mercoledì 24 febbraio 2021

ANNA CASTRUCCI LEGGE: "LE STAGIONI DEL CUORE" DI ROSA MARIA DI SALVATORE

 

Rosa Maria Di Salvatore

LE STAGIONI DEL CUORE

Recensione di Anna Castrucci

 


Rosa Maria Di Salvatore, presenta nella Collana “Analisi Poetica Sovrannazionale del terzo Millennio”, curata da Guido Miano Editore, la raccolta Le Stagioni del Cuore .

L’autrice, ci propone un corpo di componimenti poetici che si connotano, già alla prima lettura, scorrevoli, avvolgenti e soprattutto capaci di accompagnare il lettore in quella zona del proprio sé, densa di piacevolezza e calore, dove ci si può sentire al sicuro tra memorie colorate di nostalgia e lontani ricordi.

I toni sono conseguentemente pacati e attenuati da una luce che pur vivida, ricorda tramonti autunnali in montagna: “Nel sole sbiadito / del ricordo / uno scolorire di giorni / si perdono nell’aria / gli occhi fugaci / della malinconia. /…/ Testimoni silenti / di in mondo interiore /…. di un chiostro celato / di un antico monastero” (Come un tramonto d’autunno).

Effetto questo, di una Poesia che si caratterizza immediatamente come descrittiva e pervasa da atmosfere e temi crepuscolari tra cui emergono gli affetti, l’amore, la casa, l’infanzia lontana, i giardini, le passeggiate tra i glicini in fiore, le attese, le albe, i tramonti. Tutto pervaso da un sentimento di calda, avvolgente nostalgia che scaturisce dal ricordo di lontane memorie. Si legge infatti in Albe lontane: “Splende al mattino / un cielo di cobalto / le nuvole rade / sono fantasmi / in attesa di un alito / di vento per volare via… /…/ e nostalgiche / ritornano memorie / e navigano nella mente / sonnolenti i ricordi / di albe lontane”.

Forse per questo Rosa Maria Di Salvatore sembra prediligere fra i tempi del modo indicativo l’imperfetto, lo storico presente o addirittura il futuro con il quale l’autrice attraverso il gioco poetico si ripropone di tornare al passato.

Colpisce infatti, l’uso dell’imperfetto, che del resto è il tempo della narrazione e della favola. L’autrice lo utilizza per accentuare atmosfere che sembrano scaturire da un passato appena trascorso, ma che già appartengono al regno della memoria dove sovrano regna il ricordo: “…Avvolta in petali d’aria / cercavo inutilmente parole /…/…/ Ma il silenzio era noi / l’improvviso silenzio / dell’assenza…/ solo il cuore parlava” (In un mattino d’autunno)

Allo stesso modo l’uso del presente storico sembra a tratti confondere le strade della memoria rendendo ancora attuali passate esperienze. Leggiamo infatti in “È qui il tempo”: “In quest’ora di mistero / dove si fondono / presente e passato / voglio sostare / e ascoltare in silenzio / la canzone del vento / tra le foglie…”.

Ma più ancora incide l’uso del futuro utilizzato dall’autrice per dichiarare la sua volontà di ripercorrere le strade del passato per ritornare nel regno della memoria per attendere pace e ristoro del cuore e insieme passate presenze: “E ancora percorrerò / il sentiero del glicine /…/ Arriverò alla radura / incantata…/…/ E se tu non verrai / t’aspetterò ancora…” (La radura incantata).

 

Mi piace riconoscere a Rosa Maria Di Salvatore, la capacità dell’incanto, la malia del ricordo, la poesia del lontano. Ritengo, nella sua opera, decisiva la signoria della memoria e la funzione del ricordo che l’autrice accoglie attraverso un canto che a volte permane nell’ambito della prosa, ma sempre mantiene un innegabile ritmo poetico affermandosi nel libero verso.

L’autrice stessa ne Il canto del ricordo ci dice: “….cerco poesia nelle cose perdute…”, dunque nelle cose che non ci sono più o, meglio, nelle cose che sono già state, ma che continuano a rimanere nella memoria di Rosa Maria di Salvatore che, scoprendone la poesia, le sa rendere eterne.

Anna Castrucci


Rosa Maria Di Salvatore, Le stagioni del cuore, Guido Miano Editore, Milano 2020, pp. 86; isbn 978-88-31497-18-3, mianoposta@gmail.com.

 

 

 

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