sabato 25 luglio 2020

CINZIA BALDAZZI LEGGE: "BOATI DAL PROFONDO" DI PASQUALINO CINNIRELLA



Cinzia Baldazzi legge “Boati dal profondo” di Pasqualino Cinnirella

Cinzia Baldazzi,
collaboratrice di Lèucade
Pasqualino Cinnirella
Boati dal profondo
The Writer Edizioni, Marano Principato (CS), 2018
pp. 60, € 12,00

L’aratro e la penna
Pasqualino Cinnirella e la traccia arcana dei versi

di Cinzia Baldazzi

   Molto spesso, nel leggere un’opera letteraria, accade di attribuirle la fiducia di poter sollecitare la propensione rivelatoria della verità implicita nella scelta delle parole, valutando, di conseguenza, lo strumento della poesia all’altezza di intrecciare la storia nell’assoluto, l’individuo con il collettivo, il particolare e l’universale. Per citare il leitmotiv del celebre film di Martin Scorsese New York, New York (1977), sceneggiato dal romanziere Earl MacRauch e da Mardik Martin, il “magico accordo” può scaturire ovunque e, nella silloge di Pasqualino Cinnirella, il suo “boato”, il forte rumore cupo, sotterraneo, proviene «dal profondo»: in un «lungo gioco della vita» [Morale], popolato da «pietre spinte dalla china». Quasi svincolati dall’urlo, dal sobbalzo della paura, pensieri, progetti e desideri sono mantenuti attivi da un’energia tesa, sostenuta dall’amara pena, e al contempo dall’orgoglio di restare vivi.
   Ogni poetica, realizzata tramite una serie di segni gestiti da leggi combinatorie interne, si basa perlopiù su un sistema di attese tra significante-significato: ebbene, in Boati dal profondo esse vengono eluse, aggirate, pagina dopo pagina, in un input eversivo del loro rapporto immediato: «Le spighe […] Moriranno di sole a giugno / quando nelle sacche i chicchi / son già turgidi di vita» [Ma più non canta il cuore]. Questa volontà nel disattendere le premesse, così estesa nella ποίησις generale del nostro scrittore, alimenta l’incipit di Contemporaneità:

I tempi da tempo sono già maturi
per cogliere a iosa, come dovuto,
da ogni albero il mio frutto.
Ma da sempre -altri- hanno scritto per me
dove e quando il punto d’inizio,
come e perché l’ora del compimento.

   Norma Malacrida vi rintraccia, «nella sua complessità e nel suo pessimismo lirico, un’interpretazione del dramma dell’uomo moderno, nel suo male di vivere, travolto da inumane sollecitazioni che gli negano la possibilità di discernimento tra bene e male e lo confinano in una sfera di alienazione che si connota e si colloca ad un livello di universalità».
   In Passaggi, il poeta confessa la propria estraniazione dal mondo oggettuale: «Mi faccio alieno ad ogni cosa», al punto di non saper più «proprio cosa dire»; alle estreme conseguenze giunge Contemporaneità, ipotizzando una «data certa / quando ogni cosa sarà alienata / al mio volere di uomo»; in Porta dai fogliami il vento, arriva a investire il mondo della natura: «Ottobre, è una tristezza alienata». Ma nei successivi componimenti il tema assume altri significati, di strumento utile in qualche modo a vivere o a sopravvivere: come quando Cinnirella, in Oltre i confini della sera, sa che nulla potrà cancellare i «ricordi inalienabili e rimpianti» di una vita; oppure in Ma più non canta il cuore, testo centrale della raccolta, nel ricordo del genitore nei campi: «con la schiena curva sulla vanga / cantando ai muli all’aratro / alienava la stanchezza e la rabbia»; mentre egli stesso, molti anni dopo, consumato il rito di passaggio dall’agricoltura al mondo urbano e cittadino, non trova conforto nella rievocazione di quel mondo: «una penna, un tavolo, dei fogli e pensieri / tanti pensieri non bastano ad alienarmi / dalla noia del giorno sempre uguale».
   La ricerca pensosa e insieme operativa di Cinnirella prosegue: le sfumature di vero trapelano molteplici, frutto di un «vivere piegato al grigio degli eventi» [Nell’afa della sera]. In un solo asse significativo allinea contenuti diversi e intercalati, a volte volutamente contraddittori:

Ottobre, è una tristezza alienata
ora che dal bosco viene
questo muoversi celere alla vita
nell’erba e nelle fronde,
ora che già quella gemma divarica la scorza
e pigola di nidi il ramo rifiorito.
[Porta dai fogliami il vento]

   Le istituzioni letterarie di anceschiana memoria diventano strumento essenziale in questo andare e venire tra elementi oppositivi: Approdo è una lunga, insistita metafora marinara; Storia è scandita dall’immagine di una porta di duchampiana memoria, una sorta di battente con due stipiti pronto a chiudersi e a lasciare fuori l’amante, eppure l’altra entrata è lì, aperta; Deserti accoglie la classica iconografia della distesa di sabbia assimilata all’esistenza; infine, Così i dividendi non bastano installa la figura retorica nella terminologia del bilancio d’azienda (preceduta da Estro d’autore con i suoi diagrammi, ascisse, ordinate).
   L’orizzonte di un siffatto linguaggio simbolico risulta descritto con efficacia da Franco Campegiani: una «scrittura sorprendente, dove la base ritmica, sensibile alle regole metriche, si concede salutari eversioni ipermetriche, a sottolineare forse, nel voluto sgarro estetico, l’intenzione di aderire maggiormente alla spiazzante realtà della vita. L’eleganza del verso è comunque assodata, con giri metaforici mai stucchevoli e sempre misurati».
   L’autore procede attraverso un lessico pienamente novecentesco, dalla natura concreta e cosale, di sorprendente modernità, con intenzionali riferimenti montaliani («Non dirmi parole / che non lacerino, / con alito odoroso, / il chiuso dei pensieri / in dissonanze di vita» [Non dirmi parole]) e affettuose citazioni ungarettiane («Racimolo le quattro suppellettili dell’anima» [Congedo]).
   In assonanza a varie esperienze di ποιητική τέχνη negli ultimi anni, Cinnirella si inoltra nell’ampio territorio del “realismo etico” annesso al verosimile della rappresentazione, all’impronta morale del suo finalismo. Talvolta riconosciamo nella sua poësis l’antica eloquenza incitativa, classicheggiante, in cui si afferma una voce traslata, discorrendo cioè con un mondo evocato in paesaggi ristretti (di tanto in tanto, la terra siciliana). In casi ulteriori ascoltiamo, invece, un intervallo di parola intimo, diretto, alimentato dal gusto di illustrare il mondo delle cose nel modo in cui risultano riflesse sullo specchio della verosimiglianza, e la memoria, eccellente bagaglio da viaggio, avanza disperdendosi nel passato-futuro:

