venerdì 15 marzo 2019

M. GRAZIA FERRARIS: A PROPOSITO DI "NON POESIA"


A proposito di  "NON POESIA"….

Maria Grazia Feerraris,
collaboratrice di Lèucade

Sono sempre restia a contribuire ai dibattiti teorici su cosa sia o non sia poesia, tema che so appassionare molti che ne scrivono con insistenza: condivido il pensiero di W. Szymborska, che dice:
 « La poesia -
Ma cos'è mai la poesia?
Più d'una risposta incerta
è stata già data in proposito.
Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano. »  e commentava, ricevendo il Nobel:  “Ma non ci sono professori di poesia. Se così fosse, vorrebbe dire che si tratta d'una occupazione che richiede studi specialistici, esami sostenuti con regolarità, elaborati teorici arricchiti di bibliografia e rimandi, e infine diplomi ricevuti con solennità. E questo a sua volta significherebbe che per diventare poeta non bastano fogli di carta, sia pure riempiti di versi più eccelsi – ma che è necessario, e in primo luogo, un qualche certificato con un timbro. Ricordiamoci che proprio su questa base venne condannato al confino il poeta russo, poi premio Nobel, Iosif Brodskij. Fu ritenuto un “parassita” perché non aveva un certificato ufficiale che lo autorizzasse ad essere poeta... Il poeta, se è vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso “non so”….Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta d'una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta e un'altra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme prove della sua insoddisfazione di sé, chiamandole “patrimonio artistico”...
E questo potrebbe già bastare…ma il tema è ricaduto investendo due artisti e critici, personaggi noti e importanti  che fanno parte, per motivi diversi, delle mie letture quasi quotidiane.

Più volte Giorgio  Linguaglossa ha sottolineato la necessità di un  nuovo impegno dello scrittore e del discorso poetico. E lo fa con il suo stile impetuoso, ironico e ruvido  condannando senza appello gli esempi di autori contemporanei  minimalisti “(come  V.Magrelli, V.Lamarque, Buffoni… ) e risalendo via via ad autori notevolissimi come V. Sereni, estendendo il suo giudizio  ai loro “nipotini” epigoni senza forza né idee, anacronistiche, dimentichi di passato e presente, indifferenti alla critica severa. Del resto è anche convinto che ogni tipo di  sperimentalismo sia  finito nel 1956, con  Laborintus di Sanguineti, e che quando  Andrea Zanzotto pubblica La Beltà sia arrivato in ritardo, … : “Zanzotto è un autore post-moderno, epigono tra gli epigoni. Forse il più grande tra gli epigoni.” E che quando Montale abbandona il suo antico stile  con Satura (1971) cambiando stile e “accetta di misurarsi con il linguaggio relazionale della comunicazione interpersonale, compie una operazione che ha avuto una profonda influenza sulla poesia italiana che seguirà, compie un anacronismo, ma all’incontrario… ” Aggiunge che purtroppo si è diffusa una poesia per tutti “fatta da ognuno e da tutti”, inconcludente e  autodistruttiva  fatta di illusioni.
Su questa linea critica  gli è possibile dire: “…il mio tentativo che perseguo ormai, con alterne vicende e fortune, da più di trenta anni, è rivolto verso «lo spazio espressivo integrale», verso una poesia che ha messo definitivamente in soffitta l’ontologia poetica del novecento italiano, per una  lotta verso lo svecchiamento della poesia italiana è e sarà lunghissima e durissima ..”: ed è su queste riflessioni che è nata la Nuova  Ontologia Estetica.
“Nella «Nuova poesia», non c’è un senso compiuto, totale e totalizzante e unidirezionale. Il senso si decostruisce nel mentre si costruisce. Non si dà il senso ma i sensi. Una molteplicità di sensi e di punti di vista. Come in un cristallo, si ha una molteplicità di superfici riflettenti. Non si dà nessuna gerarchia tra le superfici riflettenti e i punti di vista. Si ha disseminazione e moltiplicazione del senso. Scopo della lettura è quello di mettere in evidenza gli scarti, i vuoti, le fratture, le discontinuità, le aporie, le strutture ideologiche e attanziali piuttosto che l’unità posticciamente intenzionata da un concetto totalizzante dell’opera d’arte che ha in mente un concetto imperiale di identità… in nome di una ontologia fenomenologica capace di assumere di «lasciar/far vedere il fenomeno per come esso si mostra» (Derrida) – a far luogo da un linguaggio rinnovato alla radice (ripensato), filosoficamente (nell’accezione ordinaria del termine) scandaloso.”.
Questo, per capirci, il primo tema di riflessione. E veniamo ora al commento che ha tanto disturbato Nazario Pardini, mite e generoso poeta e critico, colto e sensibile, di lunghissima navigazione poetica, capace di porsi dal punto di vista più diverso e di recepirlo…che questa volta è giunto  ad esprimere direttamente e senza filtri il suo dissenso.
Nazario ci ricorda che la “ sana espressione poetica (è) basata su: natura, memoriale, sentimento, passione e musicalità”: “La musica è amore in cerca di una parola” (Sidney Lanier). Se Dio vuole tanti hanno intrapreso la rotta verso l’isola di Lèucade; quella che tende a valorizzare l’uomo e la sua storia, dacché la poesia non potrà mai essere asettica, spersonalizzata, senza riferimenti a quella interiorità che la partorisce: “Noi siamo quello che ricordiamo/ il racconto è ricordo/ e ricordo è vivere” (Mario Luzi). “La vita è l’arte dell’incontro”, afferma un poeta brasiliano, Vinicius De Morales, “e vita e poesia sono la stessa cosa”. Socrate: “... Conoscere è ricordare...”.
Scriveva Erich Fromm: “I sogni sono come un microscopio col quale osserviamo le vicende nascoste della nostra anima”. “La memoria è tesoro e custode di tutte le cose” (Cicerone)…
Non ho mai sentito dire che ogni cosa presa di per sé è poesia. Ogni fatto, ogni avvenimento, ogni sprazzo di mare ha bisogno di intingersi del nostro essere per mutarsi in atto estetico. La storia insegna e purtroppo il moderno le più volte distrugge ciò che è nasce per farsi eterno.”

