martedì 7 marzo 2017

MARCO DEI FERRARI: "UNA LEGALITA' NUOVA..." INVITO


UNA LEGALITA' NUOVA   PER  EDUCARE ALLA CULTURA DELLA CIVILTA'


L'iniziativa di questa rassegna artistica (30 artisti) che compendia un contenuto finalizzato al “riemergere” di princìpi ed indirizzi socio-politici mai dimenticati dalla civiltà umana, fuoriesce da spazi e tecniche per configurarsi e consegnarsi ad un “valore” (o sistema di valori) assoluto (forse), omogeneo, contestuale all'evoluzione dell'essere umano e congenito nelle scelte di ogni comunità (sociale) organizzata. Intendo riferirmi al valore che rappresenta la “legalità”, valore molto teorizzato, ma scarsamente attuato nelle sue implicazioni pratiche.
Idee, filosofie, postulati, Stati e Unioni di Stati, organismi internazionali, populismi, democrazie e oligarchie, hanno tentato invano di consegnare alla Storia un equilibrio sostenibile (che nulla ha da condividere con il famoso “politicamente corretto”) tra aspirazioni concorrenti e conflittuali, pubbliche e private, oggettive e soggettive, sacre e profane, e tra immaginazione e realismo, verità e menzogna, diritto e rovescio, legge e caos (della legge), libertà e disuguaglianza settaria.
L'unica risposta è stata quella di un secolo orribile (il XX°) e di un presente (sec. XXI°) ingestibile e feroce che scorre innanzi a noi ogni giorno.
Come reagire a questa fosca prospettiva virale diffusa nella società contemporanea? La cultura della “legalità” (ovvero il rispetto di una convivenza equilibrata da un riferimento a valori e princìpi  consolidati nel rigore etico) è la sola possibilità di salvezza per l'intera umanità. Ovvero è necessaria una legalità “nuova” intesa come opportunità  ineludibile per vivere e capire un orizzonte sociale problematico e pericolosamente inquinato dall'odio, dalla violenza, e dalla sfiducia nell'autorità e nell'istituto della “rappresentanza” che ne costituisce ogni fondamento. Chi è degno di rappresentare chi? Quale “legalità” può certificare e garantire una degna rappresentanza culturale-politico-sociale che si sostanzia peraltro nel “potere”? Gli istituti, le normative, gli avvenimenti mondiali, europei e nazionali nel contesto dell'oggi non legittimano nulla di eticamente accettabile: assistiamo esclusivamente a conflitti economici e di potere finanziario occupato da gruppi contrapposti  al di là di riferimenti solidificati storicamente (l'Europa del “relativismo” multi-etnico e l'Italia secolarizzata non hanno ormai solidi richiami di valori condivisi nella sacralità). La finalità dominante nel panorama europeo e mondiale è quella di asservire i popoli deboli e condizionarne la vita espropriandoli di ogni effettiva “legalità” (politico-culturale). Non basta infatti la legge a determinare uno stato di equanime equilibrio sociale ed economico: la legge (di qui la presunta “legalità”) è da sempre l'espressione del clan, gruppo, partito o ceto dominante che deve promuovere la finta ricerca di un qualche equilibrio di giustizia e convivenza. “Legalità” non si identifica dunque con la legge (o sistema normativo): è una dimensione meta-giuridica che attiene a conformare il “sociale-economico” in un ambito antropologico molto vasto, dove l'essere umano potrebbe trovare il proprio legittimo compimento di scopo. Alterità di rispetto, libertà di limite, dovere di bilanciamento, equiparazione di genere, alto livello etico a prescindere, equo sviluppo economico non prevaricante, seria e degna rappresentatività di controllo: sono solo alcuni contenuti della dimensione meta-giuridica che la legalità ampliata dovrebbe (o potrebbe) significare e concretizzare. Ma tutto questo ragionamento rischierebbe l'utopia se non fosse corroborato da una fortissima volontà e spinta corale, dove le finalità dell'arte, l'espressività della ragione e la pratica esperienza del quotidiano s'incontrano per denunciare l'imbroglio teorico e dialettico di una cultura imbrigliata nella retorica della falsa “misericordia”, con la manipolazione mentale, i cervelli all'ammasso, l'inversione del benessere, le sirene della potentissima comunicazione mediatica, il “Web” e le sue tecniche informatico-digitali-virtuali che trasformano l'“essere” in ologramma riducendo a statistica e algoritmo ogni progetto, ogni tematica, ogni raffronto di realtà concrete, ogni informazione, in sostanza ogni manifestazione più significante della presenza umana nel nostro orizzonte.
Un orizzonte gonfio di conflitti totali, dove politica, religione, economia e finanza si intrecciano drammaticamente sino a confondersi nei contenuti più radicali ed efferati del terrore; un orizzonte dove i popoli “contano” sempre meno e sempre più sono dominati da pochissimi “centri” di potere omni-comprensivo (molto spesso “occulto”) che gestiscono pace e guerra, povertà e ricchezza, vita e morte, presente e futuro, nella spietata logica del profitto di conquista globale dei mercati (da quelli alimentari agli energetici ed alle “materie prime”...). In quest'ambito ovviamente parlare di “legalità” o di cultura del sociale rischia di tradursi in un esercizio di denuncia inutile, salvo che tutte le energie più sincere ed intellettualmente oneste del mondo non si schierino in un ribaltamento epocale a tutela di “spazi” e finalità (culturali e non solo) che invertano ogni tendenza degradante ed esiziale per qualsiasi modello educativo. L'educazione civile nasce qui dall'inversione di tendenza, da un orizzonte di discorso “nuovo”, da una “legalità” ridefinita, rinnovata e globale, svincolata da tutte le vecchie, logore incrostazioni di gruppo o consorteria o partito che siano, per “trovare” o riscoprire una dignità autentica della persona umana, depurata, autonoma e liberata dalla paura di esistere... “Legalità” pertanto deve intendersi come processo di ricerca culturale individuale per il collettivo, collettiva per l'individuale; ovvero maturazione civile di un percorso nella coesistenza dell'essere umano che non è solamente egoismo, odio e terrore, ma anche comunione di intenzioni e d'amore per la giustizia e realizzazione di ciascuno nella complessità in divenire del “tutto” contemporaneo. 
Questa rassegna artistico-culturale-pedagogico-civile promossa in Pisa coraggiosamente dal “Centro Arte Moderna” di Massimiliano Sbrana si pone sulla via di questa nuova interpretazione della “legalità” nella cultura e merita un sostegno forte e sincero nell'auspicio più autentico del cuore e della speranza.  
                                    Marco dei Ferrari
                                    (scrittore - critico)

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