Di profondi lunghi silenzi ho bisogno
nel mio intorno - al mio interno,
per riprendere me stesso
che arranca ormai da tempo
al fine di rifarmi, nel mio giorno
al crepuscolo, nuovi gli assetti.
Volti ai dissesti quei dettami di ieri
più non danno certezze in divenire;
furie di marosi hanno divelto
quei cardini profondi nella roccia.
Tante, le volte in solitudine
a chiedermi il conto che sbilancia
come stadera starata in difetto
ché più il debito assomma.
A fissarne nuove le basi
metterò ancora mani nude
a incidere, forare, a sfondare
decise il duro del basalto
prima che il chiaro della luna scemi
all’aurora del nuovo giorno.
[Dissesti]

   «È come accedere», puntualizza Patrizia Stefanelli, «ai luoghi segreti della nostra umanità in cui l’età assume una configurazione nuova e perde la sua connotazione spazio-temporale». Ne è testimonianza Debbo capire, con i suoi «giorni a scalare», con la richiesta del perché «il tempo non frena le stagioni»; ne costituisce riprova Senilità, dove al tempo «nemico», alla «clessidra capovolta», il poeta sente il bisogno di aggiungere la dimensione dello «spazio», incapace tuttavia di impedire la frantumazione con i suoi «vuoti» e «senza strade possibili di ritorno».
   Il veicolo di un’analoga dialettica poetica, secondo Nazario Pardini, lo troviamo allora «trasmesso con tale comunicabilità da lasciare di stucco: un messaggio vicino a tutti noi per le questioni dell’esistere e per tutti quei perché che inquietano e che dal particolare si traslano agevolmente in sfera universale con slanci lirici di rara fattura»: quasi, tra una pagina e l’altra di Boati dal profondo, le pietre iniziassero a muoversi lente, nonché a parlare, e il misterioso cielo bianco minacciasse di scoppiare in un angosciante e sordo fragore.
   Ritorna in campo, attualissimo, il concetto di lettore-interpretante assai caro allo statunitense Charles Sanders Peirce, padre della semiologia contemporanea: in questa figura, lo studioso ottocentesco enfatizzava nel destinatario del messaggio un soggetto favorito dalla Poesia stessa nel comprendere qualcosa di più; alludeva, cioè, alla possibilità, implicita tra segni-segnali, di associarsi in chiave emotiva e razionale, libera e aperta, alle più recondite svolte, a precisazioni testuali o intertestuali dell’opera. Già dal titolo, dall’associazione inusuale tra avverbio e predicato verbale, il brano Ora che c’eri offre esempi di simili “aperture”:

Per qual vezzo già del mio amore
ti chiamavo - marinaio -
in quel breve tempo d’attesa.
Ma te ne andasti di notte,
prima ancora di esserci tra noi.
Avevi fretta mostrarti alla luce
e forata l’ampolla del tuo mare
in secca sei rimasto sulla riva
come resti di veliero, naufrago
dagli oceani, su scogli d’isola deserta.
Soffocavi nell’aria
fuori dal tuo globo-nido, dai volteggi
che appena percepiva la tua genitrice.
Ora che c’eri, t’aspettavamo tanto sai
per donare anche a te vita, alimento
e immenso amore; spazio entro le mura
ad alitare insieme pace e lietezza
e sogni rosa nel domani.
Addio mio piccolo marinaio
saremmo stati tanto bene insieme.
Finita l’amorosa attesa
silenzioso un vuoto ora riempie casa e cuori
e dolce ansia più non morde nei giorni addivenire.
Per te nel cuore… alto un grido… ho soffocato.
[Ora che c’eri]

   Tipico nel repertorio di Pasqualino Cinnirella, lo spazio dell’inconscio procede saldo nel “farsi poesia”. Alcune correnti dello strutturalismo a base psicoanalitica (in primis ricorderei Jacques Lacan) sostengono come, negli autori, gli impulsi dell’Es, in genere considerati forze ignote e incontrollabili, misteriosi bisogni pulsionali, offrano invece codici esegetici in certa misura accessibili.
   Dunque l’interrogativo da condividere potrebbe essere a quale quid lacerante, a quale messaggio del profondo si riferisca Cinnirella dinanzi a un velo nostalgico, malinconico, tacito: in una notte d’estate, «canti e risa / intorno al gioco vivo della fiamma», e «la paura, mai in noi sopita, / per il nero delle ombre tra le siepi». Con il passare degli anni, la nostalgia «non si eleverà più in là / di un profondissimo sospiro / con lo sguardo proteso a quella luna» [Ho sognato fuochi sull’aia].
   Forse la risposta è in quel gruppo di componimenti che più di altri scavano nel flusso temporale personale e privato: le poesie dedicate alla figura paterna (Ma più non canta il cuore) e a quella materna (Ho sognato fuochi sull’aia), i versi sulla casa dei sogni (Progetti), le riflessioni sul transito generazionale (Passaggi).
   Di sicuro il nostro scrittore, nei segreti del cuore, incrementa un desiderio di lettura non velleitario, bensì effettivo, in virtù di un complesso convenzionale ritenuto capace di contenere ed esibire aspetti peculiari, sentimentali o conoscitivi del “trovarsi”, dell’essere. Gli anni fuggono, sovrapponendosi da una riga all’altra, mentre il cielo, rivestito di «quest’aria chiusa», conta le ore in progress: il giorno sembra giudicare la notte e la notte a sua volta cullare con affetto materno l’alba appena accesa, con «parole nuove come petali» [Se con me rimani] che «coglieremo nella quiete».
   Nella raccolta Boati dal profondo emerge una sorta di traccia arcana dei meccanismi costanti della mente, all’altezza di coinvolgere, nella ricerca del mittente dell’opera, i suoi destinatari, quando sono chiamati da interpreti, anzi da interpretanti, a ristrutturare, a loro volta, il senso ampio della vita, lungo i millenni di donne e uomini, grandi e piccoli, buoni e cattivi:

