sabato 22 ottobre 2022

ENZO CONCARDI E LA SUA POESIA

C’e’ stato un incontro oggi enogastronomico fra editori  e scrittori. L’argomento si è prolungato sul tema della letteratura e in particolare della poesia: la poesia oggi. Momenti difficili per gli editori, che per sopravvivere devono ricorrere stratagemmi alternativi. L’editore in questione Miano Eitore, MILANO, si è dimostrato disponibile per pubblicare opere che tengono un livello alto di forma e contenuto. In questa occasione Enzo Concardi mi ha fatto dono di tre sue pubblicazioni: Carovane di sabbia, Sentinelle del nulla, Foglie e clessidre.  Concardi è uno scrittore conosciuto  non solo a Milano ma oltre tali sponde. Nella prima opera Carovane di sabbia il prefatore scrive con uno stile incalzante e moderno:<La speranza è reminiscenza, rigurgito indiretto, tanto che si nota fin da subito che abbiamo a che fare con uno scrittore scafato, pronto a mettere per scritto un animo schietto e sincero, abituato al verso e al suo dinamismo.    Scrive il prefatore: “… Concardi non dà tregua al lettore, avvalendosi  di un ritmo Idiomatico incalzante e moderno. La speranza è reminiscenza, rigurgito indiretto che si fa strada faticosamente  dalle esperienze interiori, attraverso  un paesaggio       urbano allucinato carico di simboli, proiettandosi sul versante di una religiosità (ispirandosi a Eliot), che è atto di fede e che risulta ultima analisi l’ancora finale di salvezza”. Memoriale, speranza, onìrismo, realtà cruda e netta, dove l’autore trova se stesso il suo mondo la sua vita,  gli affetti che toccano e fuggono in un andare di tempo che nulla risparmia, Iniziare dalla poesia incipitaria significa andare  da subito a fondo nell’arte poetica del  Nostro.  “ Parlano di te, questa sera,/ nelle assemblee degli uomini,/mentre tu sorvegli le mura.“. Lo stile si  sì fa nitido e reale, non c’è bisogno di ricorrere  stratagemmi simbolici o figurativi, il pathos e il logos si alimentano a vicenda per dare forza all’espressione  che risulta nitida e verace in un mondo in cui anima e senso danno lemmi di travaglio umano.    Altrettanto possiamo dire di Foglie e clessidre. Qui il tempo si fa attore principale, il tempo che fugge e tutto si porta, senza alcun risparmio. Basta leggere il finale dell’ultima poesia per rendersi conto del valore etimologico e epigranmatico-ontogico che propone l' espressione diretta  diretta del poeta: “Solo sul monte ho incontrato fratelli/aspaccare i nostri pervicaci dubbi”.

Nazarion Pardini


Nessun commento:

Posta un commento