Lidia Guerrieri, commentando, si oppone vibratamente all’incipit dell’articolo di Linguaglossa: “Per la poesia di Nazario Pardini è come se la civiltà tecnologica e lo sviluppo capitalistico non ci fossero mai stati, sono semplicemente ignorati. Si badi, non negati ma ignorati. Pardini allestisce uno scenario bucolico arcaico, che è come dire che la materia del mondo tecnologico non lo riguarda affatto e che l’evento storico destinale della comunità storica non è mutato granché dalla civiltà pretecnologica a quella tecnologica”-,  affermando con emozione: “La poesia di Pardini è molte cose, e fra queste è anche poesia della natura, degli affetti che ci hanno forgiato, della memoria, e la memoria è quello che ci rende ciò che siamo sia individualmente che collettivamente, che ci fa uomini, la sola arma che abbiamo contro il nulla. La religione della memoria è in ogni poeta, è in tutti, e la poesia del ritmo, dell'armonia, del battere e levare viene da lontano, ed ha fatto così tanta strada da non fermarsi di certo di fronte a chi vorrebbe metterle un fuscello fra i piedi…”
Anche Marisa Cossu  ci riporta direttamente a “Poesie inedite di Nazario Pardini“ (Articolo pubblicato dal Blog “L’ombra delle parole”) affermando con un ripensamento misurato che “…La poesia dei secoli venturi ha bisogno di un Progetto vasto sul quale è lecito interrogarsi e manifestare le idee che lo sottendono: una poesia fondata su valori etici oltre che estetici, aperta all’altro da sé, immersa nella Natura, anche in quella che le realtà virtuali propongono e di cui siamo parte. Ma il fascino di un mondo in cui la natura sia madre della vita e a cui si possa ricorrere per descrivere passioni, sentimenti, atmosfere e memorie, non dovrebbe mai venir meno, perché salvifico, consolatorio e riccamente espressivo. Del resto se il poeta è testimone privilegiato del suo tempo, resta tale nei diversi momenti e movimenti della storia,…”. E come non condividere?…
 “Nazario Pardini, costruendo ponti tra la tradizione e la modernità con l’onestà, la purezza e la profondità delle parole che suscitano emozioni,….( crea poesie che)  recuperano la memoria, rendono viva una interiorità che ha radici nel vissuto e nel miraggio. Se poi queste opere accettano di confrontarsi con regole compositive, e si parla di metrica apprezzata e riscoperta come perla rara nel mondo indifferenziato   dell’improvvisazione.” E conclude: “ In Nazario Pardini è tutto chiaro:  si tratta di amore per l’Arte, ispirazione viva, soffio che comprende, trasfigura ed eleva la parola a quella funzione sacra e sociale che mai dovrebbe essere trascurata quando si vuol comunicare l’interiore meraviglia verso l’infinito inconoscibile. Si tratta di Poesia, quella che fa battere il cuore abituato a tanta bruttezza e che attrae per il messaggio del bello trasmesso attraverso un linguaggio chiaro e fluente, una versificazione armoniosamente sorretta da endecasillabi e settenari e da figure poetiche rilevanti.”
A me sembra che i commenti  siano meditati ed adeguati, giusto riconoscimento al POETA  Pardini, oltre che all’uomo di cultura e di saggezza, esperto senza esibizioni anche di tecnologia moderna, e conduttore di un quotato blog letterario, e al di fuori di ogni polemica.
Del resto sappiamo che la poesia, bisogno inscindibile dell’uomo, sia che tenti sperimentazioni anche azzardate, sia che attinga alla memoria, alle passioni che delineano la vita, (senza i patetici sentimentalismi di chi piangendosi addosso crede di aver raggiunto il dolore universale) rimarrà eterna, al di là di tutte le teorizzazione e le mode e  continuerà ad avere storicamente la sua vita, sia che si occupi di umili cose, sia  che si sostanzi di colti  approfondimenti filosofici.
