giovedì 23 novembre 2017

N. PARDINI LEGGE: "OVIDIANA 2000" DI MARCO DEI FERRARI



Una carrellata di personaggi e di miti disseminati in un poemetto dai risvolti umani. Una cultura classica di congegni analitici e di sintetici approdi; di brevi e concisi riferimenti, di tocca e fuggi; di succosi ingredienti epici, epistolari, metamorfici,  lirici, elegiaci, riguardanti uno dei più grandi scrittori della latinità: Publio Ovidio Nasone, che nato a Sulmona il 20 marzo 43 a. c.,  morì a Tomi il 18 d. c.; Ovidiana 2000: 2000 anni dalla sua morte, sempre vivi e affascinanti la sua visione dell’arte, gli amori, le metamorfosi, le epistulae, e tutti i riferimenti della sua intensa  vicenda missiva: Ex Ponto, il rimpianto per Roma nel primo libro dei Tristia, la vicenda degli Argonauti e gli amori, i fatti epici dei Fasti, relegazione a Tomi, elegie del genere il lamento, Lede sotto le ali del cigno, Diana e Atteone mutato in cervo, Enea e Didone, Eroidi Laodomia e Protesilao, il mutevole Proteo delle Metamorfosi; tutto ci scorre sotto gli occhi con una tale vivacità pittorica da lasciarci imbambolati. Questa è l’arte di Ferrari: saper condensare in un quadro a tinte forti un panorama ampio e articolato di eventi storici, umani, e leggendari; ogni lembo, ogni brano di letteratura sotto la sua penna si fa poesia, in uno stile singhiozzante, di apodittiche frenate, di prodromici sottintesi: tanti colori che, distribuiti in un foglio,  assumono, ognuno, un carattere autonomo ma indispensabile per l’economia dell’insieme. 

Nazario Pardini


Marco dei Ferrari,
collaboratore di Lèucade

OVIDIANA  2000

Metamorfosi NASO
da Sulmona a Tomis dissidio disteso
esulo d'Epistole ammuto
desolo Tristia a Ponto contendi

Medea... Fetonte...
Icaro... Narciso... Iovis irae
Dei e valori Arte d'Amori distorci
ego in Fasti eclisso confondi

elegìe d'errori vicarie
Didone fuorvii Leda allettando
sbrani Atteone
forme d'incerto difformi
sognando Leandro
consòli Laodamia
e Proteo tutto trasformi.


Marco dei Ferrari 

8 commenti:

  1. Ecco un altro lampo della estrosa poesia di Marco dei Ferrari.!
    Qui il Poeta sembra divertirsi di un gioco letterario vestendo la consueta veste di poeta che nasconde il suo sapere dentro linguaggio ed espressione sbocciati forse per contrasto ad una obsoleta tradizione prosodica-lessicale...
    Nasce questa breve composizione con angoli e svolte aperti alla conoscenza della vita e delle opere di Publio Ovidio Nasone.
    "Metamorfosi NASO" è l'incipit quasi giocoso ( geniale quel NASO in lettere grandi!)...e poi i neologismi del suo stile che indagano l'animo del Poeta Latino, relegato per decreto imperiale a causa della sua poesia all'epoca "lasciva"...
    Infine ecco i fantasmi amorosi, Didone, Leda....e chi legge va con la mente alle tante storie di poetiche trasformazioni, di vita e di morte, di passione di tenerezza di nostalgia..che il grande Poeta latino ci ha lasciato nelle sue molteplici opere.
    Tutto sommato ancora una volta Marco dei Ferrari, sicuro della sua cultura, può permettersi di giocare a nascondino invitando il lettore a rievocare o a scoprire ciò che lui appena accenna con sapienti flash di poesia.
    Edda Conte.

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  2. Molto bravo, come sempre del resto, il nostro Nazario nell’individuare e definire gli elementi essenziali del fare poetico di Marco dei Ferrari. A tali elementi mi pare che si possa aggiungere il cospicuo e ricorrente -o, forse meglio, costante- impiego dell’analogia, anzi di una sorta di ellissi analogica, che consiste nel tenere criptati i nessi logici del discorso poetico e lasciare così spazio all’intelligenza e alla sensibilità del lettore, il quale in tal modo viene convocato e sollecitato alla ricostituzione (e quasi ricodificazione) del flusso creativo, che avviene ristabilendo mentalmente i legami analogici celati nell’intero contesto poetico; dove trova giusta e propria collocazione qualche neologismo, temine inconsueto o costrutto ardito. È dunque evidente che, per la retta comprensione di questo interessante tipo di poesia, occorre la collaborazione di un lettore partecipe e in possesso di un adeguato retroterra storico- letterario e culturale.
    Pasquale Balestriere

    P.S. Mi accorgo solo ora, cioè all'atto dell'inserimento del commento, che anche Edda Conte ha acutamente colto la "provocazione" di Marco dei Ferrari al lettore: provocazione che ha di fatto il nobile scopo di un'interazione poetica.
    P.B.

