mercoledì 6 giugno 2018

MARIA RIZZI LEGGE: "MAMMA! SEMPLICEMENTE" DI M. DEI FERRARI



Maria Rizzi,
collaboratrice di Lèucade

Lirica di altissima musicalità quella di Marco dei Ferrari, che ricorre al metro classico tramite l'uso di impeccabili endecasillabi alternati a versi più brevi. Si potrebbe definire un grido di dolore espresso in verticalità, in quanto diretto al cielo, alla Madre delle madri, a Colei che accoglie nel grembo ogni uomo segnato dalle umane miserie. Una reimmersione nel ciclo perenne di morte e di rinascita, un tributo all'angelo tutelare di ogni infanzia e di ogni esistenza. E la lirica trascina in una spirale d'amore assoluto, luminoso, incondizionato. Si è figli , tutti, di quella Madre che sa proteggere, accogliere, comprendere, lenire. L'Autore evita volutamente le figure retoriche, le metafore, le similitudini. Lascia che il suo urlo sia nudo e in levare, come tutte le urla che caratterizzano i rapporti con gli amori. L'ultimo verso cesella la volontà di rendere la Madonna 'mamma / semplicemente'... Nessuna sottrazione, nessuna riduzione di valore, il senso pieno del rapporto del figlio con Colei che dà la vita e la custodisce.
Una poesia semplice solo in apparenza, in realtà densa dei sentimenti che troppo spesso perdiamo di vista e che potrebbero illuminare il nostro cammino.
Il componimento risulta, a mio umile avviso, commovente e d'incandescente purezza. 

Maria Rizzi
...
  
MAMMA! Semplicemente

Mamma che sfuggi quel marmo sbiadito
cercando rifugio in un cuore pentito...
Mamma che attendi paziente
di un mondo impaziente perdono...
Mamma che lumini
 passo per passo il buio incombente
di giorni fuggiaschi...
Mamma di un sogno virtuale
che la notte caduca
sorprende...
Mamma che abbracci
su passato futuro
memoria di bimbi smarriti...
mamma...
semplicemente.

Marco dei Ferrari  



5 commenti:

  1. Condivido quanto espresso nelle parole della Rizzi: poesia che emoziona nella sua apparente semplicità, nella profondità del contenuto, del semplice...sentimento. Contrariamente a quanto sostenuto da qualcuno...è la plastica dimostrazione che la poesia non debba per forza ricercare parole, ma ascoltare emozioni. Le parole fluiscono e naturalmente si vestono di eleganza stilistica. Emanuele Aloisi.

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  2. Tenerezza e struggimento in questa breve poesia di Marco dei Ferrari.
    Lo stile è classico, insolito nel Poeta, ma consono all'argomento dettato dal sentimento soave e insieme forte che si affaccia di verso in verso, immediato e lieve come una carezza. La parola Mamma, di significato profondo e universale, si ripete come una invocazione di grande impatto emotivo.
    La poesia si apre con significati sottesi-forti e profondi- nascosti entro parole di vitale importanza come "cuore pentito", "attendi paziente", "impaziente perdono"..la cui storia resta chiusa nel cuore del Poeta, forse nel tormento di lontani ricordi. Poi i versi si addolciscono: è la mamma dell'amore, della luce che guida i passi della vita, è l'unica persona che conosce o indovina ogni più riposto segreto, sempre, in ogni stagione della vita.
    Gli ultimi due versi-praticamente due sole parole- riassumono plasticamente la piena dei sentimenti scaturiti da quella parola immensa , che non ha bisogno di aggiunte o di attributi: è semplicemente la parola "Mamma".
    Edda Conte.

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  3. Del compositore conosciuto e stimato ritrovo la musicalità del verso.Per la prima volta tuttavia percepisco un nuovo afflato nell’animo del poeta.
    Quasi che abbandonati i tormenti esistenziali o proprio per superarli si incammini su un percorso di riscoperta della Presenza,Pura e Semplice,Consolatoria e Immutabile dell’unico Sentimento capace di vanificare le angosce della nostra condizione umana.
    L’amore della Mamma comune a tutti noi,che ci insegna il linguaggio universale della comprensione,dell’accettazione,della serena rassegnazione.
    È un concetto semplice che non va spiegato,o capito. È lì e ci pervade.Semplicemente.
    Grazie Marco per averci mostrato una nuova sfaccettatura di sé.
    Patrizia Pellegrini

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  4. MARIA FANTACCI13 giugno 2018 02:05

    Per tutti noi la mamma rappresenta il passato da cui non vorremmo mai staccarci. Così, quando questa importantissima figura viene a mancare, perdiamo anche una grossa parte di noi stessi e ci sentiamo mutilati nell’anima. Chi ci regalerà i suoi sorrisi pieni d’amore e tenerezza? Chi ci infonderà ancora coraggio e consolazione nei momenti più duri? Soltanto molto tempo dopo la sua scomparsa sopraggiunge la vera rassegnazione, sebbene il vuoto lasciato sia un abisso dal quale difficilmente potremo risalire indenni. Marco dei Ferrari con pochi versi e selezionate immagini riesce a far riemergere i nostri sentimenti più intimi.
    Dal punto di vista stilistico, vale la penna osservare che, nelle ultime sue liriche, il poeta sembra avere abbandonato un po’ di quella ricercatezza che ha spesso caratterizzato le sue composizioni. Ed è forse proprio questa maggior linearità, unita ai flash che cristallizzano nel ricordo significativi momenti di vita con la mamma, a scavare nel nostro animo, portando alla luce l’essenza di quell’amore reciproco che resterà immutato per sempre, ma anche immortalando i tanti “non detto”.
    Maria Fantacci

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  5. Continua l’epopea familiare di Marco dei Ferrari: dopo i nonni e le nonne, il Poeta si rivolge alla Mamma, la figura che più di tutte si staglia nel nostro immaginario come protettrice, eterna paladina dei figli, ancorché questi siano adulti ormai consumati e capaci di autonomia. Mamma, semplicemente, sottolinea il Poeta, con la misura che si addice alle presenze che permangono in noi, oltre le contingenze, a indicare cammini imperituri, in un abbraccio globale tra passato e futuro.
    Una figura, quella materna, che si delinea come un archetipo, un simbolo della permanenza e dunque della significanza, nella nostra vita, come ben è evidenziato nel testo poetico di Marco dei Ferrari, imperniato sull’antitesi tra luce e buio, pazienza e impazienza, sogno fugace – nonché virtuale – e memoria.
    La poesia ha un’evidenza visiva fortemente icastica: viene da immaginarlo questo figlio, di fronte al marmo sbiadito improvvisamente animato dalla presenza della madre che in puro spirito trasmigra nel cuore del Poeta, figlio pentito.
    E tutti i figli hanno di che pentirsi, del resto, per quell’atto di indisciplina, di ribellione, che è costitutivo dell’essere figli e li rende infine liberi, ma soli, perché privi di quell’unico autentico affetto che fu della madre. Questa però non li abbandona e torna nei sogni, nei cuori, nei momenti in cui la pena di vivere si fa più forte, a dire che ancora c’è quell’affetto immenso, imperituro, e ad esso si può ancora attingere, come bimbi smarriti, per trarne antiche e nuove ragioni per vivere.

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