venerdì 11 novembre 2016

E' MORTO LEONARD COHEN: "ALLA SUA MEMORIA" DI GIUSY FRISINA


A LEONARD COHEN


PIOGGIA BATTENTE


Le mie lacrime per te
Sono la pioggia battente
Di questo nudo novembre occidentale
Dove la speranza sembra tramontare
Una pioggia che oggi si ostina
A riempire le strade d’America
E della Terra tutta
Del buio vuoto che ci hai lasciato…

Pure  noi che ti amavamo
Siamo sulle tracce invisibili della strada
Che  tu ci hai indicato  senza mostrarla
E la tua luce che nasce da una ferita
È  la scia di un piccolo faro
Nella nebbia perenne
Proprio ora che ogni cosa naufraga ignara
della sua sconvolgente incertezza

Giusy Frisina






http://giusyfrisina.weebly.com/lomaggio-a-garcia-lorca.html


Giusy Frisina collaboratrice di Lèucade

L’OMAGGIO A GARCIA LORCA : IL VALZER DELLA TRISTEZZA E DELLA VOGLIA DI VIVERE
COMMENTO E TRADUZIONE DI GIUSY FRISINA​


Leonard Cohen ha sempre amato profondamente Garcia Lorca, da quando a quindici anni scoprì per la prima volta una sua raccolta di poesie  in una vecchia e polverosa libreria. Da allora, come lui stesso racconta, non se ne è più separato. Così un giorno ha finalmente deciso di tradurre e trasformare in canzone una delle più misteriose poesie del grande Federico, il “Pequeno vals vienés”, uno dei due valzer riuniti sotto il titolo FUGA DA NEW YORK (due valzer verso la civiltà), la città dove scrisse lunghi versi febbrili che segnano  l’incontro difficile con la modernità  e con un mondo che aveva perso ormai  irrimediabilmente la sua innocenza, un luogo dove lui, che veniva da Granada, si riconosceva soprattutto nei neri e negli ebrei. 

 Leonard, di origini europee, pure se  nato in America, essendo i suoi genitori ebrei polacchi sfuggiti con saggia previdenza al pericolo hitleriano, porta con sé da sempre una strana nostalgia d’Europa ed un’ancor più strana nostalgia mediterranea. Nasce così tra i due un prezioso gemellaggio , nella  comune condizione ideale di chi vive sempre un po’ da straniero dovunque vada ed è  dovunque cittadino del mondo,  entrambi innamorati perdutamente  dei gitani che non hanno mai patria e guardano sempre oltre i confini. E il luogo d’incontro è patria di nessuno e  di entrambi : la romantica Vienna, impero sommerso, capitale  della mitteleuropa, crocevia di culture diverse un tempo mirabilmente intrecciatesi.  Un lungo valzer viennese è dunque la grande occasione di un meraviglioso rispecchiamento. Leonard rimane fedelissimo, nella traduzione inglese, al testo spagnolo, non ha bisogno di toccare quasi nulla, si immerge profondamente nel magico mondo fantastico di Federico, cogliendone la profonda tristezza e la pazzesca voglia di vivere. Nel tragico e delicato mondo surreale dove si intrecciano anime inquiete e immagini decadenti, tra fiori leggermente appassiti, alcool  e violini, avviene il miracolo di una sintonia: la musica aderisce dolcemente alle parole musicali che scendono come grappoli di luce e ombra sul vortice della danza. Ed è una canzone d’amore intensissima e struggente, un quarto d’ora oscillante e tormentato, che vorrebbe essere interminabile. Ed è una danza d’amore e morte, una vertigine di nostalgia per un mondo ormai tramontato e da cui pure non ci si può più staccare, un incantesimo che si vorrebbe potesse durare in eterno. Un modo per due nomadi di ritrovarsi a casa, in un gioco di immagini sovrapposte e fuori dal tempo, affacciati su un salone delle feste dove ondeggiano sogni e rimpianti, ma dove ancora è possibile donare un valzer e sperare ancora nell’amore e nella bellezza,  proprio quando si è persa ogni speranza. 


Take this waltz  

Now in Vienna there’s ten pretty woman
There ’s a shoulder where death comes to cry
There’s a lobby with nine hundred windows
There’s a tree where the dove go to die
There’s a piece that was torn from the morning
And it hangs in the gallery of frost
Ay, ay, ay, ay
Take this waltz, take this waltz
Take this waltz with the clamp of on its jaws


Oh I want you, I want you, I want you
On a chair with a dead magazine
In the cave at the tip of the lily
In  some hallways where love’s never been

On a bed where the moon has been sweating
In a cry filled with footstep and sand
Ay, ay, ay, ay

Take this waltz, take this waltz
Take  its broken waist in your hand

This  waltz, this waltz, this waltz, this waltz
with its very own breath of brandy and death
dragging its tail in the sea


