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| Lino D'amico, collaboratore di Lèucade |
Il gabbiano
Vorrei fermare l’attimo
che svapora, inerte,
nel tempo incognito che fugge.
Chi sei gabbiano stanco,
che cerchi approdo amico
al di la d’esotici orizzonti?
Sei forse trasmigrato, ignaro,
da un’altrove essenza
d’altro tempo, d’altri luoghi,
d’altro io,
senza memoria, senza
conoscenza?
Chi, nei tuoi giorni di prima?
Eri lombrico, crisalide o
ranocchio,
ape operosa o paziente ragno,
perlacea goccia di rugiada
che baciava petali di rose,
eri Inca, sacerdote a Cuzco,
Esseno a Qumran, Ilota a
Sparta,
o, ultimo fra gli ultimi,
paria reietto a Delhy?
Chi, nei tuoi giorni di prima?
Ora percorri rotte nuove
nel nulla di un vuoto
sconosciuto,
felice solo di volare nel
vento,
intento a recitare un ruolo a
braccio
nel canovaccio del tempo che
verrà
