lunedì 23 dicembre 2019

ROSSELLA CERNIGLIA LEGGE:; "NAIF" DI ENZO CONCARDI


Rossella Cerniglia,
collaboratrice di Lèucade

LE MEMORIE DELL’ANIMA

Rossella Cerniglia legge:
“NAIF” di Enzo Concardi
Guido Miano Editore, Milano, 2019
mianoposta@gmail.com



Il titolo dell’ultima raccolta pubblicata da Enzo Concardi, Naif, vuole forse riferirsi all’elemento di novità più marcata rispetto alle precedenti sillogi, il cui tema era la rappresentazione dell’attuale società e la denuncia dei suoi molti mali.
In Naif, al di là della rappresentazione e della denuncia della stessa società malata, abbiamo un ritorno ad una purezza che diviene estatica nel ricordo, ad un paesaggio e ad una realtà che si fa simbolo di pacificazione e benessere di fronte al malessere che è guerra perenne in noi, e fuori di noi, nel mondo. Un vagheggiamento che ne accarezza la dimensione non contaminata, ingenua, e carica di nostalgiche affettività: “ … Dopo anni d’assenza e taciti rimpianti / d’improvviso è tornata tra altre mura / la voce d’un pendolo a scandire il tempo. / E s’affollano alla memoria lontani giorni / in aule scolastiche grigie e severe / luoghi del passato ch’erano un mondo, / il nostro piccolo mondo naif…”, (Pendolo a muro).
È  quasi il ritrovamento di un paradiso lontano e ormai disabitato che diviene emblema di una tensione animica mai acquietata: il ritorno della mente e del cuore a ciò che li catturava un tempo, tenendoli saldamente uniti, vale a dire anche il ritorno a quei valori ancestrali divenuti icone dello spirito, archetipi che intessono la storia di un tempo mitico ormai, e sempre drammaticamente agognato: “ ...In angoli segreti rischiarati da rare luci / me ne stavo in compagnia dell’anima/ nel silenzio d’un pensiero che cercava il vero. // Lì si forgiava il futuro, sognato a colori, / immenso e luminoso come verdi praterie...”, (Segreti d’anima). E in Nostalgico improvviso: ... Ripenso talvolta ad aie agresti / e vivaci, tinte piazze paesane: / questa vita infinita varcava soglie / verso rare bellezze ed ignoti destini...”. Un mondo, dunque, dove purezza, bellezza e santità convivono gioiosamente: questo è, per Concardi, la meta cui tendere, il traguardo di una rinnovata umanità.
Al ricordo, molto presente nella tessitura di questa nuova opera, si mescolano anche visioni, sensazioni e impressioni di un più recente passato, spesso un assorto peregrinare per luoghi sperduti, per sentieri impervi, e passi erranti, inquieti, alla ricerca dell’introvabile: “Mi capita talvolta d’andarmene / con lo sciame dei miei riposti pensieri / per notturne vie deserte errando / solo senza meta e confessata ragione. / Non so cosa vado ancora cercando / in questi vagabondaggi mentali...”, (Notturni passi). Le immagini “del piccolo mondo naif” idealmente confliggono, nella raccolta, con quelle di “… un mondo sempre meno umano / che non si arresta nella sua corsa verso il basso”, (ivi). Così capita che il ricordo investa squallidi squarci di realtà, bui spettrali cantoni in cui l’uomo sosta o si perde nell’insignificanza, dove si aggirano, nel loro tormento, i fantasmi di un’umanità disgregata e senza meta. E ai nostri occhi si stagliano visioni di cupa e stanca desolazione.
Toni  intensamente crepuscolari - come in Ombre vaganti, Ponte sulla ferrovia, Caffè del centro, Torre del gufo, e in altri testi - richiamano talvolta certe atmosfere cernudiane di vita ormai defunta, trapassata, presenti in  Las nubes o più ancora in Como quien espera el alba.
Anche in questa nuova silloge, pertanto, due mondi contrapposti - realtà e sogno, essere e dover essere - si scontrano,  ma l’aspettativa del poeta rimane, ancora una volta, proiettata verso una salvifica speranza, verso la terra promessa di una necessaria redenzione.
Le immagini si susseguono con ritmo incalzante quando il pensiero va alla denuncia delle storture del mondo per distendersi poi in squarci d’infinito, in dolci ebbrezze di atmosfere celestiali quando si proiettano nella direzione di una realtà pacificata e redenta. I versi hanno sempre grande pregnanza semantica e rappresentativa, scolpiscono per traslati l’essenza di un mondo, alcuni si impongono per il loro carattere apodittico e lapidario, e mai sconfinano da una sapienza espressiva che è tenuta stilistica di tutte le pagine, equilibrio e misura.
Il tutto intessuto, come sempre, di riflessione e incantamento, una fascinazione che trascina il lettore nel circuito della mente incessantemente creativa e inarrestabilmente indagatrice del poeta che avvince stemperando e modulando il suo discorso sulle visioni che con coerenza lo rappresentano.                        

Rossella Cerniglia

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