There’s a concert hall in Vienna
Where your mouth had a thousand reviews
There’s a bar where the boys have stopped talking
They’ve been sentenced to death by the blues
Ah but who is it climbs to your picture
With a garland of freshly cut tears?
Ay, ay, ay, ay
Take this waltz, take this waltz
Take this waltz it’s been dying for years


There’s a bar where the boys have stopped talking
They’ve been sentenced to death by the blues
Ah but who is it climbs to your picture
With a garland of freshly cut tears?
Ay, ay, ay, ay



Take this waltz, take this waltz
Take this waltz it’s been dying for years


There’s an attic where children are playing

I where I’ve got to lie down with you soon
in a dream of Hungarian lanterns
In  the must of some sweet afternoon

And I’ll  see what you’ve chained to your sorrow
All your sheep and your lilies of snow

Ay, ay, ay, ay
Take  this waltz, take this waltz
With its “I’ll never forget you, you know!”

This waltz, this waltz, this waltz, this waltz
With its very own breath of brandy and death
Dragging  its tail in the sea

And I’ll dance with you in Vienna
I’ll be wearing a river’s disguise
The hyacinth wild on my shoulder
My mouth on the dew of your thighs
And I’ll bury my soul in a scrapbook
With the photographs there, and the moss
And I’ll yield to the flood of your beauty
My cheap violin and my cross
And you’ll carry me down on your dancing
To the pools that you lift on your whist
Oh my love, oh my love
Take this waltz, take this waltz
It’s yours now. 
It’s all  that  there is.




Prendi questo valzer

 A Vienna ci sono dieci ragazze
 Una spalla dove va a piangere la morte
Un atrio con novecento finestre
Un bosco dove  morivano  i colombi
E c’è  un frammento che si è  staccato dal mattino
Ora  appeso  nel museo della brina
Ahi, ahi, ahi, ahi
Prendi questo walzer, prendi questo walzer
Predi questo valzer con le mascelle serrate

Oh io ti voglio, ti voglio ti voglio
Su una poltrona con una rivista morta
Nella caverna sulla punta del giglio
nei corridoi dove l’amore non è mai stato 
Sul letto dove la luna ha  sudato 
In un grido pieno di passi e  sabbia
Ahi, ahi, ahi, ahi

Prendi questo walzer, prendi questo walzer
Prendi nelle tue mani la sua cintura spezzata. 
Questo walzer, questo walzer, questo walzer, questo walzer
Con tutto l’ alito di brandy e morte
Trascinando  la coda nel mare.

C’è a Vienna una sala di concerti
Dove la tua bocca ha migliaia di echi
C’è un bar dove i ragazzi hanno smesso di parlare
Condannati  a morire  di  tristezza
Ah ma chi si sta  arrampicando ora sulla tua immagine
Con una  fresca ghirlanda di ritagli di  lacrime?
Ahi, ahi, ahi, ahi
Prendi questo walzer, prendi questo walzer
Prendi questo walzer che moriva per l’età 

C’è  una soffitta dove i bimbi stanno giocando
Lì  mi  sono appena disteso con te
In un sogno di lanterne ungheresi
In un  indimenticabile dolce pomeriggio
E  ti vedrò incatenata al  tuo dolore
con le tue pecore e i tuoi  gigli di neve
Ahi, ahi, ahi, ahi
Prendi questo walzer, prendi questo walzer
Con tutti  i  suoi “sai che non ti dimenticherò mai”

Questo walzer, questo walzer, questo walzer, questo walzer …

Ed io danzerò con te a Vienna
Indossando la maschera del fiume
I selvaggi giacinti sulle spalle
La bocca nella rugiada delle tue cosce
E seppellirò la mia anima nei  pezzi di un libro
Laggiù  tra il  muschio e alle fotografie
E  cederò alla marea della tua bellezza
Il mio violino  a buon mercato e la mia croce
E tu mi trascinerai nella danza
Fino alle vasche sollevate sui tuoi polsi
O amore mio,  amore mio
Prendi questo walzer, prendi questo walzer ….
Adesso è tuo . E’  tutto quel che c’è.
 
Leonard Cohen, in “I’m your man” Copyright  1988, 


Sony Music Entertainment  (trad.it. di  Giusy Frisina)

2 commenti:

  1. Il musicista, il poeta, l’artista è morto non la sua poesia. Per essa egli vive e fa sgorgare lacrime simili a pioggia battente e ostinata. Sarà imperitura quella poesia fino a quando qualcuno, per amore, sarà stato capace di ricordare, di ritrovare le tracce, la scia, la luce lasciate da chi magnificamente ha saputo indicare la strada pur tra nebbie ed incertezza.
    L’autrice dei versi A Leonard Cohen, struggenti e veri, dice bene: ella è già sulla strada giusta e, ascoltando quella voce che “ditta dentro”, saprà tenere acceso quel “piccolo faro” che per lei – ne sono certa – è scintilla divina.
    M.Rosa Grillo

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