martedì 1 settembre 2015

FRANCESCA DIANO "POESIE"

  
Poesia apodittica, concisa, dove, la carenza di locuzioni,  l’espansione etimo-fonica,  e una penna adusa ad ambiti culturali creano un insieme di soluzioni linguistiche originali e personalissime. L’Autrice offre tutta se stessa al verbo, al suo significante, per farne il nerbo del poièin; un insieme di sonorità di polisemico effetto creativo. Una immissione, dunque, plurale, totale, polivalente, innestata in cospirazioni creative di efficace resa poetica, dove il verso, con dovizia di scarti semantici, abbraccia e concretizza le soluzioni o le insoluzioni del fatto di esistere. Ma è la realtà che attrae la Poetessa; è il mondo che ci circonda a calamitare la sua curiosità, è la sproporzionata estensione dei cieli, la disumana forza motrice della natura, quella di ogni configurazione fenomenica, a giocare un ruolo determinante nella poetica di Francesca Diano. D'altronde è quel mondo a offrirle l’occasione di tramutare in simboli di ontologica valenza sideree unioni di mondi, saette, soluzioni cosmiche, vortici di fuoco, e quella reiterazione di un eterno verso cui è proiettata l’anima della Nostra. Ma non un’anima che si spaura o si annulla nella indefinita lucentezza delle galassie, ma quella che fa di esse e del loro scontro-incontro un gioco in cui si attua la potenza della vita e dell’amore.   


Nazario Pardini




LA LUMACA

Lumaca, luna, lunula
Dell’unghia labirintica
Che l’universo congloba
In un’ansa ellittica
Spiralata meteora
Dal cammino tortuoso
Universale pronuba
Del dio meraviglioso
Microcosmo di regole
Di circonvoluzioni
Galattiche e sintattiche
Microrivoluzioni
Strisciando lenta dondoli
Sospesa tra due interi
L’immenso ed il minuscolo
Spiralati emisferi

Da Bestiario, 1981



KAIRÓS

 

Non avevo che tre anni nell’alba

Folgorante del mio silenzio

E ti ho sognato – come il limite della porta da cui sfocia

Come un fiume il tuo sguardo

Tu – non ancora nato – come fu scritto e segnato.
Non è notte il silenzio.
Tu – un faro travestito da bambino
A cui tendere il viso.
Non ho trovato rotte o lucenti comete
Che non mi disfacessero le mani.

Limpide – come pietra levigata –
Le tue parole travasate a colmare lo iato
Pulsante come un cuore.
Di quali soli arde il simbolo
E prende vita la notte?
Oggi – guardando il segno
Che il mare traccia resecando il cielo
Blu fondo contro azzurro e l’oro acceso
Di fiori gialli e rossi
Dilatati come corolle sopra prati di sabbia
Oggi ho lambito per la prima  volta la tua essenza.

Ci sono amori che traboccano come vasi ricolmi
Ed altri che si imprimono strisciando
Lentamente nelle carni – lasciando un’orma certa.
Altri ancora che  sonnecchiando – all’improvviso
Esplodono da dentro come una nana bianca
Scavando il buio di bagliori d’acanto.
Ci sono amori che tracimano
Sorgente sotterranea – tinti di tenuità
E amori il cui passo è tortuoso, guizzante , labirintico.

Affidi alle parole   la sete d’infinito
Costruisci manieri e bastioni e fortezze
Dentro di me  - solide cose fatte
Di sostanza del sogno.
Lasciamo a chi si ammanta di saggezza
L’illusoria certezza della sostanza
Fatta di cose.
Lì – dove infinito respira il desiderio
Dove si tende l’arco dello sguardo
Ogni forma si strugge e poi svanisce e pura
Riluce la tua essenza che cangiante
Nella sua radianza mi sostenta 