Sento che non ci sto più dentro le file.
Solo fra gli altri che mi travalicano ai lateri
sto a guardare ormai il mio sentiero che abbandono
irto a questo peso di carne che s’aggrava nei giorni
mentre brilla ancora dalla vetta
la mia chimera impossibile
all’ultimo sole di ponente.
I giorni sono pesi ai miei passi
lenti ora a dispiegarsi
per il troppo tempo perduto
nel riprendere respiro.
Sull’altare dei sogni
su cui ho bruciato, in sacrificio perenne,
la mera conquista dei giorni,
accennano detriti di certezze
dalle cariatidi del tempo.
Racimolo le quattro suppellettili dell’anima:
fagotto leggero per un forestiero
(nomade nel cuore)
che senza rimpianti s’allontana
verso il sole dall’ultimo raggio
ora che ha donato ai figli
i pochi monili del cuore
appuntati… alla sua roccia friabile.
[Congedo]

   Scriveva Giuseppe Ungaretti in Aura: «Dalla grata dei rami / vedo voli nascere».

Cinzia Baldazzi

59 commenti:

  1. Un ottimo tributo alla Silloge di Pasqualino, che presentammo a Roma nella Rassegna del nostro Circolo. Esegesi che marca il senso dell'arcano insito nell'Opera dell'Autore e lo destruttura in ogni suo aspetto. Cinzia, che non ho l'onore di conoscere di persona, è un critico di grande levatura e sa individuare gli elementi che il Poeta sente 'dal profondo'. Forse la malinconica nostalgia del passato è tra i 'boati' più forti. Complimenti di cuore a entrambi e un abbraccio.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Maria, è giusto: il leitmotiv della "malinconica nostalgia del passato" è come se conducesse, in prima istanza, l'intero complesso poetico di questa silloge, forse dell'universo semantico, e della struttura tecnico-espressiva tipici di Pasqualino Cinnirella. Anche io sarei felice di conoscerla presto.

      Elimina
    2. Grazie Maria per la tua presenza assidua ed incisiva nei miei confronti di poeta e di persona. Sei stata e sei sempre una delle amiche/ci più cari dentro e fuori Leucade. Pasqualino.

      Elimina
  2. Cara Cinzia, felice e commossa per questa tua profonda e illuminante analisi sulla raccolta di Pasqualino che ho letto con molto interesse e dedizione. Ho avuto anche io l piacere di leggere i suoi versi, scrivendo infine un mio modesto pensiero che mi permetto di postare di seguito, sperando di fare cosa gradita. La poesia di Pasqualino Cinnirella, Artista e persona dall’animo nobile, vuole entrare nell’intima natura umana per fermare le emozioni che in questi nostri tempi così convulsi durano quanto la fiamma di un cerino e far riflettere sul senso del nostro viaggio.
    È uno stato di grazia, il suo, e dobbiamo lasciarci coinvolgere nel suo mondo permettendo alle nostre emozioni di risvegliarsi, per stabilire così un colloquio a più voci, nel comune anelito alla rinascita. Grazie alla sua opera “Boati dal profondo” di cui mi ha fatto dono, possiamo riviverle e riconoscerle. Il suo verso è essenziale, descrittivo, senza orpelli e rende con asciuttezza i momenti del dolore, davanti ai quali il lettore resta incredulo, silenzioso, anche nei recessi più nascosti del suo animo. La ricerca della verità che persegue si sofferma sui motivi che interrompono la partecipazione alla gioia della vita riuscendo a catturare con le parole le ombre che le vicende della vita proiettano sullo schermo dell’anima: l’incompiutezza dell’esistenza, l’inafferrabilità del piacere, il rimpianto nostalgico dell’istante vacuo che creano turbamenti che ci disorientano e ci portano alla consapevolezza che siamo destinati a passare, insieme con le nostre gioie e i nostri affanni, come tutto…. panta rei! Spesso restiamo prigionieri della solitudine, del tempo, ma anche dello spazio. Qual è il senso dello spazio che limita lo sguardo e riduce l’orizzonte? Siamo legati ai nostri limiti, alla nostra dimensione, sottoposta alla strettoia delle categorie spaziotemporali in cui restiamo costretti, perdenti. Spesso la lirica del Nostro diventa idillio, nostalgica espressione delle piccole cose che possiamo percepire con intensità, armonia e rende più equilibrato il nostro animo.

    Rosanna Di Iorio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Cara Rosanna, apprezzo molto il tuo interesse e la tua dedizione.

      Elimina
    2. Cara Rosanna, Grazie per aver opportunamente inserito il Tuo pensiero sulle mie che arricchisce con un quid in più quanto dottamente scritto dalla Dott/ssa Baldazzi. Grazie Pasqualino

      Elimina
  3. Tante grazie a Cinzia Baldazzi per questo commento a Boati dal profondo di Pasqualino Cinnirella. Nelle righe di commento all'opera si avverte un'attualità e un bisogno di attingere dalla poesia il bello che vi è imprigionato, lo scoperchiare un vaso di Pandora di sentimenti ai quali i nostri pensieri rimangono impigliati, un istintivo e irrinunciabile inseguimento alla scoperta e alla lettura di questi versi. Tante grazie, Cinzia, per contribuire a farci conoscere autori di qualità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Apprezzo molto la tua stima e attendo ancora una volta di aprire il tuo vaso di Pandora per vedere che cosa questa volta riserva a noi tutti.
      Grazie ancora, Carlo.

