martedì 24 ottobre 2017

ANNALISA RODEGHIERO LEGGE: "ARTIGIANATO SENTIMENTALE" DI GABRIELE BORGNA



Artigianato sentimentale di Gabriele Borgna
         Puntoacapo Editrice, 2017
Lettura di Annalisa Rodeghiero: IL MESTIERE DI SCRIVERE



Annalisa Rodeghiero,
collaboratrice di Lèucade

È dunque un mestiere quello cui allude il titolo, un mestiere del cuore se è in esso che risiede il sentimento.
A questo, infatti, mi fa pensare il titolo dell’opera d’esordio di Gabriele Borgna, dove per mestiere mi piace intendere quel genere d’attività cui l’artigiano si dedica con fantasia e passione e che lo porta a forgiare oggetti preziosi, perché frutto di un lavoro coordinato tra l’ingegno e le mani.
Ma qui il prodotto non è oggetto da esporre e da mettere in vendita bensì materia d’ordine superiore, qui si tratta di poesia. Poesia “del sentimento”, termine che origina dal verbo sentire e non si allude tanto a un sentire del pensiero ma a una percezione interiore dell’essenza delle cose. Ecco perché posso dire di aver riconosciuto fin dai primi versi l’autenticità nella poesia di Borgna.
È poesia del sentimento dei sentimenti, è poesia d’amore. Un amore a tutto tondo che trae nutrimento dall’aspra terra ligure: Pare di scorgere il firmamento/ intero scivolare sulle durezze/ di questa dalia minerale, / dedalo di crinali e muri di scogli, per poi innalzarsi ad accogliere e cantare la sua donna: Atollo del bene, terra/ per tutti nei naufragi e il figlio non ancora nato ma già percepito come il rovescio del nulla, / il volto di un bene intraducibile/ che tiene tutto in sé e/ tutto, tutto ricapitola. Colpisce immediatamente la bellezza formale dei primi versi citati in cui il poeta si avvale anche dell’uso di un efficace enjambement: firmamento/ intero; ma ad incantare qui, a mio avviso, è soprattutto, l’intensità della parola, che non nasce dalla parola ma da un sentire interiore, profondo, universale.
Continuiamo dunque a riflettere su questa parola d’amore. Si tratta di un amore che irrompe nelle prime poesie come impasto totale di spirito e materia: Amore, / su di noi non neve/ cade ma farina bianca/ che il pensiero amalgama/ e nel tuo nome lievita. Dell’immensità e della continuità di questo amore Gabriele è pienamente consapevole e lo dimostra nella splendida dichiarazione: Io per te sarò un oceano, un eterno/ flusso senza fine, dall’onda lunga… (altro stupendo enjambement). E subito si percepisce il bisogno di rivelare la gratitudine per l’amore ricevuto, nella chiusa sublime di Tesoro mio:
Ma più d’ogni altro tesoro
vale il clima nuovo che dài,
la brezza che rinnovi,
il senso della vela per il viaggio
che ha rotta nel tuo nome.

Questo amore intenso ha ancora più valore, in quanto sembra essere una conquista recente e forse, inaspettata: e tu, sei giunta a Natale/ come il più bello dei doni. E allora accade, che dopo aver letto i versi sopra riportati, il lettore, ancora altri ne vorrebbe della stessa intensità e bellezza, ma la scena sembra troppo presto capovolgersi, come se il poeta avesse scritto quei versi volgendo lo sguardo indietro, a ricordare un recente nòcciolo duro di solitudine (Apri il tuo cuore/ o nessuno ci entrerà) e d’insoddisfazione, manifesta nella fugace gloria di un’estate/ nata già morta di troppo autunno e dove s’intravede appena la feroce/ bellezza sfiorita nel composto/ duello con l’indifferenza e ancora nei versi amari in chiusa della lirica Foglie: Vai, vai anche tu/ come le foglie vanno.
Ed è da questa precarietà che nascono i tanti interrogativi che Gabriele si pone e che sappiamo essere una prerogativa dei poeti. Interrogarsi, è il loro modo di esistere, in questo universo che quanto più rivela, tanto più, poi si espande, allargando sempre orizzonti altri, allo sguardo che mai si stanca di cercare nuove verità. S’interroga, Gabriele e invita il lettore a seguirlo in un susseguirsi di domande, volutamente prive di risposta: Ma contro chi/ pensi di trionfare? e ancora: - Dopo la stazione, cosa? E per citarne un’altra tra quelle che ritengo più significative nel libro: Ma tutto ciò –poi- per quale amore? E infine, profondissima: Ma cosa provo, ora, mentre esisto?
Domande poste come incipit in alcune poesie o come splendide chiuse, in altre.
È normale, in fondo, che dall’interrogativo si possa partire (pastore d’intime ombre / con la bocca cariata / alla base del cuore) o all’interrogativo si possa giungere nel vagabondare d’anima e di pensiero. È sprofondando nella sofferenza: Il mio dolore è una pietra, / un pianeta senz’orbita, è attraversando passioni effimere, vuoti sovrapposti e rimorsi, che si possono, infine, apprezzare pienamente nuove scoperte: I tuoi fiori delicati/ rieducano le mani/ a carezze più vere.
Infatti, per l’inevitabile ciclicità della vita, mentre qualcosa dentro scivola, degrada, mentre qualcosa dentro muore, uno sguardo nuovo si apre con implacabile chiarezza:
Su questa panchina,
in questo abbraccio
principio e termino
con implacabile chiarezza.
C’è uno sguardo nuovo
in questi occhi stanchi.
E nessun senso ulteriore.
Questi gli ultimi versi di Piazza Chiesa Vecchia (au Portu), a conferma che è la sua terra, dove il vento è il suono del cosmo, dove si sente l’odore del silenzio attraverso raggi di luce, a riporta(rlo) per mano agli albori dei sogni di sabbia e la natura parla aiuta(ndolo) a impiccare ogni/ singola afflizione ai fili/ delle stese, educate all’inchino/ duro dalla tramontana.
Dalle radici quindi origina la forza interiore di Gabriele, dal solco tracciato dai grandi poeti di quella terra, origina la sua intensa poesia, spiccatamente sua ma ancorata alla tradizione. Questo l’intento che si percepisce dai suoi versi e dalle parole rilasciate in una recente intervista a Rai Tre Regione Liguria, nell’ambito della rubrica Libriamoci.
Non a caso, ha scritto di lui Giuseppe Conte, prefatore del libro: “Oso dire che Sbarbaro e il giovane Montale sarebbero stati contenti come lo sono io di leggere versi così.”
Così, come a me è accaduto leggendoli e scrivendone. 
                                                           