2002


TIBI     

Così distante il segno della tua forza
Che in me s’innesta e diventa tempesta e sacro fonte.
Nuova – come una foglia nuova – la parola
Sinusoide genera forme che l’anima conosce
Ma non scioglie – austera si ritrae – come ghiacciata.
Suoni che in vibrazioni si coagulano
Graffiano pelle docile – messa a nudo per te.
Vorrei essere docile – un umido rifugio tra le pietre
Offrirti la mia sete perché in te trovi fiamma
E arsura ancor più grande che l’accenda.
Stendersi piana sull’ellisse del mare
Perché i due centri ellittici – uniti nel cantare
L’unione della carne – celebrino nel rito
L’orgia dell’ombra e dell’azzurro
Dualismo dei pari – mai più su altri mari
Navigando a cercare oltre la rotta.
Libera come l’iride che s’allarga sul mondo
Unendo in un abbraccio i tuoi occhi al mio sguardo

Le mie dita alle tue – come due loti -

Scorre la linfa – un rivolo stillante giada nera
Danza di api bronzee – versatile sorella della notte.
Le parole la notte s’inarcano con grazia
Saziano antichi strazi – ricolmano vallate
Tracimano e travolgono – con forza di sferzate.
Allumano la tenebra – ribollono di lava
Sfumando nel silenzio pudori senza patria.

2002


L’ORFICA

Di Mnemosine è questo sepolcro.
Posando il corpo sulla roccia scabra
Ho sentito il mio peso contro il mondo –
Dove cede la rosa il sollievo dei petali
Lì  in quel regno aereo voglio andare –
Levare  la grevezza dalla terra
Perché si faccia nuvola e vapori d’ozono –
I miei occhi hanno veduto
I boschi nebbiosi di ulivi e di viole
Cingere  il golfo dalle acque purpuree –
Il cielo dai riflessi di giacinto
Si fondeva nel mare di smeraldo
Dove il solco spumoso delle navi
Indicava la via verso l’ignoto –
Tra iniziati il percorso s’è compiuto
Che mi conduce libera alla vita –
Luce della mia terra che m’abbaglia
È in me – non tenebra a erodere l’alone
Di questo stretto mio ultimo letto -
Il tintore ha tinto di croco
La mia veste e il mio sposo m’ha cinto
Il  dito d’una fascia d’oro puro
Che sfiora il dolce latte della pelle –
Sul mio seno ha posato con il rito
Prescritto la lamina d’oro battuto
Che m’è compagna e maestra nel cammino -
Pura sono del mondo
Ora che lungo la via m’accingo
Al vero viaggio lasciando la vita -
Non berrò alla fonte ch’è posta
Sotto  il cipresso bianco –
Mnemosine m’attende
A placare la sete di cui ardo –
La memoria di quel che fui
Di quello che sarò m’è compagna
Perché sappia la via verso la luce –
Pura vengo da puri e sono figlia
Della Terra pesante e del Cielo Stellato.

Vibo Valentia Hipponion 29 marzo 2012




FISIOLOGIA DELLE COMETE

a James Harpur


I

Sciamando come pesci di barriera
Corallina le comete saettano
Guizzanti nel ventre del cosmo
Che le attira come un amante
Avido di energia.
Angeli dalle ali di farfalla
Tempestate di occhi
Ardenti serafini fuochi pii
Sfiorano il sole invidioso
Dei loro corpi liberi e veloci
E dell’esattezza del ritorno.
Sassi neri più dell’atro carbone
I loro cuori si sfrangono in frammenti
Di vita trascinati dal vento solare
Cauda pavonis et fulminatio 
Nella putrefazione
Perché la nigredo si compia.
Percorrendo l’antico sentiero
Oscurano abbagliano incendiano
Attraverso la trasparenza della chioma
Le quiete costellazioni fisse in cielo.
Da pascoli distanti si lanciano
A esplorare – astri fulgenti dell’istante -
Incaute nell’ardore che le consuma
Innamorate del vuoto s’immolano
Alla sete della scoperta
Compiendo il rito primigenio
Della creazione
 Fiat lux

  
II

Cuori di ghiaccio di carbonio e metano
Fusi insieme in un nucleo
Cui l’esigua albedo sottrae
In apparenza il lampo mercuriale
Sprofondano nel crogiuolo dello spazio
Perché si compia la trasmutazione
Della materia in luce e in energia
Nella sublimazione di un’anima volatile.
Sventagliando le chiome lievitanti
Come soli viventi nell’istante
Esplodono segnando tracce auree
Scrivono in cielo caducei eterei.
Fenici risorgenti dall’incendio
Del proprio corpo – pavoni siderali
Si raccolgono in branchi ai confini
Dell’universo ma per poco
Poiché amore le attira come calamita
Il metallo, fatto sacro dal sacrificio,
Nella lestezza esatta del percorso. 


