mercoledì 15 luglio 2020

NAZARIO PARDINI: "LA POETICA DI ROBERTO CASATI"


Parenetici intenti nella poetica amorosa di Roberto Casati: “Lascia aperta la porta/ ai miei pensieri,/ libera fughe di vento/ attraverso la linea della marea.”

Così mi riconoscerai
confuso tra quelli che ti passano accanto,
con la voglia di fermare qui il sorriso,
come una sorpresa fragile negli occhi.

Un canzoniere d’amore, dove il verso con tutti i suoi accorgimenti sinfonici, alimentati da sinestetiche intrusioni e da  metaforici  allunghi, si aggrappa ad un’anima in vena di esplosioni emotive. Un vero viaggio, un odeporico abbraccio ad un pensiero che fa dell’amore un faro luminoso sul mare. Sì, una illuminazione che favorisca approdi per naviganti che cercano spiagge di un prossimo attracco: “Le mani bruciano eclissi/ con mille disattenzioni,/ allungando la sequenza delle fragilità,/ pretendendo un prossimo attracco./ Smarginando sul tuo seno,/ in un respiro trasparente,/ nel desiderio di ancora una volta/ naufragare.”. Il poeta crede nel tocco di Eros, lo invoca, lo chiama, si piega al suo altare; dacché è l’unica via per raggiungere l’estasi; per gioire dell’apporto dei suoi  stratagemmi. Ma si sa che il sentimento dei sentimenti spesso si fa turbamento, inquietudine, dubbio; ed è nel dubbio che l’autore cerca di potenziare il suo credo, la sua forte emozione di splenetica corposità. La sua intenzione è di farsi riconoscere fra quelli che le passano accanto, e di fermare il suo sorriso, magari per renderlo vivo ai suoi occhi. Iniziare dai versi incipitari significa tuffarci da subito nel cuore di tanto sentire; di così alta empatia erotica. Amore è la voce che risuona in ogni dove, che martella ogni verso, che dà energia ad ogni composizione di questo canzoniere: “Ti guardo sorridere/ e capisco/ di essere dentro al tuo cuore/ ma ormai fuori dal tuo tempo.”, dal presentimento di non essere più sintonizzato con il tempo dell’amante; alla ricerca di una conferma: “Nel testo a fronte/ sul foglio lanciato sulla sabbia,/ cerco una conferma alle parole/ scolpite, forse quel gioco seducente/ delle labbra aggrappate a più brevi attimi in fuga.”; dalla complicità: “Tuo complice/ scivolo sul confine delle parole,/ dove le precedenze/ bruciano le promesse in fondo ad echi di vento./ Senza nascondermi ai tuoi occhi.”, al gioco di sfumature fra chiari di luna e immagini carnali che denota il passaggio da una visione neoplatonica del poema ad una più concreta, più corporea: “I colori della luna/ svelano il segreto di circondarti i fianchi,/ nello sguardo accavallato sulle tue gambe,/ in un andare e venire mai troppo lento./ Fuggendo dalla scena, prima che sia già domani.”. La narrazione si fa varia e articolata, per seguire gli input di un animo tutto proteso a rivelare i suoi stadi emotivi. A versi più ampi ne succedono altri più brevi, secchi, conclusivi, per delineare l’enfasi ontologia del diagramma oscillatorio. Non mancano singole parole, di potente significante metrico, a formare un unico verso, come non mancano in questo climax ascensionale iperbolici voli verso mondi di onirico trasporto. Senz’altro però il poeta sa elevarsi ad un registro di rara inventiva, di pregevole creatività dal momento che si riscontrano in alcuni passaggi invenzioni verbali di iconica fattura: il grido del cuore, la curvatura del pensiero, la notte che sconfina sulla spiaggia di Isla Negra, un cuore bruciato dal silenzio, l’istante che rende impreciso l’amore… Dei veri voli lessicofonici, che danno alla grammatica  poetica il brivido del cielo, l’architettura di palladiana memoria; e dove la stessa natura collabora coi suoi giochi visivi alla concretizzazione di un sentimento in cerca di farsi oggettivo. E la navigazione continua in un mare non sempre tranquillo, dove il poeta è alla ricerca di quell’approdo che gli permetta di rinascere, di farsi nuovo per essere pronto domattina “ad amarti di più”:  “Si allontana il punto di approdo/ e svaniscono le prospettive/ nello sventolare di bandiere all’orizzonte.// La prima volta che ho incontrato i tuoi occhi/ mi ricordo era una sera di quasi estate/ lungo il fiume.// Il punto d’approdo allora/ era il profilo delle tue labbra/ o l’impertinenza del tuo seno/ puntato dritto sul mio cuore./ Adesso la notte è una necessità/ per la mia stanchezza/ forse un attimo di recupero per essere pronto/ domattina ad amarti ancora di più.”.           
      
Nazario Pardini

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