venerdì 5 marzo 2021

LIDIA GUERRIERI PROPONE

Lidia Guerrieri,
collaboratrice di Lèucade

Vorrei sottoporre al vostro giudizio un poeta di Pleiadi/Castalia, il mio gruppo di poesia dove ho radunato nel corso degli anni, diversi poeti che scrivono in metrica italiana e barbara.

Lido Pacciardi, secondo me, è una voce che si distingue e per questo Invio qualche sua poesia sperando che sia giudicato degno delle spiagge lucenti di Lèucade. E' un poeta tutto pervaso di quello spirito sano che viene da una vita vissuta nei campi e nei boschi, un poeta dal verso limpido e metricamente armonioso nel quale parole auliche e quotidiane si trovano fianco a fianco in gradevole equilibrio. La sua è una voce che affonda le radici nella nostra terra toscana, che dal suo humus trae nutrimento per modellare albe e tramonti, boschi e scogliere, bovi e carbonai, che dalle sue voci prende il LA per un canto dagli echi pascoliani. Leggerlo è ritrovare il contatto con la natura, è riappacificarsi con la vita, è immergere le mani nei colori del mondo per dipingerci l'anima del rosso dei tramonti, del rosa delle albe, del candore della neve, dell'argento diverso degli ulivi e della pioggia. E' ascoltare il fruscio delle foglie e il suono delle stagioni mentre il tempo gira la sua ruota tra il rifiorire e lo spogliarsi degli alberi. Benchè Lido parli di tante cose: d 'amore, di ricordi, di tragedie umane e si diletti nel mettere in versi cose divertenti o favole antiche, per me l'aspetto più prezioso dei suoi versi è questa sua veste di, oserei dire “ custode “ di quella che era la ricchezza e la santità dei boschi, delle vallate, e della vita in campagna o perlomeno del suo ricordo, per offrire a chi legge e ha conosciuto il nostro mondo ed a chi non l'ha conosciuto quella pace che viene dagli alberi , dai colli, dal cielo, dai piccoli animali nostri compagni di viaggio. Per me la poesia di Lido è un passaporto per il mondo della mia infanzia, che è lontano ma ancora più lontano appare per il grande mutarsi delle cose, è tornare a certe pagine che nella memoria si collegano a cari ricordi : la maestra, le poesie sulla campagna, cose , memorie che mi sono care e che penso lo siano per tanti della nostra generazione. C'è , nei versi di questo poeta che qualcuno critica per l'uso della rima quasi la rima fosse cosa da buttare via in nome di certa poesia del tutto prosastica, il ritorno alle cose che contano, quelle che non costano nulla e che sono le più preziose, quelle che rischiano di scomparire trascinado tutti nel baratro, c'è la voce di un mondo che chiede di essere ascoltato per continuare a vivere, l'eco delle cose antiche e sante.

Invio qualcosa che ho spigolato qua e là sperando che venga indicata anche a Lido Pacciardi la rotta per l'isola.

 

Nebbie d’autunno

È un sogno, un sogno. Sopra il colle appare

la visione del borgo ermo e lontano,

come disteso là, tra cielo e mare

in un ristar di nebbie alte sul piano.

S’addormentano i boschi nei colori

arrugginiti e fiochi d’un racconto

di nuvole vaganti, tra rossori

d’un sole stanco, basso, nel tramonto.

Tutto intorno è sospeso, tra misteri

che sbocceranno a notte da remoti

recessi di miraggi prigionieri.

Stanno attenti i cipressi. Sacerdoti

dell’ultima visione. Con i neri

appuntiti cappucci. Muti, immoti.

******

 

I carbonai

 

Passavano di notte i carbonai,

lenti sui carri, coi sonagli appesi.

Salivano su, ai monti, ai focolai,

ai fumi, ai mucchi, ricoperti e accesi.

 

Davano il cambio ad altri, già spossati,

da troppo tempo a governare il fuoco,

infreddoliti, esausti, affumicati,

in una vita che rendeva poco.

 

Prestavano le spalle alla fatica

di un’esistenza amara, senza sconti,

abbeverando una speranza antica

alla fresca purezza delle fonti.

 

Scendevano coi sacchi neri e pieni,

incontro ad un difficile dimane:

smagriti, sporchi, stanchi, ma sereni,

recando alla famiglia un po' di pane.

 

Figure antiche, quasi da leggenda;

i monti, nella notte, sono spenti;

coi bianchi fumi, pure la vicenda

dei carbonai s’è ormai dispersa ai venti.

 

*******

Bene qui latuit, bene vixit.

(Ben visse chi seppe vivere nell'oscurità – Ovidio, Tristia)

-------------------------------------

Voi giganteschi lecci, umidi e neri,

rinchiudete la storia della vita;

giganti solitari, muti, austeri,

di un’età sconosciuta ed infinita.