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  3. Un riconoscente grazie a Nazario Pardini per la sua magistrale riflessione che omnicomprende le tematiche poetiche ovidiane altresì ampliandone le angolazioni orizzontali e verticali.
    Marco

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  4. Cesellatore di un cameo Marco è un intarsiatore delle parole e,nelle pieghe degli intagli,si nascondono e poi disvelano,memorie sopite da duemila anni.
    Tutto poi rivive in un "resurrexit hodie ",una memoria mai spenta che sorge dinuovo come un sole a mezzanotte.
    Possiamo immaginarci pure una metamorfosi sinestetica nelle "Metamorfosi ", perché non vi sia mai " damnatio memoriae " ,ma un costante intreccio di ricordi che transitano oltre i millenni.
    Una poesia post ermetica,quella di Marco,che ci trasforma in tanti indagatori, speleologi della parola che,con il Poeta, vanno ad esplorare dentro il lessico palesato, cercando quasi un segno Orfico, un recondito passaggio per un divino accesso all'Oltre.

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  5. È senza dubbio un’attitudine colta quella che spinge Marco dei Ferrari a riproporre Ovidio passando in rassegna, con una felice sintesi, i nodi fondamentali della vita e dell’arte del poeta romano: con pochi tratti affidati a parole in parte modificate rispetto al lessico corrente, per esigenze stilistiche e per la vena creativa dell’Autore – esulo, ammuto, desolo – si delinea un percorso di vita e il suo riflesso nelle opere – Epistole, Tristia. E poi i grandi interpreti dei miti, dalle Metamorfosi: un patrimonio di storie che ancora ci parlano a dispetto della lontananza temporale e costituiscono gli archetipi di quella “Grecia psichica” in cui possiamo riconoscere le nostre radici per dare senso al presente.
    Un’attitudine colta, dicevo: eppure il richiamo fortissimo di una poesia che si affida al fascino dei suoni per trasmettere significati rende fruibile il testo anche oltre i riferimenti letterari e storici.
    Un’altra bella prova di un Autore che non smentisce mai la propria inclinazione a riproporre il passato in veste avvincente anche per il lettore moderno.

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  6. Devo ringraziare sentitamente il Prof. Balestriere per la sua interessante e profonda analisi relativa alla genesi della creatività poetica.
    Unitamente a Edda Conte ha voluto interpretare la mia "ovidiana" alla luce di un percorso le cui origini sono difficili da individuarsi ma che costituisce per me impegno costante di lavoro.

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  7. Ovidio l'ho amato tanto, così poco accademico e "imperiale", finalmente una voce fuori dal coro dei ministri della propaganda e finalmente un essere umano che parlava alle mie orecchie di adolescente. Anche Marco è sempre fuori dal coro, Proteo egli stesso, oracolo che non può costringersi nelle catene delle liriche comuni. I tuoi versi sono sempre un volo per me. Grazie

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  8. Maria Fantacci5 dicembre 2017 08:42

    Tutta l’opera del grande Ovidio in pochi versi. Solo Marco dei Ferrari avrebbe potuto sintetizzare in maniera così efficace l’attività poetica del grande di Sulmona, facendo intravedere l’uomo Ovidio. Quel NASO, al di là del significato del termine nella nostra lingua attuale, ci riporta sicuramente al cognomen di Publio Ovidio, mentre le lettere maiuscole sottolineano quanto immensa sia stata la grandezza del poeta, le cui composizioni hanno spaziato dalla più lieve delicatezza a un’elegiaca malinconia.  
    Nel verso di Marco dei Ferrari “da Sulmona a Tomis dissidio disteso” è racchiusa tutta la tragedia dell’uomo, esiliato a causa di “elegìe d'errori vicarie”. Leggo e rileggo questa lirica di Marco che canta uno dei miei poeti latini preferiti e vi avverto tutto lo struggimento che attanaglia l’animo di Ovidio fino alle Tristia, scritte ormai esule sul Mar Nero. Marco riesce a dare epicità alla biografia dell’artista latino (peraltro giunta a noi incompleta), riconfermando il suo talento di poeta-narratore, attento a cogliere i più profondi risvolti psicologici dei suoi soggetti.
    Maria Fantacci

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