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| Emanuele Aloisi, collaboratore di Lèucade |
Vieni
da noi
Vieni
da noi di nuovo
è già
passato troppo tempo
e il poco
aceto si è asciugato
al
sole, e nel giardino della veglia
si è
assopito. Le spugne sono pietre
arrotondate
ad artificio...
magari
avessero testate d’angolo!
E non c’importa
che lanciarle
dovunque
arrivino a nessuno importa
fino
all’oriente, all’occidente,
è un tabernacolo il giardino!
Le
mani tra gli ulivi si nascondono
e non
respirano gli odori
neppure
sentono le grida in fondo
nei nodi
il sangue delle venature
la
Terra Santa che ti attende uguale.
Vieni
da noi di nuovo
hanno
papaveri scolpiti addosso
e campanelli
ad epitaffi amorfi
– i
fili d’erba dei sepolcri-
anchilosate
le ginocchia a terra
come
le canne sulle sponde
bramose,
come allora, di squarciare
il
cielo un altro legno di un costato
le
ossa senza briciole di terra
disperse
nella ruggine del vento
un
mare che non smette di aspettarti
settanta
barche e sette chiodi ai remi.
Emanuele Aloisi
