giovedì 5 aprile 2018

N. PARDINI: PREFAZIONE A: "LA STANZA SEGRETA" DI ROSANNA DI IORIO


Nazario Pardini


Prefazione
a
Rosanna Di Iorio: LA STANZA SEGRETA. Vitale Edizioni. Sanremo. 2017


Parafrasando Jules Renard, possiamo dire che “nella casa della poesia la stanza più grande è la sala d’attesa”

Ma la vita ripete inutilmente
storie che non si imparano, perché
ognuno vuole sempre misurare
tutta la sua vicenda, fino in fondo.
Conoscerla, capirla, starci dentro.
Scrivere in proprio le sue verità.
Dentro un libro che non finisce mai.

È qui, in questa citazione testuale, il calore epigrammatico della vicenda poetica della Di Iorio; la forza incisiva del suo verso; l’inquietudine per un esserci che ci conosce e ci misura nella ricerca di una verità dentro un libro che non finisce mai.
Una poesia calda, duttile, energica, anche, ma soprattutto ben salda in un endecasillabo di pregevole fattura. Sembra che la Di Iorio non abbia risentito per niente della rivoluzione prosastica del verso che ha egemonizzato la poesia italiana del tardo Novecento e dei nostri giorni; sperimentazioni di cui la Nostra non ha assolutamente tenuto di conto, dacché il suo poema poggia, con figure retoriche di ontologica connessione, su una versificazione  dalla classica positura, lontana da ogni tipo di correlativo oggettivo di stampo eliotiano. Tutto è gentile e armonico; tutto esce con delicatezza da un animo vòlto a dire di sé, delle sue vicissitudini esistenziali, dei suo incontri; e delle sue amorose vicende, nel senso prettamente polivalente: verso il mondo, verso gli altri, verso la poesia, verso l’amore, verso tutto ciò che nel suo viaggio, fatto di bonacce e di scogli appuntiti, ha avuto occasione di sfiorare. Un andare di odeporico senso odissaico, di ampia ricerca, di umanistico intuito formale e contenutistico, dove i giochi focali del poièin si fondono in un insieme di estrema compattezza. L’endecasillabo scorre fluente e chiaro come l’acqua alla sorgente; gorgoglia a volte, si riposa, frena il suo corso con emistichi a maiore o a minore, per interrompere l’empito di un flusso che sorge e si impone con virulenza e pathos. Sta qui il suo canto, in una armonia demandata a dare corpo a brandelli di anima in fuoriuscita: libertà, memoriale, misura del tempo, gioia di esistere, vita, malinconia: <<La gioia di essere tristi>> per dirla con V. Hugo. Insomma musica, tanta musica di parole che si rincorrono; che si danno a note di sinfonica stesura. Ed è proprio questa l’anima fondante del canto; lo stesso Federico Garcia Lorca, pur fedele al suo elegante e musicale “castillano”, poco tempo prima di essere ucciso pubblicò “Seis poemas gallegos” in dialetto galiziano per dare maggiore sonorità eufonica al suo poema: “Imos silandeiros orela do vado / pra ver ô adolescente afogado. / Imos silandeiros veiriña do ar, / antes que ise río o leve pro mar”. E la stessa cosa affermava Sidney Lanier: “La musica è amore in cerca di una parola”. La stanza segreta, il titolo della silloge. Un titolo chiaro e lampante, che tanto ha a che vedere con la poetica della Di Iorio. Con il suo modo di intendere e di far poesia; è da là che nasce; da quella stanza segreta: tante sono le passioni, le tristezze,  le illusioni, le delusioni, le sconfitte e le rinascite, che, accumulatesi negli anni in quella stanza, hanno trovato posto adatto per crescere e mutarsi in immagine: un ambiente giusto, fertile, adatto a far sbocciare i fiori del canto. Parafrasando Jules Renard, possiamo dire che “nella casa della poesia la stanza più grande è la sala d’attesa”. Basta attendere, sì, perché prima o poi quelle immagini, accumulatesi nel tempo, sgomiteranno, chiederanno un varco per uscire all’aria aperta, per vivere sulle pagine sapide di stampa. E tutto, in questa silloge ampia e polisemica, plurale per i tanti tasti toccati sul fatto di esistere, si distende con semplicità e accattivante misura; senza epigonismi, né pleonastiche intrusioni; sempre con scioltezza ispirativa anche nei momenti di parenetico apporto:

Da “La voce dell’amore tra le mani”:

(…)
Perché io amo i balsami segreti
delle tue mani che sanno attenuare
le mie pene del vivere. Le tue
celesti dita che sanno cantare
sulle mie gote canti di innocenza.

