venerdì 3 febbraio 2017

NINNJ DI STAFANO BUSA': "L'ESSERE, LA PAROLA E LA POESIA"

UN INCORAGGIAMENTO ALLA GIOVENTU' POETICA DI OGGI
Ninnj Di Stefano Busà,
collaboratrice di Lèucade


Sono emozionata nel darvi questa bella notizia.
C'è, è ancora rimasta una parte sana nella gioventù della "plastica", della vanità e del disonore. I giovani che si avvicinano alla Poesia , lo fanno con delicato pudore, con emozione, con sentimento: c'è stato il rischio di un travolgimento, (bisogna ammetterlo) . Siamo stati lì, lì per veder tracollare la poesia, con gli ultimi sperimentalisti che per nostra fortuna non hanno avuto la miglior sorte: LA POESIA HA RESISTITO, i giovani non hanno ceduto alla chimera della facile vanità. Ripartiamo svantaggiati, ma vivi e presenti risaliremo la china e ci riapprorieremo di un talento che ci nobilita e fa apprezzare i nostri giovani letterati. A tutti vada un plauso d’incoraggiamento e un augurio di sempre nuovi orizzonti che li portino ad essere le nostre glorie future della pagina culturale Italiana. FORZA RAGAZZI ce la faremo. Avete dimostrato di saper discernere il BENE dal MALE, ora è tempo di proseguire e rafforzare i tentativi di ottimizzare ed elevare le Forze buone messe in campo. AUGURI E COMPLIMENTI.
E’ un piccolo successo! Siate fieri di voi stessi, In questa era sterile e di pochi valori, anche essere Poeti ha il suo vantaggio.. 
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di Ninnj Di Stefano Busà

