mercoledì 13 giugno 2018

MARISA COSSU E EMANUELE ALOISI LEGGONO "INSONNIA" DI L. D'AMICO


Marisa Cossu legge “ Insonnia”di Lino D’Amico
Marisa Cossu,
collaboratrice di Lèucade


Lino D’Amico riempie la sua “Insonnia” di malinconici pensieri, di inconsistenti sensazioni di vuoto in cui si annullano “attimi senza età” e si versano “ inquiete memorie”. Il tempo assume contorni indefiniti, ” l’altrove “ e “ il poi”non sono concetti descrittivi, ma abitano nell’afflato poetico dell’Autore, nella sua percezione affettiva e temporale. La poesia è quindi un manifesto di nostalgico amore per ciò che nel tempo si perde, assorbito dal vissuto che si nutre di ogni esperienza emotiva e del “sentire”; poi tutto si rinchiude in un antro di memoria indurita, ma fragile; in questo luogo di mezzo, tra una rassegnata visione della realtà e della propria interiorità e la sensazione del disfarsi effimero delle cose , origina il messaggio poetico ed umano dell’Autore, divenuto “cosa” egli stesso nell’ingranaggio delle illusioni. Esse si affollano ancora sulla “soglia” dell’ignoto affinchè il poeta possa guardare in modo profetico e creativo ad un progetto ideale, ma disincantato, situato in un orizzonte di ricerca continua. Mi piace sottolineare il carattere “onesto” di questa lirica: il linguaggio chiaro, comunicativo e profondo, non spinge ad interpretazioni farraginose: è classicamente semplice ed efficace, sostanza di un’espressione poetica vitalmente contemporanea.

Marisa Cossu


Emanuele Aloisi,
collaboratore di Lèucade

Una notte malinconica, quella del poeta, che riporta alla memoria un albero di sicomoro.  Non ha necessità di arrampicarvisi, l’edera degli occhi del poeta, né di restare in punta di piedi, se non con i pensieri, attorcigliati come i nodi, cerchi concentrici nel tronco dell’inconscio: attimi senza gli anni dell’età, le “inquiete memorie”.
Ma pur rimane, la notte malinconica, la scala in grado di allungare la statura, con gli scalini dell’insonnia, offrendo spunto alla visione della meditazione, al tormentato dubbio dell’uomo “alla ricerca di qualcosa”; qualcosa che non è detto possa ritrovarsi fuori, magari tra le ciglia delle fronde, sfaldate e ingiallite dai raggi, dal “tempo che svapora”; qualcosa che non è detto possa passarvi sotto, ed essere vista.

Pochi versi che offrono la possibilità di meditare non sull’ignoto che vi è al di là, nel cielo sovrastante o nella terra di radici, tra il giornaliero sonno e la veglia della notte, nei  solchi scavati dai vomeri taglienti  o arrugginiti di memorie. Probabilmente è la ricerca: la  linfa dell’albero del sicomoro, dell’uomo e del poeta; quel qualcosa che non è detto si ritrovi fuori, e fuori sia visto. La corteccia può nasconderlo all’interno, nel dubbio e l’interrogativo stesso, dove risiede ed è intravisto il “varco”. 

Emanuele Aloisi



Insonnia

Attimi senza età,
alla ricerca di qualcosa
che si sfalda, inerte,
nel vuoto disperso di un nulla,
a declinare inquiete memorie
che l’inconscio rifiuta.
Labirinto di pensieri
Nella notte che dispensa malinconia,
offendo calici d’illusioni
al caleidoscopio del tempo
che svapora, tra le ciglia del passato
e la soglia di un altrove ignoto.

Lino D’Amico

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