Quale autorevole, impegnativo  e sofferto sia stato il percorso poetico di Pardini lo ha dimostrato in tutta la sua opera, ma in particolare, io credo, nel poemetto "VERSO LA LUCE",  testè pubblicato ( e da me commentato) su Leucade, dal quale si evince la profondità del viaggio poetico di Nazario Pardini, che ci indica  "la bellezza" della parola alta della poesia e ci conduce a una sofferta problematica umana: “Ma quando scorsi i tratti  del mio fiume,/ la casa stretta delle mie memorie,/e i prati sanguinosi della sera,/forse non era luce,/forse non era/ quella che io bramavo,/ma pur sempre la luce, quella chiara,/ quella di casa mia. / Chi dice che non fosse/quella che io cercavo.”
Ma credo infine, e non desti meraviglia, che anche G. Linguaglossa non sia poi troppo  lontano da questa visione.
Mi è capitato di leggere e commentare una sua poesia che ho molto apprezzato -“Una ridicola orchestrina a piazza Winckelmann”-in cui  si immerge in una piazza Winckelmann  metafisica eppur così romana, dove lo squallore dell’aiola di ghiaia e l’ovvietà quotidiana di panchine di legno, con orchestrina e giostra convivono in una apparenza lieta e nel contempo raggelante…  Nondimeno ci si può perfino divertire. La giostra ruota lentamente, l’ocarina singhiozza, il sultano Salhaheddin, con la scimitarra sguainata, è solo un’immagine di carillon….La nostalgia ha un sapore acido e solitario. Un film in bianco e nero. La giostra continua a girare e tutto si trasforma, cambia di posto: Beatrice sbaglia il suo posto, si innamora senza speranza di Orlando, l’Ippogrifo è solo un innocuo cavallo a dondolo, l’Inferno una foresta incantata come quella di Ariosto…lo spazio è solo immaginazione nel tempo inventato che è sempre e solo eternamente presente, dove l’io si dissolve. Sopra di loro  Achamoth, un imbecille!, ‘sapienza inferiore’ generata da Sophia, vorrebbe dare razionalità alla storia: un illuso.
Mondo complesso e senza speranza quello di Linguaglossa,.. E intanto la giostra ridicola continua a girare in Piazza Winckelmann, una piazza di Roma….L’ autore (così come i suoi sentimenti) è ben riconoscibile: quell’ego che è stato cacciato dalla porta, mi pare proprio sia rientrato da una apertura secondaria…meno vistosa e meno diretta, ma ben individuabile.
       
Maria Grazia Ferraris




6 commenti:

  1. Leggo sempre con vivo interesse le sue note critiche e mi trovo sostanzialmente d'accordo con le sue chiare edotte argomentazioni. La ringrazio per aver citato il mio articolo mosso da grande passione per la poetica e per il mondo pardiniano. Un cordiale e affettuoso saluto.

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  2. Grazie a lei e alla sua presenza sul blog. Ricambio affettuosi saluti.

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  3. Ho come sempre ammirato l'accurato saggio di M.Grazia Ferrari, che ancora una volta arricchisce questo blog con la profondità del suo sapere.
    I miei affettuosi complimenti alla Ferrari e parimenti a Marisa Cossu.
    Edda Conte.

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  4. Grazie Edda, ma non sbagliare il cognome!

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  5. Mia cara, vorrei dire che è colpa della tastiera....ma non posso. Ho proprio sbagliato il cognome!! Scusarmi? certo che sì.! Ci sono certi giorni che vivo "un altrove". Tornerò.
    Per questa volta vorrai perdonarmi. Ti abbraccio con affetto.

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