      Elimina
    2. Il vaso di Pandora lo aprirò per me, cercando il libro e leggendone i versi. Grazie a te e a presto

      Elimina
  4. Ringrazio di vero cuore Cinzia Baldazzi per avermi invitata a leggere la sua bella prefazione ad un libro di un poeta che non conoscevo fino ad ora. Mi è sembrato di percorrere una vita, brani del cuore e pezzi di cielo ancora presente nel cuore. Io, piccola autrice di piccole filastocche, mi perdo in questa immensità maestosa e penetrante, posso dire che la poesia non finirà mai di stupirmi e di incantarmi e stupita ed incantata lo sarò di certo immersa in questo libro di Cirinnella. Grazie

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Allora, cara Loretta, tra una filastrocca e l'altra, genere peraltro preziosissimo, ti auguro un emozionante iter nell'"immensità maestosa e penetrante", nella poetica di Cinnirella.
      Grazie da parte dell'autore e mia!

      Elimina
  5. Più spazio nella scuola demolita in ogni suo fondamento e nella nuova società che utilizza sempre più termini internazionali dimenticando l'espressività e le sfumature del nostro italiano: essa temo che resterà sommersa in una nicchia che ha consapevolezza del valore pur emergendo in una pluralità che dimenticherà o che non ha interesse a ricordare. Il tuo è un bel lavoro e un bell'impegno chiaramente colto, ed è cosa assai rara.
    Richard York

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il problema che tu poni è attualissimo, ma possiede una sua salda tradizione di richiesta nell'utilizzo dell'italiano scritto e parlato, in quanto già negli anni '70 il professor Tullio De Mauro - originario di Torre Annunziata - la considerava una battaglia da condurre nel progresso della cultura italiana in Europa e nel mondo.

      Elimina
  6. Sempre coinvolgente e istruttiva la tua disamina, Cinzia, che appunta, sottolinea, stimolando il fruitore alla scoperta, anche propria. Grande emozione nell' "interpretante" per "Ora che c'eri". Complimenti a te, Cinzia, e all'autore.
    Carla Sautto Malfatto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Carla, per la gioia che mi concedi - assai rara - di dialogare intorno al pensiero di Charles Sanders Peirce, pioniere ottocentesco della semiologia con il suo concetto di "interpretante", tanto geniale da essere ripreso da molti altri studiosi in seguito.

      Elimina
  7. Massimo Moraldi26 luglio 2020 08:00

    "Boati dal profondo"! Oddio, Cinzia: dove vuoi trascinarci con le tue letture? Forse che nell'epicentro di un terremoto? Spero per noi di no ... La silloge omonima, uscita due anni or sono per i tipi di "The Writer Edizioni", autore Pasqualino Cinnirella, si accomoda in maniera più tranquillizzante proprio sotto il vomere di un aratro. Il "boato", come può avvenire se anche la tettonica si affida ai versi, proviene "da un lungo gioco della vita" ("Morale"). Ma aratro chiama agricoltura; agricoltura chiama lavoro; lavoro chiama Virgilio, con il poema didascalico "Le Georgiche", ed Esiodo, con "Le opere e i giorni". Ma come, lavoro? Ma non stiamo parlando di una silloge poetica? Certo, ma non dimentichiamoci, Cinzia, che "la poesia è lavoro". Lo sostiene il poeta Elio Pecora, nella cui casa all'EUR era assiduo ospite Pier Paolo Pasolini. "I tempi da tempo sono già maturi" ("Contemporaneità"), e si fondono con il ricordo del padre "la schiena curva sulla vanga, cantando ai muli all'aratro, alienava la stanchezza e la rabbia" ("Mai più non canta il cuore"). È il momento della raccolta. Del vero, in un "vivere piegato al grigio degli eventi" ("Nell'afa della sera"). Del caduco, con il ricordo di "ottobre, che è diventato una tristezza alienata" ("Poŕta dai fogliami il vento"). Ma è noto: il lavoro più grande e difficile si fa in noi stessi, e Pasqualino Cinnirella precisa che "di profondi lunghi silenzi ho bisogno nel mio intorno, al mio interno, per riprendere me stesso" ("Dissesti"). E quanto tempo ci vuole? "Giorni a scalare" ("Debbo capire"), lavorando, pensando, rivolgendosi all'amore "Per te nel cuore ... alto un grido ... ho soffocato" ("Ora che c'eri") proprio quando "racimolo le quattro suppellettili dell'anima: fagotto leggero per un forestiero (nomade nel cuore) che senza rimpianti s'allontana verso il sole dall'ultimo raggio ora che ha donato ai figli i pochi monili del cuore appuntati ... alla sua roccia friabile" (Congedo"). Grazie, Cinzia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Massimo, grazie per il tuo esteso e articolato mosaico di dotazioni e livelli di pertinenza. E sono d'accordo con te: tutto è frutto di un tenace e solidale lavoro. Non credo che lavorare stanchi: con tutto il rispetto all'indimenticabile silloge dell'allora 28enne Cesare Pavese, che il lavoro - quello editoriale e poetico - lo ha onorato sino all'ultimo.

