sabato 1 marzo 2014

ESTER CECERE: "FRAGILE MANEGGIARE CON CURA", NOTA E POESIE






Nota dell’autore

Perché dare ad una raccolta di poesie un titolo come "Fragile. Maneggiare con cura"?
Ester Cecere

Un titolo che richiama immediatamente alla mente i trasporti, i traslochi? Perché quando si trasloca spesso si movimentano oggetti fragili, a volte anche di valore, che possono rompersi facilmente; pertanto, è necessario usare la massima attenzione nel maneggiarli. In caso di danno di oggetti di valore, si chiede anche un risarcimento. Addirittura per degli oggetti, per preziosi che siano si pretende di essere risarciti! E le persone? E le loro anime? E i loro sentimenti? E la loro dignità? Non sono fragili anch'essi? Non sono degni di essere “maneggiati con cura”, trattati con la massima attenzione, delicatezza? Spesso si ferisce il prossimo per superficialità, disattenzione, distrazione, a volte lo si fa di proposito con cattiveria, malignità. Si calpestano così affetto, amore, attenzioni, aspettative. Talvolta sono le stesse vicende della vita a "maltrattare" la nostra anima e i nostri sentimenti e quando ciò accade spesso ci ritroviamo soli a fronteggiare avvenimenti dolorosi senza il prezioso conforto della condivisione, dell'ascolto da parte di qualcuno da cui ci aspetteremmo questo tipo di vicinanza. Ed ecco che si affaccia, amara, la disillusione. Ed ecco che i sentimenti ne escono "lesionati", a volte percorsi da crepe più o meno profonde, altre volte decisamente frantumati. Ma l'istinto di sopravvivenza è fortissimo in ogni essere vivente e quindi si va avanti. Sembra incredibile ma anche il nostro sentire può essere riparato, i frammenti vengono raccolti uno a uno e incollati. Tuttavia, un sentimento rattoppato sarà come un vaso cinese dall'inestimabile valore rottosi e restaurato, non sarà mai più di grande pregio. E quindi, quello che sopravviverà sarà un simulacro del sentimento originario, una volta genuino e gioioso. Le persone potranno anche continuare a frequentarsi ma l'affetto, l'amicizia, l'amore, l'empatia non esisteranno più. Si reciterà, quindi, una farsa. E le parole, gli atteggiamenti, le disattenzioni, le incomprensioni, le illusioni che hanno portato alle lesioni dell’anima e delle sue espressioni riemergeranno nei momenti critici, saranno i fantasmi cattivi del passato, e solitudine, nostalgia, rimpianto prenderanno il sopravvento e... "da soli andremo avanti percorrendo la nostra strada disseminata di cocci".
Del resto, la grande Oriana Fallaci nel suo romanzo Insciallah (Rizzoli, 1990) così si esprimeva: "Incredibile come il dolore dell'anima non venga capito. Se ti becchi una pallottola o una scheggia si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma, se ti rompi una gamba te la ingessano, se hai la gola infiammata ti danno le medicine. Se hai il cuore a pezzi e sei così disperato che non ti riesce di aprir bocca, invece, non se ne accorgono neanche. Eppure il dolore dell’anima è una malattia molto più grave della gamba rotta e della gola infiammata, le sue ferite sono assai più profonde e pericolose di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia. Sono ferite che non guariscono, quelle ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare".
Nel suo piccolo, questa silloge vuole richiamare l'attenzione sulla fragilità dell’anima.

Bolla di sapone

D’aliti di vento sospinta,
elegante e fragile,
nell’aria danzo.
Iridescenze mi vestono.
L’arcobaleno m’adorna.
In me il mondo si specchia.

Oscuro d’insidie
il mio cammino.
Il volo d’una farfalla,
la foglia d’un pino,
temo.
Persino, il dito d’un bambino.


Alluvione
               
Tumultuosi nel cuore
i ricordi scorrono,
uccelli che migrano
per non fare ritorno,
grani tra le dita
d'un profanato rosario.
Alluvione d'odio e follia
l’amore travolge.
Tenerezza e compassione
in rapide d'amarezza
precipitano.
Tenerezza e compassione
su massi di sofferenza
si frantumano.
Frammenti d'amore
calpestati infangati.

Macerie
nel cuore contratto
desolazione e miseria
e la dolorosa certezza
d'una parte di sé
che non è più.



Festa del papà                                  A mio padre

Non ho una lapide
ove portare fiori
in luogo di cioccolatini
e riunire con nodi
ora di lacrime
ora di sorrisi
i fili d'un vissuto nostro.
Non ho una casa
ove venire
con timoni e carte nautiche,
testimonianze
d'unica nostra esclusiva
lontananza.
Sono straniera in un presente
a cui non appartengo più.

Ho solo la tua ombra
oggi accanto a me.
A lei,
i miei affettuosi auguri.



