martedì 6 giugno 2017

M. GRAZIA FERRARIS LEGGE: "SOSPENSIONI MOLECOLARI" DI F. CASUSCELLI




Francesco Casuscelli,
collaboratore di Lèucade



















Francesco Casuscelli-
Maria Grazia Ferraris,
collaboratrice di Lèucade

La poesia posta a chiusura della raccolta poetica di Casuscelli- La fanciulla-  è emblematica, una chiave: ci presenta la sua fede nella poesia e la sua dichiarazione di poetica, la scoperta vera  della vitalità della poesia e della sua forza coinvolgente.
“Un giorno venne lei/ leggera / mi prese le mani/ mi strappò i vestiti/mettendo a nudo il cuore/ da allora/ogni parola ha un suono… se poi un giorno /dovesse lasciarmi/ mi sbriciolerò…”.
Un timore, un dubbio inquietante …: ma il desiderio di vita è più forte di ogni timore e sospetto e chiarisce la autentica  personalità costruttiva e rassicurante del poeta:
“Ho tanti sogni da vivere/tanti desideri da sognare/tanta vita da baciare/di giorno, di notte, ogni attimo,/ tra una virgola e un punto/ godo le mie pene (Cartoline).
Varie le parti della raccolta: La terra e le memorie, Ascoltare la voce del mondo, Una passeggiata nella natura, Il profumo dell’amore, che descrivono e completano felicemente il  suo mondo affettivo-emozionale  ed intellettuale. Il titolo- Sospensioni molecolari-  ben esemplifica il nucleo concettuale e ispirativo-  la frantumazione, la disseminazione, gli incantamenti,  le emersioni, gli stupori, e vari  i contenuti emotivi che lo ispirano-: la bellezza della natura, i colori,  i profumi ed i suoni che a piccoli tocchi giungono alla coscienza illanguidita: “Dinanzi si estende un sottobosco/ametista di pervinche fiorite/pentamere corolle sorridono..(Una passeggiata primaverile)...Lo senti il mese di maggio/ nei profumi/ e nei colori che t’accolgono…(Le cascate di candide robinie). Sembra poesia idilliaca.
Eppure l’autore è ben consapevole delle inquietudini, ingiustizie, catastrofi della vita e della storia, dell’infelice umanità dimentica della maternità della terra e della sua generosità: mare, cielo, tramonti  cangianti, profumi selvaggi, vita e morte  si rincorrono, dove l’immagine pacificata,  pur ricercata con ostinazione, non nasconde l’inquietudine, l’abbandono, il senso della morte:
“L'oracolo/ scrisse il futuro/ sulla sabbia, poi/ venne l'onda/ e lo sciolse/ con carezze/ di schiuma. Lo raccontò/ al vento/ e le nuvole/ lo portarono via.”( Capo vaticano).
Parole limpide, semplici, ritmi fluenti, versi armonici, che non nascondono le ribellioni moralmente  più intense: “..vorrei un martello/ per fissare il chiodo/ su quel muro/ dove brillano/ i vostri inganni/ ed appendere/ le mie parole/come germogli/ per il tempo”. (Appendere le parole al chiodo), né i ritmi melodici placano lo spirito, nascondono l’angoscia della nostra vita comune: la violenza casalinga, la guerra,  i vari genocidi, (Il profumo della libertà, Il coraggio di Lea, Criminalità domestica, Per Aylan, Il grande Male, Un filo spinato…)
La memoria, anche quella personale, del proprio vissuto affettivo,  dell’addio, del dolore, permane vigile, attenta, non permette il pur consolante oblio:
“Scorro le foto dei tuoi ricordi,/ sento l'eco delle tue parole,
l'odore del tuo vissuto,/ e tremo nel tuo abbraccio assente:
lontano, adesso sei troppo lontano,// neanche un fiore posso posare…”(Per sempre)
“…. Quante volte ti ho cercato al di là del fiume dei sogni/
tra quelle nebbie che avvolgono come un mantello/le prime luci del giorno.
Perdonami di non esserti stato accanto,/ di non averti stretto in un abbraccio/ e di non averti detto addio.”(Il sibilo dei cipressi) “….Esiste un silenzio fatto di ricordi / i ricordi che ci accompagnano/Nei giorni legati con l’eternità…” (Il tuo ricordo). Da non sottovalutare le riflessioni malinconiche, il pensiero dubitante , che aprono, mi sembra,  a un’altra stagione di poesia che forse attende il Poeta:
“e sono ancora qui/ a guardar scorrere dalla finestra/le ultime gocce di pioggia/e la vita di un mondo troppo pieno/per il nulla che mi tiene” (Nulla).

Gavirate 5-6-2017
M.G. Ferraris




         







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