mercoledì 12 febbraio 2014

N. DI STEFANO BUSA': "AI DISEREDATI DEL DUEMILA", INEDITO

Ai diseredati del duemila


Puoi abbracciarli forse,
regalare loro una minestra calda,
un gratta e vinci per l’eternità
distante, incompleta,
quella che non sanno, non riconoscono,
vivono alla giornata, raccattando,
o quella che non hanno avuto mai.
Ascoltano parole moderne che non sanno:
spread, disavanzo, debito pubblico,
tasse, scontrini, bollette, parlano al guardiano
notturno che fa la ronda
senza temere le rondini domani.
è un giorno che non ha fine
o forse troppo e tradisce
senza soluzione di continuità,
sempre, un tempo d’inedia,
un fiuto di lepre, quando stana
la preda quasi d’istinto.
Si perdono nei disperati androni,
nelle misere spelonche del metrò,
senza neppure immaginare il romanticismo
che pure li coglie, quando:
“tradito il bersaglio”, il povero cristo
si dimette.
Lascia un giorno in forse, una cena in meno,
nel dizionario dell’ultima spartizione
cancella per sempre il suo nome.

Ninnj Di Stefano Busà 




Quella “eternità distante incompleta” tiene il senso  magico di chi ci sa avvicinare, con anima feconda di motivazioni umane, a sofferte ascese emotive. A sofferte vicende di “diseredati” che possono soltanto raccattare le briciole di quelle speranze che l’umana sorte ci invita di solito a covare. Anche nei momenti di maggior disperazione. Ma qui la stessa speranza non trova posto. Ci sono parole difficili, anglicanismi, latinismi, ingarbugli lessicali a nascondere verità deprimenti, mancate realizzazioni ontologico-sociali, intrighi di potere che quelle persone distrutte, impotenti non sono all’altezza di recepire, per assenza di volontà, per debolezza,  per sottrazioni subite; perché distrutti da una classe che ha rubato loro la giacca e il cuore. E:Si perdono nei disperati androni,/ nelle misere spelonche del metrò,/ senza neppure immaginare il romanticismo/ che pure li coglie, quando:/ “tradito il bersaglio”, il povero cristo/ si dimette”, chiudendo la scena con una cena in meno che cancella per sempre il suo nome nel dizionario dell’ultima spartizione. Poesia piena, zeppa; poggiata su un realismo lirico di grande impatto ossimoricamente  dolce-aggressivo, dove il verbo, coi suoi vissuti nessi, riesce a metaforizzare gran parte del dettato universalizzando gli abbrivi soggettivi. Grande realizzazione poematica, dove la storia si fa immagine, dove l’immagine si fa dolore, e dove il dolore si sa addolcire in una irruenza levigata dalla pialla della meditazione. E qui è facile per una grande artista, che ha fatto della vita un canto, dribblare il sentimentalismo incanalando
getti di pura sorgente
fra argini arroccati
su storie di povera gente .   

Nazario Pardini

1 commento:

  1. Nazario, sei grande, hai saputo interpretare i miei versi come se li avessi scritti tu stesso. Che senso della misura! Che misura dei sensi! La tua penna sa estrapolare da qualunque testo, la carica più umana, più congeniale al cuore. La tua critica è anch'essa "Poesia" sia che ti sia congeniale sia che il testo t'ispiri, sei un perfetto esegeta, di quelli con la E maiuscola. Grazie di cuore.

    Ninnj Di Stefano Busà

    RispondiElimina