A “Una stanza affollata di rose
(dove la visione di un tempo che fugge e tutto rende precario dà forza e lirismo alla pièce):

E queste braccia allegre che si danno
e ripiegano lente su se stesse
mentre la vita sento che mi sfugge
e non so fare un gesto per fermarla.
(…)

Da “Ritorno a te nella pienezza piana
(come direbbe Joachim du Bellay “È dopo un viaggio in cerca di falsi miti che si apprezza quella verità che avevamo davanti agli occhi ogni istante”:

Ritorno a te nella bellezza piana
di questo bel mattino. E mentre scrivo,
io canto. Canto te, come l’artista
intorno al suo gioiello che finisce
nella serica luce di febbraio.
E un profumo di rose che riempie
gaio la stanza. E con la stanza il cuore.
(…)

A “Di tutto quello che ho vissuto
(confessione sul tempo ingannevole e fugace; sulla vita e i suoi resti…):

(…)
Ti dico solo a questo punto ormai
la vita ci è sfuggita dalle mani.
E i resti abbandonati, spogli, sparsi,
cercano invano nuova umanità.
  
Da “Inesauribile ricerca dell’avventura
(motivo del viaggio, nostos metaforico dell’esistere):

(…)
Ma nel viaggio, impigliati tra odissee
di scogli gonfi di insidiosi e ambigui
geli, nascosti da una disumana
ostilità d’oriente, come fiori
di silenzio man mano diradate:
Acqua nebulizzata in altra acqua
che non capisce più dove può andare.


Ai tanti temi affrontati sulle questioni umane, o su una natura abbandonata all’inquinamento, all’incuria, all’ingordigia, alla speculazione:

Il ragazzo che volò dal ponte (in ricordo di G. Centinaro),… In questo maggio inquinato, Dalla terra inquinata,… Noi, sospesi tra eterno ed infinito,… fino a Come le foglie, dove la poetessa, pur aggrappandosi spesso ai ricordi come alcova rigenerante (“È nel ricordo e nel tempo che gusto quelle lacrime” afferma Pirandello), chiude il suo “poema” con una riflessione filosofica sulla felicità e il mistero del percorso esistenziale; sui tanti perché irrisolti e irrisolvibili:

Chiedi cos’è la vita. Sempre in cerca
di certezze illusorie. Di speranze.
Chiedi se esista la felicità.
Ma io non ho risposte da donarti.

Ma sa e ne è cosciente che tante sono le bellezze che questa sacra esperienza ci dona:
risveglio, sole, sogno, carezza, profumo di pane, luce, mare, arcobaleno, nuove stagioni.

So che per ogni passo che facciamo
ce n’era un altro pronto in alternanza.

Ogni giorno il prodigio del risveglio
riesce a fugare il buio della notte.
E se alziamo lo sguardo oltre le ciglia
ci abbraccia il sole dentro un nuovo sogno.

E mille e mille storie di violenza
si placano a una mano di carezza
ed il canto innocente di un bambino
copre echi di spari all’orizzonte.

Noi siamo qui, come le foglie, i fiori.
Venuti dalla luce nel profumo
del pane. E sempre qui noi resteremo
fin quando il vento caldo della vita
ci condurrà con il suo soffio al mare.

L’arcobaleno avrà il colore, allora,
nitido del silenzio e chiuderà
la vestizione del nostro destino.

Ma la Vita darà nuove stagioni.
E si riprenderà sempre a lottare.

Proseguendo la legge del creato

E concludere questa lettura riportando una chiusa della mia prefazione alla sua silloge antecedente: Sono cicala. Mi consumo e canto significa dire della sua vita e del suo peregrinare su questo lembo di terra; sottolineare lo spirito esistenziale che fa da leitmotiv alle sue creazioni: “Mi piace cogliere nella sua poesia un raggio di sole che incida le nubi: credere ancora nel canto e nella vita. E Rosanna Di Iorio  crede nel potere della poesia fino ad assegnarle il compito non solo di cantare l’amore, ma anche quello di amare il canto. (Fammi entrare nel tuo sogno infinito). Anche se:

Ed il silenzio in fondo al mio giardino
che custodisce trepide memorie
di ciò che non ho più. Ma grida forte
nelle mie vene (da Sono cicala. Mi consumo e canto).

Nazario Pardini








1 commento:

  1. Mi ha fatto veramente piacere "trovare", su Lèucade, Rosanna Di Iorio.La sua "stanza segreta" diventa il centro di tutto il suo mondo, cercato in mille risvolti, con versi ed emozioni coinvolgenti,di classico stampo. Ho trovato la Rosanna conosciuta anni fa e che da alcuni non ho più avuto occasione di incontrare. Questa sua silloge è "segretamente" trasmessa con la sua consueta sensibilità e bravura, magistralmente letta da Nazario Pardini. Ma già da tutte le citazioni che egli ci propone trovo che le poesie proposte sono di una singolarità espressiva tale da esaltare la forza estetico-compositiva e i contenuti di una "poesia calda, duttile, energica, anche, ma soprattutto ben salda in un endecasillabo di pregevole fattura" (come scrive Nazario).
    Complimenti a entrambi.

    Umberto Cerio

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