venerdì 23 febbraio 2018

NADIA MILONE: "CANZONE FROTTOLA"


CANZONE FROTTOLA

Amore ed amicizia,  stesso seme
accomunati dal bene,  e da affetto,
ma l'un conduce al letto,  e l'altra al mare 
senz'ombra di malizia  alcuna.  Teme
ben poco, ma se poi geme  un soggetto
e inizia a far l'occhietto  dolce,  amare
le cose da affrontare... e si confonde
a volte, tra le onde  del presente.
Si sa, spesso si mente,  chè d'altronde
vergogna si diffonde
sul viso, e poi ti piglia un  accidente,
non capisci più niente,  e all'improvviso
tra un luccichio di stelle immaginario
s'accentua il gran  divario
tra questa e quella cosa, senza  avviso.

E resti come un allocco  in disparte,
facendo la tua parte,  come un grullo...
un povero citrullo  che sorride
e appare persin sciocco.  D'altra  parte 
non puoi fuggir su Marte,  o render nullo
(oppur   fasullo) un sentire che uccide
il ragionare e stride  col reale.
Diventa plateale  il gioco,  allora,
non basta certo un'ora,  ché fatale
è l'attrazion che  sale.
E senti che già dentro ti  divora
-e un poco ti addolora-  quel  richiamo,
da cui non puoi fuggire, e intanto  rugge
l'amore che ti  strugge
e attorno a cui il pensiero fa ricamo.

Nascosto nel silenzio  è l'imbarazzo,
vien fuori in uno sprazzo  di follia,
in una poesia,  o in un rossore...
amaro come assenzio, e quasi  pazzo
diventi. A razzo  parte l'aritmia!
Vorresti fuggir via, o stare  ore
ad ammirare il fiore  tuo proibito,
se con un gesto ardito  poi lo sfiori
appena, t'innamori all'infinito...
Ti pare, con un dito,
di toccare il celeste, e altri colori,
e palpitano i cuori,  tutto gira
intorno ad essi, e s'apre la prigione.
Stavolta la ragione
dovrà tacere, mentre il vento spira.

Ma bussa alla tua porta  quel suo dire,
e va verso il finire  l'illusione,
non basta una canzone  a fare luce
sull'idea che riporta  l'imbrunire,
e raffredda l'ardire.  L'emozione,
travolta da tensione,  ancor seduce,
però dove conduce? A tutto o al  nulla?
Ma dentro non si  annulla  alcuna  cosa.
Da tempo non son sposa  e non mi  culla
nessuno a sera.  Brulla
è adesso la mia vita, si  riposa
sopra una polverosa  rimembranza
che ormai è solo cenere, ma  rido
e alla Pietà mi  affido,
ché so amar solo se non ho  speranza.

E viene meno  anche la  parola...
cara figliola  qui occorre una  cura,
sei preda dell'oscura  cupidigia!
Guarda il  sereno  cielo, farà  scuola
la nube sola  che, benché sia  scura,
passa senza paura,  e poi da  grigia
diventa chiara e, ligia,  lascia spazio
all'azzurro. Che strazio  questo inferno,
mi porta inverno  dentro... non mi sazio
(e certo non ringrazio)
di un impetuoso rogo  sempiterno,
dell'anelare eterno  dietro a un vetro!
Saltello come lepre messa in gabbia,
cantando amore e  rabbia...
Che dice chi mi guarda? "Vade  retro!"

L'amor non si comanda,  e non si crede
a ciò se non si vede!  Ed io approfitto
adesso del conflitto  che mi scuote,
non rispondo a domanda  che richiede
(anche se in buonafede).  Sempre dritto,
mi lancio a capofitto  tra le note
di fantasie remote,  e  sopravvive
la mia mano che scrive,  e mai s'arresta
dinnanzi alla funesta  sorte. Vive,
cantando dalle rive
dove il fiume d'amore già si appresta
ad affrontar tempesta,  e incauto scorre
lungo il suo corso, e ingloba il desiderio
(benché senza criterio),
ma muto, nelle vene, impazza e corre.

Nadia Milone




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