      Elimina
    2. Egregio Sigr. Massimo, il suo pensiero sulle mie mi ha colpito con un quid in più specie quando dice che fare poesia è lavoro come quello che ha fatto la Dott/ssa Cinzia nei miei confronti. Lavoro vuol dire fatica non solo fisica, impegno, costanza e ricerca (in questo caso). Poetare è anche e/o soprattutto perdita di sonno, di tralascio degli impegni familiari e di continuo isolamento dall'attualità del giorno. "Sei sempre con la testa tra le nuvole" reiteratamente mi ammonisconi famigliare ed amici. La poesia (se è vero come è vero che è un dono del cielo ha un ruolo pedagogico determinante nella società specie contemporanea avendo la prerogativa di incidere sull'animo umano. Grazie per quanto espresso. Pasqualino Cinnirella

      Elimina
  8. Bellissimo il titolo "Boati dal profondo" che il poeta Pasqualino Cinnirella ha usato per la sua silloge poetica. Da subito mi ha dato l'impressione che volesse far emergere quanto di più "sacro" racchiudeva dentro di sé e volesse esternarlo per far partecipare i lettori. Tra le righe poetiche che ho potuto apprezzare, per il certosino lavoro che ne hai fatto tu, cara Cinzia, nello sviscerare l'intenzione del Cinnirella, mi hanno colpito: "Le spighe che moriranno al sole di giugno", "Ma più non canta il cuore" (un ricordo del papà), "...i pensieri che non bastano per alienarmi dalla noia", e quando parla di "racimolare i suppellettili dell'anima". Dai pensieri del poeta traspare la nostalgia del tempo passato per la quale non si deve però nutrire rimpianto.
    Cinzia, come sempre, sa cogliere la parte migliore e più nascosta di ogni autore di cui si occupa.
    Complimenti a Cinzia Baldazzi per l'ottima recensione e complimenti al poeta Pasualino Cinnirella.
    Gianna Costa

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di Cuore Sig/ra Costa sentitamente. Pasqualino Cinnirella

      Elimina
  9. Cara Gianna, grazie per le tue parole. E soprattutto per aver posto enfasi sul punto di vista cruciale, nella vita di tutti noi, di poter ripensare al passato senza nutrire rimpianto. E non mi sembra cosa da poco.

    RispondiElimina
  10. Leggo e mi confondo nel verso del poeta,simile è l'onda nella sua solitudine, di altro approdo è la riva o l'irta scogliera dove s'infrange la malinconia.

    RispondiElimina
  11. Grazie di cuore, Nicolò, per il tuo commento direi quasi in versi.

    RispondiElimina
  12. Cara Cinzia, grazie come sempre per l'invio della tua recensione-breve saggio sulla silloge del poeta Pasqualino Cinnirella. Un'occasione per conoscere uno scrittore di versi interessante e di sicuro livello. Ho notato che della sua opera ha scritto anche l'amico Franco Campegiani oltre al Prof. Pardini e a diversi rispettabili critici. Le tue osservazioni sono sempre motivo di curiosità e di stimolo a ricercare studiosi (Anceschi ecc.) da ritrovare e rinverdire; i richiami di alcuni versi di Cinnirella a Ungaretti e ad un certo clima montaliano (non solo, naturalmente) ci mostrano un poeta preparato da profonde letture che punteggiano una poesia cullata dolorosamente tra terra e mare. Un altro nobile esempio di valido scrittore figlio di una Sicilia sempre in primo piano.
    Angelo Mancini

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Angelo, anche per aver ricordato le radici dello scrittore, che emergono tutte, esclusive ma non per questa ragione capaci di emarginarne il messaggio. Come sempre, elabori discorsi esaustivi e in grado di allargare l'orizzonte di riferimento.

      Elimina
  13. Felice di aver letto questa recensione di Cinzia Baldazzi, così sempre puntuale, profonda e particolareggiata nelle sue "incursioni" al testo; con l'occasione saluto anche Pasqualino, incontrato a Catania un paio di anni fa nell'occasione di un reading nell'affascinante location di San Nicolò L'Arena. Ricordo con piacere la sua opera, così densa di colori e sentimenti, che lessi e recensii all'istante, poco dopo della sua pubblicazione. Un caro saluto a entrambi.
    Lorenzo Spurio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie copiose Lorenzo Per questo Tuo intervento che mi gradifica tanto. Il Tuo pensiero critico sulle Mie e gelosamente custodito nello scrigno del cuore e dell'armadio a futura memoria. Pasqualino

      Elimina
  14. Grazie, Lorenzo, per le tue parole, scritte sempre con competenza ed efficacia.

    RispondiElimina
  15. Molto esaustiva la recensione di Cinzia Baldazzi sul libro dell' ottimo poeta Pasqualino Cinnirella.L' opera ha l' emblematico titolo "Boati dal profondo" . I boati sono autentici, vengono appunto dal profondo dell'anima. Le spighe muoiono e i chicchi, vitali, si spargono a terra seminando nuova vita. Ma questa è solo una delle stupende immagini che Cinzia Baldazzi ha "fotografato" facendoci entrare nell'anima dell'Autore. "Sento che non ci sto più dentro le file.Solo fra gli altri che mi travalicano ai lateri sto a guardare ormai il mio sentiero che abbandono".
    Complimenti alla Baldazzi e al Poeta.
    Un caro saluto
    Loredana D'Alfonso

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Loredana, per le tue osservazioni così dettagliate.

      Elimina
    2. Mi sento molto onorato avere un Suo commento alle mie da parte Sua che avrei voluto eccome conoscerla di presenza lo scorso anno a Roma nella presentazione del mio a cura della mia cara amicia Maria Rizzi. Grazie per l'intervento e per aver centrato anche Lei il senso cardine della mia poetica. Pasqualino Cinnirella

      Elimina
  16. Ogni autore non può essere scisso dalla sua terra e, per conoscere meglio la sua opera, bisognerebbe conoscere il suo 'humus", le sue radici...

    Per capire meglio il suo messaggio e i suoi travagli interiori, bisognerebbe conoscere i luoghi della sua infanzia.

    La Sicilia, terra di questo autore, è un luogo molto forte, di grandi passioni, ma anche di grandi dolori...di conquiste ...e di perdite.