Faccio riferimento al diverso grado di interscambiabilità che fa parte della vera natura dell’uomo, che ha esigenza di un linguismo alto, per evincere il suo disperato anelito alla trascendenza, alla ricerca di una nobiltà d’animo e di intelletto. Le teorizzazioni che ne avvertono il distillato più profondo dell’essere, sono bisogni interiori che neutralizzano la disperazione e il limite irrisolto ed estremamente vanificante del suo status. La Poesia sta all’Arte come al Mito la Storia e come l’economia al versante finanziario, o la Pittura al tratto manuale dell’Artista (con l’A maiuscola). La Poesia, soprattutto, interagisce e fa suo un sistema di vasi comunicanti all’interno dell’Arte: è parola che utilizza il meglio di sé per addivenire a strategie di pensiero che interrogano l’inconscio, il suo farsi territorio cogente di un piano alto di strutture umane che ad esso fanno capo. Infatti, non ci sembra che la filosofia, dalla quale l’Estetica si è staccata per sua precipua necessità, abbia fin’ora cessato di interrogare e interrogarsi sulle varie ragioni che hanno indotto la Poesia a manifestarsi come concezione vitalistica dell’intelletto, o per meglio dire, quale ente indipendente e fascinoso, nella complessità del suo progetto di sviluppo. Il dire poetico corrisponde ad un linguismo purificato da scorie e, dunque, sublimato nella fattispecie storica come un postulato a se stante. Riteniamo che la Poesia richieda il massimo sforzo direttamente al poeta stesso e per induzione al lettore che ne è il fruitore. Gadamer ha posto l’accezione che il metodo della Letteratura consista nella sua interpretazione testuale, ma anche nel sistema interno ai rapporti che intercorrono tra poesia e Storia. La Storia è il risultato dell’intelletto, il suo fine ultimo, il suo reiterarsi ed evolversi da un progetto d’intelligenza e di progressiva interazione con la Vita e le condizioni esistenziali dell’individuo. Oggi i mezzi di comunicazione fanno del poeta un emarginato, perché la multimedialità telematica ha soppiantato la parola “del cuore”, ma forse ignora o pretende d’ignorare le ragioni stesse delle sue esigenze intellettive e intellettuali. La scrittura poetica è ben lungi dall’essere assimilata dall’iconografismo moderno, dalla sua spinta propulsiva all’utile e non al valore in sé. L’invenzione, la fantasia, l’estro del poeta restano a testimoniare il postmodernismo della società, volto al suo nichilismo epocale. Sembra un paradosso ma, oggi i poeti sono statisticamente più numerosi che in passato, proprio per la funzione diffusiva di internet e della telematica. 
Il metalinguismo che si instaura come simbolo di autenticazione del poeta è la -vis – formale che non pone alcun veto alla creatività. 
Il potere creativo della fantasia è l’atto stesso della sua istanza scrittoria, il quale sembra appartenere interamente all’artista. Quando la Poesia tocca – lo status di grazia– il pathos che ne consegue è espressione selettiva dell’emozione, che si va a configurare come visione utopica del mondo. L’arte non fa che aderirvi, essere l’archetipo, ma è pur sempre la vocazione a dare il segnale più importante. La Poesia riposa nell’inespresso, è sempre lontana da noi, perché fa parte dell’immaginario e del sogno, pur se si configura come la trasfigurazione della logica comune. L’ispirazione in Poesia non ha ore fisse, né lavora a freddo, come su un vecchio marmo da laboratorio, non è neppure – repechage mnemonico – perché il verso non si tiene in memoria, svola con la stessa rapidità dell’aria, si spegne come lampadina con l’interruttore. E’ tutto e niente delle proprie capacità, che temerariamente, vengono esposte e mostrate ad un pubblico più vasto. Non corrisponde quasi mai a tempi e luoghi prestabiliti. Possiede il massimo della sua libertà e autonomia. E’ dono di elezione e basta. Borges dichiara: “vedo la fine e vedo l’inizio, ma non ciò che si trova nel mezzo. Questo mi viene rivelato gradualmente, quando l’estro o il caso sono propizi”. Ecco, dunque, il mistero che conduce per mano la poesia: un Ente intellettivo, una risorsa del pensiero cogente che conduce l’intelletto all’azione creante. È come se da un’archeologia antropologica andassimo a scoprire le tracce sbiadite di una stratificazione millenaria. Se ne ritrovano i reperti storici che sono disvelamento e scavo, scoperta di un processo intellettivo cui l’uomo è finalizzato. Ma non ne troveremo mai la spiegazione. Il poeta è guidato dalla passione, dall’estro, talvolta dalla duttilità, dalla versatilità della parola che sa divenire strumento, forma, contenuto di una ortodossia concettuale più vasta. In Poesia si procede a tentoni, a volte si avanza nel buio più fitto, solo qualche volta si “esce a riveder le stelle“. Dice Valery: “solo il primo verso, in una poesia è donato dagli dèi”, in ogni modo non è detto che sia possibile innescare il segnale metapoietico, e neppure sempre è possibile realizzare il capolavoro che cerchiamo.


 Ninnj Di Stefano Busà

5 commenti:

  1. La poesia parla di archetipi, di quelle essenze che non possono sparire dal mondo, costituendone la sua più vera e segreta identità. Si incarnano ovviamente nel mondo secondo le mode e i gusti del tempo, ma ciò che esprimono va al di là del tempo, collegandosi a tutti i tempi con i mezzi e i segni dell'attualità. Condivido, pertanto, e sottoscrivo quanto da Ninnj espresso in questo post. Dopo avere ricordato che oggi la multimedialità telematica sembra avere soppiantato la "parola del cuore", giustamente lei elogia la giovane poesia che resiste alle tentazioni sperimentalistiche di quanti ritengono che il "nuovo" consista nel puro e semplice travolgimento del passato, mentre invece consiste nell'affermazione di temi e di valori senza tempo, che non vengono dal passato (così si equivoca facilmente), bensì dall'eternità.
    Franco Campegiani

