lunedì 21 novembre 2016

MAURIZIO DONTE: "SONETTI INEDITI"

Maurizio Donte, collaboratore di Lèucade

Io non so quando

Io non so quando a me verrà l'inverno,
la neve e il fuoco nel camino acceso
e il freddo in cuore troverà l'eterno.
All'ombra inquieta ormai mi sono arreso
e nella mente al pianto, il riso alterno: 
nella tristezza canto e sono sceso
mille e più volte a riprovar l'inferno.
Quante parole, inutilmente ho speso
per dirti quanto ti volevo dire,
ma vedi, cara mia, cos'è la vita:
un fuoco finto nato in noi per gioco,
una promessa, il nulla e solo un poco
di luce accesa sulla via smarrita;
sulla memoria, il vivere, e il morire.

Maurizio Donte@ copyright 2016


Per te soltanto

Per te soltanto arderei in eterno
d'una fiamma che l'anima divora,
sia pure al freddo e al vento dell'inverno,
che soffi forte sui miei sogni d’ora.
Gioia e speranza al male in cuore alterno,
nel ricordare tu com'eri allora,
e sono un folle, perché non discerno
la verità dal mio sognare ancora
la luce falsa del tuo fuoco spento,
che a volte torna a proiettare l'ombra
sulle pareti della stanza vuota.
E così il tempo gira la sua ruota
verso un domani dove la penombra
soffoca in me l'amore e il sentimento.

Maurizio Donte@copyright2016


Quando d'amore il fuoco è spento

Quando d'amore, cara, il fuoco è spento
ed arso è in petto l'ultimo dolore;
quando nell'aria tutto quel che sento
sfugge, e dal viso se ne va il colore,
allora e solo allora il sentimento
di sé darà la prova vera al cuore.
Sarà la fiamma che s'avviva al vento
e brucia nell'incendio con fragore,
a dirmi il tempo, e la misura e il pianto 
con cui si prova amore; ma tu via,
lontan da me gli occhi tuoi belli giri,
e vai cercando solo in chi t'ammiri
l'inutile beltà, ragione e vanto:
nulla resta di te, non sei più mia.

Maurizio Donte@Copyright2016


Me ne sto solo

Me ne sto solo in riva ad un torrente,
dove dell'acqua canta la parola,
dove null'altro attorno il cuore sente
che il mormorar dell'anima ch'è sola.
Va con il vento attorno nel silente
rinascere del giorno e se ne vola
via il pensiero d'oggi dalla mente
verso quel tempo in cui faceva spola
tra il sogno e la bellezza della vita
appena nata, quando l'amarezza
ancora non aveva dimostrato
Ia verità crudele del suo stato.
Oh come sei passata, giovinezza:
polvere che si perde fra le dita
così svelta, infinita
rabbia per quanto mai tu non mantieni:
felicità perduta, a sera vieni!

Maurizio Donte@ copyright2016

Sulle orme dei " vier letzen lieder" di Richard Strauss, alcune riflessioni, in modo di sonetto



7 commenti:

  1. Ho avuto modo di apprezzare, nel corso di un paio d'anni circa, continui segni di miglioramento e di maturazione nella scrittura poetica di Maurizio Donte, consistenti soprattutto in un affinamento degli strumenti metrico-ritmici e lessico-sintattici. In questi quattro sonetti (di cui l'ultimo caudato) ravviso una convincente simbiosi e un composto equilibrio tra il “che cosa” e il “come”, cioè tra la materia di canto ( peraltro ben ripartita in ogni verso) e la sua resa stilistica. Con questo contesto ben si armonizza un lirismo vigile e accorto, ma fidente.
    A Nazario consiglierei di inserire, tra le singole strofe dei sonetti, il cuscinetto del doppio spazio bianco. Così tali componimenti sarebbero individuabili “ictu oculi”.
    Pasquale Balestriere

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  2. Non avevo idea di essere seguito da un autore così illustre...che dire... Mi mancano le parole.
    Grazie, Grazie davvero.
    Maurizio Donte

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  3. Mi sono già un'altra volta complimentata con Lei - che non conoscevo - per la sua poesia. C'è in Lei la padronanza tecnica della materia nella malleabilità della parola: in questi suoi testi usa spesso gli stessi vocaboli e gli stessi abbinamenti dando però origine a componimenti diversi tutti apprezzabili. E non si vergogni di mostrare che sono sonetti. Usi, come Le ha consigliato Balestriere, la spaziatura tra quartine e terzine : la difficoltà della forma chiusa è proprio quella rima che la spaziatura mette in evidenza. La strada che ha intrapreso è lunga e difficile perché pochissimi conoscono la metrica soprattutto molti giurati dei concorsi, ma non si scoraggi: scrivere bene è già una soddisfazione.
    Carla Baroni

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    1. Carissima Carla,invero, io, la spaziatura la misi...sebbene io non la trovi nell'Alighieri, per il sonetto, la uso a guisa del Petrarca.
      Non so perché il professore non l'abbia messa, ritengo sia un errore nel programma di copia/incolla del pc, e quindi non sia voluta. Vero è quanto nota,il fatto ch'io ami usare, forse anche per la povertà della mia ispirazione, e di questo chiedo venia, spesso le stesse rime,e simili figure. D'altra, in questo, nell'arte del sonetto, almeno, ho un illustre predecessore, sopra nominato. Anche Petrarca, infatti, ricorreva spesso a tale artificio, ottenendo comunque lodevoli risultati. Ecco, se posso riconoscermi un punto debole, fra i tanti, certamente questo che lei nota, forse è il peggiore. Vedrò, se possibile, di variare un po' di piu. grazie

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    2. Caro Maurizio, non era assolutamente un appunto quello che Le avevo fatto, ma un complimento ossia di saper giocare con le parole, di farne cioè materia viva adattabile a contesti diversi. Quindi non si scusi e non dia mai retta alle critiche soprattutto se non le condivide. Carla Baroni

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  4. Nessun problema, a volte mi sento davvero un po' ripetitivo. Non l'ho presa come critica, anzi, grazie per le sue parole

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  5. Nessun problema, a volte mi sento davvero un po' ripetitivo. Non l'ho presa come critica, anzi, grazie per le sue parole

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