    Una terra in cui la natura è ancora più importante, più presente della civiltà, con un cuore più africano che europeo.
    Questo, nei versi di Pasqualino si ritrova in maniera preponderante. “Boati dal profondo” è un grido di dolore che non esclude spiragli di speranza...nei versi si avverte, più o meno chiaramente, la difficoltà di emergere e di trovare “collocazione” in un mondo dove la forza della vita viene schiacciata da una società difficile e “cannibale, nella quale gli slanci emotivi vengono sacrificati alla lotta per l'esistenza, nascosti nelle viscere...in attesa di esplodere in un vortice di sentimenti.

    Questo, però, produce contraddizione e alienazione, due elementi caratterizzanti della società attuale che l’autore riversa nella sua opera.

    Anche la scelta del linguaggio e il movimento del verso liscio levigato mai iperbolico, vanno in questa direzione:i segni linguistici vanno di pari passo con i moti interiori senza mai a sconnettersi.

    In questo modo, la poesia di Pasqualino abbandona l'autore per diventare “proprietà” del lettore, un'alchimia che succede solo con i poeti di grande levatura e ispirazione.

    RispondiElimina
  17. Ogni autore non può essere scisso dalla sua terra e, per conoscere meglio la sua opera, bisognerebbe conoscere il suo 'humus", le sue radici...

    Per capire meglio il suo messaggio e i suoi travagli interiori, bisognerebbe conoscere i luoghi della sua infanzia.

    La Sicilia, terra di questo autore, è un luogo molto forte, di grandi passioni, ma anche di grandi dolori...di conquiste ...e di perdite.

    Una terra in cui la natura è ancora più importante, più presente della civiltà, con un cuore più africano che europeo.
    Questo, nei versi di Pasqualino si ritrova in maniera preponderante. “Boati dal profondo” è un grido di dolore che non esclude spiragli di speranza...nei versi si avverte, più o meno chiaramente, la difficoltà di emergere e di trovare “collocazione” in un mondo dove la forza della vita viene schiacciata da una società difficile e “cannibale, nella quale gli slanci emotivi vengono sacrificati alla lotta per l'esistenza, nascosti nelle viscere...in attesa di esplodere in un vortice di sentimenti.

    Questo, però, produce contraddizione e alienazione, due elementi caratterizzanti della società attuale che l’autore riversa nella sua opera.

    Anche la scelta del linguaggio e il movimento del verso liscio levigato mai iperbolico, vanno in questa direzione:i segni linguistici vanno di pari passo con i moti interiori senza mai a sconnettersi.

    In questo modo, la poesia di Pasqualino abbandona l'autore per diventare “proprietà” del lettore, un'alchimia che succede solo con i poeti di grande levatura e ispirazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie mille sigr.Stefano per queste lusinghevoli parole ai miei versi. Lei deve essere o un siciliano o uno che conosce molto bene la mia terra. Lei ha toccato un tasto vero e importante: quello di una difficoltà maggiore per emergere dettata anche da un morboso antagonismo viscerale che predomina ancora nonostante la bellezza della mia Sicilia. Sapesse quante ne ho passate di umiliazioni!. Poi su questo meraviglioso blog del Prof. N. Pardini mi si è spalangata la finestra del panorama culturale vero dove sono stato Apprezzato ed ACCETTATO; per questo non mi stancherò mai di ringraziare sempre il Titolare di Alla Volta di Leucade. Ho estremamente apprezzato gli ultimi due righi del suo commento che in nuce è lo scopo primario per cui, almeno il sottoscritto, scrive poesie. Pasqualino Cinnirella

      Elimina
    2. Grazie mille sigr. Stefano per questo suo bellissimo commento che mi lusinga non poco. Lei, per scrivere quanto sopra deve essere un siciliano o un conoscitore agguerrito della mia terra e non credo di sbagliarmi tanto visto il cognome che è prettamente sud/meridionale. Su Quanto da Lei scritto si potrebbe dialogare all'infinito specie quando dice della fatica in più del meridionale per affermarsi; pertanto mi soffermo sugli ultimi 4 righi che mi hanno intensamente colpito e lusingato molto poichè confermano il mio pensiero sulla poesia e sul rapporto con il suo lettore. Se manca -quell'alchimia- lo scrivere anche in versi non può definirsi poesia. Pasqualino Cinnirella

      Elimina
  18. Il mio silenzio nel riscontrare tali e tanti commenti in parte è voluto per la mia -timidezza- che dopo oltre 70 anni non riesco ancora a scrollarmi di dosso la quale, in momenti particolari come questo, mi inibisce quasi del tutto. Se potessi vorrei abbracciare fraternamente tutti, specie coloro che mi hanno onorato del loro pensiero sulle mie poesie, iniziando dalla C. Baldazzi e dal caro Prof. Pardini. Ma il Corona Virusi non lo permette e pertanto vi abbraccio virtualmente e sinceramente. Scrivo poesia da 50 anni e più ed è stata la mia unica e sola (consentitemelo) "passione artistica"; dico questo perchè pensavo fra me e me che 30 anni fa non pensavo certo di riuscire ad attirare con i miei versi l'attenzione di uno dei maggiori critici letterari contemporanei, il quale, BONTA' Sua ha voluto così tanto omaggiarmi ed elogiarmi facendomi arrossire come un adolescente. Mi ha cucito addosso un vestito nuovo ed attillato che mi cade (come si dice) a pennello e mi ha condotto sull'altare della vera cultura confrontandomi addirittura con i maggiori e sommi poeti: il mio amatissimo Ungaretti dal quale provengo come scuola e Montale. A dire il vero, senza voler sminuire quanto sopra detto, che su quell'altare ci sono salito più volte con il Prof. Pardini, S. Angelucci, M. Rizzi, F.Campegiani, N. Malacrida, E.Conte, P.Stefanelli e altri che in questo momento di estrema emozione e commozione non riesco a far venire in mente. Grazie Cinzia di questo copioso lavoro cosi esaltante, laborioso, minuzioso, capillare che hai voluto dedicare ad un modesto poeta che crede di avere solo il dono di scrivere poesie con il cuore. Pasaqualino Cinnirella

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Allora, caro Pasqualino, nell'invitarti a godere di questo abito nuovo, consiglio la lettura - apprezzandone l'ironia - della novella omonima del tuo conterraneo Luigi Pirandello. Spero di aver confezionato un vestito confortevole e duraturo, anche perché, almeno una volta, ero anche molto brava a cucire...