III

Rebis sidereo unione dei mondi
Creatori di vita
Sfranto il nucleo in frammenti sulfurei
Tutto saetta attratto dal sovrano
Pianeta che si volve come le ruote
Di Ezechiele - corpo olimpico
Striato di rossi vapori violacei
S’apre all’unione cosmica
Inghiotte e fonde
Rifonda e genera
In vortici di fuoco
Divina rubedo
L’atto primo d’amore
Quintessenza creatrice
Perché sia eterno inizio
E fine eterna
Nell’eterno ritorno
Che si compie tra le galassie.


IV

Fiamma vivente
Come cometa l’anima
Si stacca dalla fonte dell’arsura
Che bruciando non arde
Che ardendo non brucia
Divampa nell’istante
Perché l’evento sia.
Vivida luce si riflette
Nella scia incandescente
In mille soli disgiunti
Che si fondono insieme
Come neumi – si scontrano
Cedono luce liquefatta
Creatura - si fa eterna nell’istante
Istantanea nell’eternità
Del proprio essere
Torna alla fonte vivente fiamma
Nebula contemplata e contemplante.

Maggio 2014




Francesca Diano è nata a Roma e a due anni si è trasferita a Padova, dove il padre, il filosofo e grecista Carlo Diano, era stato chiamato a ricoprire la cattedra di Letteratura Greca che era stata di Manara Valgimigli. Laureatasi in Storia dell’Arte con Sergio Bettini, nel 1971 si trasferisce a Londra, dove lavora al Courtauld Insitute e all’Istituto Italiano di Cultura. Ha vissuto in Irlanda, dove ha insegnato italiano all’University College Cork e dove ha tenuto corsi pubblici di arte italiana contemporanea. Inoltre ha curato per l’editore Collins la ristampa anastatica della prima edizione delle Fairy Legends di Thomas Crofton Croker (1825), autore di cui è studiosa.  Ha tenuto corsi di arte italiana per stranieri presso l’Università per Stranieri di Perugia. Una parte consistente dei suoi interessi e studi si concentra sul folklore e la tradizione orale irlandese. Dai primi anni ’80 è traduttrice letteraria di narrativa, saggistica e poesia  e ha collaborato con Cappelli, Fratelli Fabbri, Neri Pozza, Donzelli, Guanda, Crocetti. Fra i molti autori è anche la traduttrice italiana delle opere della scrittrice indiana Anita Nair e si interessa di poeti irlandesi contemporanei.
Ha ideato e organizzato convegni, concerti ed eventi in collaborazione con Istituzioni pubbliche e private.
Alcune sue traduzioni sono state segnalate al Premio Monselice per la Traduzione. Ha collaborato con il Festival dei Due Mondi di Spoleto con l’evento “Una terrazza sull’India”, partecipato a numerosi convegni nazionali e internazionali come relatrice e ha scritto su riviste e quotidiani.
Nel 2012 ha vinto il 42° Premio Teramo. 
Nel 2010 ha pubblicato il romanzo La Strega Bianca – una storia irlandese e  la raccolta di racconti Fiabe d’amor crudele, 2013, Edizioni La Gru.
Ha iniziato a scrivere poesia dall’infanzia e solo successivamente prosa. Suoi testi poetici sono comparsi in antologie e su vari blog letterari. Nel 1988, alla Sala dei Giganti dell’Università di Padova si è tenuto l’evento Poesia e Musica, con la lettura pubblica delle sue poesie, presentate dall’italianista e  Sovrintendente del Vittoriale degli Italiani, Emilio Mariano e la presenza del critico musicale Franco Fayenz e del Maestro compositore Wolfango Dalla Vecchia.
Interverrà al prossimo Festival internazionale Poetry on the Lake con la lettura di alcune sue poesie in inglese e un intervento sul poeta irlandese James Harpur, che per prima ha fatto conoscere in Italia.
Ha un suo blog, Il Ramo di Corallo, https://emiliashop.wordpress.com/