Annalisa Rodeghiero



8 commenti:

  1. Trovo sul blog questa recensione di Annalisa Rodeghiero.
    E resto davvero meravigliato nel constatare come e in quanto poco tempo la cara amica abbia raggiunto livelli tanto alti sia in campo poetico sia - come ora noto - in ambito propriamente esegetico.
    Bene: al di là di ogni piaggeria, posso asserire con sicurezza che la sua scrittura creativa - perché di questo si tratta, comunque ed ovunque - sta facendo passi da gigante.
    Era logico e naturale che ciò avvenisse: quando si scrive sotto ispirazione deve prima o poi accadere.
    In questo caso me ne dà conferma il desiderio che subito ho avuto di leggere la raccolta di Gabriele Borgna: non conosco il libro ma la commistione tra i versi citati e l'interpretazione degli stessi è, oltreché stimolante, molto ben strutturata ed amalgamata, tanto da dare origine - come sempre succede quando si fa critica onesta - ad una nuova opera.
    Non mi resta che complimentarmi: brava Annalisa!

    Sandro Angelucci

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  2. Ringrazio Annalisa Rodeghiero per le generose parole spese intorno al mio piccolo libro e il prof.Nazario Pardini per lo spazio concesso. Concordo con il prof. Angelucci in merito alle capacità di Annalisa, con l'auspicio che questa bella lettura possa stimolarne altre. Un caro saluto a tutti e ancora grazie.

    Gabriele Borgna

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  3. Quelli che leggo, attraverso la sensibilità di Annalisa, sono versi che parlano di vita attraverso metafore delicate e senza forzature. Complimenti all'autore e alla Nostra.

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    1. Ringrazio sentitamente e porgo un cordiale saluto. G.

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  4. Davvero un'ottima esegesi, questa di Annalisa Rodeghiero. Gabriele Borgna può andar fiero di una così attenta ed empatica lettura. Il suo "artigianato sentimentale" ha le caratteristiche di quella manualità ispirata che è tipica delle opere autenticamente creative.
    Franco Campegiani

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  5. Caro Nazario, ti ringrazio per aver pubblicato questa mia lettura di “Artigianato sentimentale” di Gabriele Borgna ma ancora di più per le tue immediate, care parole d’approvazione. Qui mi sono formata, su questo scoglio che mi ha dato la possibilità di confrontarmi ogni giorno con poeti e critici d’indiscutibile valore: come Sandro Angelucci che come me pensa che sia l’ispirazione a far vibrare ogni corda del sentire e dello scrivere poesia e critica ad essa legata, come Franco Campegiani che al pari di Sandro è stato per me maestro inconsapevole, non fosse altro che per quel suo prezioso saggio breve su “Il lavoro del critico” qui pubblicato qualche mese fa, come Patrizia Stefanelli con la sua sensibilità ed effervescenza positiva.
    A Gabriele Borgna il merito di avermi messo tra le mani i suoi bellissimi versi.
    Annalisa Rodeghiero

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  6. L'ultimo commento è stato eliminato perché considerato offensivo nei confronti degli altri commentatori.
    Nazario Pardini

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