      Elimina
  19. Ringraziandoti, cara Cinzia, per avermi dato l'opportunità di conoscere la poetica di Pasqualino Cinnirella, poeta che non ho mai avuto occasione di leggere, devo esternare il mio grande apprezzamento per la tua profonda analisi sulla silloge "Boati dal profondo". Ottimo il tuo entrare nei versi del poeta e farli tuoi per riversarli poi in noi lettori con la tua personale chiave di lettura ed interpretazione. Leggendo il tuo commento mi sono sentito attratto in un mondo per me nuovo, il mondo del poeta Pasqualino al quale esprimo il mio personale gradimento e le mie più vive congratulazioni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Carmelo, il mio primo e più importante Premio alla Carriera, ricevuto due anni fa a San Leucio, mi è stato assegnato anche per la mia capillare opera di diffusione culturale di opere e autori, conosciuti o meno, perché la poesia, quella vera, come tu sai, parla una sola lingua: quella della bellezza. Ma il problema è, ogni volta, riconoscerla e identificarla nelle sue precise e distinte presenze testuali, di messaggio.

      Elimina
  20. Grazie infinite a Cinzia che, come sempre, sa proporre testi e opere che, al di la dei gusti personali, non sono mai banali o casualmente superficiali. In questo caso la poetica di Cinnirella è particolarmente profonda e, direi quasi, esplosiva. Cinzia riesce a cogliere appieno, nei versi di Cinnirella, tutti quelli che sono i contenuti non solo squisitamente poetici, ma che appartengono alla sfera complessa dell'umanità e dei suoi svariati modi di esprimersi e di essere interpretata. E così scopriamo, partendo dalla natura ma procedendo oltre, la sottile e quasi perversa dinamica seme/pianta/fiore/frutto, le cui linee di confine sono così esili da fare tremare il cuore.
    Arguto il passaggio che Cinzia dedica all'inquietudine, saldamente presente nei versi di Cinnirella, provocata dalla tematica del "fuggir del tempo". Disagio che oscilla tra una quasi confortante nostalgia e una disperazione al constatare che tutti i guasti della nostra anima restano lì, intatti e irreparabili. Che, insomma, non impariamo mai nulla.
    Queste, e altre ancora, sono le sottolineature che Cinzia ha ben costruito nel commentare l'opera di Cinnirella. In grado sempre di aiutarci a comprendere meglio il senso di quello che ci viene proposto di leggere e gustare con maggiore consapevolezza le emozioni che quegli stessi scritti sono in grado di fornirci.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Piero, le tue parole sulla natura e sul tempo come sempre sono rivelatrici della tua poetica e dello status totale in cui agisce per te il rapporto tra mondo e cosa, in questo caso allargato ai versi del nostro poeta.
      Grazie per le suggestive parole.

      Elimina
  21. Avevo già letto i versi di Pasqualino Cinnirella e li trovavo bellissimi. La sig.ra Cinzia Baldazzi, con il suo commento, mi ha costretto a rileggerli con nuovi occhi ma, soprattutto, con il cuore ed è con questo che ho riscoperto la magnificenza di un poeta vero.
    Non capita spesso di riscoprire un autore ma, può succedere se lo stesso, viene messo in risalto da una persona di alta cultura e levatura quale è la sig.ra Baldazzi.
    Occhi nuovi e nuovo cuore ma, sentimenti immutati ed immutabili nei confronti di colui che, da tempo, abita nell'anima di chi lo legge.
    Complimenti alla Sig.ra Cinzia e congratulazioni vivissime al poeta che, con i suoi versi, ha donato vita nuova a chi sta per nascere e nuova linfa a coloro che, invece, sono sulla via del ritorno.
    Il poeta, la Sig.ra Cinzia e molti altri, percorrono già, insieme, la via dell'eternità.

    Josye Traulcer

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie da parte mia, Josye, per queste parole lusinghiere.

      Elimina
  22. Già pienamente consapevole del valore di Pasqualino Cinnirella e della sua opera Boati dal profondo,unisco la mia voce di consenso al grande riconoscimento che qui viene tributato all'amico Poeta.
    Affettuosamente Edda Conte.

    RispondiElimina
  23. Già pienamente consapevole del valore di Pasqualino Cinnirella e della sua opera Boati dal profondo,unisco la mia voce di consenso al grande riconoscimento che qui viene tributato all'amico Poeta.
    Affettuosamente Edda Conte.

    RispondiElimina
  24. Cara Edda ero in ansia per il Tuo Silenzio. Grazie per esserci, ne sentivo la mancanza. Un caro saluto e spero in un rivederci. Pasqualino

    RispondiElimina
  25. RICEVO E PUBBLICO
    Questo eccezionale contributo renderà sicuramente Pasqualino orgoglioso e felice, andando ad arricchire la sua già ricca antologia critica. Come Cinzia ricorda (e le sono grato), anch'io mi sono interessato di "Boati dal profondo", rilevando nella poetica di Cinnirella il travaglio per il degrado dei valori etici nella cultura contemporanea unitamente al rimpianto per il vigore morale e fisico della passata cultura rurale, viva nella memoria del poeta particolarmente nel ricordo dei propri genitori contadini. "La penna e l'aratro" intitola non a caso Cinzia questo suo pregevole intervento critico, intendendo sottolineare la distanza e la diversità tra i due tipi di scrittura, anziché la somiglianza, come accade nel noto Indovinello veronese del VII-IX secolo che felicemente li paragona tra di loro. I temi religiosi s'incastrano nel canto di Cinnirella con un malinconico esistenzialismo giocato sui temi della fragilità e della privazione, della perdita e della precarietà. E tuttavia non si può non restare affascinati da quella "Preghiera atipica" che all'improvviso sgorga - come boato dal profondo, appunto - nel cuore del poeta, risvegliandone il vigore atavico e l'arcana forza morale: in una parola, direi, la propria "sovrumanità". Mi complimento vivamente con il poeta e con la sua acuta esegeta.