9 commenti:

  1. Grazie, grazie per la presentazione splendida e profonda, davvero troppo generosa. Ti sono grata di aver posto anche me sulla rotta per Leucade, dove mi trovo a casa.

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  2. Giustamente Nazario Pardini richiama la "carenza di locuzioni" di questa "poesia apodittica", per nulla discorsiva, ma profondamente realistica, anche laddove l'impianto fantasmagorico potrebbe far pensare ad un onirismo sfrenato. La realtà di cui ci parla Francesca Diano è labirintica ed antischematica, misteriosa e complessa nella sua semplicità. Questa poesia è una finestra aperta sul vortice dell'universo, sulla dualità del microcosmo e del macrocosmo, dovunque presente in natura. Dualità incastrata, ad esempio, nel corpo spiraliforme della lumaca che rispecchia in piccolo il moto delle galassie, ma soprattutto presente nella dualità della materia e dello spirito, della luce e delle tenebre, del maschile e del femminile, come d'ogni altra coppia d'opposti in armonia: l'armonia dei contrari, il modo filosofico di definire l'amore. Mi complimento vivamente con l'autrice. Il suo è un canto originale, uranico e tellurico nello stesso tempo.
    Franco Campegiani

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  3. Gentile Campegiani, che emozione leggere le sue parole, scritte in special modo da lei. Il suo sguardo acuto ha colto esattamente l'essenza di quella che è la mia visione - l'eco di fondo - di quanto sento e che cerco, spero, di riuscire a esprimere. Sì, mi ha sempre affascinato il tentativo di descrivere con la parola poetica l'essenza unitaria - alchemica, come in Fisologia delle comete - dell'apparente dualità del reale, il cercare un mezzo che manifesti quello che lei ha definito "l'armonia dei contrari, il modo filosofico di definire l'amore". Se anche in modo grossolano ci sono andata vicino, con una poesia che capisco non facile o immediata da leggere quale è la mia, al punto che lettori attentissimi ne scorgano il tentativo, è per me fonte di grande gioia e mi sprona a proseguire su questa strada. E davvero non avevo mai pensato al mio linguaggio come "apodittico", come già Pardini acutamente l'ha definito. Ma in effetti è vero. Grazie!

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  4. Leggendo alcune delle poesie sopra riportate, mi sono giunti, scolpiti, echi di Saffo e richiami intensi alle lamelle auree del culto orfico, segnatamente a quella di Hipponion (che, a quanto mi risulta, è l'ultima ad essere stata scoperta, ed è stata tradotta per la prima volta -almeno così credo- da Giovanni Pugliese Carratelli verso il 1975).
    Di Francesca Diano - che ho conosciuta sul blog di Linguaglossa, dove ho con lei piacevolmente discusso - mi convince il dettato poetico, persuaso e potente, che risponde a una profonda partecipazione emotiva a questa nostra vita che per molti è banale e piatta, ma che, nei veri poeti, accende illuminazioni, barbagli, visioni e dà alle loro parole la dimensione estrema della bellezza e dell'arte. Perché la poesia nasce -sempre- dalla vita, ma trova dimora in un altrove dove la dimensione spazio-temporale ha contorni molto meno nitidi e cogenti.
    I versi di Francesca Diano hanno la forza e il fascino della poesia vissuta, la grazia profumata del mondo antico che si trasferisce e si annulla (per rivivere in altro modo) in quello attuale. Mai però fuori dei confini della venustà. Perciò attira la mia lettura. E mi convince.
    Pasquale Balestriere

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    1. Grazie davvero! In effetti l'Orfica nasce proprio durante uno dei miei ritorni alla città dov'era nato mio padre, Vibo Valentia, nel rivedere la laminetta aurea di cui parli, laminetta che mi tocca sempre corde molto profonde. Di tutte quelle poche fino ad ora trovate è la più bella e completa. Quella era terra di orfici e la loro presenza, in qualche modo, non si è dissolta, è ancora molto forte. Questa Orfica voleva parlare e io mi sono limitata a darle voce.
      E poi grazie per questa tua nota attentissima in cui mi riconosco pienamente. Grazie!