Rosa di Jericho
                         
Una goccia basterebbe di rugiada
rotolata giù dal palmo d'una foglia.
Di condensa un rivolo
che sull'appannato vetro
piano scivola.
Poche timide gocce
d'un incerto temporale.
Ché vita riprenda
la rosa del deserto.



                                                    Ester Cecere

9 commenti:

  1. Mario De Rosa3 marzo 2014 04:23

    Cara Ester,
    amo molto il tua moderna poesia,c'è bisogno di procedere ,senza per questo fare cronaca.
    Mario De Rosa

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  2. Non mi meraviglio più di come Ester sappia scrivere le poesie, entrando nel profondo del cuore di chi legge e provocando grande emozione. Ester scrive con amore, passione, dolore e tutto quello chee fa scaturire le parole dalla sua mente e dal suo cuore.
    Rita Iacomino

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  3. Conosco la poetica di Ester ormai da tempo, ogni tanto rileggo le sue poesie per rinverdire le emozioni che mi hanno sempre dato. Il suo ultimo lavoro le ripropone con la stessa elegante passione ed io con altrettanta passione ringrazio Ester per questi suoi doni preziosi. Patrizia Casella

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    1. Cari Mario, Rita e Patrizia, è vero noi ci conosciamo ormai da tempo, almeno attraverso la lettura e lo scambio di emozioni. Sono pertanto contenta di riuscire, con la mia terza silloge, a "sorprendervi" ancora, a parlare ancora ai vostri cuori, alle vostre anime, richiamando la vostra attenzione, qualora ve ne fosse bisogno, sulla fragilità dei sentimenti. Una risposta in più a Mario: mi fa piacere che la mia poesia "moderna" come tu la definisci sia di tuo gradimento. Conosco bene la tua bravura! Le poesie di questa silloge sono quasi tutte allegorie, che richiamano immagini, scenari spesso ispirati dalla natura; è per questo motivo che io pomposamente chiamo la mia poetica "la poetica delle immagini". Grazie della vostra attenzione e del vostro affetto. Ester

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    2. Cara Ester, mi complimento per questa tua ennesima fatica letteraria che, sono certa, otterrà notevole successo di critica e di pubblico. Ti abbraccio. Fulvia

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    3. Ti ringrazio di cuore, Fulvia, perché mi segui dal mio esordio con tanto affetto. Ester

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  4. Carissima Ester, ho avuto modo di leggere altre tue composizioni, oltre a queste che gentilmente sottoponi all'attenzione dei tanti tuoi estimatori. Qualcuno dice della "modernità" del tuo poetare, io aggiungerei l'immediatezza delle sensazioni che riesci a suscitare, attraverso quelle immagini allegoriche che tanto rendono il momento vissuto. In particolare mi hanno colpito "Bolle di sapone" e "La rosa di Jerico". Mi complimento vivamente con te per i risultati della tua costante produzione, ispirata come sempre da una grande sensibilità e capacità evocativa. Un abbraccio, Emy

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    1. Carissima Emy, grazie per il tempo che mi hai dedicato, per il tuo apprezzamento e per le osservazioni acute e pertinenti che dimostrano un'attenta lettura e la perfetta comprensione del mio modo di "poetare". Grazie ancora. Con affetto, Ester

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  5. Pochi giorni fa, ho ricevuto per posta questo libro, ultimo lavoro della mia carissima amica Ester Cecere, poetessa ormai nota negli ambienti letterari di prestigio e meritatamente pluripremiata.
    Si tratta di una raccolta di poesie straordinarie, di profondo impatto emotivo, come tutta la produzione di Ester, d'altronde, che fa seguito alle altre due sillogi delle quali avevo a suo tempo già assaporato la valenza poetica: "Burrasche e brezze" e "Come foglie in autunno". Ebbene, anche in questo ultimo gioiello letterario, ci si trova immersi in un emozionante percorso interiore dal quale emerge in maniera lampante una miscellanea di sensazioni, di emozioni, di amarezze esistenziali, di forti figure allegoriche e di delicati passaggi malinconici, che catturano immediatamente l'attenzione del lettore, che se ne appropria e li trasmette alla propria anima, come se fossero state da essa stessa partorite. Queste poesie sono, appunto, "viaggi dell'anima" come io amo definirle, viaggi durante i quali il bagaglio interiore si disfa strada facendo, mettendo a nudo ricordi struggenti e amari rimpianti, con maestria difficilmente equiparabile. Ogni rigo appartiene al lettore, come fossero sue creature, come se quei versi li avesse scritti lui, in una simbiosi straordinaria, sorprendente per la sua perfetta sovrapposizione, dove s'incontrano in armonica appartenenza chi scrive e chi legge. Veramente, un'ottima lettura, che consiglio a tutti d'intraprendere oltre che per farsi dono di un magico volo nel paradiso poetico, anche perché il cuore nobile di Ester da sempre devolve gli incassi dei suoi preziosi lavori in beneficenza. Grazie a tutti per l'attenzione e buona lettura.
    Patrizia Casella

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