 

Immoti, nella furia più potente

che il ciel vi manda e scuote e non s’arresta,

col tramontano freddo o col ponente,

nell’ombra, resistete alla tempesta.

 

Ogni altra pianta a voi d’intorno geme

e spesso sradicata a terra giace;

ma voi, umili e forti, d’altro seme,

alla tempesta resistete in pace.-

 

Nel più profondo gelo o alla calura

dello stridente sole dell’estate,

non cercate giammai nessuna cura,

le antiche fronde verdi conservate.

 

Questa natura per voler divino

aveste in dono e per benigna sorte,

uniche piante eterne. A noi, vicino,

un ubiquo cessar di foglie morte.

******

Migrazione

 

S’affresca l’aria e la percorre, inquieto,

un non so che di smanie più profonde,

un desiderio, un traghettar segreto

verso altre sponde.

Nelle fumose brume mattutine

vanno senza rimpianti torme d’ali

che s’alzano improvvise, repentine,

quasi irreali.

Agognano altre terre, altri colori

come sogni che fuggano, feriti,

e cerchino riparo in altri cuori

prima fuggiti.

Nell’aria chiusa resta il lieve incanto

d’un soffio breve, in uno spento azzurro:

un sommesso passar d’umido pianto,

come un sussurro.

******

La neve

Scende sul borgo, a sera, morbida, fitta e lieve,

come il vento leggera la fiorita di neve.

Ricopre silenziosa le strade, i tetti, gli orti;

mite e pietosa cade, sulle tombe dei morti.

Imbianca i campanili, le piazze, i campi arati;

ridisegna gli ovili, cancella tutti i prati.

Veste di bianca pace la campagna d’intorno,

dove ogni cosa tace mentre ancor vivo è il giorno.

Raspa sul seminato, prima di notte, un branco

di passeri, affamato, nero, nel vasto bianco.

 

******

 

Vita dei campi


Si spengono fioche, appassite,

nell’ora che accende, segrete,

speranze da tempo ferite.

Nell’eco di voci dal colle,

si adagia la sera assopita

tra il tepido odore di zolle:

è breve la vita!

 

Un lieve ed atteso riposo,

il tenero, corto sospiro

d’un pallido moto, gioioso,

già stanco del prossimo giro.

Lo dice la squilla lontana

con voce che ondeggia smarrita

tornando struggente ed arcana:

che corsa, la vita!

 

Le gravi fatiche passate


non bastano ancora, saranno

ad altre più gravi accostate

nel corso veloce dell’anno.

È incerto il destino che aspetta

chi semina in terra, chi addita

speranze che passano in fretta:

amara, la vita!

 

È muta la pieve. Rimane

nell’aria che scura e si bagna

la voce di gracide rane

nell’umida aperta campagna.

Or cessa disperso il rumore

d’usate faccende. Affralita,

sui campi di spento colore,

riposa la vita!

 

Risorgono stelle lontane,

si accende la volta del cielo,

sussurrano ascose fontane

si chiude il notturno asfodelo.

Il tempo silente si perde

nell’avida corsa infinita,

poi torna più tenero e verde:

è un sogno, la vita!

******

Tramonto

Splende il tramonto con i suoi rossori

nell’esondare d’ombre della sera,

nel luccichio brunito degli allori,

nella foschia disfatta come cera.

 

Sull’infinito velo di un sipario

di vaganti umidori, sulle alture

il chioccolio d’un merlo solitario,

il disfatto abbrumar delle pianure.

 

Risorge il mormorio delle fontane

con nuova voce, mentre si prepara

l’immoto gracidare delle rane.

Su tutto cala una mestizia chiara.

 

S’indesertano i boschi ed i canneti,

lentamente s’appocano i rumori.

Tutto s’acquieta; tornano i segreti

d’una follia di sogni dentro i cuori.

*********

 

Memorie d’altri giorni

 

Amo le sere pallide e silenti

e il bosco che s’imbianca della luna,

i rumori sperduti fiochi e lenti,

i cieli ignoti nella notte bruna.

 

Amo le strade di campagna bianche,

l’uligine che agli argini vapora,

le curve messi ormai mature e stanche

il declinar del giorno all’ultim’ora.

 

Amo le fonti ora smarrite e mute

che un tempo gorgogliavano contente,

fontane misteriose e sconosciute

che nel cuore trattengo e nella mente.

 

Amo il folto dei boschi e dei roveti

là dove un dì sostai di me compagno

tra profumi di terra e tra i segreti

fruscianti della quercia e del castagno.

 

Amo il vento notturno che sospira

e liscia l’erbe con passo leggero,

quell’indistinto ondar che intorno spira

colorando ogni cosa di mistero.

