealizzata del poeta, è certo, ("un po’ più in là, da lato, da lato.// Fa’ di (ex-de-ob etc.)-sistere…”… “ che il congegno abbia gioco”allora.). Questo desiderio poetico di raggiungimento non può che essere consapevolmente ironico, come ci dice Z. nell’ultimo isolato verso: “ Su, Münchhausen”( il personaggio settecentesco che si diede la salvezza da sé, si liberò dalla palude tirandosi fuori coi capelli): è proprio della poesia, il linguaggio che crea il mondo verbalizzandolo.

    Colpisce la forza sperimentale spericolata della ricerca linguistica ( il linguaggio come sintesi di quotidianità, dialettismi, i neologismi,i termini stranieri…), la sintassi lineare che si alterna al procedimento esortativo caotico e accumulativo, che va interpretata come un’ironica provocazione e scaturisce dal bisogno di reagire- con la poesia!- alla disgregazione della società contemporanea, alienata e annichilita.
    Maria Grazia Ferraris

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  16. Che cosa dire più di quanto é atato detto in questo bellissimo Simposio organizzato da Nazario nella sua isola-casa della poesia? Se non che poesia é insieme ricerca e comunicazione? Dunque non può rinchiudersi mai nl chiuso di un antro sia pure affascinante come il laboratorio di un mago ma pur rimanendo rifugio deve poter affacciarsi al mondo dei poeti e non solo e condividere le emozioni profonde e i messaggi simbolici che rivela. Sempre nella convinzione che la poesia "arriva come acqua di luce" dalle fonti scintillanti del mistero di cui siamo depositari. Buona Pasqua.

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  17. A volte, ciclicamente si parla di morte della Poesia, oppure si creano movimenti a carattere sperimentale-linguistico per cercare di attuare un rinnovamento poetico programmato che rompa con la cosiddetta tradizione.

    Ma l’uomo stesso è poesia e la sua autenticità nel presente genera novità di pensiero e d’espressione!

    L’allineamento mente-cuore, proprio nel presente storico, sempre rinnoverà la parola poetica.

    Come affermava Kandinskij, per la pittura, la forma è il contenuto che si manifesta, così è per la poesia.

    Evviva la poesia che rappresenta, come l’arte tutta, la testimonianza più alta della spiritualità umana e il momento di dialogo con il Divino che è nell’uomo.
    Silvia Venuti

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    1. Condivido la soddisfazione di Nazario Pardini di fronte ai numerosi commenti seguiti alla sua pagina di critica , davvero pregnante,sull'ontologia poetica.
      Molti infatti gli interventi interessanti e nella sostanza concordi con lo scritto dall'eccellente critico e poeta.
      In alcuni ho potuto trovare anche risposta alla mia forse oziosa domanda -può cambiare il Poeta nel tempo?-
      Pertanto ringrazio quanti hanno partecipato e offerto un valido contributo alla discussione, in questa tavola rotonda on line.
      A tutti auguro una santa Pasqua allietata dallo spirito della poesia.
      Edda Conte.

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  18. Raffaele Giannantonio.
    Per quanto riguarda la mia personale esperienza, la poesia è totalmente soggettiva e legata alla memoria, che non è peccato anche se non giova. Penso infatti che la poesia sia in gran parte elaborazione dell’io cosciente tanto quanto del subconscio e di quelle esperienze che, pur essendo soggettive - ed appunto per questo -, divengono universali. In particolare la sofferenza legata alla perdita degli affetti e delle persone care, pur essendo strettamente ed intimamente connessa al percorso esistenziale che ogni uomo compie nel transito terreno - l’unico di cui ha certezza evidente -, assume valore di esperienza universale in quanto condivisa dalle singole componenti di quella folla solitaria che costituisce l’umanità. In tal senso la constatazione dell’universalità del dolore, trasfigurato dall’afflato lirico, ne lenisce il senso di infinitezza offrendo all’uomo l’occasione per non sentirsi schiacciato dalla tiche, dal senso del dovere, dalla ciclicità cerimoniale della vita imposta dalle convenzioni e dalle abitudini. L’elaborazione lirica della propria soggettività deriva dall’attraversamento delle stratificazioni del proprio vissuto, dall’infanzia fino alla contemporaneità, ed in tal senso non ritengo possibile fare poesia se non confrontandosi costantemente con la memoria di sé, anche quando questa comincia ad affievolirsi, acquisendo i tratti di una memoria anch’essa universale. In sostanza, la poesia può essere considerata come una esostruttura da noi filata con la composita materia della memoria, del reale e dell’inconscio, che ci consente di trasferirci all’esterno di quella sorta di gabbia di Faraday che i nostri genitori, la famiglia, la scuola e le convenzioni ci hanno pre-fabbricato in attesa del nostro sviluppo nel mondo “oggettivo”.

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  19. Raffaele Giannantonio.
    Per quanto riguarda la mia personale esperienza, la poesia è totalmente soggettiva e legata alla memoria, che non è peccato anche se non giova. Penso infatti che la poesia sia in gran parte elaborazione dell’io cosciente tanto quanto del subconscio e di quelle esperienze che, pur essendo soggettive - ed appunto per questo -, divengono universali. In particolare la sofferenza legata alla perdita degli affetti e delle persone care, pur essendo strettamente ed intimamente connessa al percorso esistenziale che ogni uomo compie nel transito terreno - l’unico di cui ha certezza evidente -, assume valore di esperienza universale in quanto condivisa dalle singole componenti di quella folla solitaria che costituisce l’umanità. In tal senso la constatazione dell’universalità del dolore, trasfigurato dall’afflato lirico, ne lenisce il senso di infinitezza offrendo all’uomo l’occasione per non sentirsi schiacciato dalla tiche, dal senso del dovere, dalla ciclicità cerimoniale della vita imposta dalle convenzioni e dalle abitudini. L’elaborazione lirica della propria soggettività deriva dall’attraversamento delle stratificazioni del proprio vissuto, dall’infanzia fino alla contemporaneità, ed in tal senso non ritengo possibile fare poesia se non confrontandosi costantemente con la memoria di sé, anche quando questa comincia ad affievolirsi, acquisendo i tratti di una memoria anch’essa universale. In sostanza, la poesia può essere considerata come una esostruttura da noi filata con la composita materia della memoria, del reale e dell’inconscio, che ci consente di trasferirci all’esterno di quella sorta di gabbia di Faraday che i nostri genitori, la famiglia, la scuola e le convenzioni ci hanno pre-fabbricato in attesa del nostro sviluppo nel mondo “oggettivo”.

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  20. Ringrazio Raffaele Giannantonio per il commento e soprattutto per una chiara esposizione del proprio pensiero riguardo alla poesia.
    Edda Conte

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