    Franco Campegiani

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Caro Franco, molto "profondi" senz'altro - in un gioco di parole come i "boati" del nostro Cinnirella - sono i solchi di questa "sovrumanità" da te sottolineata, capace di proiettare la nostra arcana forza morale e immanente in un arco di scambio di natura invece trascendentale. Remota, è vero, ma sempre soprattutto nostra e delle nostre preghiere atipiche.
      Grazie per il tuo contributo al solito dettagliato e, nei termini da me intesi, "contestuale".

      Elimina
  26. Carissimo Franco, dico quello che ho scritto a E.Conte: sentivo la mancanza del tuo pensiero critico, tu che sei stato uno dei primi miei critici su Leucade. Tutto quello che mi sta accadendo di meraviglioso ed impensabile, da parte mia, aveva un neo senza un tuo pensiero come il neo di altri/e che ansiosamente spero cancelleranno senza voler essere con ciò detto obblicante ed invasivo ma semplicemente farli partecipi di questa mia pagina storica ed irripetibile. Pasqualino

    RispondiElimina
  27. Carissimo Pasqualino,

    tutti i giudizi che ricevi sono largamente meritati. La tua poesia deve circolare per mare e per terra perché venga letta da chi ama il bel canto. E il tuo è il bel canto, che, scaturito da un cuore sincero e schietto, si concretizza, con sana semplicità, in note musicali di eufonica umanità. Sono felice quanto te, caro Pasqualino, nel leggere così tanti commenti che bene inquadrano la tua arrivante e inconfondibile poesia. Sono emozionato, caro amico!
    nazario

    RispondiElimina
  28. Cinzia la tua analisi è completa sotto ogni aspetto. Ne scaturisce una lettura entusiasmante e coinvolgente. Certamente la tua critica stimola il lettore, apre orizzonti nuovi, invita ad approfondimenti con tutti i richiami letterari ed anche psicologici in un certo qual modo. Le poesie di Pasqualino Cinnirella sono profonde ed intense. La tua critica fa sì che si riesca a cogliere quel senso del sublime dove i versi maggiormente si caratterizzano per la loro purezza e semplicità.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie, Rosetta, per aver giustamente messo in rilievo il rapporto tra la naturalità e la poesia di Pasqualino Cinnirella con il mondo dei "fini", il sublime dei versi, che attribuisce al tutto un ulteriore contesto di riferimento. Grazie ancora per il lungo rapporto di stima reciproca che ci unisce.

      Elimina
  29. Grazie di cuore Prof. Pardini per la sua oceanica magnanimità che manifesta nella concretezza di ospitare tutti. Grazie per aver accolto il mio invito ma soprattutto perchè Lei e la Sua Leucade mi avete aperto orizzonti culturali che non immaginavo mai raggiungere. Pasqualino Cinnirella

    RispondiElimina
  30. Desidero fare i complimenti alla Dottoressa Cinzia Baldazzi per l'impegno speso egregiamente nei riguardi dell' affascinante, sincera poetica di Pasqualino Cinnirella e, non meno, a quanti hanno incrementato il prezioso spazio commenti: l'apporto, libero e attento, avvalora, come sempre dico, nella condivisione, la concreta fruibilità letteraria ed è manifesto tributo alla generosità culturale e circolare del blogger professor Nazario Pardini. Un grato saluto a tutti. Rita Fulvia Fazio

    RispondiElimina
  31. Cara Fulvia, grazie per queste sue parole di condivisione.

    RispondiElimina
  32. Cara Cinzia ho letto con attenzione i brani di Pasqualino Cinnirella che così gentilmente mi hai proposto. Trovo molto interessanti i commenti degli altri tuoi estimatori e di Cinnirella stesso. Vorrei sottolineare che ho avvertito nel tuo commento così vivo il senso di partecipazione e comprensione sui versi del poeta. Vi ho letto il grido interiore di chi si sente espropriato persino del desiderio di essere artefice della propria esistenza e vede nella natura l’oasi perduta in cui forse trovare una cura nei lunghi silenzi di cui è alla ricerca e vede il sole e la luce come elementi per scandire il tempo che però non hanno più un loro ordine rassicurante e ripetitivo. Il rimpianto di un amore che avrebbe potuto essere e non è stato perché non c’è più è come un giro concentrico a spirale che conferma che tutto è chimera impossibile e non esiste alcuna certezza se non la continua ricerca di chi sappia ascoltare il messaggio simbolico o letterale del poeta sul senso della vita. Complimenti al poeta e a te cara Cinzia!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti ringrazio, Ivana Sorce, da parte di tutti per queste bellissime parole. In particolare, per quanto mi riguarda, ti sono grata per aver saputo cogliere una delle indicazioni più profonde della lettura che ho proposto dei versi di Pasqualino Cinnirella: "il sole e la luce come elementi per scandire il tempo che però non hanno più un loro ordine rassicurante e ripetitivo".

      Elimina
  33. Ho avuto l'immenso piacere di leggere questo saggio critico di profonda esegesi, capace di scavare tra i versi e di portare alla luce la cifra linguistica di Cinnirella. La poesia deve essere letta parola per parola fino a introiettare il segno linguistico dell'autore e grazie al lavoro del critico questo ingresso è facilitato. L'abile analisi di Cinzia Baldazzi ci offre infatti, nuove chiavi di lettura e d'interpretazione della poetica di Cinnirella e ci mette in risonanza con i sentori provenienti dal suo animo profondo e prezioso.
    Complimenti partecipati sia all'autrice del saggio che al poeta.
    Un caro saluto

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La ringrazio da parte mia, Francesco, per le sue parole, nelle quali ho apprezzato un'attenzione semiotica, linguistica, molto precisa ed efficace.

      Elimina