 

Amo le brume umide di pianto

che lavano le piaghe della vita,

l’ultima nota che conchiude un canto,

l’andar di un’ala debole e smarrita

****

 

Solitudine

 

Un angolo in giardino è il mio rifugio

circondato d’alloro.

Spesso mi chiudo là, spesso v’indugio,

per un po’ di ristoro.

 

M’illudo ai desideri del domani

che forse non avrò.

Troppo hanno ricevuto le mie mani,

stanche son già da un po’.

 

Eppure, spesso, basta il gorgheggiare

di un piccolo uccelletto,

mi basta con stupore contemplare

il volo di un insetto

 

per ritrovarmi in giorni ormai lontani,

quando rideva il mondo,

e tutto luminoso era il domani,

colmo, propizio e biondo.

 

Dalla mia solitaria amica zolla,

che mi tien riparato,

m’immergo ancora nell’immensa folla

dei sogni del passato.

 

Li rinchiudo con me, nella mia aiuola,

finché non mi confonde

il verso rotto di una cincia sola,

che implora tra le fronde

 

.

 

7 commenti:

  1. Lidia bella, che gesti grandi state compiendo inserendo nella nostra Isola voci nuove e poderose! Dopo il sedicenne presentato da Maurizio Donte la breve Silloge del toscano Lido Pacciardi, che introduci con un'esegesi degna della tua competenza e del tuo talento. Lo definisci "custode di quella che era la ricchezza e la santità dei boschi, delle vallate, e della vita in campagna o perlomeno del suo ricordo" e non avresti potuto trovare parole più adatte. Mi addolora non frequentare il tuo gruppo su facebook, ma sai bene che sono molto poco presente in generale per difficoltà con la linea e per la mancanza di eventi pubblici da proporre, ma l'idea di dargli spazio su questo blog mi sembra eccellente. Un Poeta che sembra un unicum con i miracoli della natura, che si esprime attraverso l'amore verso di essi e la saudade dei 'giorni in cui rideva il mondo'. Echi pascoliani nel suo canto che mi hanno proiettata nella dimensione ora proibita, nella libertà di creare la magica simbiosi con la poesia degli alberi, dei monti, del mare e di rivedere il mondo con il sorriso... Restiamo in attesa e posiamo le anime su tutte le tue liriche, sulle recensioni come questa e sui versi di Lido... Ti voglio bene e sono fiera di esserti Amica!

    RispondiElimina
  2. Mi fa vibrare delle corde intense e profonde, risvegliando frammenti di ricordi antichi e sepolti, ma forse proprio per questo più preziosi per me che sono figlio di un modo più cittadino.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lido pacciardi5 marzo 2021 15:20

      Sinceramente grazie per il commento.

      Elimina
  3. Ringrazio il Prof. Pardini per avermi accettato.
    Ringrazio Lidia per avermi presentato.
    Auguro a tutti voi buon lavoro e buona poesia.

    RispondiElimina
  4. Poesie tanto evocative, riflettono sentimenti e stati d'animo puliti da sovrastrutture mentre passano le stagioni
    Bravissimo poeta e complimenti a Lidia per la bella presentazione.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lido pacciardi5 marzo 2021 15:18

      Grazie del suo apprezzamento. Mi ha fatto veramente piacere. Grazie ancora.

      Elimina
  5. Ringrazio il Professor Pardini per aver accolto su Lèucade
    questo amico, e la mia riconoscenza a te, Maria, ed all'altro commentatore per la generosità nel non aver sottolineato le ripetizioni presenti nella mia introduzione. Le vedo ora, a mente fredda. Il fatto è che ho scritto velocemente per la smania di inviare presto, prestissimo tutto.. non vedevo l'ora! e sono stata tanto a scegliere nella vasta produzione di Lido, ..non potevo certo mandare a caso nè chissà quante poesie...e mi sono stancata in questa ricerca !!!.perdono me stessa dato che la pochezza della forma è compensata dall'entusiasmo . E quello c'era e c'è. Grazie dunque; per me è una gioia aver portato una goccia di pura poesia nel mare limpido di Lèucade. Lo so, Maria, che sei tanto impegnata. Io continuo a svolgere in Castalia un lavoro di ricerca e di aiuto in campo metrico a chi lo desidera; è una cosa che a momenti mi pesa perchè questi tempi bui ci intristiscono e demoralizzano, ma più spesso mi aiuta ad andare avanti dandomi uno scopo. Ed ora, vedere uno dei " miei" poeti sbarcare sulle rive dell'Isola, mi ricompensa di tante ore passate a leggere versi su versi per trovare errori o difetti da indicare e spiegare. Grazie.

    RispondiElimina