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  2. Anzitutto, desidero dare il bentornata a Ninnj sul blog: Leucade ha bisogno di approdi come questo. Ed il suo è - fin dall'inizio - il tornare di una nave carica di speranza: l'incoraggiamento alla gioventù poetica di oggi è forte e convincente: "C'è, è ancora rimasta una parte sana nella gioventù della "plastica", della vanità e del disonore.", e ancora: "E’ un piccolo successo! Siate fieri di voi stessi, In questa era sterile e di pochi valori, anche essere Poeti ha il suo vantaggio..". Ecco: così si spingono i giovani ad amare la poesia anziché fuggirla.
    E vengo al suo breve saggio: "La poesia come distillato dell'essere". Già, cos'altro è questo "linguismo purificato da scorie"? Proprio così: è indispensabile far intendere che il poeta è un vocato (attenzione: non nel senso di vate o eletto) ma, più semplicemente, di chiamato.
    "La Poesia riposa nell’inespresso, è sempre lontana da noi [...] L’ispirazione in Poesia non ha ore fisse, né lavora a freddo, come su un vecchio marmo da laboratorio, non è neppure – repechage mnemonico – perché il verso non si tiene in memoria, svola con la stessa rapidità dell’aria, si spegne come lampadina con l’interruttore [...] Possiede il massimo della sua libertà e autonomia...".
    Splendide definizioni, come la similitudine che segue: "È come se da un’archeologia antropologica andassimo a scoprire le tracce sbiadite di una stratificazione millenaria. Se ne ritrovano i reperti storici che sono disvelamento e scavo, scoperta di un processo intellettivo cui l’uomo è finalizzato. Ma non ne troveremo mai la spiegazione".
    E' vero: in poesia si procede a tentoni, con la certezza, però, che "il primo verso è donato dagli Dei". Se poi s'inneschi o meno il segnale metapoietico non ci è dato sapere: l'importante è che la Musa, Qualcosa, l'Alter Ego (chiamatelo come volete) ci abbia messo una mano sulla spalla per farci voltare.

    Sandro Angelucci

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  3. La Poesia riposa nell’inespresso. Questo il significante primo di una poesia, anche a mio avviso. Nell'evocazione il senso della comunicazione, nel non detto, nelle domande che il lettore si pone, nel suono e nel ritmo di un verso, che, spesso, dicono di più di ogni logica espressione compiuta. Grazie Ninnj e bentornata .

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  4. “I giovani che si avvicinano alla Poesia , lo fanno con delicato pudore, con emozione, con sentimento” ci dice con stupore Ninnj Di Stefano Busà.
    Ancora una volta, quindi, i giovani insegnano quello che ritengo sia l’unico approccio onesto con la Poesia.
    Troppo spesso altre e discutibili sono le motivazioni che spingono a scrivere.
    Abbracciare senza spiegazione “il mistero che conduce per mano la Poesia” conta. Conta il brivido che si prova quando si riesce a catturare il primo verso che gli dei porgono tra le dita a pochi eletti. Conta rischiare, avanzando nel buio e se necessario, rinunciare, in attesa d’altra alta ispirazione, magari soffrendo di quella solitudine che il poeta conosce quando la musa si allontana.
    Sono dunque pienamente d’accordo con la Busà laddove afferma che “quando la Poesia tocca – lo status di grazia– il pathos che ne consegue è espressione selettiva dell’emozione, che si va a configurare come visione utopica del mondo. L’arte non fa che aderirvi…” Ma attenzione, il poeta, a differenza di altri artisti ha a disposizione soltanto la parola per mettere a frutto la sua creatività e attraverso la parola deve essere capito da chi lo leggerà e quindi da chi dalla parola dovrà cogliere il filo diretto tra la poesia e “l’inespresso […], l’immaginario e il sogno”. Ben venga quindi "il linguismo purificato da scorie..."
    Ringrazio la Poetessa per l’interessante invito alla riflessione.

    Annalisa Rodeghiero

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  5. Bentornata Ninnj! E bentornate le tue riflessioni sulla poesia. In questo caso sul lirismo puro, incontaminato dei giovani, che si avvicinano a quest'arte senza la furbizia dell'adulto, spinti dal desiderio di esprimere i propri sentimenti e di urlare silenziosamente le loro rabbie. Il giovane, per citare Rousseau, possiede un nucleo sano, che la società può rendere malato... Nonostante i tempi liquidi che attraversiamo, la fuga delle coscienze, il trionfo del materialismo, il nucleo sano tende a salvarsi e cerca i mezzi che possono aiutarlo.I versi rappresentano la fonte di luce che annulla il buio circostante, l'eclissi temporanea del male. Grazie per questo lungo, esaustivo post, Ninnj e, soprattutto, grazie per aver scelto con coraggio la speranza. Un abbraccio.
    Maria Rizzi

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