martedì 26 gennaio 2021

MARIA GRAZIA FERRARIS: "IL GIORNO DELLA MEMORIA"

Il giorno della Memoria mi induce a rileggere una emozionante poesia di M. Gualtieri, poetessa romagnola e attrice teatrale. Una poesia che riassume il punto di vista femminile e coniuga in modo esemplare  la poesia col teatro, a parola, la lingua «storta»  e la sua potenza/impotenza.


 










Preghiera degli animali alla madre terra

per ogni cucciolo d’uomo

 

«Fa’ che non si facci uomo per intero, ma’,

che poi si inficca ne lo stretto del pensiero

e si assepàra dalle zanne e dai peli e

dalle nostre tane di silenzio.

Non dargli voce, ma’, fa’ che non parla

fa’ che non costruisce le città

fa’ che non dà i nomi a tutte cose,

che sennò perde il regno,

fa’ che i suoi piedi parlano a la terra

e le sue mani a l’aria

e nel sonno fatti maestra ancora

con la tua voce vento

tua musicata voce, ma’.

Fa’ che non s’addimentica il tuo ridere,

tuo fiorire, tuo scorrere, tuo

far notte, tuo corpo stellato e corpo

nuvolato e minerale corpo duro

e vegetale sconosciuto corpo

e tuo ombroso stare addistesa e

e tuo gonfiore ne le maree e tuo

cascare con acqua con foglia

tuo salire in ala e in stella

e in fiamma abbruciare.

Sconosciuta ma’, noi ti sappiamo,

tu ci respiri addentro il respiro

tu ci dormi addentro il dormire e ti fai

cibo per noi nutrire ti fai silenzio

per noi morire. Bella, ma’.

Tu sei bella.»

Una preghiera perché l’uomo possa medicare la sua ferinità.

La parola, la voce, la dimensione recitativa teatrale: una ricerca di avanguardia – la preghiera all’inizio del tempo- fatta di invocazioni, di appelli, di richiami, attese, esortazioni che portano con sé fratellanze poetiche indimenticabili, come quella della Rosselli in primis, della Insana dalla voce drammatica, ma anche quella di Zanzotto.

E’ una poesia costruita su rapidi immagini, realistiche (tane del silenzio, la voce vento, il corpo stellato e corpo nuvolato, gonfie maree e cascare con acqua, …) associate dal filo dell’umana consistenza, su una sintassi squilibrata e pur efficace che passa attraverso il dialetto romagnolo, cercando l’armonia. È una ricerca di pacificazione nella severa “leggerezza” del dire che si struttura sul ritmo del canto, il quale ripete l’esortazione prima “Fa’ che non si facci uomo per intero, ma’..”, sui negativi martellati energici “non”: “la forza del non, è quella che chiedo. /Non non non : che parola splendida/ questo non.”

Splendido il canto finale di ringraziamento che ricorda il zanzottiano “ Mondo, sii, e buono…” 

Il suo commento: « Il paradosso della mia scrittura sta nel voler essere affermativa, nel voler caparbiamente trovare armonia in mezzo a questi cocci. Si è sempre a un centimetro dalla retorica e questo è il prezzo da pagare se si vuole tentare una scrittura esortativa. Non è un tentativo, in realtà, è piuttosto un destino : io non posso fare altro che questo »

M. Grazia Ferraris, gen. 2021