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  5. Poesia, questa di Francesca Diano che "affid(i)a le parole alla sete d'infinito", cosmica, di astrazione spirituale e di ricerca simbolica e cosmogonica che, dal microcosmo di una lumaca, si staglia nel macrocosmo universale con una struttura architettonica complessa , un alto linguaggio e una figurazione retorica di grande efficacia.
    Micro e macro vengono infine ad indentificarsi in un processo alchemico. L'anima, in questa trasformazione, diventa cometa e " Torna alla fonte vivente fiamma/Nebula contemplata e contemplante."
    Complimenti, dunque, a questa autrice che con queste poche liriche già ci mostra tutto il suo spessore stilistico e poetico, nonché tutta la sua passione per lo Spazio Universale e i suoi Corpi Celesti.

    Lorena Turri

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    1. Grazie Lorena, apprezzo molto, davvero molto gentile.

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  6. Queste poesie di Francesca Diano rivelano, a mio avviso, una inconfutabile aspirazione all'oltre, intendendo con il termine non ciò che si trova semplicemente al di là ma ciò che, al contrario, costituisce il fondamento della nostra stessa essenza.
    Mi spiego: l'attenzione rivolta all'infinitamente grande, così come quella riservata all'infinitesimale è chiaro segno di una ricerca - costantemente in atto - di verità, di completezza ("Lasciamo a chi si ammanta di saggezza /
    L’illusoria certezza della sostanza / Fatta di cose..."): questi versi dicono molto in proposito, perché è "Lì – dove infinito respira il desiderio /
    Dove si tende l’arco dello sguardo" che si deve cercare per perdersi e, quindi, ritrovarsi. E' lì che le circonvoluzioni della "Lumaca" acquistano il potere di divenire microrivoluzioni, pacifiche microrivoluzioni. E la parola poetica è sempre una pacifica rivoluzione. Un'anima tesa a guardarsi dentro, che non si spaura, che fa degli incontri-scontri tra le galassie "un gioco in cui si attua la potenza della vita e dell’amore" come acutamente sostiene Nazario. Da qui, i versi più emblematici: "L’atto primo d’amore /Quintessenza creatrice / Perché sia eterno inizio / E fine eterna /Nell’eterno ritorno / Che si compie tra le galassie.".

    Sandro Angelucci

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  7. Gentile Sandro, grazie anche a lei di queste bellissime parole. E sono molto felice che lei abbia commentato i versi di "Fisiologia delle comete", (l'atto primo d'amore ecc) perché la mia grande attrazione per le comete si è intensificata quando, nel 1993, la cometa Shoemaker-Levy 9 cadde su Giove (il sovrano pianeta) e seguii come molti le immagini di questo straordinario evento cosmico. Quello che mi colpì soprattutto fu che la cometa si comportava come uno spermatozoo che feconda un ovulo di proporzioni immense, rispettando persino le proporzioni. E si sa che nelle comete sono presenti i mattoni della vita. Dunque era come assistere a una fecondazione celeste (l'atto primo d'amore). Ancora una volta "così in alto come in basso", per dirla con Ermete Trismegisto nella sua Tabula smaragdina. E lì mi sono state improvvisamente chiarissime le parole di Dante nel 33° del Paradiso:

    Nel suo profondo vidi che s’interna
    legato con amore in un volume,
    ciò che per l’universo si squaderna: 87

    sustanze e accidenti e lor costume,
    quasi conflati insieme, per tal modo
    che ciò ch’i’ dico è un semplice lume. 90

    Grazie ancora

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